Appunti del corso di filologia romanza
Introduzione
Il territorio dove viene parlata oggi una lingua romanza è definita Romanìa (in genere si fa riferimento all’area europea di ex dominazione romana). I territori extra europei dove vengono parlate lingue neolatine è definito Nova Romania. La filologia romanza studia l’evolversi delle lingue romanze dall’antichità sino ad oggi, prendendo sotto cura testi di qualsiasi epoca.
Ambito di indagine
Oggi l’ambito di indagine della filologia romanza è delimitato ad un preciso periodo storico. Si occupa del periodo medievale; dalla disgregazione dell’impero romano alla fine dell’umanesimo. Lo studio della fase medievale è fissato da un presupposto: l’individuazione della matrice comune di generi letterari, motivi, metriche e temi. Questa unità è favorita dalla frammentazione politica del periodo medievale. Lingue letterarie si diffondono in territori più vasti rispetto alle lingue parlate, favorendo così l’unità di fondo.
Esempi di lingue letterarie
- Provenzale (Occitanico), che divenne la lingua della poesia lirica in varie zone d’Europa, come Italia e Catalogna.
- Francese, che tra il XVIII e XIX secolo era utilizzato per molti testi didattici per motivi di prestigio.
Unità del Medioevo Romanzo
L’unità di fondo del Medioevo Romanzo è dovuta anche al rapporto che le nuove varietà linguistiche formatesi avevano con l’eredità della scuola latina, conferente una omogeneità di fondo innegabile. Tutta l’Europa post-romana poteva interloquire utilizzando la lingua lasciatagli dall’impero: il Latino.
Classificazioni linguistiche
Tagliavini
Sono stati fatti vari tipi di classificazione tra le lingue romanze per cercare di capire quali di queste avessero tratti in comune fra loro. Una prima classificazione fu quella fatta da Tagliavini. Questo tipo di classificazione è detto di tipo areale (quindi geografica); qui la contiguità geografica viene messa assieme ai tratti comuni di una data varietà romanza. In questa classificazione Tagliavini considera con delle caratteristiche linguistiche un po’ speciali il sardo ed il ladino per questo sono elencate singolarmente.
Gruppi linguistici
- Il gruppo Gallo-Romanzo è formato dal francese e dai dialetti ch’esso forma, i cosiddetti patois. Vi sono anche altre varietà peculiari (che si discostano abbastanza dal francese standard) come il franco-provenzale (occitanico) e il guascone.
- Il gruppo Ibero-Romanzo è formato principalmente dallo spagnolo, dal portoghese ed ovviamente da tutte le altre varietà iberiche.
Come già detto, vi sono elementi di congiunzione tra un gruppo ed un altro (catalano e dalmatico) tutto ciò a dimostrazione che non ci sono fratture nette, ma il passaggio è graduale (continuum linguistico).
Renzo Renzi
Dopo Tagliavini furono fatti altri tentativi di classificazione. Importante è ricordare il modello creato da Renzo Renzi. Questo modello si fonda su un criterio più squisitamente linguistico, cioè un criterio che distingue e/o oppone fatti di conservazione (lingue che conservano vari aspetti del latino) a fatti d’innovazione (varietà che rispetto al latino hanno subito trasformazioni).
Criterio di conservazione vs innovazione
- Varietà romanze molto conservative
- Varietà romanze molto innovative
- Varietà intermedie
Applicando questo criterio risulta che il gruppo Balcano-Romanzo è sostanzialmente conservatore; anche molte varietà Italo-Romanze meridionali tendono ad essere conservative. Dall’altra parte un gruppo innovatore rispetto agli altri è il gruppo Gallo-Romanzo. Questo grado d’innovazione raggiunge il suo picco nel francese. Il gruppo Ibero-Romanzo e le varietà Italo-Romanze centrali sono a metà strada tra i due estremi.
Esempi di innovazione
Possiamo fare un esempio d’innovazione per capire meglio il meccanismo. La F iniziale latina comune a molte lingue romanze si è persa, invece, nello spagnolo o meglio nel castigliano (mentre è presente in altre varietà iberiche come il portoghese o il catalano).
- IT farina, FR farine, CT farina, SP harina (dileguo della F).
- IT figlio, FR fils, PT filho, SP hijo.
Latino standard e substandard
Come abbiamo più volte detto dobbiamo capire quale è il nostro punto di partenza; come si è passati da una relativa unità del latino ad un quadro così frammentato? Sappiamo che le lingue romanze sono le continuatrici del latino, ma di quale latino? Quello monolitico invariabile degli scrittori? Naturalmente non poteva essere il latino scritto l’antenato delle odierne varietà, ma quello parlato, che poi si evolverà in maniera diversa nelle diverse zone del vasto impero romano.
Varietà del latino parlato
Il latino, come tutte le lingue parlate, era una lingua che subì tutti i tipi di variazione linguistica che subiscono tutte le lingue parlate. Una lingua che spesso era appresa dalle popolazioni conquistate dai romani, come lingua 2. Per fare un esempio i celti, prima che i romani conquistassero la Gallia, parlavano il celtico. In seguito con la conquista il latino divenne la lingua dell’amministrazione, e solo dopo secoli di convivenza soppiantò il celtico diventando la nuova lingua materna; è quindi impensabile che il latino parlato nelle varie zone dell’impero, tra classi sociali diverse, entrato in contatto per molto tempo con lingue prelatine non fosse soggetto al variare.
Quindi al di sotto del latino standard, il latino scritto di Cicerone e Seneca coesistevano delle varianti di latino parlato, di latino substandard ed è da questo latino che la nostra analisi parte.
Ricostruzione
Grazie alla comparazione tra le varie forme romanze attuali, è possibile cercare di capire quale può essere la forma comune di origine, e molto spesso vedremo che non coinciderà con la forma latina classica. Questo vuol dire che è esistita una variante substandard che però non è stata documentata in fonti scritte poiché ritenuta volgare o non degna d’essere scritta.
Esempi di ricostruzione
Ora analizzeremo alcune forme che ci fanno sospettare tutto ciò: prendiamo in considerazione l’IT potere, il FR pouvoir e lo SP poder; è facilmente notabile la differenza ed è impensabile poter derivare queste 3 forme, anche seguendo le regole di trasformazione, dalla variante di latino standard: POSSE.
Cerchiamo dunque di ricostruire la forma che si sarebbe poi evoluta nelle 3 forme citate; conoscendo le regole di trasformazioni e utilizzando nozioni già menzionate come ad esempio: L’IT è piuttosto conservatore; il FR è piuttosto innovatore; lo SP è a metà strada: tende a sonorizzare le consonati sorde e le sonore diventano fricative. Applicando le regole a ritroso è possibile quindi ricostruire la forma dal latino substandard che si creda possa esser stato l’antenato comune: POTĒRE.
La forma ricostruita POTĒRE non è però attestata, non vi è nessun testo latino che la registri. Questo vuol dire che mentre a livello alto, i latini dotti utilizzavano la forma POSSE, a livello basso, substandard, cominciò ad essere utilizzata la forma POTĒRE.
Lo stesso metodo viene utilizzato per risalire all’indoeuropeo; anche senza nessuna testimonianza scritta possiamo recuperare morfemi e altre caratteristiche linguistiche grazie alla comparazione tra le varie famiglie linguistiche che si sono originate da esso.
Altri esempi
Un altro esempio si può fare con le seguenti parole:
- IT parlare
- FR parler
- SP hablar
- PT falar
Latino classico: LOQUI; anch’essendoci dei derivati, che però sono dei cultismi (come INTERLOQUIRE e LOQUACE), le forme odierne sono derivate da forme di latino substandard. Sapendo che in francese la ā lunga diventa E, mentre in italiano si conserva, troviamo la forma di latino substandard: PARABOLARE.
Per la forma portoghese e spagnola l’origine è differente poiché probabilmente veniva utilizzata una parola diversa da quella utilizzata in Gallia e Italia. Sapendo che la F latina iniziale in spagnolo si perde (ed è oggi graficamente rappresentata come un h) e che invece in portoghese si conserva, si è potuti arrivare alla forma ricostruita: FABULARE.
Variazione diatopica
Queste ricostruzioni dimostrano già come il latino in origine fosse frammentato. Il notare delle differenze tra latino scritto e parlato fu già fatta dagli stessi latini, i quali avevano consapevolezza che la loro lingua non fosse monolitica. Tant’è vero che personaggi illustri come Cicerone e Quintiliano, parlano in molte loro opere di plebeius sermo o vulgaris sermo per riferirsi a queste varietà di latino substandard utilizzato dai ceti più bassi.
Per fare un altro esempio di questa coscienza metalinguistica che i parlanti avevano, citeremo un passo del De Ordine di S. Agostino. S. Agostino, ch’era originario del Nord Africa, si rivolge, all’interno dell’opera, alla madre dicendole di come molti dei suoi interlocutori “italici” (della penisola italiana) capiscano che non sia originario della penisola per il suo modo di parlare e quindi lo deridono. A suo modo S. Agostino, che si era formato sui testi latini classici, afferma che anche loro si staccavano per la pronuncia di molte parole dal latino standard.
Regionalismi lessicali
Già si potevano notare dunque dei veri e propri regionalismi lessicali: forme affermatesi in un’area e sparite invece in un’altra. Facciamo un altro po’ di esempi per chiarire in maniera definitiva: la forma classica latina expergiscor (si legge experghiscor, il latino non conosce suoni palatali.), che vuol dire svegliarsi, cadde in disuso in tutte le zone dell’impero e vennero preferite altre forme nelle varie aree.
- In Gallia settentrionale si affermò se experire s’esperir (francese antico che è molto diverso dal moderno).
- In Italia prevalse la forma se exvigilare svegliarsi.
- Nella penisola iberica si affermò la forma de expertarse despertarse.
Componenti della variazione linguistica
A tutto ciò, oltre alla differenziazione lessicale dovuta alla componente geografica, è sicuramente da tener conto della componente sociale; in particolare anche la diversa intensità e le diverse modalità della colonizzazione.
Come abbiamo detto in precedenza il latino è una lingua che in origine era parlato in una piccola area dell’Italia centrale e in seguito si diffuse in buona parte dell’Europa. Diffondendosi nello spazio, però iniziò a differenziarsi (variazione diatopica). Questa differenziazione è stata accelerata dall’intensità della colonizzazione.
Variazione diastratica
Gli studiosi hanno quindi notato un’altra differenziazione importante ovvero variazione diastratica; differenze basate a livello sociale (come ad esempio il latino parlato dai patrizi vs quello dei plebei) che quindi poteva procedere dal basso (plebei immigrati o latinizzati) o dall’alto (attraverso le istituzioni). Attraverso la colonizzazione dal basso le nuove terre conquistate erano soggette a massiccie immigrazioni e va tenuta presente anche la diversa provenienza dei coloni, i quali potevano venire da una zona o da un'altra e quindi portare un latino che poteva già essere differenziato.
Altre aree furono Colonizzate dall’alto ovvero grazie alle istituzioni. Tutto ciò non poté che avere conseguenze nell’articolazione dell’unità latina. Queste differenze tra questi latini areali, si ritroveranno nelle lingue romanze che da quel latino si svilupperanno.
Diacronia e sincronia
C’è inoltre da considerare, il fatto che il latino non era differenziato solo in sincronia (allo stesso tempo, nello stesso momento), ma anche nel tempo dei secoli incominciò a cambiare e quindi a variare in diacronia (in momenti diversi), fenomeno che non può essere trascurato.
Il latino, come tutte le lingue non è stato immobile per secoli. Questo può risultare difficile ad una prima analisi; se consideriamo infatti testi scritti (quindi un latino standardizzato) anche a distanza di secoli, come le iscrizioni del III secolo a.C e le poesie cristiane di Prudenzio del V secolo d.C, le differenze che saltano all’occhio sono poche e minime. Tutto ciò non può rispecchiare la situazione reale della lingua in quanto tra un’opera e l’altra sono passati otto secoli ed è quindi impensabile che il latino (almeno quello parlato) non fosse stato soggetto a variazione.
Le trasformazioni avvenute durante questo periodo non sono facili da seguire, questo perché si affermò una norma che standardizzava il latino (quello scritto) durante il III secolo.
Variazione diafasica
Un’altra variazione che non possiamo trascurare è la variazione diafasica; essa si manifesta attraverso le situazioni comunicative e consiste nei differenti modi in cui vengono realizzati i messaggi linguistici in relazione ai caratteri dello specifico contesto situazionale viene quindi anche detta variazione situazionale.
Grazie a questo è più semplice comprendere le trasformazioni che avvennero durante il processo evolutivo da latino a lingue romanze.
Esempi di variazione
Ad esempio in molti testi di poeti cristiani, che utilizzavano deliberatamente un latino più colloquiale, appare per la prima volta l’utilizzo del dimostrativo come articolo. Questo si nota soprattutto nella Peregrinatio Aetheriae. Un testo importante dove si parla di una suora e dei suoi viaggi nei luoghi sacri. È in questa opera che i dimostrativi ille e ipse cominciarono ad essere utilizzati come articoli.
Altro elemento che ci dà informazioni sullo stato linguistico del tempo sono sicuramente gli errori. Naturalmente gli errori erano commessi dagli autori in maniera del tutto involontaria, ma ciò dimostra che stavano accadendo dei mutamenti linguistici che portavano spesso gli autori a fare dell’ipercorrettismo.
Esempi di errori
Ad esempio su alcune iscrizioni sui muri di Pompei si trovano frequenti errori di metrica cercando di scrivere un esametro, dove la lunghezza vocalica è importante. Questo ci dice che molto probabilmente nel latino parlato la lunghezza vocalica nel 79 d.C non era più pertinente.
Altro esempio che possiamo fare è l’utilizzo dell’HH: ottobre october forma corretta classica; errori: hornare ornare forma corretta classica. Questo ci dimostra che, mentre nel latino arcaico la H era aspirata, questo fenomeno nel latino parlato del I secolo era scomparso, generando confusione per molti scrittori non colti, poiché non sapevano quando utilizzare correttamente la H.
Altri errori ritrovati: ottime optime forma classica corretta. Questi errori CT-PT se ne trovano molti e dimostrano che chi scriveva non distingueva più i due suoni consonantici poiché molto probabilmente il suono iniziò ad essere simile ad una T geminata (TT).
Nonostante ciò numerosi testi ci sono pervenuti che condannavano le forme substandard (nonostante poi siano state queste ad avere continuatori nelle forme romanze) a favore delle forme classiche. Uno di questi testi è l’Appendix Probi, breve testo conservato in un manoscritto del VIII secolo d.C. Qui si trovano le forme classiche da preferire a quelle volgari.
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