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Appunti teoria dell'impresa 2020/2021

Prof: Sabrina Pedrini, Corso: Informatica per il Management (UniBo)

Lezione 1: recap e introduzione

Teoria della produzione

La costruzione del valore è alla base di qualsiasi processo produttivo, acquisendo maggiore complessità man mano che i prodotti hanno contenuti intangibili. L'aspetto della trasformazione del valore è il più importante da valutare: si valuta in termini monetari (indicatori tangibili) o in altri termini, tramite i quali è più difficile.

Esempio: Utilizzo del computer → il computer serve per lavorare/studiare ma anche nel nostro tempo libero, quindi è un mezzo che adempie a una funzione. Cosa porta alla scelta di un pc rispetto a un altro? La scelta di un consumatore è funzionale a ciò di cui ha bisogno, quindi prende un prodotto in base alle proprie esigenze, ma ci sono alcuni aspetti da tenere in considerazione: disponibilità economica, funzionalità del prodotto, gusto ed estetica. Alla base della scelta, vi è anche la percezione che il consumatore ha nei confronti di un oggetto, cosa che rende un valore intangibile al prodotto.

Teoria della produzione = teoria del consumo = allocare risorse disponibili. Il valore aggiunto dei prodotti, dimensione che garantisce la produttività in un sistema economico, è intangibile, perché può essere legato a qualcosa di personale per il consumatore → le imprese si giocano il loro vantaggio competitivo su questo, sull'alto contenuto simbolico che può avere un prodotto. Anche la comunicazione di un’impresa è un valore intangibile.

Teoria dell'abbondanza

La risorsa del pensiero non è una risorsa scarsa, ma rappresenta un capitale → non si parla solo di capitale finanziario, ma di tutto ciò che può essere accumulato e prodotto (la conoscenza). Per questo non si parla più di economia della scarsità. La produttività non è solo una forma di misurazione del lavoro, ma anche del valore aggiunto. Le economie ad alta produttività sono quelle che riescono a mettere sul mercato prodotti con un alto valore simbolico.

Dire che il sistema deve avere maggiore produttività non significa necessariamente che deve aumentare il lavoro, si dovrebbe ragionare anche in termini di aumento del valore aggiunto. I sistemi monoprodotto sono molto fragili, la diversificazione permette di essere più resilienti → concetto di resistenza. Non deve essere un aspetto esclusivo, ma deve essere considerato. Si devono considerare maggiori livelli di valore ma anche maggiori livelli di produttività, che è data dal maggior valore aggiunto e non dal minor costo che l’impresa sostiene.

Obiettivo di un’azienda: perseguire utili, ma non solo → oggi gli obiettivi di un’impresa sono cambiati, cercano di essere anche socialmente e ambientalmente sostenibili. Trasformare il valore → lo si fa tramite beni e servizi. Parliamo di servizi anche quando parliamo di contenuti culturali. Pensiamo a Netflix: svolge un servizio, non offre dei prodotti, infatti noi paghiamo un abbonamento al servizio → trasformazione di beni in servizi (si perde di tangibilità).

Diverso da accesso possesso: contesti che sono cambiati a seconda della natura del sistema economico con cui ci confrontiamo → economia della scarsità (allocare risorse scarse per produrre prodotti) - economia dell'abbondanza (al centro vi sono la creatività e il valore simbolico): abbiamo servizi cui si può accedere, prima si comprava ora si utilizza.

La trasformazione del prodotto (film in DVD - film su Netflix) ha trasformato il bene in un servizio cui si accede, non più un prodotto che si compra, cosa cambia? Dal momento in cui un bene non è più tale, si riduce la mia disponibilità a pagare: io voglio comunque vedere il film ma sono disposto a pagare meno, cioè se devo pagare quei 10€ al mese, allora voglio poter vedere 100 film → la disponibilità a pagare si riduce praticamente a 0.

L’ambiente è mutevole, cambia per diversi motivi e può modificare il contesto in cui l’impresa si trova ad agire: ne conseguono dei cambiamenti anche sostanziosi per l’azienda. La teoria classica economica, che è la base su cui poi si costruisce tutto il pensiero economico, è costruita su modelli produttivi e su una società che non esistono più, ma il conoscerli ci permette di costruire modelli diversi. Le imprese sono chiamate ad analizzare con più chiarezza quale sia il valore che si va a costruire, prendendo in considerazione concetti che mettono in discussione la teoria classica. Oggi si è chiamati ad avere una visione più ampia e a considerare altri aspetti.

Lezione 2: concetti fondamentali

Nell’ambito della teoria dell’impresa, dove si guarda dentro l’impresa perché è lì che si trovano i fattori che garantiranno un valore aggiunto all’azione dell’impresa, si guarda ai costi → distinzione tra:

  • Breve periodo (BP): il management non modifica le proprie decisioni di produzione → se avvengono cambiamenti all’esterno, le decisioni di produzione non cambiano (BP compreso tra un trimestre e un anno)
    • Non tutti gli input di produzione sono variabili → CF (costo fisso: costo molto alto che viene sostenuto nella fase iniziale della propria produzione → viene ammortizzato nel corso del tempo e il suo andamento ci mostra come sia decrescente mano a mano che aumenta il tempo e mano a mano che cresce la produzione) + CV (costi variabili) = CT (costo totale);
    • L’impatto dei costi variabili è molto inferiore rispetto a quello dei costi fissi.
  • Lungo periodo (LP): il management può modificare le proprie scelte (tempo che va da uno a cinque anni) → seguire l’andamento e i cambiamenti ambientali e sociali e in funzione di questi modificare il proprio livello di produzione e in funzione di questo modificare gli input che vengono adottati:
    • Tutti i fattori di produzione sono variabili (CV = CT);
    • Modificando le decisioni di produzione si modificano anche gli input.

Questa distinzione non necessariamente è di tipo temporale, ma ci si riferisce alla natura degli impianti e al tempo che il management richiede per modificare le proprie decisioni riguardo la produzione.

Decisioni aziendali

Come vengono prese le decisioni da parte dell’impresa? Dobbiamo ricordare che il processo produttivo è un processo che serve per creare valore (valore = qualcosa che può essere facilmente identificabile e misurabile, ma altre volte può essere più sfuggente e più difficile comprendere con chiarezza quale sia il valore di un determinato bene, perché prezzo di vendita e prezzo dei fattori di produzione potrebbero non coincidere).

  • Il prezzo di vendita dovrebbe descrivere perfettamente il processo produttivo e il percorso che l’impresa ha seguito per creare valore, ma nell’economia dell’abbondanza non è così;
  • L’impresa produce in equilibrio quando il prezzo è uguale al costo marginale, ipoteticamente in concorrenza perfetta.

La produzione e la creazione di valore sono aspetti relazionali: il valore viene costruito prendendo in considerazione come vengono combinati tra di loro gli input, ma anche come all’interno di un percorso aziendale vengono strutturate le relazioni ma anche come l’impresa si relaziona con l’ambiente esterno e con i propri competitori (come si collocano le imprese in un contesto competitivo).

Fattori di produzione

Quali sono gli aspetti che un’azienda deve tenere in considerazione quando si colloca in un mercato?

  • Vincoli legati ai costi dei propri fattori di produzione;
  • Vincoli tecnologici, descritti dalla funzione di produzione → livello di output calcolato in funzione dell’input:
    • q = f(x) → q indica che il livello di output deriva in maniera diretta dalla quantità di input che io utilizzo;
    • f descrive una relazione funzionale ed indica qual è la tecnologia a disposizione dell’impresa, cioè in che modo io posso trasformare x per ottenere un livello q di output;
    • La tecnologia a disposizione dell’impresa è descritta dalla funzione di produzione → all’interno di un’industria questa funzione è comune a tutti nell’ambito della semplificazione che il modello economico utilizza.
  • Vincoli di mercato, che può essere monopolistico, oligopolistico o tendente alla concorrenza perfetta.

Obiettivo principale dell’impresa: massimizzare il profitto (profitto = differenza tra ricavi e costi) → problema della dualità, ovvero l’impresa deve massimizzare i suoi ricavi ma al contempo minimizzare i suoi costi: in questo modo massimizza il profitto.

Non si parla solo di costi di natura contabile ma anche di costo opportunità → in economia si contano sempre anche tutte le occasioni perse: quanto vale la migliore alternativa possibile? Costo opportunità = valore della migliore alternativa a cui stiamo rinunciando nel momento in cui effettuiamo una scelta.

Internalizzare i costi esterni fa sì che l’impresa debba sostenere costi più alti e questo modifica le decisioni di produzione → quando non è più necessario per l’impresa modificare la propria produzione, vuol dire che si trova in una posizione di equilibrio. L’interesse di un’impresa a modificare le proprie decisioni di produzione si descrive attraverso due dimensioni:

  • Valori marginali: descrivono l’andamento futuro → come cambieranno le cose se modifico la produzione?
  • Valori medi: descrivono la condizione presente.

Funzione di produzione, funzione di prodotto marginale e funzione di prodotto medio

È importante la loro relazione. Caso di un unico fattore produttivo variabile:

  • I punti A, B, C e D sono punti in cui la curva che descrive la funzione di produzione cambia di verso;
  • Alla sinistra del punto E (dove la funzione di prodotto medio coincide con la funzione di prodotto marginale), la funzione di produzione marginale giace al di sopra di quella media, viceversa alla destra del punto E → il punto E corrisponde al punto C, in corrispondenza del quale c’è un cambio di verso nella funzione di produzione;
  • A sinistra di C, il contributo del nostro input di produzione sulla quantità di output è più che proporzionale → dalla rapidità con cui cresce la curva si nota che aumentare di una unità il nostro fattore di produzione si fa aumentare l’output in modo più che proporzionale (fasi iniziali del processo produttivo o settori emergenti);
  • In corrispondenza di C, la produzione continua a crescere ma il contributo che questo fattore sta dando è via via meno rilevante, quindi la funzione di produzione cresce in maniera meno proporzionale fino al punto D, punto di equilibrio stabile al di là del quale la funzione di produzione decresce, quindi dove sono inutili altri contributi di questo fattore produttivo;
  • Dal punto C al punto D, si nota dal grafico sotto che si ha una situazione opposta rispetto a prima, ovvero la curva di prodotto marginale giace al di sotto della curva di prodotto medio;
  • Il punto in cui si azzera la funzione di prodotto marginale coincide con il punto di equilibrio stabile della funzione di produzione;
  • Fino a che la funzione di produzione marginale giace al di sopra di quella media, l’impresa è incentivata ad aumentare il suo livello di produzione e quindi ad aumentare gli input → superato il punto E, le cose cambiano: al di là di questo livello di produzione, l’impresa non è più incentivata ad aumentare il suo livello di produzione, ma è importante stabilizzarlo;
  • Il contributo che un fattore produttivo dà al livello di output tende a decrescere sia con il tempo sia con la quantità di output prodotta (questo se il fattore di produzione è unico).

Se i fattori di produzione sono più di uno (esempio: lavoro e capitale), si descrive il livello di output con un isoquanto di produzione:

  • I fattori di produzione sono normali e indipendenti tra loro, nel grafico a lato (Cobb-Douglas);
  • Esistono anche altri tipi di fattori e quindi altri tipi di grafico → la forma funzionale ci permette di capire quale dei due fattori può essere più rilevante e in che modo i fattori devono essere combinati tra di loro per determinare un certo output;
  • Se i fattori sono variabili, allora il contributo di un solo fattore rischia di avere degli effetti meno che ottimali sulla totalità dell’output, poiché entrambi i fattori devono variare contemporaneamente per determinare un certo output.

La produttività del lavoro non sempre vuol dire lavorare più velocemente → viene considerata più alta la produttività di un lavoratore che opera in un settore ad alto valore aggiunto piuttosto che quella di un lavoratore che opera in un settore a basso valore aggiunto: in base a ciò, spesso viene deciso quali lavori abbiano salario più alto di altri.

Quando parliamo di produzione e di consumo, dobbiamo considerare che i fattori di produzione sono sostituibili → il saggio marginale di sostituzione tecnica mette in relazione le produttività marginali dei fattori di produzione: sostituire un fattore produttivo con un altro vuol dire prendere in considerazione quale sarà la produttività marginale di un fattore e quella di un altro e in che modo io li metto in relazione tra loro.

Lezione 3: economia e rendimenti di scala

La funzione di costo di lungo periodo viene rappresentata come la somma delle funzioni di costo di breve periodo → i punti di massima efficienza nella produzione coincidono con il punto di minimo della curva di costo di breve periodo: la somma orizzontale di questi punti di minimo caratterizza una curva che descrive il costo di lungo periodo, che ha sempre una forma a U ma è molto più piatta rispetto alle curve di breve.

L’andamento della curva di lungo periodo è prima decrescente e poi crescente e ci mostra come l’impresa vede aumentare il suo livello di efficienza mano a mano che aumenta la sua scala di produzione, fino ad arrivare al punto di minimo della curva di lungo periodo, dopo il quale la curva ricresce. L’impresa, mano a mano aumenta la sua produzione, vede la totalità dei suoi costi ridursi → l’incidenza dei costi sulle singole unità di prodotto va riducendosi. L’incidenza sulle singole unità di output sulla totalità dei costi tende a crescere dopo un certo punto → l’andamento del costo fisso è decrescente perché viene ammortizzato nel tempo su una maggiore quantità di output, ma più aumenta la produzione diventano sempre più importanti i costi variabili. Si arriva a un punto in cui l’impresa deve modificare le sue scelte (punto B).

Collegamento tra l’andamento dei costi e le economie di scala

Godere di economie di scala vuol dire godere di vantaggi all’interno di un’industria che possono rivelarsi strategici per assicurarsi una certa posizione all’interno dell’industria e anche per ostacolare l’ingresso di altre imprese.

Si parla di economie di scala di natura pecuniaria o reali:

  • Economie di scala di natura pecuniaria: risparmio che l’impresa può ottenere pagando, per esempio, prezzi più bassi relativamente ai fattori di produzione e questo deriva dal fatto che si può approvvigionare di maggiori quantità di input → pagare meno le materie prime, costi minori per il finanziamento esterno per l’approvvigionamento, costi minori per il trasporto, costi minori per la distribuzione. L’economia di scala è un’economia esterna (= non dipende dalle caratteristiche interne dell’impresa ma dal contesto in cui essa opera e dalla sua forza contrattuale che esercita sul mercato dei fattori di produzione) → vantaggio per l’impresa: approvvigionarsi a costi più bassi rispetto a eventuali competitori.
  • Economie di scala reali: legate all’aumentare del livello dell’output e derivano dal fatto che mano a mano che aumenta il livello di output l’impresa può usufruire di minori input → effetti di costo fisso: arrivati a un certo livello di produzione, certi costi incidono meno
    • Economie di capacità di riserva: legate alla possibilità dell’impresa di non interrompere il suo flusso di produzione quando, magari, alcuni impianti non funzionano;
    • Economia di scorta: le scorte legate ai fatti di produzione aumentano all’aumentare delle nostre necessità di produzione e quindi al nostro output, ma allo stesso tempo aumentano in maniera meno che proporzionale;
    • Rendimento crescente di scala: rappresenta un fenomeno fondamentale all’interno delle economie di scala e deriva dalle indivisibilità tecniche → esistono fattori di produzione che non possono essere divisi e questo garantisce un vantaggio per chi possiede questi fattori + meccanizzazione della produzione: mano a mano che aumenta la scala di produzione, quindi la dimensione dell’impresa, alcuni processi diventano più automatizzati e questo riguarda il modo in cui si deve organizzare l’impresa.
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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bergas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria dell'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pedrini Sabrina.
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