Metodologia della ricerca sociale
Correlazioni spurie
Correlazioni spurie: cioè la tendenza a individuare un nesso di causalità tra fenomeni (una relazione matematica tra variabili per esempio) che presentano una correlazione statistica frutto di pura coincidenza.
Metodo
Metodo: l’insieme delle procedure (non il singolo strumento o tecnica) utilizzate per raggiungere una conoscenza dotata di un significato. Il metodo dialogico (o socratico, o maieutico) che, avvalendosi dell’incalzare di domande, spinge l’interlocutore a chiarificare quanto più è possibile il significato dei concetti usati; il metodo geometrico che, a partire dalla geometria di Euclide, procede da assiomi e definizioni alla costruzione e dimostrazione di teoremi, cui possono far seguito vari corollari. Il metodo ipotetico-deduttivo che, partendo da affermazioni razionali (assiomi), ne ricava conseguenze più specifiche e non contraddittorie; il metodo cartesiano che, avendo come presupposto il dubbio, induce a rifiutare ogni conoscenza presentatasi come controvertibile.
Tecniche
Tecniche: gli strumenti della ricerca scientifica (è possibile modificarle adattandole ai propri specifici problemi o di immaginarne delle nuove). Occorre qui ricordare che al contrario di altri contesti (le scienze della natura), nelle scienze sociali ci sono molteplici e diversi paradigmi, cioè strade diverse per giungere alla conoscenza della realtà:
- Tecniche di tipo quantitativo: survey, analisi di dati secondari, esperimenti.
- Tecniche di tipo qualitativo: interviste, osservazione.
[Tali strumenti possono anche convivere per esempio, molte ricerche sul campo di tipo quantitativo (questionario) iniziano con una analisi esplorativa che utilizza strumenti qualitativi (interviste e focus group).
Problema del metodo
Le scienze sociali non costituiscono una scienza, ma piuttosto una 'famiglia' eterogenea di discipline che si sono formate in epoche differenti e per rispondere a esigenze anch'esse differenti. Il problema del metodo quindi è così sintetizzabile: esso riguarda non solo le procedure da utilizzare per raggiungere la conoscenza, quanto piuttosto gli obiettivi della conoscenza stessa.
Esiste un peculiare problema che differenzia le scienze sociali da quelle naturali: il suo oggetto. Esse studiano qualcosa in cui il ricercatore è per essenza immerso, di cui fa parte. Cosa che ovviamente non succede alle scienze della natura. E questo diviene particolarmente importante, se si ricorda quanto detto sulla pretesa oggettività della conoscenza, intesa come appropriazione dell’oggetto da parte del soggetto. È evidente infatti che nelle scienze sociali non può esserci, fino in fondo, il distacco tipico delle scienze naturali.
Possiamo distinguere due approcci: il primo tende a studiare le società come un organismo (o un insieme, da cui l’espressione «olismo»), una realtà a sé stante che ha un significato diverso (e superiore) dai singoli elementi che la compongono; il secondo si interessa del senso che gli individui danno alle relazioni con altri, si occupa di «fenomeni e processi i quali derivano da relazioni tra individui, oppure da istituzioni che hanno però anch'esse la loro origine nel comportamento (o nell'azione) individuale».
[Due modi di vedere le scienze sociali: gruppo studiato tutto insieme o singole relazioni tra le persone; cambia di conseguenza il metodo]
Scienze dello spirito
Con (una espressione oggi in disuso) si indica il fatto che ciò che è prodotto dell’azione umana (le sue azioni, così come le istituzioni oppure la cultura) abbia una natura ontologicamente differente da qualsiasi prodotto della natura.
Approccio quantitativo vs qualitativo
Se facciamo prevalere (in maniera esclusiva) un approccio quantitativo corriamo il rischio di ridurre tutta la conoscenza della società ai dati statistici (operazione che spetta invece agli specialisti). Un po’ come contare il numero di «amici» di Facebook come criterio della popolarità di una persona. Se prevale il solo approccio qualitativo, rischiamo invece di ridurci a ricerche molto dettagliate su fenomeni particolari ma di perdere la capacità di fornire una lettura complessiva della società.
“Comprensione” VS “Spiegazione” [Il paradigma soggettivista propende quindi per la comprensione circa il significato che gli attori sociali danno alle loro azioni, cioè al significato culturale, di eventi che sono per loro natura individuali e irripetibili.]
È evidente che se l’interesse è rivolto alla ricerca di una qualche regolarità (senza parlare magari di leggi universali e necessarie quando si tratta di comportamenti umani) è preferibile un metodo “oggettivista”. Al contrario, se si tratta di cercare di interpretare fenomeni poco noti, marginali o addirittura sconosciuti (le forme di organizzazione di attività illecite per esempio o culture lontane e differenti dalle proprie), l’approccio interpretativo sembra consigliabile.
Osservazione: ci sia permesso di dire che nelle scienze sociali questa differenza non è mai così netta. Non esistono sociologi che partono da teorie intese come dogmi insondabili e viceversa, per quanto fedeli al metodo grounded, nessuno inizia un’osservazione privo di qualsiasi riferimento teorico: in realtà, teoria e osservazione procedono di pari passo.
Problema della «invarianza dello stimolo»: cambiamento del disegno durante la fase operativa, possibile nella ricerca qualitativa.
Kuhn e il cambiamento di paradigma
Kuhn = scienza normale (evolve procede per gradi) / rivoluzione = cambiamento di paradigma
Paradigma
Che cos’è quindi un paradigma? Innanzitutto un paradigma è una prospettiva (modo di guardare) condivisa e riconosciuta dalla comunità degli scienziati di una certa disciplina; in secondo luogo, essa è fondata sulle acquisizioni precedenti della stessa disciplina; inoltre, essa opera indirizzando le scelte della disciplina:
- Individuando alcuni fatti che ritiene rilevanti (ed escludendone altri, evidentemente).
- Formulando ipotesi entro cui collocare la spiegazione del fenomeno osservato.
- Fornendo delle tecniche di ricerca empiriche adeguate.
Tra i sociologi definire l’oggetto della disciplina, la società, è davvero meno banale. La sociologia è una scienza multi-paradigma, cioè dotata di più di un paradigma: positivismo e interpretativismo.
Si deve fare riferimento a tre elementi fondamentali: essenza, conoscenza e metodo.
- Essenza: la questione ontologica, circa la natura dell’oggetto studiato dalla sociologia (il che cosa della ricerca).
- Conoscenza: che cosa significa che l’uomo può o non può conoscere il mondo sociale (la relazione tra soggetto e oggetto della conoscenza).
- Metodo: come si può produrre questa conoscenza (il percorso che porta dal soggetto conoscente alla realtà da conoscere).
Paradigma positivista
Paradigma positivista: secondo Comte, cioè, la sociologia in quanto fisica sociale, dovrebbe scoprire le “relazioni generali che collegano fra loro tutti i fatti sociali”. E come ogni altra scienza, deve essere in grado di portare “all’esatta previsione sistematica degli avvenimenti”. Uno dei capisaldi di questa prospettiva culturale è che esistano delle cose come i «fatti sociali»: fuori dalla coscienza personale esistono dei fatti che hanno la consistenza delle cose del mondo naturale. [E sono le credenze e le pratiche religiose, il diritto di un determinato Paese, i suoi costumi, il sistema monetario, le regole di una certa professione...] I fatti sociali non dipendono quindi dalla volontà dei singoli: anzi limitano e condizionano l’agire sociale dell’individuo. I fatti sociali, poi, hanno proprie regole che funzionano in maniera deterministica e che lo scienziato può scoprire (come le leggi della natura). La sociologia quindi studia le leggi che regolano il mondo sociale. Ricordando lo schema tipologico del paradigma, dunque, nel positivismo, esiste una realtà sociale esterna all’essere umano, una realtà dotata di una propria autonomia e indipendenza. Qualcosa di oggettivamente conoscibile. E per conoscerla basta usare il metodo delle scienze naturali.
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