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Storia della psicologia - introduzione

Nasce come scienza autonoma intorno alla metà dell'800, è considerata una scienza giovane (ha alle sue spalle circa 150 anni). I suoi oggetti di ricerca, cioè lo studio delle funzioni cognitive, delle emozioni e delle motivazioni degli esseri umani, sono stati oggetto di studio anche di altre discipline, e.g. filosofia e scienze mediche (fisiologia). Si tratta di una vicinanza che spesso diventa una sovrapposizione e obbliga la psicologia a segnare i confini del proprio ambito di ricerca. Questa demarcazione della psicologia rispetto ad altre scienze affini la porta ad affrontare questioni che altre scienze sembrano avere accantonato.

Mettere a fuoco lo statuto epistemologico della psicologia è un compito difficile, in quanto si qualifica come una disciplina pluralistica → dalla sua recente origine a oggi la psicologia non si prospetta come una scienza compatta, unitaria, dotata di un corpo di conoscenze e metodi condivisi all'interno della comunità scientifica. Invece si compone di una pluralità di tradizioni e di orientamenti di ricerca, ciascuno dei quali ha dei propri assunti teorici fondamentali che lo caratterizzano rispetto agli altri, ha delle proprie specifiche metodologie di indagine e aree di ricerca.

Tradizioni di ricerca della psicologia

Le tradizioni di ricerca della psicologia si possono dividere in:

  • Fenomenologica
  • Psicodinamica
  • Comportamentistica
  • Cognitivista
  • Storico-culturale
  • Biologica

Per ciascuna di esse è possibile individuare un nucleo di principi teorici e metodologici specifici, e uno specifico ambito di ricerca che distinguono le varie prospettive.

Carattere pluralistico della psicologia

Perché la psicologia presenta un carattere pluralistico? La mente e il comportamento umano sono entità e oggetti essenzialmente polivalenti → si prestano per loro natura ad essere conosciuti e descritti in modi diversi e spesso incompatibili tra loro. Sotto l'etichetta generica di psicologia non sta un'unica scienza, ma un insieme complesso di discipline e sottodiscipline. I criteri di ripartizione di queste discipline sono molteplici:

  • A volte riflettono l'oggetto specializzato di studio, e.g. psicologia generale, dello sviluppo, clinica.
  • A volte un preciso orientamento teorico, e.g. psicologia sociale.
  • A volte definiscono una tradizione di ricerca nel suo complesso, e.g. psicoanalisi.
  • A volte la disciplina si caratterizza per il suo porsi all'interfaccia tra diverse discipline, e.g. psicofisiologia, neuropsicologia, psicolinguistica.
  • A volte dipende dall'intersezione tra discipline diverse, e.g. incrocio tra psicologia clinica e dello sviluppo → psicologia clinica dello sviluppo.

Alcune di queste discipline hanno una finalità teorico-conoscitiva → mirano ad acquisire conoscenza sul funzionamento dei meccanismi della mente. Esse si possono dividere in:

  • Discipline nomotetiche → nomos (legge), mirano alla ricerca di leggi generali che regolano i fenomeni psichici. Discipline in cui è prevalente il metodo sperimentale.
  • Discipline idiografiche → idion (singolo), hanno a che fare con eventi che hanno il carattere della singolarità. Utilizzano una metodologia conoscitiva detta metodo storico-clinico.

Altre invece hanno una finalità pratico-operativa (trasformativa), e.g. psicologia clinica, del lavoro, dell'educazione. Esistono aree dell'attuale ricerca psicologica in cui la psicologia è riuscita a conseguire lo statuto di scienza empirica, capace di fondare la teoria su solide basi sperimentali, e.g. riguardo le funzioni psicologiche di base, come la memoria, in cui le varie componenti sono state esplorate in maniera esaustiva sia dal punto di vista psicologico che neurologico.

In altri casi la ricerca psicologica mira ad indagare la condotta soggettiva, l'agire dell'individuo, i moventi ad esso sottesi e dunque non a spiegare, ma a comprendere il mondo interiore dei significati espressi dai singoli soggetti. L'equazione personale (ruolo della soggettività individuale, del singolo psicologo) è irrilevante sotto il profilo epistemologico nelle attività pratiche che discendono da discipline come matematica, fisica, chimica, biologia molecolare, medicina, fisica. In psicologia il passaggio da teoria a pratica non è mai lineare, ma è sempre mediato e modulato dalla personalità del singolo psicologo, che non si limita ad applicare meccanicamente le teorie e le tecniche che ha appreso, ma è portato a metterci qualcosa di suo → è inevitabile, perché le pratiche psicologiche implicano relazioni interpersonali sempre esposte all'influenza di variabili individuali.

Domanda sullo statuto epistemologico della psicologia

In base a ciò, la domanda sullo statuto epistemologico della psicologia sembra andare incontro ad esiti scettici, non è paragonabile a quello delle scienze naturali o astratte (matematica). Questo è l'elemento affascinante della psicologia, in quanto riflette la complessità della natura umana e delle relazioni tra gli uomini. All'interno della psicologia esiste quindi una pluralità di modelli, che si modulano in funzione degli orientamenti teorici adottati e dell'ambito di studio e intervento. La complessità dell'oggetto studiato, l'uomo, nelle sue molteplici manifestazioni interiori ed esteriori, individuali e sociali, richiede l'utilizzo di molti modelli epistemologici complessi e differenziati. Questa complessità non implica la caduta in una forma di irrazionalismo (ciò che tutte le teorie si equivalgono, tutti i modelli vanno egualmente bene) → la scelta di un metodo di ricerca e un modello epistemologico dipende dall'ambito in cui il modello e il metodo vengono applicati e dalle finalità (conoscitive o trasformative) che il ricercatore intende perseguire.

Di fronte a questa varietà di modelli, è importante l'approccio storico → è uno strumento critico per il continuo riesame di soluzioni fornite in passato a problemi che spesso ritornano (anche in forma diversa). La ricostruzione storica non mira a decretare la validità o meno delle soluzioni proposte in passato, ma a mettere a fuoco la complessità di motivazioni che hanno indotto i ricercatori a privilegiare determinate aree di ricerca o far proprie determinate metodologie. Storicamente la psicologia si è organizzata intorno a molteplici tradizioni, che a volte si sono combattute, a volte hanno interagito influenzandosi reciprocamente e a volte si sono ignorate. Gli orientamenti sono emersi a volte contemporaneamente, altre volte in momenti successivi, e ciascuno affonda le proprie radici in tradizioni filosofiche e scientifiche diverse. All'origine di ogni importante orientamento ci sono delle originali operazioni fondazionali che hanno il carattere di decisioni epistemologiche/metodologiche → decisioni pre-scientifiche che delineano una specifica rappresentazione dell'uomo e, di conseguenza, organizzano il campo di indagine della psicologia stabilendo quali sono i problemi rilevanti e con quale metodo devono essere affrontati.

Origini della psicologia

Il termine psicologia deriva dal greco psyché (anima) e logos (discorso) → studio o scienza dell'anima. Il termine nasce agli inizi dell'età moderna, circa metà del XVI secolo. I suoi equivalenti nelle varie lingue europee compaiono gradualmente nel corso dei 200 anni successivi. Non è chiaro chi per primo abbia introdotto il termine:

  • Si disputa l'attribuzione del conio linguistico tra Filippo Melantone (teologo della riforma e collaboratore di Martin Lutero) e Marcus Marulus (umanista dalmata, croato, del '500), il quale tra il 1511-1518 avrebbe pubblicato un'opera intitolata “Psychologia de ratioe animae humanae” (Psicologia ovvero sulla natura dell'anima umana). Però non è stata identificata né una copia né un manoscritto di questo libro.
  • Il termine psicologia lo ritroviamo anche in 2 opere di Johann Thomas Freig (dotto tedesco del '500), dal titolo “Ciceroniano” (1575) e “Questioni di fisica” (1579).
  • Il primo uso documentato del termine nel titolo di un saggio si deve a Rodolfo Goclenio, che nel 1590 pubblica “Psychologia hoc est de hominis perfectione” (psicologia ovvero sulla perfezione dell'uomo).
  • La consacrazione definitiva del termine nella lingua latina si deve a Christian Wolff (esponente dell'illuminismo tedesco), → che pubblica 2 opere fondamentali “Psychologia empirica” (1732) e “Psychologia rationalis” (1734).

Con esso Wolff designò una delle 3 parti della metafisica, insieme a ontologia (scienza dell'essere), cosmologia (scienza del cosmo) e teologia (scienza di Dio). Parallelamente all'emergere del termine psicologia, si diffonde anche il termine antropologia (scienza dell'uomo) → studio dell'uomo nelle sue 2 componenti fondamentali: corpo (studiato dalla somatologia) e anima (studiata dalla psicologia).

Nella storia della scienza, la nascita di un nuovo termine non può costituire l'indizio della parallela nascita di un concetto o di una nuova disciplina. Quando un nuovo termine entra a far parte del vocabolario scientifico, deve essere considerato come l'esito di un processo lungo, di un complesso lavoro di ricerca sia teorica che empirica, che alla fine va a rispecchiarsi in quel vocabolo.

Quando intorno a metà '700 inizia a diffondersi il termine psicologia, aveva appena iniziato a svilupparsi un insieme di riflessioni sull'anima che andava acquisendo una relativa autonomia dalla filosofia e dalla medicina (2 discipline in cui fino a quel momento erano state trattate le questioni psicologiche). I contorni di questo sistema di conoscenze erano ancora molto sfumati nel '500, e occorrerà attendere i primi decenni del '700, cioè quando sono state proposte delle definizioni relativamente precise di psicologia tali da caratterizzare questa scienza rispetto agli altri ambiti del sapere umano.

Lo studio dell'anima ha accompagnato l'intero sviluppo del pensiero occidentale. Aristotele (massimo esponente del pensiero greco) ha scritto un'opera, “Intorno all'anima”, in cui nelle prime righe circoscrive il proprio ambito di indagine → dice che farà un “discorso intorno all'anima”, mettendo insieme i 2 termini logos e psyché, che poi secoli più tardi hanno dato origine al termine psicologia.

Uno dei padri fondatori della psicologia scientifica in Germania, Hermann Ebbinghaus (noto per le sue ricerche sulla memoria), al IV congresso di psicologia internazionale di Parigi del 1900, disse che la psicologia ha un “lungo passato ma una breve storia” → la breve storia fa riferimento ai decenni immediatamente precedenti, segnati dall'applicazione del metodo sperimentale all'indagine psicologica e dai primi tentativi di istituzionalizzazione accademica della disciplina, mentre il lungo passato fa riferimento ai secoli e millenni in cui le questioni psicologiche erano oggetto di indagine filosofica e letteraria.

A partire dagli ultimi decenni dell'800, la psicologia ha assunto lo status di una disciplina autonoma dalla filosofia e dalla medicina, e scientifica. Possiamo indicare:

  • 1860 → Gustav Fechner (studioso tedesco, fisico di formazione) pubblica gli “Elementi di psicofisica”.
  • 1875 → William James, ad Harvard, ottiene degli spazi per un laboratorio dimostrativo con valenza prevalentemente didattica di psicologia.
  • 1879 → Wilhelm Wundt ricevette un finanziamento per il primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia.

Venne riconosciuta come disciplina indipendente prima nelle università tedesche e poi nelle altre nazioni europee e negli USA. Le grandi figure del dibattito psicologico di questo periodo furono 3:

  • Gustav Fechner
  • Hermann von Helmholtz
  • Wilhelm Wundt

Grazie alle loro opere la psicologia diventò una scienza sperimentale autonoma e cessò di essere una branca della filosofia.

Il pensiero antico e medievale e il concetto di psyché

Per più di 2 millenni, le questioni psicologiche si sono basate sul concetto di psyché (anima). Nella Grecia antica il termine designava qualcosa di diverso da ciò che intendiamo ora, quindi dall'oggetto di studio della psicologia. Radice etimologica del termine → psyché deriva dal verbo greco psicho, cioè soffiare, respirare, raffreddarsi (forma media e passiva) → psyché letteralmente significa soffio, alito, soffio vitale, respiro, a cui si associano i concetti di fresco e freddo.

Per i greci indicava anche la farfalla, perché sposta aria con il battito delle ali. Un termine associato è anemos, cioè vento, soffio. I latini lo traducono con animus, versione maschile del sostantivo femminile anima. Nella cultura greca (pensiero occidentale) fino al V sec a.C. (era di massimo splendore della cultura greca, che si esprime con Socrate, Platone, Aristotele) non si era sviluppato un sistema esplicito che controllava in modo unitario le sensazioni, i pensieri e le emozioni → ciò che in seguito fu indicato con il termine greco psyché e latino anima.

Omero

Nei poemi omerici (massima espressione letteraria della Grecia arcaica, circa VII sec a.C.) ci sono vari termini che indicano funzioni psicologiche, e.g. nous, cioè comprensione, intelligenza, oppure fren, cioè ragionamento, pensiero discorsivo, designa il cervello, oppure thumos, cioè le funzioni emotive, letteralmente ribollimento, è la sfera dell'emotività, eccitazione, da cui provengono ira, odio, senso di giustizia. Tutte queste funzioni rimanevano tra loro scollegate. Anche il corpo era rappresentato come un insieme frastagliato di parti, non organicamente connesse tra loro. E.g. in alcuni dipinti presenti sulle anfore della “fase geometrica” dell'arte greca, le parti del corpo erano rappresentate come elementi disgiunti. Bisognerà arrivare alla fase classica della cultura greca per vedere il corpo rappresentato come un insieme armonico, organico.

In Omero e nei suoi poemi, il termine psyché indica il soffio vitale la cui presenza nell'uomo si manifesta attraverso il fenomeno della respirazione. Per Omero è anche lo spirito del defunto, che lascia il corpo nel momento della morte per trasferirsi nell'Ade (mondo dei defunti) per condurre un'esistenza larvale, semi-cosciente, alla quale è preferibile la vita terrena degli schiavi. Un corpo vivente muore quando lo spirito vitale lo abbandona, esce da bocca o dalla ferita aperta del vivente. Il soffio vitale in forma larvale (nel mondo dei defunti) conserva i lineamenti della persona a cui apparteneva.

I filosofi naturalisti pre-socratici, tra VII e V sec a.C, con psyché designano il principio originario che anima tutta la natura, compreso l'uomo. Poteva essere identificato con acqua, aria, fuoco, intesi non in senso materiale, ma come qualcosa di incorporeo, di estremamente fine e sottile che sottostà alla mutevole realtà delle cose. Questo duplice significato, cosmologico (attribuito al cosmo nel suo complesso) e individuale (riferito al singolo, in senso psicologico) si mantiene nel corso dell'intero pensiero occidentale.

Platone

In Platone rimane da un lato l'idea di Omero, quindi la psyché è da un lato il principio della vita e dall'altro il principio di sopravvivenza dopo la morte del corpo. Queste 2 connotazioni però assumono un significato nuovo → il termine psyché indica l'anima individuale, l'unità della persona, il principio vitale e il centro delle scelte morali. Si fa strada una concezione dualista del rapporto corpo-anima, che incide sulla tradizione del pensiero occidentale. Platone fu influenzato dalla tradizione orfica → corrente mistico-religiosa, attiva nelle colonie greche dell'Italia meridionale, con cui Platone venne in contatto nei suoi viaggi in Sicilia. Essi affermavano la natura divina dell'anima e ritenevano il corpo come una sorta di prigione dalla quale l'anima deve evadere.

Il dualismo di Platone rispecchia un dualismo metafisico più generale, quello tra il mondo sensibile (sede delle apparenze, del mutamento) e il mondo intelligibile, delle idee (vero, immutabile, eterno). Connesso a ciò è la dottrina Platonica della metempsicosi (reincarnazione) → l'anima è eterna, immortale, si reincarna in vari corpi nel corso del tempo. Platone elabora una prima suddivisione delle funzioni cognitive, lungo un percorso ideale che va dalla conoscenza delle immagini del mondo sensibile, alla conoscenza delle idee del mondo intelligibile.

Questo percorso venne illustrato dal mito della caverna (nel suo dialogo La Repubblica) come metafora della graduale conquista di verità dei prigionieri incatenati in fondo alla caverna, che si liberano dalle catene delle apparenze sensibili attraverso un faticoso percorso di ascesa verso l'alto e riescono a vedere le idee, cioè la realtà vera nella sua essenza.

Suddivide l'anima in 3 componenti:

  • Anima razionale: o nous, è la parte dell'anima deputata alla visione delle idee (“occhio della psiche”), è l'intelletto. L'anima è capace di cogliere le idee perché esse riaffiorano dalla memoria grazie ad un processo di anamnesi (rievocazione) → infatti l'anima ha visto e contemplato le idee in una vita precedente a quella corporea, è per Platone immortale, svincolata dal corpo, nel quale risiede solo momentaneamente.
  • Anima concupiscibile: presiede la dimensione dei desideri.
  • Anima irascibile: presiede la dimensione delle passioni.

L'anima dispone di una sorta di energia innata che ha sede nelle parti non razionali dell'anima (concupiscibile e irascibile) → i desideri e le passioni sono rappresentate nel mito della biga come 2 cavalli di una biga (che rappresenta l'anima), pieni di energia, e ciascuno va nella propria direzione (del desiderio/istinto e della passione). Ma l'auriga (parte razionale) cerca di guidare la biga verso la retta via.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Yrin08 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Antonelli Mauro.
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