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Appunti di Letteratura Italiana - Modulo 1

Introduzione

Firenze non è un principato, è un comune nel secondo Quattrocento. Sarà importante parlare di Lorenzo de' Medici anche come uomo politico. Prima parte del corso → Biografia di Lorenzo per periodi. A 20 anni succede al padre.

Testi di riferimento

  • Testi con le opere: L, Medici, poesie;
  • Giulio Busi, Lorenzo de Medici, una vita da magnifico, Mondadori, 2017. Prima parte: biografia narrativa. Seconda parte: di fonti, testi utilizzati capitolo per capitolo.

Esame: orale, prima domanda: lettura di un testo, poesia o prosa, e poi commentare, parafrasare e spiegare ciò che si ha letto. Seconda domanda: qualcosa che riguarda in generale Lorenzo, es. storia redazionale del “commento” ecc.., quali sono le conseguenze della congiura dei Pazzi sull'opera di Lorenzo ecc.. tra il 21 e il 23 di marzo.

Prima lezione

Biografia

Pezzo dei ricordi (sono una scrittura tipica delle famiglie alto borghesi, per cui il capo famiglia spesso scriveva alcuni elementi, date ricorrenze importanti per la sua famiglia), sono annotazioni biografiche/familiari. L'intestazione dei ricordi: importanza degne di memoria per lume e informazione di chi succederà cominciata il 15 marzo 1472 (di chi verrà dopo, figli, nipoti).

(Questo 1472, non è il 1472, perché è il 15 di marzo, è una datazione secondo il costume di Firenze, l'anno comincia il giorno della incarnazione di Cristo nel seno di Maria cioè il 25 di marzo. Quindi se Lorenzo ha scritto 15 di marzo 1472, noi dobbiamo tradurlo come 1473 (il nostro). È una datazione more florentino).

Così cominciano i Ricordi: Truovo per libri di Piero nostro padre ch’io nacqui addì primo di gennaio 1448 [= 1449 in stile comune]; et ebbe detto nostro padre di monna Lucrezia di Francesco Tornabuoni nostra madre sette figliuoli, quattro maschi e tre femmine, de’ quali restiamo al presente [= 1473] quattro, dua maschi e dua femmine, ciò è Giuliano mio fratello, d’età d’anni <19>, e io, d’anni 24, e la Bianca, donna [= moglie] di Guglielmo de’ Pazzi, e la Nannina, donna di Bernardo Rucellai.

Prima di mettersi a scrivere questo testo, ha in mano un codice, un manoscritto in cui suo padre Piero aveva scritto alcune date relative alla nascita dei figli quindi anche quelle alla sua nascita. Trovo nei libri di nostro padre (con i fratelli) Piero, che io nacqui il giorno primo gennaio 1448 (nostro 1449), ed ebbe detto nostro padre della madre Lucrezia, il padre ha sposato Lucrezia figlia di Francesco Tornabuoni, nostro padre ebbe da sua moglie 7 figli, (i fratelli di Lorenzo), 4 maschi e tre femmine, e al presente siamo rimasti 4, 3 sono morti (probabilmente morti in fasce), i figli sono questi che cita, Giuliano, Bianca (moglie di Guglielmo de' Pazzi), e la Nannina (moglie di Ruccellai). (Bianca e Nannina più vecchie di Lorenzo, Giuliano è il più giovane). Abbiamo un quadro della famiglia di Lorenzo.

Lorenzo è il primogenito maschio di una famiglia di mercanti banchieri, sono mercanti che fanno i soldi e poi cominciano a prestarli e quindi diventano banchieri, le grosse fortune che si sono accumulate con i commerci vengono poi utilizzate per attività bancarie. Erano originari del Mugello, a nord di Firenze, quindi erano dei provinciali inurbati, famiglia non nobile, di buona borghesia, alta. Il fondatore della dinastia dei Medici è Averardo detto Bicci (metà del 300).

Tavola IMG genealogica (moodle) → da Averardo nasce Giovanni, da Giovanni Cosimo il Vecchio, poi suo figlio Piero il Gottoso (malattia dei Medici, Gotta, malattia renale, per la troppa carne mangiata, tanta caccia, morì di Gotta), e poi suo figlio Lorenzo il Magnifico (la malattia dei Medici è la malattia dei ricchi), (Maria: figlia illegittima). Giuliano fu ucciso durante la congiura dei Pazzi, aveva avuto un figlio, Giulio che poi diventerà papa dopo il cugino Giovanni, sarà papa Clemente VII. La famiglia Medici finisce con Caterina (regina di Francia) moglie di Enrico II e con Alessandro duca di Firenze che viene ucciso. Per arrivare a Cosimo I, il granduca di Toscana (riconosciuto a metà 500), bisogna prendere il ramo a destra di Lorenzo.

Cosimo il Vecchio: nonno del Magnifico, facitore della fortuna dei Medici, capace di ampliare l'aspetto finanziario bancario. Aprì una serie di filiali del Banco Medici in Italia a Roma, a Napoli, a Venezia, a Pisa e a Milano e poi in Europa filiali in Francia (Ginevra, Lione, Avignone) e a Londra. Cosimo nel 1433 fu mandato in esilio, ci fu un attentato alla sua vita, scappò e fu mandato in esilio, nel 33 la famiglia rivale quella degli Albizi, avevano preso il sopravvento. Con una serie di manovre astute Cosimo riuscì a ritornare a Firenze nel 34 e a cacciare i suoi nemici da Firenze, Gli Albizi e gli Strozzi, gli Strozzi furono mandati a Napoli e a Ferrara e qui avranno un grande futuro (Lucia Strozzi, madre di Matteo Maria Boiardo).

Dal 34 in poi Cosimo è il vero signore di Firenze, signore privato, stando nel suo palazzo, governa Firenze che ufficialmente ha i suoi governatori, le varie balie, le giunte, gli assessori, quindi rimane un privato cittadino perché Firenze è repubblica, sono le magistrature fiorentine che nominano gli ambasciatori dopo aver sentito che ne pensa Cosimo. Tutto passa attraverso il palazzo di Via Larga (Palazzo Medici Riccardi oggi a Firenze). Cosimo di fa erigere il palazzo e questo era l'espressione esteriore del potere di Cosimo (per farsi erigere questo palazzo aveva fatto abbattere una ventina di piccole case nella zona).

Nel 1457 c'era stato l'insediamento ufficiale, quando Lorenzo aveva 8 anni, Lorenzo passa lì la sua vita. Lorenzo, ritratto, del Ghirlandaio, è quello in centro con i capelli neri, con un naso brutto. Ritratto realistico a sentire da quello che ci dice Niccolò Valori (di famiglia potente fiorentina, primo biografo di Lorenzo. La biografia di Valori venne scritta in prima redazione poco dopo la morte nel 92, è una biografia prima latino e poi volgare). Parte in volgare che riguarda la fisionomia di Lorenzo:

Dalla Vita di Niccolò Valori:

«Fu Lorenzo di grandezza più che mediocre, nelle spalle largo, di corpo solido e robusto e di tanta agilità che in questo ad alcuno non era secondo; e benché nelle altre esteriori dote del corpo la natura li fussi noverca [‘matrigna’], non di meno, quanto alle interiori qualità, madre benigna se gli dimostrò. Fu, oltre a questo, di colore ulivigno e la faccia, ancor che in quella non fussi venustà, non di meno era ripiena di tal degnità che a’ riguardanti induceva reverenzia. Fu di vista debole, aveva el naso depresso [‘schiacciato’ o ‘rincagnato’] et al tutto era dell’odorato privato […]. Ma tutti questi difetti e mancamenti, se così chiamare si possano, con le dote dell’animo e perspicace ingegno ricoperse».

Era alto di statura, spalle largo, non c'era uno che stesse davanti a lui per agilità pur con il corpo robusto, in agilità era abile, e non è stato fortunato come bellezza esteriore, non era troppo bello, ma per le doti spirituali la natura fu madre benigna perché ne aveva molte di qualità intellettuali. E oltre a questo fu di colore ulivigno, scuro, nonostante che nella faccia non ci fosse bellezza, la faccia era piena di espressione nobile che a chi lo guardava era portato a riverirlo, a sentirsi inferiore di fronte a lui. Ci vedeva poco e male, aveva il naso depresso (schiacciato) che gli portava anche dei problemi di fonazione e sentiva poco gli odori e i profumi. Ma tutti questi difetti fisici con le doti dell'animo e con intelligenza ricoprì, li metteva in secondo piano, emergevano le sue doti interiori.

Carattere ed educazione

Carattere: fu un ragazzo portato a eccellere, impulsivo nelle sue azioni, ambizioso nei suoi progetti e impaziente di ogni limite.

Educazione: verso i 5 anni fu affidato a un precettore privato, il primo fu Gentile Becchi, era un religioso, ecclesiastico, originario di Urbino, chierico poté fare carriera grazie ai Medici, grazie ai Medici arrivò a essere vescovo di Arezzo, ora fa da precettore a Lorenzo (diventa dopo vescovo). Becchi scrive diverse cose anche in latino, era anche un intellettuale, e diede la prima educazione umanistica a Lorenzo. Imparare a scrivere, a leggere e dopo il volgare insegnargli anche il latino e i metodi, la didattica consisteva in leggere i principali autori latini e anche quelli volgari principali (Dante, Petrarca e Boccaccio). A 11 anni Lorenzo leggeva come ci dice Becchi in una lettera a Piero padre di Lorenzo: Lorenzo legge Ovidio e Giustino (storico romano, latino meno complicato di Livio), scrive che si diverte, si diletta molto tra le favole e la storia romana. Lorenzo non ricevette nessun insegnamento di carattere tecnico e mercantile.

Altri maestri: dopo arriva anche Marsilio Ficino, Cristoforo Landino e Angelo Poliziano (5 anni più giovane di Lorenzo).

Cristoforo Landino: sarebbe diventato prof. dello studio fiorentino (uni di Firenze), Lorenzo poté seguire i suoi corsi di poetica e retorica rivolte alla latinità classica, tenne corsi su Cicerone, Orazio, Giovenale, Virgilio, ma anche sul canzoniere di Petrarca. Scrisse anche vari commenti che poi arrivarono a stampa di Orazio o di Virgilio e fu un grande commentatore: il commento più importante del 400 a Dante alla Commedia fu quello di Landino che arrivò a stampa nel 1481 e diventò un best seller, fu stampato e ristampato, fu utilizzato anche come una sorta di piccola enciclopedia portatile, nello spiegare passi e personaggi della Commedia quindi si potevano trovare informazioni da piccola enciclopedia tascabile. È un commento in volgare, quelli a Orazio sono in latino. Landino fu anche un poeta e un prosatore latino, scrisse un canzoniere d'amore in latino intitolato “Xandra, (Sandra)” e fra i trattati che lui scrisse c'è un dialogo di tipo ciceroniano disputatotionescalandulenses (?) e tra i vari personaggi importanti entra anche Lorenzo.

Marsilio Ficino → grande filosofo platonico, lui fu incaricato da Cosimo de Medici (anche Marsilio era un chierico anche Poliziano lo sarà), e sovvenzionato da Cosimo che nel 1462 lo incaricò di tradurre tutto Platone, dal greco in latino. Cominciò la traduzione completa di Platone e Ficino fu anche prolifico scrittore di trattati che vedremo che alcune opere minori di Lorenzo siano delle traduzioni in versi di lettere e trattatelli in latino di Ficino. Ficino è un filosofo e la sua opera principale è la Theologia Platonica, in cui cerca una conciliazione tra Platone e la teologia del suo tempo (aristotelica), conciliare sul piano metafisico Aristotele e Platone.

Giovanni Argiropulo: greco bizantino venuto in Italia con la diaspora, aveva portato codici greci, fu chiamato a insegnare dialettica ed etica allo studio fiorentino ed era un aristotelico. Riproduzione di manoscritto (moodle), insegnò a Lorenzo soprattutto filosofia.

Lorenzo ebbe contatti con artisti come Leon Battista Alberti: nel 59 dedica a Lorenzo i suoi Trivia Senatoria, è un opuscolo sull'arte oratoria, l'oratoria la dialettica e la retorica sono studiate nei giovani a quel tempo.

Formazione di Lorenzo → quasi da umanista, come se lui fosse destinato a diventare un altro Poliziano, cosa che non poté fare per i suoi doveri politici dopo la morte del nonno Cosimo nel 64 prende il potere Piero che però è tanto ammalato che si muove male anche fisicamente, quindi spesso Lorenzo sostituisce il padre anche in ambasceria, quindi Lorenzo poi se ha avuto un'educazione di carattere umanistico dovrà pensare alla politica, nel 69 muore il padre e a 20 anni prende in mano il potere e fino a quel momento ha scritto varie opere poetiche e dice che non può più permettersi di fare il poeta perché deve occuparsi della politica, cosa che smentirà un mese dopo perché ricomincerà a scrivere. Il Lorenzo politico per forza, il Lorenzo poeta per passione personale.

Seconda lezione

08/02/2022 Prendere il libro in versione Kindle, la versione cartacea non si trova, per il volume di Busi.

Periodo della formazione di Lorenzo

→ è invitato a partecipare in alcune apparizioni pubbliche, occasioni politiche ad esempio durante il periodo della sua pre adolescenza nel 59, a 10 anni, a Firenze arriva Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, e a Lorenzo viene fatto recitare un discorso di saluto al duca, scritto dai suoi precettori. Poi Lorenzo sfila in alcune armeggerie, nome tecnico di sfide in nome di pace, sorta di tornei, e il momento clue del torneo si faceva con armi speciali che non uccidevano. Queste armeggerie, la parte da sottolineare è quella iniziale quando c'era una manifestazione in cui i partecipanti si presentavano con i loro stemmi e si presentavano con vestiti lussuosi, con pietre preziose, i vari stendardi venivano fatti dipingere da pittori di vaglia, era un occasione di ostentare la propria ricchezza, il proprio potere. Lorenzo vi partecipa fin da giovane a queste presentazioni di armeggerie. Poi parteciperà come vero e proprio cavaliere più avanti.

Nonostante la sua giovane età è fatto segno di una serie di richieste e aiuti di favori da parte di molti personaggi di molte astrazioni sociali, gli arrivano lettere di richieste. La prima lettera dell'epistolario è una lettera di raccomandazione di un personaggio qualsiasi e siamo il 18 novembre nel 1460, 11 anni, e comincia già a raccomandare persone. La maggior parte del tempo libero lo passa divertendosi e a studiare con una cerchia di amici stretta, amici che avrà anche più avanti da adolescente e da giovane, la cosiddetta brigata degli amici, questa brigata si renderà palese in alcune opere, ad esempio nel simposio, o nell'uccellagione di starne.

Tra le avventure amorose, sono flirt, Gentile Becchi, precettore principale di Lorenzo, in una lettera del 66 mandata al padre di Lorenzo, (16 anni), aveva incontrato la sua bella, Lucrezia Donati, colei che canterà nel suo canzoniere, Gentile rimprovera Lorenzo di andare Lorenzo spiacevoleggiando a femmine (facendo cose disdicevoli con le giovani). Tra queste si insinua un amore importante, per Lucrezia Donati, che di solito si considerava sua coetanea, nata verso il 49, se non ché come ci fa notare Busi a pagina 273:

In base a questo documento Lucrezia avrebbe 2 anni di più di Lorenzo, però questa citazione va interpretata: abbiamo una dichiarazione di redditi che si faceva a Firenze, dove si presentavano i componenti della famiglia, i loro beni e in base a questa auto dichiarazione pagano un certo tipo di tasse. Anche questo signor Manno che viveva nel quartiere di San Giovanni, il gonfalone Vaio è una porzione di questo quartiere. Data 1458, se è 59 (in base al costume fiorentino), allora Lucrezia è nata nel 1448, quindi più vicina all'età di Lorenzo. Era l'ultima figlia di questo Manno Donati, il padre non aveva tanti soldi per la dote della famiglia, lei era stata promessa sposa dal 52 (quando lei aveva 15 anni), promessa sposa a un esule fiorentino, Niccolò Ardinghelli, famiglia avversa a Cosimo de Medici, per quello Niccolò Ardinghelli era in esilio, e quindi per il fatto di essere in esilio aveva accettato di sposare sta ragazza anche se non aveva una grande dote e il matrimonio avvenuto nel 65. Date in cui è più intenso il rapporto d'amore poetico con Lorenzo. Il promesso sposo era sempre fuori Firenze, in occasione delle nozze si festeggiò anche un autoguadagno che aveva fatto Niccolò con i suoi commerci. Un ducato era circa 100 euro di oggi. Sappiamo alcune cose su questo matrimonio grazie alle lettere di un'altra donna, Alessandra Macinghi Strozzi, nel 34 gli Strozzi erano stati allontanati da Firenze al ritorno di Cosimo, infatti i figli di Alessandra erano tutti a Napoli e una buona parte della sua esistenza la passò a Napoli e poi tornò a Firenze. Qui scriveva ai figli tenendoli informati, spettegolando su Lorenzo e Lucrezia, e sottolineava come appunto Lorenzo fosse il cavaliere servente di Lucrezia e che aveva piacere che il marito se ne stesse all'estero. Lucrezia era molto bella. Lorenzo nel suo canzoniere, dedicherà alle mani di lei un sonetto, secondo Domenico De Robertis questa dama del mazzolino (scultura) è da identificarsi con Lucrezia. (Andrea del Verrocchio, Dama dal mazzolino).

A Lucrezia comincia a dedicare i primi suoi scritti poetici facendone poi il "suo unico amore". La sua donna principale nel senso platonico e petrarchesco della definizione. Dopo la morte di Cosimo, cominciano a cambiare i ritmi e le attività che Lorenzo deve svolgere pubblicamente.

Leggiamo un pezzo dei Ricordi di Lorenzo:

Da Lorenzo de’ Medici, Ricordi Cosimo nostro avolo, uomo sapientissimo, morì a Careggi addì primo d’agosto 1464, d’età d’anni 76 in circa, molto lacerato [‘ridotto a mal partito’] dalla vecchiezza e dalle gotte, con grandissimo dolore non solamente di noi e di tutta la Città, ma generalmente di tutta Italia, perché fu uomo famosissimo e ornato di molte singolari virtù. Morì in grandissimo stato [‘condizione sociale’], quanto cittadino fiorentino di cui sia memoria. Fu seppellito in Santo Lorenzo. Non volle far testamento, né volle pompa funebre; nondimanco, tutti i Signori d’Italia mandorono a onorarlo e a condolersi della sua morte, e intra gli altri la Maestà del Re Luigi di Francia commisse [‘

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Zanato Tiziano.
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