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Università degli Studi di Genova: economia del territorio

Prof. Enrico Musso

Cos’è l’economia? Sviluppo. Concetto di scarsità, tutta l’economia si basa su questo concetto.

Processo di selezione, utilizzo, trasformazione, risorse che vengono combinate per arrivare a qualcosa che crea un’utilità.

Economia:

  • Decidere di usare in un certo modo, e non in un altro, qualcosa di cui disponiamo in una quantità limitata (esempio: usare il nostro tempo per sentire una lezione, anziché andare a mangiare). Fare una scelta fra utilizzi alternativi di un qualcosa che è disponibile in quantità scarsa (in natura) rispetto a tutti gli utilizzi alternativi che si potrebbe farne.
  • Si basa sul concetto di scarsità, ossia quello che dà valore a qualunque cosa. La scarsità in qualcos’altro, in parte può essere risolta attraverso un’attività di trasformazione in modo da rendere maggiormente disponibile, in un determinato contesto spazio-temporale, ciò che serve. Processo di selezione, utilizzo e trasformazione di risorse che vengono combinate per arrivare a qualcosa, una serie di prodotti materiali o immateriali, beni o servizi, che crea un’utilità in capo a qualcuno. Tentativo di organizzare ciò che si ha intorno per una utilità.
  • Economia: oikos (= casa, ambiente, insieme di beni) + nomos (organizzazione, insieme di regole) = “le regole per l’organizzazione delle risorse”. Risorse limitate, il cui utilizzo è organizzato per soddisfare al meglio l’insieme dei bisogni individuali o collettivi. Qualunque scelta economica è una decisione sull’uso di queste risorse (naturali, minerarie, ambiente, lavoro umano, tempo, denaro), scarse rispetto ai possibili utilizzi.
  • Il sistema economico è un insieme di soggetti e interazioni (imprese, mercati, leggi) che realizza questa organizzazione e compie queste scelte.
  • In sintesi: economia = organizzare risorse scarse, suscettibili di utilizzi alternativi, in funzione dei bisogni.

Punti di riferimento

Scarsità (cose presenti in natura in quantità insufficienti, in condizioni scomode, sforzo di organizzazione di quello che si trova intorno).

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Utilità (per qualcuno rispetto a qualcosa). Arriva da determinati oggetti, o da situazioni o beni immateriali, che qualche volta sono già disponibili in natura, mentre altre volte sono frutto di una serie di trasformazioni, serie di attività. Concetto di utilità: nel linguaggio economico, riguarda anche una cosa che nel linguaggio comune non si considererebbe utile (es. quadro alla parete dà una soddisfazione = utilità).

Etimologia: dal greco. Casa, ambiente, beni + norma, regole, organizzazione.

→ Economia: organizzare risorse scarse, concetto di scarsità. Tutto ciò che ha a che fare con risorse scarse.

Microeconomia/macroeconomia: differenza nel punto di vista.

Micro: punto di vista di chi si mette nei panni di uno che agisce economicamente e cerca di capire in relazione a cosa agisce. Nei panni del consumatore e si cerca di capire le regole che muovono il consumatore.

Dall’altra parte c’è chi produce. Tutto ciò che si usa per realizzare un prodotto (dalla manod’opera al materiale). L’impresa cercherà di fare profitti. Da una parte chi realizza la domanda → e dall’altra chi realizza l’offerta. Mercato, luogo dove si incontrano domanda e offerta, storicamente un luogo fisico, oggi è più che altro un concetto, virtuale (compriamo molte cose online).

Macro: per capire come va l’economia nel suo insieme. Analisi per capire se l’economia come somma di comportamenti individuali dà risultati che complessivamente ci vanno bene o no.

Sostenibilità: possibilità che lo sviluppo economico avvenga in modo sostenibile, così che possa continuare nel tempo, senza che distrugga, ad esempio, risorse naturali che possono finire.

Investimento = aumento della capacità produttiva.

Economia viene divisa tendenzialmente in due settori: 1. microeconomia e 2. macroeconomia.

  1. Microeconomia: punto di vista di chi si mette nei panni di uno dei soggetti del sistema economico e cerca di capire come ragiona. Per esempio:
    • Il punto di vista del consumatore di beni e servizi: capire da che cosa dipende la domanda (“la teoria della domanda”).
    • O di chi produce: capire da che cosa dipende l’offerta, come sono organizzati i fattori di produzione, i costi, i ricavi (“la teoria dell’offerta” – profitto = ricavi - costi).

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  1. Macroeconomia: guardare l’economia nel suo insieme, il sistema economico, somma dei comportamenti di chi ne fa parte, il risultato dei comportamenti di tutti, quindi domanda e offerta aggregate. Se si crea una comunità, uno stato con obiettivi comuni, è rilevante l’approccio macroeconomico. Lo stato ha degli obiettivi e determinati strumenti per raggiungerli, ossia le tasse e il reimpiego sotto forma di spesa pubblica.

O del mercato, luogo in cui si incontrano la domanda e l’offerta: storicamente un luogo fisico, oggi largamente virtuale. L’incontro tra domanda e offerta determina un certo equilibrio. I mercati sono strutturati in modi diversi, in base a quanti sono i venditori (per la concorrenza), o in base a quanto il prodotto è omogeneo. (“teoria dei mercati”).

Sostenibilità = possibilità che lo sviluppo economico avvenga in modo che possa proseguire nel tempo.

Economia del territorio

Economia del territorio: si introduce un elemento nuovo, lo spazio (territorio/localizzazione delle attività/distanza come costo/concorrenza), che influenza il funzionamento dell’economia.

Ma economia del territorio è il TERRITORIO di produzione: territorio visto come produzione e localizzazione di tutte le altre attività economiche. Spazio quindi come luogo di localizzazione o come distanza da superare, ovvero come costo che fa sì che un mercato non sia concorrenziale.

Lo spazio determina il differenziarsi della produzione in funzione della disponibilità maggiore o minore dei fattori produttivi. Un concetto molto importante è l’economia di scala: ogni regione del mondo tende a specializzarsi in qualcosa e poi a mandarlo in altre regioni.

→ Base di ciò che chiamiamo GLOBALIZZAZIONE O MONDIALIZZAZIONE DEL MERCATO. Questo ha dei punti a sfavore, ma anche dei punti a favore. La ricchezza pro capite di paesi che sono entrati nella globalizzazione dei mercati è aumentata di 50 volte rispetto a quelli che non sono entrati.

Problema della DISTRIBUZIONE. Nell’ambito delle scelte localizzative scopriremo se una realtà economica significativa come la città (realizza una serie di condizioni particolari favorevoli all’introduzione di valori, all’apprendimento di nuove capacità formative) è sensibile o meno al sistema economico. Bisogna sempre avere un occhio sul territorio economico → questo dà luogo ai sistemi di valorizzazione del territorio: obiettivo di un’intera comunità.

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Che attraverso i rappresentanti decide di portare a termine. Contesto di una certa complessità che ha a che fare con tutte le attività umane.

Le chiavi dell’economia

Il valore economico discende dalla scarsità (naturale o per la fatica/costo di realizzarle) o della produzione. Scarsità rispetto a usi alternativi legata ai concetti di disponibilità e necessità.

È dalla scarsità che deriva il valore ed è dal valore che deriva il processo produttivo.

L’economia è spesso un problema di equilibrio.

Risorse scarse: i beni (perché bisogna produrli), le risorse naturali (perché occorre estrarle e sono limitate), il denaro (perché è intermediario degli scambi), il tempo.

Se un bene non è disponibile (o non in misura sufficiente) acquista valore, il che spinge a produrlo sostenendo anche un costo (o un tempo).

Produzione come “catena di trasmissione” fra bisogni e risorse, viviamo di bisogni che dobbiamo soddisfare:

  • Il bisogno (e l’utilità della sua soddisfazione) spinge al consumo (o domanda).
  • Il bisogno comporta lo sforzo di adattamento dell’ambiente (produzione, offerta).

Le prime “produzioni” sono comportamenti che soddisfano bisogni diretti (consumo: la preda) e indiretti (altre produzioni: le frecce, un bene di investimento che serve per produrre un altro bene). Investimento = creazione di capacità produttiva.

Tendenza dell’economia: specializzare le attività di produzione per usare al meglio possibile il mezzo di cui dispone, dividendo i compiti.

Esigenza di scambio: prima baratto, poi altro elemento di intermediazione di scambi (la moneta, metalli preziosi, purché accettato da tutti). Evoluzione dei pagamenti degli scambi, esigenze di un’economia che va complicandosi.

Soddisfacimento dei bisogni primari: che rispondono a esigenze vitali delle persone (più o meno soggettive, tendenzialmente alimentarsi, ripararsi dal freddo, difendersi) e prime produzioni (caccia, pesca, capanne).

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Da un mondo di consumi primari si passa a uno di consumi più elevati/superiori, in cui troviamo consumi “di lusso”, acquistabili da poche persone (molto denaro in rapporto alla disponibilità di ricchezze o al reddito che le persone del sistema economico dispongono).

Motivazione del comprare “beni di lusso” (bisogni indotti): dimostrazione e imitazione, meccanismi economicamente inspiegabili, per motivazioni psicologiche e sociologiche del consumo. =/ Motivazioni reali per i bisogni reali.

Approccio microeconomico

Per l’analisi dei fenomeni economici, usiamo due tipi di approccio: microeconomico e macroeconomico, studiano tutte e due l’economia con un punto di vista e metodologie diversi.

È l’analisi dei comportamenti dei soggetti del sistema economico ponendosi nel punto di vista di ciascuno di loro, capire la logica del comportamento economico del consumatore che compra per il proprio consumo finale, o dell’impresa (soggetto che combina capitale, tempo di lavoro, materie prime per realizzare un prodotto), e capire le regolarità di comportamento e modalità di ragionamento.

Il consumatore (individuo o nucleo famigliare), soggetto che esprime una decisione, si pone degli obiettivi riconducibili all’utilità, soddisfazione che i diversi possibili consumi gli generano. Concetto soggettivo. Ciascun consumatore esprime un comportamento di domanda per ottenere una soddisfazione diretta dal consumo (anche inteso come fruizione) del bene che acquista, per massimizzare l’utilità dei consumi, per un bisogno finale. Obiettivo: massima utilità, e vincolo di non poter comprare tutto ciò che vuole (reddito e ricchezza di cui dispone in relazione al costo di ciò che vuole comprare, massimo vincolato).

Teorie della domanda (modellizzazione dei comportamenti dei consumatori).

L’impresa vuole massimizzare i profitti (massima differenza possibile tra i ricavi e i costi) – offre beni e servizi (imprese pubbliche che producono servizi) e domanda fattori di produzione. Sforzo di adattamento è la produzione realizzata dall’impresa.

➔ Teorie dell’impresa e discipline gestionali.

I mercati

Consumatori e imprese (o imprese e imprese) si incontrano sui mercati (dei prodotti e dei fattori produttivi). Il mercato funziona in modo diverso in base alle caratteristiche. Forme di mercato (dipendono da numero di soggetti, caratteristiche del prodotto e della produzione, distanze, etc.):

  • Concorrenza (perfetta/imperfetta): molti produttori, prezzi bassi e qualità elevata, spinte all’innovazione (in cui nessuno può condizionare gli altri).
  • Monopolio: un solo produttore, prezzi alti e qualità bassa.
  • Oligopolio: pochi produttori che si condizionano reciprocamente, gioco di azioni e reazioni, i risultati dipendono dal loro grado di collusione o di competizione (mettersi d’accordo, o si fanno la guerra).

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Il mercato non funziona solo negli scambi di beni e servizi che danno un’utilità finale, ma i mercati ci sono ovunque ci siano scambi di ogni tipo. I fattori produttivi (mercato del lavoro) si domandano e si offrono a parti invertite rispetto ai beni di consumo. Esigenze di tutela rovesciate: che sia politicamente preferibile tutelare chi sta dal lato dell’offerta (i lavoratori), anziché dal lato della domanda (le imprese); mentre nel mercato del bene il numero delle imprese è relativamente contenuto e infinitamente minore rispetto ai beni, nel mercato del lavoro il rapporto è rovesciato, i lavoratori sono potenzialmente tantissimi rispetto alle imprese.

Altro mercato di fattore produttivo è quello finanziario, la finanza/il denaro è uno degli elementi fondamentali necessari per realizzare un’attività produttiva: mercato dove a esprimere la domanda di denaro sono le imprese e a esprimere l’offerta di credito sono i risparmiatori, attraverso le banche, e il risultato è che nel mercato di denaro si forma un prezzo, ossia il tasso d’interesse.

Ci sono anche gli Stati, perché le esigenze delle spese pubbliche eccedono le quantità di tasse dai contribuenti che riescono a ottenere. (Maggiore tasso d’interesse per gli Stati non affidabili, minore per quelli affidabili, affidabilità misurata quotidianamente attraverso lo spread).

È auspicabile la regolazione dei mercati e la tutela della concorrenza (dei consumatori, questo determina il maggior beneficio per chi acquista): qualità elevata dei prodotti, a prezzi bassi.

Esistono organismi che verificano che i mercati funzionino in modo concorrenziale e che non ci siano accordi tra oligopolisti.

Approccio macroeconomico

Consiste nel non disaggregare l’analisi del comportamento del singolo attore, ma considerare le grandezze economiche nel loro livello aggregato, cioè complessivo.

Quanto produce un paese? Importante saperlo per vedere come questo cambia nel tempo. Prodotto correlato alla ricchezza delle singole persone.

PIL = prodotto interno lordo, come la ricchezza pro capite si distribuisce.

Base per l’azione politica.

Approccio macroeconomico: valori complessivi. Somma delle produzioni, tutte le imprese → in quel sistema economico. Grandezze aggregate: investimenti, aumento di capacità produttiva. Nel campo della macroeconomia tre “attori”: famiglie, imprese e stato (terzo attore che si inserisce nel contesto). Obiettivi perseguiti a livello collettivo, perché a livello individuale non interessano.

Necessità di una spesa collettiva. Soggetto pubblico che decide in rappresentanza di tutta la collettività di organizzare qualcosa perché utile per tutti (una scuola, un carcere…) → costo coperto attraverso le tasse dei contribuenti. Quando le esigenze di spese pubbliche diventano alte, le economie decidono di coprire una parte delle tasse, l’ammontare che manca. Quindi si crea il debito pubblico o i titoli di stato (titoli di debito dello stato, ovvero quando qualcuno presta qualcosa allo stato), così da non dover aumentare le tasse.

→ Fine anni 20 (1929), crisi economica che fondamentalmente ha condotto alla seconda guerra mondiale → crisi di sovrapproduzione, l’economia mondiale stava producendo troppo rispetto alla richiesta. Quindi licenziano e si deprimono i consumi. In quel momento, alcuni economisti hanno capito che il pareggio di bilancio a tutti i costi poteva fare dei danni. Siamo noi che causiamo la sovrapproduzione. Lo stato deve integrare la domanda mancante facendo cose utili.

Da quel momento in poi, anni 30, aumentiamo la domanda complessiva attraverso un aumento della spesa pubblica. Il bilancio dello stato a quel punto rimane in deficit, ma va bene così perché facevano investimenti. Shock di investimento o di spesa pubblica. Mettere il bilancio dello stato in deficit appare giusto perché fa bene all’economia nel suo complesso, ma solo qualche volta. Dopo la seconda guerra mondiale si inizia a creare deficit e il bilancio dello stato va in rosso. Di questa cosa si è usato ma anche abusato.

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Approccio macroeconomico, si realizza principalmente attraverso incrementi di spesa (con le tasse). Cede all’esterno e riceve dall’esterno importazione. Quanto l’economia di quel paese cede e quanto deve acquistare da altri paesi, quindi dall’esterno. Cose di cui si occupa la macroeconomia. Mentre per la microeconomia serve capire il comportamento degli attori.

→ Ruolo dello Stato, scopo di politica economica, obiettivi/finalità complessivamente utili per uno stato:

  1. Aumento della ricchezza/dell’economia (esistono anche i teorici della decrescita), del valore prodotto e distribuito.
  2. Che si vadano riducendo le disuguaglianze nella percezione di reddito di qualunque tipo da parte delle persone che sono in quel “campo” che stiamo analizzando. Strumento più efficace per fare questo: che tutti possano lavorare → massima occupazione, minima disoccupazione. Deve fare i conti con l’innovazione tecnologica, che fa sì che si possa risparmiare sui mezzi di lavoro → disoccupazione tecnologica.

Il ragionamento della macroeconomia è quello che ci permette di avere una visione d’insieme che ricomponga quegli aggregati dell’approccio microeconomico: del

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher miriamfranco_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia del territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Musso Enrico.
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