Estratto del documento

Pedagogia generale 15/10/19

Il ruolo dell’educatore

Il compito formativo ed educativo si fa quanto mai urgente, tanto che da più parti si parla di “emergenza educativa”, in ragione di una società contemporanea in costante cambiamento, “liquida”, in cui i giovani hanno necessità di punti di riferimento, di adulti che li aiutino a costruirsi in modo critico, chiavi interpretative della realtà. (G. Elia, 2014)

Ruolo dell’educazione dell’educazione è in questo contesto storico-culturale → Se si parla di crisi perché si cerca di riprodurre quella del passato. Fase di cambiamento (ora).

Lo scenario odierno risulta cambiato poiché non concorda più con quello storico portando dunque alla “crisi dell’educazione”.

Nonostante in questa fase storica ci si lamenti si parli di eccesso di maleducazione, paradossalmente, mai come ora, se ne parla tanto e ci sono documenti italiani, europei ed internazionali che investono sull’educazione e sulla formazione → effetto opposto.

L’educazione diventa una sfida nel momento in cui c’è qualcuno che si rifiuta di essere educato.

I modelli educativi sono anche modelli interiorizzati.

I luoghi dell’educazione

Nel manuale della storia della pedagogia privilegiati erano scuola-famiglia-chiesa e quando queste tre istituzioni camminavano di pari passo sembrava che il problema dell’educazione fosse risolto. Oggi è cambiato lo scenario e l’educazione non è più appannaggio soltanto di queste tre istituzioni.

Crisi dell’educazione → crisi d’identità (solitamente si dice che sono i giovani ad essere perennemente in crisi) ma in realtà i giovani sono in crisi perché in primis lo sono gli adulti. Quindi si tratta di una crisi dei soggetti adulti (40-55 anni), dei genitori che fanno fatica ad essere genitori.

Oggi stanno venendo meno i modelli di riferimento. Di conseguenza fare l’educatore (fare la madre, il padre, l’insegnante) oggigiorno è molto più difficile rispetto al passato. I bambini di oggi sono molto diversi da quelli del passato così come i genitori odierni sono molto diversi dai genitori del passato, hanno smarrito il loro modello di riferimento → senso di rinuncia.

Bisogna dunque ragionare sul contesto sociale, sulle trasformazioni, sul contesto scolastico, quello famigliare per comprendere le sfide sociali dell’educazione. L’educazione è una sfida, non è una certezza.

La società odierna è nota come “liquida” in quanto i giovani hanno necessità di punti di riferimento e di adulti che li aiutino a costruirsi in modo critico.

L’educatore oggi è colui il quale si scontra con la realtà, deve essere un mediatore, deve cercare di interpretare l’altro, deve mostrare interesse nei confronti degli altri e renderli consapevoli di essere “oggetto di interesse” dell’educatore, trasmettendo un messaggio di positività. L’educazione non presuppone il rinfacciare qualcosa perché altrimenti si crea un’interruzione.

L’educazione non è generalizzazione, vuole raggiungere la singolarità del soggetto. Ogni soggetto è un’identità.

Si può anche reagire istintivamente “contro” un bambino, ma inconsapevolmente si è creato un colpevole e una vittima, assegnando magari i ruoli opposti. Si ha il dovere dunque di leggere i fenomeni (ermeneutica ossia interpretazione dei fatti) per poi reagire. Talvolta si agisce troppo presto oppure si agisce senza aver letto a fondo i fenomeni.

Pedagogia generale 18/10/19

Dalla pedagogia generale partono tutti i saperi più settoriali che si sono sviluppati nel corso del tempo.

Vi è la necessità di conoscere lo statuto epistemologico (episteme significa andare alla ricerca) → qual è l’oggetto di ricerca della pedagogia. È accaduto un cambiamento epocale soprattutto nell’ambito della ricerca, infatti ad oggi, essendoci una ricchezza del sapere, vi è di conseguenza un ampliamento nell’ambito della ricerca, rispetto a 50/100 anni fa.

L’oggetto di ricerca della pedagogia

La pedagogia si interessa dell’educazione, ma non è l’unica disciplina ad interessarsi di essa.

L’oggetto non è più fermo e stabile all’interno di una sola disciplina, come accadeva nel passato, ma può essere oggetto anche di altri saperi. Ad esempio esiste una psicologia dell’educazione e di conseguenza questa si interessa dell’educazione in maniera diversa rispetto a quella della pedagogia.

Sull’educazione quindi ci possono essere interventi di natura diversa, ma il fatto che ad interessarsi di essa siano anche altri studiosi, non rende la pedagogia più “debole”, infatti la pedagogia si interessa anche di altre questioni; pian piano stanno rientrando in essa una serie di altre questioni che nel passato non le appartenevano.

Non si può più dire che la risoluzione di un problema sia legato ad un solo sapere, ma si ha sempre più una connotazione di ordine interdisciplinare. Diventa molto importante quindi avere questo approccio di tipo interdisciplinare, la pedagogia ha questo tipo di tratto peculiare, che si deve interfacciare con altri saperi per poter costruire una propria idea, un proprio percorso, per poter fare ricerca.

È di conseguenza altresì importante il richiamo, in questa fase storico-culturale, a voler riconsiderare il senso della valenza dell’educazione.

L’evoluzione della pedagogia

La pedagogia è notevolmente modificata e non è la stessa di vent’anni fa, si è ulteriormente arricchita di nuovi scenari. La pedagogia ha fatto fatica a costruirsi una propria identità = una propria autonomia perché c’è stata tutta una fase storico-culturale in cui essa era appannaggio della filosofia, sembrava essere la parte meno significativa della filosofia.

Per Giovanni Gentile la pedagogia rappresentava la parte pratica della filosofia, la filosofia si interroga sulle molteplici sfaccettature dell’uomo, sull’esistenza, sull’essenza dell’essere umano mentre la pedagogia rappresenta la parte della didattica (piano pratico-operativo) quindi si trattava di una pedagogia prevalentemente di tipo idealistico.

All’Idealismo si contrappose il Positivismo, Maria Montessori ad esempio rientra nell’ambito del Positivismo (fiducia nella scienza); lei durante il periodo dell’Idealismo e del Fascismo, per il suo regime ideologico opposto, non rimase in Italia.

Maria Montessori in questo scenario, ha contribuito a quella pedagogia scientifica perché ha cominciato a domandarsi se la pedagogia potesse avere una connotazione di ordine scientifico o fosse soltanto un fatto puramente idealistico (legata soltanto alla filosofia).

Ancor prima di pensare a Maria Montessori, Rousseau è considerato la figura che ha posto l’attenzione sulla dimensione di una pedagogia che possa cominciare a pensare in termini di autonomia.

Con Rousseau si ha una rivoluzione copernicana della pedagogia nel senso che introduce un’innovazione e pone l’attenzione sul bambino (Emilio) mentre la vecchia pedagogia, quella filosofica-idealistica si soffermava sull’educatore che rappresentava il modello ideale. La figura dell’educatore rappresentava un emblema; era una pedagogia molto proiettata sull’autoritarismo poiché era l’educatore a decidere tutto, cosa fare e come fare le cose, non vi era nemmeno la necessità di sentire l’educando. Si passa da una fase in cui c’era la focalizzazione sulla figura dell’educatore ad una fase in cui, accade uno spostamento dell’attenzione sul bambino e la disciplina con cui la pedagogia inizia ad interagire in questo momento è la psicologia, che comincia ad essere sempre più attenta a studiare le dinamiche già dall’infanzia.

Mai come in questo periodo storico si parla di una situazione di disagio sul versante dell’educativo, che c’è una così detta emergenza educativa.

Tutti ne parlano, vi sono addirittura dei documenti che trattano della necessità di rimettere al centro il problema “educazione” perché vi sono tutti fenomeni che vanno nella direzione contraria → “Maleducazione”. Come cambia l’educazione e cosa significa parlare di essa nel terzo millennio (diversamente dall’averne parlato in passato) poiché sono cambiati tanti aspetti e l’educazione risente di queste modificazioni.

Perciò diventa molto importante il richiamo al compito formativo ed educativo (educazione e formazione non sono sinonimi).

Bisogna saper leggere la società per capire quale tipo di intervento educativo attuare → non solo qual è la società di oggi ma anche qual è la scuola di oggi.

Ad oggi vi è la necessità di connotare l’educazione sul versante della responsabilità educativa, quindi si tratta di un’ “emergenza educativa” non delle giovani generazioni. Sono saltati dei parametri di riferimento, sono venute meno alcune figure significative nell’ambito dell’atto educativo.

L’educazione come processo

L’educazione è un processo: educatore ed educando (gli assi portanti, ma non sono i soli).

Connotare l’educazione sulla responsabilità educativa che è appannaggio dell’educatore; parlare di responsabilità educativa significa avere un obiettivo.

Il ruolo strategico dell’educazione

Attraverso l’educazione inoltre si possono formare dei nuovi cittadini (educazione alla cittadinanza).

L’educazione significa aiutare non soltanto sul versante della responsabilità, della partecipazione.

Ci si educa alla solidarietà (spirito solidaristico non nella direzione di un atto meccanico) a discapito dell’individualismo esagerato, dell’egoismo che predominano nella società odierna.

L’essere umano è sempre più costruito sul versante della funzionamento e sempre meno su quello di un soggetto pensante.

Educazione anche alla tolleranza.

La pedagogia non può discutere di cose astratte. Se si vuole una società più accogliente, dove non solo si parli di diversità ma ci si educhi al senso della diversità. Si parla di diversità, la diversità fa meno paura rispetto al passato ma vi sono ancora dei pregiudizi, degli stereotipi. Ad oggi la diversità è molto più visibile rispetto al passato, quando non aveva dimensione di cittadinanza (luoghi chiusi, anche all’interno della propria famiglia).

Dimensione del se storico (dove sono collocato io oggi, avere consapevolezza).

L’educazione risente molto del contesto storico, non è mai una dimensione di ordine neutrale; il se storico vuole richiamare il principio della contestualizzazione (qui ed ora) → ad oggi c’è un eccesso di presentismo (collegato all’individualismo).

Contenuti del programma

  • La dimensione epistemologica della pedagogia
  • Le sfide sociali dell’educazione
  • Il ruolo dell’educatore e le competenze
  • L’educazione alla cittadinanza
  • Partecipazione politica
  • Intercultura

Risultati di apprendimento previsti

  • Conoscenza e capacità di comprensione
  • Conoscenza e capacità di comprensione applicata
  • Autonomia di giudizio
  • Abilità comunicative
  • Capacità di apprendere

Ad oggi si parla di povertà educativa (mancanza di solidarietà, inclusione, rispetto dell’altro, tolleranza ecc..), logica educativa della frantumazione, siamo molto lontani da un’educazione integrativa.

Pedagogia generale 22/10/19

Significato di educazione

Non esiste un’unica definizione. Per poter definire il concetto di educazione l’esercizio più facile è ricorrere all’utilizzo di metafore ed analogie.

L’utilizzo delle metafore e delle analogie è funzionale poiché aiutano nella descrizione dei significati di educazione.

Vi è la necessità di riscoprire i vecchi concetti di educazione.

Capitolo 1 del libro inquadramento sui significati di educazione.

Nella storia del pensiero pedagogico del passato era facile assimilare il concetto di educazione al verbo seminare, coltivare, concimare, forgiare, plasmare, costruire.

Verbi cari al mondo dell’agricoltura ma anche al mondo più tecnologico (senso del costruire).

L’educazione presuppone un atto di dinamicità, non è qualcosa di statico, si costruisce tappa dopo tappa, sequenza dopo sequenza.

Per poter educare un soggetto è necessario mettere in atto tanto interventi, tante modalità con l’interrogativo finale poiché c’è il rischio di non raggiungere l’obiettivo dell’educare.

L’educazione sul versante di tipo scolastico assume le forme dell’istruire; educare che significa istruire il buon cittadino. Cittadino da formare a Sparta e cittadino da formare ad Atene (modelli legati all’istruzione).

  • Sparta: istruzione che doveva far leva sull’attitudine fisica, bisognava essere forte fisicamente poiché si andava in guerra e il fine era conquistare
  • Atene: istruzione che faceva leva sul governare, bisognava avere buone capacità gestionali, bisognava pensare al senso della cittadinanza.

Nel periodo del Fascismo il riferimento era ad un modello di cittadino in quanto soldato, quindi “l’alunno soldato”.

L’educazione risente molto del clima ma anche del contesto storico-politico. Ogni rappresentazione politica ipotizza un modello di cittadino.

Non sempre l’educazione ha una sua autonomia, molte volte è stata a servizio del potere politico perché bisognava formare quel cittadino funzionale ad un modello politico.

L’educazione in rapporto ai contesti

Intendiamo per contesto quello dove viviamo, dove siamo.

Fino ad oggi i contesti più noti, che abbiamo vissuto per un lungo periodo di tempo, sono la scuola, che predispone un contesto che ha le sue ricadute sui modelli educativi e la famiglia.

L’educazione può accadere però anche in altri contesti come ad esempio il gruppo dei pari, la Chiesa che nella storia del passato aveva un ruolo non indifferente. Questo è uno scenario in cui la triade rappresentativa che si giocava il ruolo dell’educazione era scuola-famiglia-chiesa.

Quindi l’educazione si connota sulla base dei contesti in cui noi siamo inseriti, da cui derivano modelli di natura educativa differenziati.

Nella famiglia

Come genitori non si è gli stessi con il primo genito e con il secondo genito.

La prima variabile che entra in gioco non è il carattere, poiché è qualcosa che si può forgiare bensì quali sono le esperienze genitoriali; infatti nei confronti del primo genito si ha una maggiore “preoccupazione” (cosa fare e cosa non fare per la prima volta) mentre con il secondo genito si è più forti dell’esperienza già sperimentata, già acquisita.

Quindi l’esperienza incide nell’ambito dei contesti. L’ulteriore variabile è rappresentata dal secondo genito (una persona che prima non c’era), il primogenito ha il compito di controllarlo in assenza dei genitori (meccanismo della delega).

In primis sono cambiati i genitori, che dopo 3-4 anni non sono più gli stessi.

Simbolicamente il contesto famiglia è lo stesso ma nella rappresentazione è cambiato. Vi è inoltre la discrepanza di età tra primo genito e secondo genito.

Nella scuola

Nella scuola assume le sembianze dell’istruire ma la scuola deve educare o istruire? → Sono due cose diverse, istruzione = istruire versante cognitivo, avere le competenze di base) mentre educare → sfera complessiva dell’essere persona).

Educare in famiglia avere cura delle persone, forma di allevamento, mondo della custodia (logica custodialistica): l’educazione può avere anche una connotazione.

Nei servizi di natura socio-sanitaria di tipo rieducativo (cosa che accade anche nelle carceri ad esempio dove rieducare sul versante di un tipo di vita diverso), rieducare il soggetto con disabilità, le modalità sono di tipo diverso.

Modalità di tipo rieducativo che assume una sua validità sulla base dei vari contesti.

Declinazione dell’educazione

L’educazione non è neutrale.

L’educazione non è mai “aneutra, tende far sporcare le mani” agli educatori; non è qualcosa che si mantiene nel limbo. L’educatore è chiamato a prendere delle decisioni.

L’educazione tende prevalentemente ad essere connotata da un punto di vista ideologico.

Questo perché anche noi non siamo soggetti neutri, abbiamo modelli di riferimento, opzioni su cosa fare (dimensione ideologica o un approccio direttivo ecc..) che connotano il modo di essere educatore.

L’educazione da contesto a contesto assume una propria specificità.

L’educazione come necessità vitale

Non si può fare a meno dell’educazione quindi si parla di necessità vitale, infatti o

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

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