Università degli studi di Catania - Dipartimento di Scienze della Formazione
Corso di laurea in psicologia - Lezioni su “Storia delle scienze cognitive”
Naturalizzazione delle prestazioni cognitive
Professore Emanuele Coco: Biologo, scrittore e storico della scienza
Indice generale del corso
- Breve introduzione metodologica-epistemologica
- Excursus storico naturalizzazione delle prestazioni cognitive
- Evoluzione e prestazioni cognitive
- Abilità cognitive e determinismo genetico
Breve introduzione metodologica-epistemologica
Quali sono i presupposti epistemologici per giudicare che un fenomeno sia provato?
Una prima definizione di scienze cognitive
Parliamo di scienze cognitive, possiamo dare per seguire una definizione canonica, da manuale, necessaria in apertura: “Le scienze cognitive non sono una materia, non sono una disciplina, ma costituiscono un programma di ricerca multidisciplinare - interdisciplinare”.
È una delle possibili definizioni, potremmo fare lo stesso con la fisica, con la filosofia o con la psicologia. Definizioni ne possiamo dare più di una, non esiste nulla al mondo che abbia soltanto una e un'unica definizione, ma questa è una definizione con cui possiamo iniziare il nostro discorso. È una definizione da manuale che troviamo e che sottolinea un dato: “Il dato è che da un punto di vista storico, a un certo punto: scienze cognitive nascono come reazione al comportamentismo”, il quale a sua volta era nato come reazione a un grosso problema che aveva la psicologia fino a quel momento.
Il problema della “black box” e il comportamentismo
Qual’era il problema che aveva la psicologia fino a quel momento? “La psicologia fino a quel momento aveva difficoltà ad entrare tra le scienze propriamente dette, le scienze forti, le scienze in qualche misura esatte”, perché la psicologia si occupava di cose che non a caso fino a poco tempo prima erano state materie per i filosofi, ovvero di opinioni, di chiacchiere, di supposizioni, di ragionamenti che per quanto potessero essere ben fondati, incontestabili e ben argomentati, tuttavia non avevano quella solidità che la scienza propriamente detta, quelle scienze che potevano contare sul dato matematico per esempio, sulla misurazione invece vantavano.
Dunque, il problema della psicologia è dire: noi vogliamo entrare tra le scienze esatte. Per farlo dobbiamo poter dire che abbiamo delle robe che misuriamo, qualcosa da misurare.
Cosa si poteva misurare? Si potevano misurare gli stimoli e le risposte.
ESEMPIO: Io prendo un topino, gli do dieci sberle, vediamo quante lacrime versa. Questo era un dato assolutamente scientifico: dieci sberle da una parte, venti lacrime dall’altra, ne deduco che il topino; in altre condizioni dieci sberle, cento lacrime, deduco che il topino di una zona è più sensibile dell’altro topino di un’altra parte lamentoso e così via.
Il tutto possiamo riassumerlo con questo schema: [S-->(BB)-->R].
Nel seguente schema vediamo non solo questo discorso, ma vediamo anche il dazio, il prezzo che il comportamentismo deve pagare. Qual è questo dazio? Lo vedete indicato con BB che sta per black box, iniziali BB.
Nascita delle scienze cognitive: un approccio multidisciplinare
Le scienze cognitive non sono una materia, come vedremo sono un programma di ricerca multidisciplinare interdisciplinare che tentano di dare una risposta al forte limite, al dazio che aveva dovuto pagare il comportamentismo, e il dazio era per l’appunto la black box.
Se io voglio definirmi scienza, psicologia, posso parlare soltanto di dati numerici che si possono misurare, che possono essere rimisurati, quindi mostrati, ed inseriti in un modello: gli stimoli e le risposte. Tutto quello che c’è dentro, “se voglio essere scienza”, sono costretto a tacerlo, da qui il termine black box.
Questo è lo schema: [S-->(BB)-->R].
Tra lo stimolo risposta si colloca la black box.
Le scienze cognitive a un certo punto della storia, nascono come reazione al comportamentismo. È importante capire che c’è questa reazione e che si vuole aprire la black box. Aprire la black box tuttavia non era così semplice, non solo non era così semplice perché il cervello o quello che dovrebbe essere la black box è una struttura complessa, ma anche perché all’epoca gli approcci potevano essere di tipo diverso. Se vi ricordate eravamo partiti da questa definizione di scienze cognitive, una delle possibili definizioni di scienze cognitive che vengono intese non tanto come una disciplina ma piuttosto come un programma di ricerca.
Qual è una differenza tra una disciplina e un programma di ricerca? La differenza sta nel fatto che un programma di ricerca può avere l’ambizione di mettere insieme (più di quanto non faccia normalmente una disciplina chiamando aiuti) discipline diverse, dunque mettendo insieme discipline diverse può dire: “io non sono una disciplina, non sto studiando neuroscienze, non sto studiando fisiologia, ma sto cercando di risolvere un problema”.
Ho un programma di ricerca volto alla soluzione di un problema. In questo programma di ricerca chiamo a raccolta tutti quelli che mi possono dare una mano.
Avevamo detto che è un programma di ricerca multidisciplinare interdisciplinare, sicuramente multidisciplinare; poi in certi casi anche interdisciplinare perché c’è proprio un dialogo che volevamo risolvere un problema cioè: il dazio (dazio significa l’ammenda che avevano dovuto pagare gli psicologi, nel voler fare entrare la psicologia dal mondo semplicemente delle opinioni, del dialogo, alle scienze esatte).
Per entrare nelle scienze esatte questa disciplina, la psicologia, aveva bisogno di farsi in qualche modo scienza numerica, scienza misurabile, oggettivabile.
E allora che cosa si poteva misurare? Con il comportamentismo abbiamo visto cosa si poteva misurare, ovvero potevano misurarsi gli stimoli in ingresso e le risposte in uscita.
Vi avevo fatto l’esempio: io do quindici sberle e poi misuro la quantità di lacrime prodotte “questa è scienza”.
Quindi: stimoli sì, risposte sì.
Se voglio dirmi scienza a cosa devo rinunciare?
Devo rinunciare a tutto quello che all’epoca non potevo inserire all’interno di un contesto oggettivo e oggettivabile, ovvero quella black box, quella scatola nera BB che riguarda tutte le prestazioni cognitive che si trovano fra gli stimoli e le risposte cioè quelli che poi determinano le risposte.
Dunque, io pago questo piccolo prezzo cioè dico “va bene di questo non dico nulla, parlo soltanto di stimoli e di risposte e sono diventato una scienza esatta”.
In tal senso pensiamo alla matematica, è come se dicesse “va bene, io salvo le addizioni e le moltiplicazioni, di tutto il resto non dico nulla e sono diventata una scienza esatta” cioè stimoli e risposte sono in un certo senso riduttivi, soprattutto per una psicologia che voglia avere un ampio respiro, non parliamo poi per quella che potrebbe essere tutta l’impostazione analitico – psicoanalitica dove è proprio dentro la black box che m’interessa guardare, non soltanto i numeri, le risposte, i test e via dicendo.
Allora si pone il problema di aprire questa black box. Nell’aprire questa black box, l’approccio delle scienze cognitive è dire: “Va bene, cerchiamo di abbordare, cerchiamo di sondare il funzionamento di questa scatola da vari punti di vista”
Un approccio poteva venire per esempio dallo studio anatomico: si comincia a capire che tra aree del cervello e zone del corpo c’è una certa corrispondenza; un altro studio importantissimo veniva invece dalla logica con cui il cervello poteva funzionare, quindi la simulazione dell’intelligenza artificiale, tutto il dato computazionale dei computer, vedremo anche che ci saranno dei legami tra discipline scientifiche e invece usi militari, perché questo cercar di capire come funzionava per esempio il linguaggio o i sistemi di formalizzazione logica potevano poi essere utilizzati nella decifrazione dei messaggi cifrati durante le guerre, oppure in sistemi che avevano bisogno di fare previsioni e correzioni rispetto alla previsione fatta per esempio nel caso dei sistemi di puntamento dei missili. Io vedo passare un aereo, sparo lì e poi devo capire se l’ho beccato oppure no e fare una correzione fin quando non riesco a beccarlo.
Naturalizzazione delle prestazioni cognitive
In questa prima parte del modulo, ci soffermeremo su questa breve introduzione di carattere generale per capire innanzitutto se queste cose c’interessano, ci servono, e poi per capire anche qual è il vostro attuale bagaglio di attrezzature e quindi se sono delle cose che possono in qualche modo interessarvi oppure no.
Il dato che propongo di seguito, riguarda la naturalizzazione. Vi anticipo come se fosse un indice di un libro quello che noi faremo, cioè insieme alle scienze cognitive opereremo una naturalizzazione delle prestazioni cognitive, nel merito vedremo una serie di esperienze che altro non fanno che dire: “Quella psicologia che era nell’iperuranio, quel mondo delle idee della psiche che non si riusciva a sapere che cosa fosse e dove fosse, in grande parte (non esclusivamente) da un punto di vista storico viene naturalizzato: cioè viene ancorato a strutture cerebrali”
Quando parliamo di naturalizzazione delle prestazioni cognitive intendiamo questo. È un dato importante, è uno dei sottotitoli di questo modulo.
Una volta che abbiamo naturalizzato le prestazioni cognitive sorge un problema grossissimo: il problema è relativo al fatto che le nostre strutture organiche, fisiologiche e via dicendo, sono in gran parte o in una certa misura legate all’informazione genetica (colore dei capelli, colore degli occhi, statura, in gran parte).
Allora il problema nostro, è che sorge subito un interrogativo cioè: le prestazioni cognitive, l’intelletto, l’intelligenza e tutto quello che a questo è legato, dipende dai geni? è indipendente dai geni? è strettamente correlato ai geni?
Voi che tra poche settimane sarete scienziate che lavorano nel mondo della scienza, siete in realtà un po’ disarmate di fronte a questo interrogativo: il comportamento, le prestazioni cognitive dipendono da caratteri genetici, non dipendono da carattere genetici?
Perché questa domanda diventa importante? Diventa importante perché nel corso di queste nostre lezioni, noi assisteremo a questa “naturalizzazione delle prestazioni cognitive”: cioè quello che avviene attraverso questo programma di ricerca, è che le prestazioni cognitive che erano tutte eteree, poste in una sorta di iperuranio, tutte vaghe ed impalpabili, vengono ancorate a strutture organiche (aree cerebrali, funzionamento di neuroni, potenziali di azione).
La correlazione tra genetica e prestazioni cognitive
Una volta che diventano materiali, considerando che si tratta di strutture organiche, sappiamo che in natura è presente una correlazione di carattere genetico, per cui ci viene inevitabilmente di chiederci “che correlazione esiste quando parliamo di prestazioni cognitive, quando parliamo di cervello tra genetica e fenotipo (e carattere)?”
Se io guardo al colore degli occhi so che la correlazione è abbastanza stretta, non è che una persona che nasce a 35° ed una che nasce a 25° se ha quella coppia di alleli gli cambia il colore degli occhi. Diciamo che la correlazione è abbastanza stretta, se hai ereditato quella coppia di alleli ti viene il colore degli occhi in un certo tipo e allora è lo stesso quando parliamo di altruismo, egoismo, generosità, paura e via dicendo?
La risposta voi l’avete già: c’è una certa informazione genetica però anche l’ambiente conta perché infatti l’informazione genetica se c’è l’ambiente può essere cambiata in qualche misura. Questa risposta è assolutamente insoddisfacente, è banale cioè ci serve capire è vera? non è vera? Innanzitutto voi non siete in grado di dimostrarlo, il massimo che potete dire nel 99% dei casi è “l’ho letto in un manuale”, un 2 - 3% di voi potrà anche citare qualche studio, è un mondo sul quale c’è ancora tanto dibattito ancora in corso, ci sono stati anche casi di ciarlatani.
La risposta definitiva non l’abbiamo, però questo ci pone in un problema grossissimo che andiamo poi a lavorare o semplicemente a fare dibattito con persone e non sappiamo effettivamente difendere quella che può essere una nostra opinione per quella che è la nostra sensibilità o quella che può essere una nostra convinzione sulla quale abbiamo alcuni indizi e che poi però può essere facilmente contestata.
ESEMPIO: Tre anni fa prendevo il sole vicino al mare e c’era una coppia accanto a me che litigava, discutevano. Lui dice “sai quel ragazzo purtroppo è stato adottato, viene dal Brasile, però sta mettendo in difficoltà i suoi genitori perché fa il delinquente” e lei risponde “Beh, sai in Brasile ci sono un sacco di ladri per cui lui evidentemente anche dal punto di vista genetico sarà abbastanza ladro”, lui “ma sai magari è stato adottato, viene dal Brasile e sta vivendo una situazione difficile”. I due dibattevano, io tentavo di prendere il sole e ad un certo punto lei dice: “Senti, è scientificamente dimostrato che c’è una base genetica per i comportamenti violenti!!”
Quindi ad un certo punto non ho resistito e le ho detto “Senta signorina, quando lei dice è scientificamente dimostrato che cosa intende? cioè a quali studi ci stiamo riferendo, quali sarebbero questi studi che dimostrano incontestabilmente quel che dice?”
Questo esempio per dire che effettivamente queste lezioni ci possono servire.
Una parentesi di carattere filosofico-epistemologico
A tal riguardo, permettetemi di aprire una parentesi di carattere un po’ filosofico, epistemologico sul significato innanzitutto di questi tipi di termini: “scientificamente dimostrato”, “scienza”, “conoscenza oggettiva”.
Ammettendo che queste scienze cognitive sono lo studio scientifico e multidisciplinare della cognizione: “Cosa significa studio scientifico? Che cos’è la scienza?”
Ho una definizione di un rigo, è una bellissima risposta generale: La scienza può essere intesa semplicemente come: una credenza vera e giustificata.
Credenza ne abbiamo due nel nostro immaginario, uno è il mobile che troviamo nelle nostre cucine, l’altro è qualcosa in cui io credo, ed ecco che la scienza diventa semplicemente l’insieme di questi enunciati, enunciati fatti di credenze, convinzioni che sono vere e che sono giustificate quindi se sto parlando di qualcosa in cui non credo quella è una menzogna falsa e forse giustificata o ingiustificabile. Quindi credenza: io ci devo credere. Se effettivamente io affermo questa cosa e questa cosa è vera e sono in grado di giustificarla cioè di dimostrare che è vera, ho appena creato un contenuto in qualche modo scientifico, una verità oggettiva. Se sto dicendo una cosa che non è vera ovviamente non funziona, se io sto dicendo una cosa nella quale io non credo e riesco a dimostrarla ho appena inventato una menzogna ben confezionata.
Vera: io non solo devo credere in quell’enunciato ma che quell’enunciato deve essere vero. Se io credo nel volo degli elefanti non sto facendo scienza, ci sto credendo ma sto credendo a una cosa che non è vera. Quindi, devo credere in qualcosa che sia vero e poi devo essere in grado di giustificare il fatto che sia vero. Non è sufficiente che le nostre credenze siano vere, è fondamentale esibire delle ragioni per ritenerle tali, cioè essere in grado di verificare la loro veridicità. Facile a sintetizzarsi, difficile a ottenersi.
Non sono degli assiomi, sono dei predicati, sono delle frasi che hanno un soggetto e un predicato al quale io attribuisco, quindi “il pane è sul tavolo”, io ho un oggetto che è il pane e gli attribuisco un predicato, l’essere sul tavolo. L’assioma sarebbe invece una verità che io neanche dimostro, delle verità che non posso dimostrare ma che devo per forza assumere vere altrimenti veramente non riesco a dimostrare nient’altro (che è un problema più che altro che la sfera della matematica e delle geometrie).
A questo punto noi abbiamo un duplice problema: innanzitutto capire come si costruiscono queste credenze vere e giustificate e questo è un discorso sul quale in parte rientreremo, non faremo un corso di epistemologia però faremo qualche accenno.
L’altro problema, ancora più importante è: “cos’è la scienza? è un problema importante”? cioè stiamo parlando di qualcosa che c’interessa oppure no?
Perché parliamo di scienze cognitive e siamo finiti sul che cosa è la scienza? Vi do subito delle prime risposte, la risposta è: andiamo ad ammazzare delle persone cioè scienze cognitive significa cognizione del caso uomo, significa “qualità intellettive, superiori”, “morali”, “comportamentali”, “attitudini” e quando diciamo delle inesattezze andiamo.
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