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Museologia e origini del museo

Museologia: disciplina attuale per via del problema della gestione dei musei. Museo e collezione (private, principesche) sono sempre state uno specchio fedele della società e del proprio tempo.

Illuminismo (700): museo pubblico, specchio del proprio tempo. Diventando pubblico si apre sempre di più a fasce sempre più ampie di pubblico. Storia del museo moderno, va di pari passo con la storia del pubblico. Il museo moderno progredisce grazie ad una costante apertura verso il pubblico.

Funzioni del museo moderno

Per via di quest'apertura, per il museo si pongono problemi relativi all'allestimento, ordinamento, modo di comunicare le collezioni, che creano le necessità per la creazione della museologia (la disciplina del museo). La museologia non esiste prima del secondo dopoguerra, esiste solo come riflessione consapevole sul museo. Ci sono momenti in cui gli archeologi creano musei, ma non si parla di museologia. Si parla forse di museografia. La museografia è la parte che riguarda la fisicità del museo (edificio) e problemi sulla collocazione fisica degli oggetti da esporre nello spazio museale (illuminazione, sostegni, vetrine). Ciò è di pertinenza di un architetto, che quando lavora nel museo/mostra il museografo (architetto) dovrà lavorare in accordo con il museologo (che si occupa degli aspetti concettuali del museo, compresa la storia del museo).

Si deve parlare di "pubblici", perché qualsiasi strategia comunicativa deve essere consapevole della presenza di tipologie diverse di pubblico.

Nascita della museologia e ICOM

Nascita della museologia (termine in Italia): 1955. Apertura Galleria Nazionale di Perugia (Primo convegno nazionale di Museologia). Esistono diversi tipi di museologie, che hanno aspetti comuni e profonde differenze. (Museologia artistica trattata nel corso). Gli anni 50 sono il periodo in cui in Italia si rinnovano musei, l'Italia si affaccia sull'arte contemporanea (costruzione musei appositi). Viene prima il museo e poi la museologia (come riflessione sul museo). Si sviluppa anche in seguito ad un momento importante per la museologia in generale.

Statuto dell'Internation Council of Museums (1975), articolo 2. ICOM: nasce a Parigi nel 1946, in seguito alle guerre. Si comincia a ricostruire, riportare le opere nei musei, quindi è necessaria una organizzazione sovrannazionale che metta in contatto museologi, storici ecc. e che riesca, tramite convegni e pubblicazioni, a mettere in circolazione idee, progetti, teorizzazioni di coloro che si occupano del museo.

All'interno dell'ICOM si elabora progressivamente la definizione di museo:

  • Il museo è un'istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell'uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto.

Aspetto apertura al pubblico, si parla del grande protagonista del museo moderno. Sono ben definite le sue funzioni: ricerca (non deve essere un'istituzione statica, ma capace di produrre ricerca sul proprio patrimonio, ma anche ricerche che riguardano il proprio territorio o le proprie singole opere, buone mostre che comunichino veri contenuti, deve essere onesto nei confronti dei suoi pubblici).

Testimonianze materiali dell'uomo: non artistici, ma definizione valida per tutte le museologie. Ambiente. Un museo acquisisce le opere, gli oggetti. Conservazione: non si può comunicare e ricercare senza la conservazione totale degli oggetti, che il museo dovrà tramandare ai posteri. Il museo è una macchina di memoria che tramanda la memoria ai posteri. Comunicazione. Esposizione: primo strumento attraverso cui il museo comunica è l'allestimento. È il primo linguaggio del museo, che passa attraverso la vista, ottenuto attraverso l'esposizione.

Allestimento e ordinamento

Differenza allestimento/ordinamento: l'allestimento è ciò che riguarda la fisicità dell'oggetto, la sua collocazione fisica nello spazio, l'illuminazione, la schermatura di luce ecc. è di pertinenza del museografo. L'ordinamento è ciò che riguarda l'ordine concettuale, rientra in un aspetto più intellettuale dell'esposizione (es. come esporre una serie di quadri: es. ordine cronologico, tematico, per scuole-luoghi di provenienza-, poche o molte opere ecc.). Esposizione: fatto di allestimento e ordinamento.

Ogni museo ha una storia di allestimenti e ordinamenti (no musei di nuova formazione). Ci sono Musei "palinsesto" es. gli Uffizi, perché ripercorrendo la storia degli Uffizi ho anche la storia degli allestimenti e ordinamenti che cambiano nel corso dei secoli.

Rivoluzione Francese

Rivoluzione francese: patrimonializzazione delle opere d'arte francesi che divengono rese pubbliche, patrimonio del popolo francese, e poi Napoleone cambierà i musei europei. Attraverso la scelta di ordinamenti e allestimenti diversi, nelle diverse epoche storiche, possiamo vedere i riflessi dei cambiamenti storici e sociali.

Educazione: sempre più importante in un'epoca di circolazione di popoli. Serve all'inclusione di civiltà, per far conoscere la nostra cultura (con l'idea di includere gli altri). Diletto: in un museo non si va per imparare solo, ma semplicemente per il piacere di vedere cose belle (piacere estetico o per il piacere di visitare un museo).

Storia del termine "Museo"

Museo: termine nasce da museion (greco), che era un sacrario dedicato alle muse. Luogo sacro accanto a una sorgente/collinetta che in Grecia si dedicava alle giovani (muse, figlie di Giove e di Mosine - dea della memoria-). Con il tempo questi luoghi sacri vennero inseriti all'interno di circuiti intellettuali, come nell'Atene di Aristotele (Liceo Aristotelico), in cui era presente un sacrario dedicato alle muse.

Sacrario dedicato alle muse poi trasferita nel primo grande museo dell'antichità: il Museo di Alessandria. Che non era un luogo dove si esponevano opere d'arte. Era un complesso di edifici collegati alle regge dei Tolomei che avevano l'ambizione di riproporre il modello culturale greco in Alessandria. Era un complesso dove ricercatori venivano mantenuti da sovrani tolemaici per discutere senza imposizioni. All'interno del complesso esistevano anche luoghi in cui si esponevano oggetti naturali che servivano ai dotti per lo studio.

Fonte scritta che racconta cosa era il museo di Alessandria (Il Louvre, primo museo moderno della storia, si riferirà a queste descrizione avendo come modello il museo di Alessandria --> luogo di cultura universale). Strabone (Geografia): "il museo fa parte del palazzo dei re, incluse una passeggiata, un luogo con sedili per conferenze, e una sala per mangiare insieme (Modello aristotelico)."

Era un simposio ad imitazione ateniese. Era un centro dedicato ai rami diversi del sapere, per la produzione di cultura, in cui probabilmente erano anche esposte opere d'arte. Altro esempio francese: Pompidou --> museion anni 80, risponde ad un concetto democratico, mentre il museo di Alessandria era dedicato ad un'élite.

"Museo" parola usata nella cultura ateniese ed ellenistica, durante il medioevo cade in disuso. Si parla di museo nuovamente con il Rinascimento. Uno dei primi momenti in Italia, quando si parla di museo, è alla fine degli anni 40 del 500 --> Paolo Giovio (umanista, prelato vicino alle corti in Italia) si fa costruire una villa in stile antico sulle rive del Lago di Como. Vasari: "il mio museo". Non gli serviva solo come abitazione, ma costruisce la villa per ospitare le sue collezioni. È un luogo concepito su modello ville/museion antichi per contenere collezioni. Un affresco riproduceva il monte con le 9 muse. Era un museion all'antica.

Collezioni di Paolo Giovio: collezione di ritratti di uomini illustri dall'antichità al contemporaneo, con titoli e didascalie (gli interessava raccogliere memoria visiva degli uomini più importanti dell'umanità). Importanza di Paolo Giovio per Vasari per la struttura de Le Vite (capitoli su una singola personalità), così anche il Museo Gioviano. Collezione fortuna enorme, i principi si facevano riprodurre questi ritratti (es. Cosimo I, Serie Gioviana negli Uffizi). Francesco I de Medici che crea la galleria sente l'esigenza di mettere in alto nelle pareti queste immagini importanti per la storia italiana.

Caspar Friedrich Neickel (700): uno dei primi trattati moderni sui musei e su come allestirli. Sviluppo ICOM e museologia: La Muséologie selon Georges Henri Rivière, Parigi, Dunod, 1989.

L'uso della parola museologia nel 1955. In Francia aveva avuto una preparazione attraverso la fondazione dell'ICOM --> testo di Rivière. È il primo manuale di museologia. Rivière concepisce un museo nuovo, riallestisce il museo del Trocadero. Negli anni 30 versava in condizioni decadenti, e Rivière e Rivet rivoluzionano il museo riallestendo e riorganizzando le collezioni, e intraprendendo iniziative di comunicazione (es. un Moai dal museo in piazza per richiamare un pubblico che non visitava il museo). Nella Parigi degli anni 30 si prepara il rinnovamento museale che sarà anche dovuto all'ICOM.

Contributi di Georges Henri Rivière

Rivière crea il Museo di arti e tradizioni popolari (ora collezione nel MUCEM). Era un museo che voleva conservare tradizioni dei contadini francesi, museo dedicato alla microstoria. Ciò avveniva in Francia perché c'era il gran rinnovamento degli studi storici con la scuola degli Annali --> si studia anche la microstoria (civiltà contadina, gente comune ecc.) e anche il Museo delle arti e tradizioni popolari è un riflesso di questo rinnovamento negli studi storici, perché conserva ed espone le testimonianze della civiltà francese che andava scomparendo. Mette in atto dispositivi ancora attuali: concepisce una museologia etica ed estetica. Etica--> museologia al servizio di una civiltà (salvare testimonianze, obiettivo etico), Estetica--> perché Rivière allestisce questi oggetti d'uso comune come fossero opere d'arte. Cerca di rendere gradevoli all'occhio anche strumenti vita quotidiana. Primo impatto visitatore impatto visivo e poi capirà attraverso la didascalia.

Rivière è tra i primi a ricostruire ambienti vita quotidiana del popolo (es. ecomusei: ricostruzione ambienti popolari semplici). Rivière concepisce anche un tipo di percorso differenziato, prendendo esempio dalla museologia americana (importante per lo sviluppo museo in Italia), concepisce nel Museo due percorsi differenziati: uno destinato al "grande pubblico" (più facile e comprensibile), ed un percorso per gli studiosi, fatto di oggetti esposti in serie. (anche oggi ci sono gallerie del genere; es. Galleria di Berlino: esporre opere importanti per il pubblico, e gallerie dove sono esposti i quadri meno famosi)

Nel 1948 c'è una definizione dell'ICOM ecc fino ad arrivare a quella del 1976.

Sviluppo del museo: studiolo e scrittoio

Studiolo/scrittoio: ambiente piccolo utilizzato nei conventi e dagli umanisti, ma già con Petrarca (il principale umanista italiano) questo luogo di studio con Petrarca (modello dall'antichità) inizia ad avere conservazione oggetti antichi, visti per la prima volta come oggetti semiofori.

Semiofori: oggetti che hanno uno o più significati. Con Petrarca e l'umanesimo inizia a diffondersi questo luogo, un piccolo vano dove ospitare anche opere d'arte che hanno un significato per il loro possessore. Il modello dell'umanista, passa poi nelle corti (umanisti al servizio delle corti) e lo Studiolo per il 400/500 diventerà il primo piccolo museo privato del Signore all'interno di una corte.

Es. San Girolamo nello studio (Antonello da Messina), circondato da oggetti di vario tipo. Es. Visione di Sant'Agostino di Vittore Carpaccio (500), si vede l'esposizione sugli scaffali di una piccola collezione dell'antichità. Uno dei primi studioli italiani di cui si ha notizia: Este a Ferrara. (ritratto di Pisanello di Leonello d'Este-all'antica cioè di profilo- è educato dagli umanisti tra cui Guarino da Verona, consigliere di Leonello per la creazione dello Studiolo della Villa di Belfiore, oggi perduto). Studiolo ricordato perché era un museion nel senso classico del termine, cioè un luogo dedicato alle muse. Le muse dipinte erano la sua principale decorazione, alcune di queste sono rimaste (è stato ricostruito lo studiolo). Es. Musa Calliope di Cosmè Tura.

Caratteristiche comuni degli studioli del Quattrocento

  • Sviluppo in una corte/palazzo
  • Disposti accanto agli appartamenti privati del signore/principe (luoghi concepiti per la vita privata, studio e non pubblici, ma potevano autorizzare la visita).
  • Luoghi piccoli (Leonardo: "le stanze piccole ravviano l'ingegno")
  • Decorazione che poteva comprendere una fascia inferiore che copriva le pareti, intarsiata, ed una superiore di dipinti. Riguarda tutto l'ambiente.
  • La decorazione doveva avere un collegamento con la funzione di conservare le opere d'arte di piccolo formato collezionate dal principe.

Protagonisti: principe committente degli ambienti, e l'iconografo (umanista) che indica al principe come e cosa mettere nel proprio studiolo.

Palazzo Medici Riccardi

Palazzo Medici Riccardi: primo palazzo in cui i Medici collezionavano opere d'arte. Nel giardino si trovavano antichità, la Giuditta di Donatello, il David ecc. I Medici non erano nobili, e al tempo di Cosimo cominciarono ad aver potere e dovettero legittimare la loro importanza. Essi prendono dalla cultura umanistica i gusti artistici, il 400 è il secolo delle grandi corte italiane, e città come Mantova, Firenze ecc. cercano di creare al loro interno luoghi di arte e cultura. Lo studiolo diventa uno status. Ambiente in cui si raccolgono le collezioni più importanti. Lo studiolo Medici si trovava affianco alla Cappella dei Magi (Benozzo Gozzoli affreschi), si trova vicino agli ambienti più importanti del palazzo. Committente dello studiolo non è Cosimo il Vecchio (colleziona libri, monete..). A realizzare lo studiolo è il figlio Piero il Gottoso (padre di Lorenzo il Magnifico, che continua questa linea di interesse verso l'arte e il collezionismo, iniziata da Cosimo e Piero). Lo studiolo oggi non esiste più. Sappiamo dove si trovava, che era molto piccolo, voltata a botte e comprendeva uno zoccolo di tarsie lignee sulle pareti. Soffitto rivestito di tondi dei mesi realizzati da Luca della Robbia (in terracotta invetriata).

Nel 700 i Medici vendettero il palazzo ai Riccardi, i quali utilizzarono questi tondi per decorare una fontana in una loro abitazione lontana dal centro città. Poi i tondi conferirono al Victoria and Albert Museum (Londra). Pubblico può pensare che quell’opera è sempre stata lì nel museo. “Museologia di riambientazione” (stanza che rifanno saloni di palazzi o castelli, creando allestimenti affollati di opere), per far capire che queste sono delle ricostruzioni, e non si sa esattamente come fossero. Nel museo si trovano oggetti simili a quelli che si trovavano nello studiolo (monete..)

Urbino e il Palazzo Ducale

Urbino: ducato retto da Federico da Montefeltro. Egli ha la personalità di uomo di armi, ma anche uomo di cultura. Ciò è rimasto nel Palazzo Ducale (Francesco di Giorgio Martini) ad Urbino. Lo studiolo è stato realizzato circa un ventennio dopo lo studiolo Medici (negli 1473-76). Per realizzare il rivestimento ligneo della parte, Federico da Montefeltro chiama dei fiorentini (Baccio Pontelli, Benedetto da Maiano ecc.) Queste tarsie nella fascia inferiore simulano finti sedili/scaffali in cui sono collocati oggetti che vogliono rimandare ad attività dell’otium. Nella parte superiore ci sono ritratti di uomini illustri (es. Papa Pio II Piccolomini). Questi ritratti poi vennero portati a Roma, alcuni di questi adesso sono al Louvre.

Studiolo non conteneva oggetti da collezione, ma libri (oggi biblioteca si trova alla Biblioteca Vaticana). Ci sono libri veri e finti (intarsiati). Studiolo appartato, vicino la camera da letto del duca. Sotto di esso due ambienti importanti: “tempietto delle muse” (conteneva oggetti da collezione; decorato da 9 muse dipinte da Giovanni Santi – padre di Raffaello-), “cappella del perdono” con marmi preziosi, modello cappella antica. Ciò fa capire l’unione tra cultura umanistica, ma anche religione cristiana. L’insieme di questi ambienti: camera da letto del duca, cappella, tempio delle muse e studiolo.

A Gubbio Federico realizza un altro studiolo con tarsie prospettiche (oggi al Metropolitan).

Mantova e Isabella d'Este

Mantova: Con Isabella d’Este. Sposa un Gonzaga, e dalla corte raffinata di Ferrara arriva a Mantova, aggiungendovi il suo grandissimo interesse per l’arte. Fa realizzare uno studiolo e una grotta. Poi fa trasferire questi due ambienti a pian terreno nel castello di Mantova. Ambienti dello studiolo esistono ancora. Mantova nel 1627 i Gonzaga hanno venduto le opere d’arte al re d’Inghilterra e nel 1630 sacco di Mantova (mercenari tedeschi). Oggi moltissime opere delle collezioni gonzaghesche, ancor più ricche delle collezioni medicee, vennero disperse (tra cui anche lo studiolo di Isabella). Mantegna realizza Parnaso e Minerva (due dipinti allegorici), Perugino, Costa il Vecchio e infine l’Allegoria della virtù di Correggio.

Accanto allo studiolo c’era l’ambiente utilizzato per conservare gli oggetti della collezione: la “Grotta”. Nelle ville romane la grotta era anche indicata come museo. Anche l’uso del nome nel 500 una grotta è un ambiente posto in un giardino con sculture, acqua.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher piccolina205 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Museologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Pegazzano Donatella.
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