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Estetica e tecnologia e utopie degli anni ’60 e ’70

Gli architetti che giunsero a maturità nei primi anni ’60 avevano alcune caratteristiche comuni. L’esperienza della seconda guerra mondiale segnò fortemente gli anni di formazione di questa generazione di progettisti, quasi tutti nati tra il 1915 e il 1930.

I loro linguaggi si sviluppano sullo sfondo del declino dell’international style e, pur rispettando alcuni dei principi guida dell’architettura moderna, non difesero mai una servile autostima. A fondamento di molti progetti vi è una grande fiducia e ottimismo, legati alle conquiste delle scienze e della tecnologia; sono infatti questi gli anni del boom economico e della conquista dello spazio.

Le innovazioni tecnologiche sono viste come possibile mezzo di una nuova architettura, non si è ancora posto il problema della limitatezza delle risorse naturali, così come dell’inquinamento atmosferico.

Metabolismo

A Tokyo nel 1960 si svolse la World Design Conference, organizzata dal gruppo Metabolism composto dagli architetti giapponesi: Kynori Kikutake, Funiko Maki, Masato Otaka e Kiro Kurokawa.

In occasione della conferenza i giovani architetti visionari pubblicano un testo dal titolo ‘‘Metabolism 1960’’, dove raccolgono i loro progetti e le immagini di città utopiche. Il nome del gruppo ‘‘Metabolism’’ ha in sé l’idea del rinnovamento, della rigenerazione e del metabolismo biologico; essi stessi affermano che ‘‘Metabolism è il nome di un gruppo che cerca di offrire una visione concreta della società che verrà in futuro. Noi postuliamo la società umana come un processo di sviluppo cosmico e usiamo il termine biologico metabolismo poiché per noi progettazione e tecnologia non sono nient’altro che poteri vitali dell’uomo’’.

In origine il gruppo doveva chiamarsi ‘‘scuola delle ceneri bruciate’’, legato ai danni dei bombardamenti atomici nella città; difatti l’impegno iniziale del gruppo si basa sulla tematica della pianificazione urbana ma le soluzioni avanzate dei suoi membri, raramente vanno oltre il livello delle semplici immagini di suggestioni visive ma prive di dettagli.

Le loro proposte sono piuttosto suggerimenti sui metodi di pianificazione da usare, alcuni esempi:

  • Maine City (1958), Tower City (1959), Ocean City di K. Kikutake
  • Agriculture City (1960), Flooting City (1961), Helix City di K. Kikutake
  • City in Heaven (1960), Clustensin in the Air (1962) di Isozaki

Nonostante le differenze che li distinguono, i vari progetti sono accomunati dalle idee di espandere la città sul mare verso il cielo oppure si usa terreno artificiale, sovrapposto rispetto a quello esistente con strutture multipiano che incarnano la divisione gerarchica tra la struttura primaria di più lunga durata e la struttura secondaria sottoposta a periodica evoluzione e sostituzione.

A fondamento di tutti i progetti vi è inoltre l’accettazione dell’ineluttabilità della crescita urbana e la coscienza di tale crescita debba avvenire per mezzo della tecnologia. Se si prescinde dalla forma a spirale, derivata dalla struttura del DNA delle Helix City di Kurokawa, o da quelle a nido d’ape nella Flooting City, sempre di Kurosawa, i progetti metabolisti adottano nella maggior parte dei casi il modello della torre in cemento alla quale sono agganciate cellule abitative tipo, definite capsule abitative.

Nell’Ocean City di Kikutake, le torri cilindriche, che sorgono in un arcipelago di piattaforme circolari, sono lo scheletro di supporto delle unità spaziali abitative, così come le torri del Clusters in the Air di Isozaki. La capsula abitativa non è vista come un elemento di integrazione e omologazione, ma come un possibile fattore di diversificazione sociale, come rifugio delle sfere individuali.

L’Expo Osaka del 1970 fornì l’occasione per la realizzazione a scala inferiore, di alcune delle idee dei metabolisti. Qui Kikutake realizzò la Landmark Tower, con l’esibizione di un linguaggio ipertecnologico, è come se si celebrasse la tecnologia. Kurokawa realizza invece il Padiglione Takara, in cui le capsule sono inserite all’interno di un sistema reticolare.

Il risultato maggiore conseguito dalla ricerca metabolica fu forse la Torre Nagakin (’71-72), costruita da Kurokawa a Tokyo, un edificio con capsule residenziali per gli uomini di affari; essa è composta da due torri di 144 unità abitative, ogni capsula prefabbricata è indipendente dalle altre e attrezzata facilmente nel giro di un mese e facilmente sostituibile quando diventano obsolete.

All’interno le capsule apparivano come piccole Case a Capsule. K. (1973) adopera le cellule, cabine di navi, dotate di arredi integrati in plastica. Sempre Kurokawa nelle stesse capsule ad oblò per definire i vari ambienti dell’abitazione.

Kenzo Tange (1913-2005)

Nato ad Osaka nel 1913, è stato un architetto e urbanista giapponese. Kenzō Tange è cresciuto a Imabari sull'isola di Shikoku. Sono i lavori di Le Corbusier che lo portano ad iscriversi alla Facoltà di architettura di Tokyo nel 1935. Una volta laureato entra nello studio di Kunio Maekawa, un discepolo di Le Corbusier, dove lavora per quattro anni.

La maggior parte dei suoi progetti si trova in Giappone, ma anche in Italia ha realizzato diverse opere: a Bologna le torri del quartiere fieristico (1972), a Catania il quartiere Librino. È considerato uno dei principali personaggi dell'architettura del Novecento.

Nonostante non appartenesse al gruppo dei Metabolisti, molte delle soluzioni avanzate dei suoi membri sembrano ispirarsi all’opera di Kenzo Tange. Sono i lavori di Le Corbusier che lo portano ad iscriversi alla Facoltà di architettura di Tokyo nel 1935. Una volta laureato entra nello studio di Kunio Maekawa, un discepolo di Le Corbusier, dove lavora per quattro anni.

Nel 1946 fonda un proprio studio, assistito da alcuni studenti della Facoltà di architettura di Tokyo, tra i quali Isozaki; sempre in quest’anno diventa professore all'Università di Tokyo e crea il Laboratorio Tange. Nei principali edifici che progettò nel decennio successivo, fece uso di una versione aggiornata dei 5 punti lecorbusieriani.

1 - Hiroshima Peace Center (1955)

Nel 1949 la città di Hiroshima è fatta oggetto di un concorso internazionale per trasformarla in un monumento per la pace, e in memoria delle vittime del bombardamento. Impegnato nella stesura di un piano di ricostruzione della città già dal 1946, anno successivo al bombardamento, Tange e alcuni suoi collaboratori ottengono l’incarico per la realizzazione di un complesso composto da un Memoriale e di un Museo.

L’edificio del Museo è un corpo longitudinale sospeso su pilastri e segnato da vetrate verticali e brise soleil lamellari. In contrapposizione il Mausoleo ha un andamento curvilineo che rievoca la forma primitiva della casa preistorica giapponese. Il museo è supportato su pilastri, come i pilotis brevettati di Le Corbusier. Inoltre, l'edificio si articola in cemento armato.

2 - Prefettura di Kagawa (1955-58)

Anche in questo edificio multipiano, poggiato su pilastri, è visibile l’impianto di L. Corbusier. Ma qui l’assemblaggio dei sottili elementi in cemento, travi e pilastri lasciati a vista, rievocano quel montaggio di elementi tradizionalmente in legno. Le colonne sulla facciata portano solo carichi verticali così Tange è stato in grado di progettare una struttura sottile, massimizzando la superficie per la verniciatura.

3 - Progetto per la casa di Boston (1959)

Nel 1959 Tange fu chiamato ad insegnare al MIT di Boston e qui propone agli studenti l’elaborazione di un progetto di insediamento per 25.000 persone sulla base di Boston; si trattava di un insediamento composto da stecche abitative piegate, costituite da singole capsule a sezione triangolare insieme ad una monorotaia, con strade e parcheggi.

4 - Piano per la Baia di Tokyo (1960)

L’anno successivo all’esperienza di insegnamento al MIT, Tange progetta un’ipotesi di sviluppo di Tokyo, insieme ad alcuni collaboratori, come Isozaki e Kurokawa. Il progetto si basa sull’impiego di megastrutture galleggianti sull’acqua, perpendicolarmente a questo sciame, o Cluster, di blocchi abitativi a forma di pagoda, colloca l’asse civico, una lunga catena di cavalcavia autostradali che attraversano la baia.

L’intervento di Tange ha il merito di integrare il proprio intento del sistema dei trasporti e le diverse funzioni urbane in accordo con le linee di sviluppo di una società sempre più proiettata in direzione della tecnologia. Inoltre il piano di Tokyo si fonda su un processo organico-biologico, l’immagine della quale si serve a che alimenterà la fantasia dei Metabolisti, è quella del ciclo vitale che lega il tronco di un albero ai suoi rami e alle foglie.

Il primo rappresenta la struttura primaria fissa e permanente nel tempo, i secondi invece le diverse unità abitative e per il lavoro destinate ad un’esistenza più breve e quindi mutevoli nel tempo.

5 - Centro di Comunicazione di Yamanashi Broadcasting and Press Centre (Kofu 1961-66)

Con il passare del tempo l’architettura di Tange si evolve sempre più in direzione di un’energica espressività materica e volumetrica. Il centro di Comunicazione di Yamanashi si associa molto di più all’approccio formale dei Metabolisti, ma in una forma nobile e monumentale.

Si tratta di un edificio destinato ad ospitare una stazione radio, uno studio televisivo e un editore di quotidiani con camera tipografica. Il programma sembrava implicitamente considerare l’idea di un edificio come una piccola città; è costituita da 16 grosse torri cilindriche di servizio, contenenti impianti, scale e ascensori, collegati da corpi rettangolari orizzontali che ospitano studi ed uffici collegati da un sistema secondario di strutture mobili.

Richard Buckminster Fuller (1895-1983)

È stato un inventore, architetto, designer, filosofo, scrittore e conduttore televisivo statunitense. Fu anche professore alla Southern Illinois University; figura di riferimento per gli architetti degli anni ’60 e ’70 e le loro idee di capsule abitative, fu l’ingegnere Fuller.

Fin dagli anni ’20 egli si occupò di costruire oggetti tridimensionali derivando il proprio immaginario non tanto dalla tradizione architettonica, quanto da fonti matematiche e biologiche. Fuller accettò un incarico in un piccolo college in North Carolina. Lì sviluppò il concetto di cupola geodetica.

Progettò il primo edificio a cupola, estremamente leggero, ma "in grado di sostenere il proprio peso", senza apparenti utilizzi pratici. Il Governo capì l'importanza del progetto ed assunse Fuller per costruire cupole per le installazioni dell'esercito. Vennero costruite migliaia di queste cupole in pochi anni.

I successivi cinquanta anni di Fuller sono documentati con cura in 28 "Diari": sono gli anni in cui crea le sue principali invenzioni nel campo dell'edilizia, del trasporto e delle costruzioni. Con la piccola eredità della madre

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher archifra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e metodi dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università della Sicilia Centrale "KORE" di Enna o del prof Baglione Chiara.
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