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Università degli Studi di Milano – Bicocca

Corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche

I anno

Psicologia dello sviluppo (8 CFU)

Prof. Viola Marina Macchi Cassia

Alessandra Cominelli, matricola 870181

Cosa significa studiare lo sviluppo psicologico

Cosa studia la psicologia dello sviluppo?

La psicologia è una scienza che ha l’obiettivo di studiare il comportamento umano e i processi che lo producono e regolano. Come disciplina scientifica, la psicologia si trova così all’intersezione tra le scienze biologiche e le scienze sociali: prende in considerazione l’uomo, che è una creatura biologica e sociale. Per questo, usa spesso concetti e paradigmi teorici e metodologici provenienti da questi due ambiti.

La psicologia dello sviluppo vuole descrivere e spiegare in che modo il comportamento e i processi che lo producono si modificano durante il ciclo della vita, individuando i fattori che producono tali cambiamenti e le modalità attraverso cui essi (fattori, variabili che agiscono sul comportamento) agiscono in modo diverso nel corso dei vari momenti della vita. Tali fattori e variabili ricadono nella sfera biologica (fattori biologici) e ambientali (fattori ambientali: fisici e sociali). La psicologia dello sviluppo, dunque, indaga sia la biologia che l’esperienza sottostante le modifiche del comportamento durante il ciclo di vita.

Bisogna sottolineare che la psicologia dello sviluppo non è l’ambito della psicologia che si occupa di bambini: non basta che l’oggetto dell’attenzione del ricercatore sia il bambino perché il ricercatore sia ricercatore dello sviluppo; la psicologia dello sviluppo, infatti, non è definita da un oggetto di studio che è l’individuo in una specifica fase della vita, ma studia il cambiamento dei comportamenti nel corso della vita e dei processi che lo regolano, in funzione del tempo (durante il cosiddetto “ciclo di vita”, dal concepimento alla nascita, all’età adulta e alla vecchiaia: nei primi due anni di vita, ovvero durante la prima infanzia, e durante l’adolescenza i cambiamenti, dal punto di vista fisico e psicologico, sono macroscopici!). Si focalizza sulla trasformazione del comportamento durante il ciclo di vita, e non su una specifica fascia d’età: l’attenzione è sul processo che regola il cambiamento del comportamento, e non sul comportamento in sé!

Il ciclo della vita

Il ciclo della vita viene classicamente suddiviso in periodi:

  • Periodo prenatale: dal concepimento alla nascita; dal punto di vista dello sviluppo psicologico (processi sensoriali, motori, cognitivi e percettivi) interessa l’ultimo trimestre della gravidanza.
  • Prima infanzia (infancy): primi due anni di vita, dalla nascita ai 18–24 mesi d’età circa.
  • Seconda infanzia (early childhood): dalla fine della prima infanzia fino ai 5–6 anni d’età circa.
  • Fanciullezza (middle and late childhood): dai 6 agli 11 anni d’età; è il periodo scolare.
  • Adolescenza: transizione che va dall’infanzia fino all’inizio della vita adulta; comincia intorno ai 10–12 anni d’età e finisce tra i 18 e i 22 anni (inizio della young adulthood).

Tipi di cambiamento nello sviluppo psicologico

Il focus della psicologia dello sviluppo, abbiamo detto, è il cambiamento del comportamento che avviene durante il ciclo della vita. Ma a che tipo di cambiamento ci riferiamo? Alcuni termini collegati allo “sviluppo psicologico” provenienti dalle scienze sociali sono:

  • Crescita: dimensione del cambiamento; incremento della massa e della dimensione dell’organismo, di aspetti fisici. È un cambiamento provocato da fattori biologici (processi maturativi) e ambientali (es. alimentazione). Generalmente ha un andamento graduale e lineare: si tratta di un incremento quantitativo descrivibile tramite una curva lineare. Può avere ritmi e intensità diversi a seconda dei momenti del ciclo della vita (es. nel corso del primo anno di vita i bambini hanno una crescita importante: aumenta peso, altezza, circonferenza cranica). I cambiamenti riguardanti la crescita hanno un andamento simile in tutti gli individui della specie; la descrizione del processo di accrescimento è quella che, per esempio, utilizza il pediatra come standard nelle visite al bambino.
  • Maturazione: cambiamenti prevalentemente qualitativi (anche quantitativi) legati al dispiegamento del patrimonio genetico (fattori biologici). Sono cambiamenti che avvengono in egual modo e con gli stessi tempi negli individui di una stessa specie, che condividono lo stesso patrimonio genetico. Es. alcuni processi di trasformazione della struttura cerebrale, come l’incremento del volume cerebrale e la densità sinaptica, sono controllati dai geni, e dunque da processi di tipo maturativo, assieme a fattori ambientali; es. cambiamenti, modificazioni del corpo che avvengono durante la pubertà, sono controllati da processi maturativi (geni).
  • Apprendimento: processo mediante il quale conoscenze e capacità vengono acquisite o perfezionate tramite l’esperienza individuale (ambiente). Per ogni individuo, in vista dell’esperienza, posso avere o meno l’acquisizione di una data capacità (oppure averla in un dato periodo della vita): si tratta di cambiamenti che avvengono in modi e in tempi diversi per ogni individuo. Es. studio, addestramento, condizionamento.

Concetti di sviluppo psicologico

Cosa condivide lo sviluppo, termine riferito al “cambiamento”, con questi termini? Lo sviluppo fa riferimento ai cambiamenti che avvengono in funzione del tempo (tutto il ciclo della vita) all’interno di un’area o più aree del comportamento (e nell’interazione tra queste aree) e dei processi mentali che lo supportano, grazie all’interazione tra fattori biologici (maturazione) e l’esperienza fornita dall’ambiente (apprendimento), a tutti i suoi livelli (individuale, condiviso, specie-specifico: come l’ambiente familiare, es. nascere in condizione di profonda immaturità motoria che caratterizza la specie umana, seppur con diverse aree di differenziazione).

Il concetto di sviluppo:

  • Fa riferimento a cambiamenti quantitativi ma anche qualitativi (spesso mediati da processi non bruschi ma graduali) del comportamento, che mancano nel concetto di crescita.
  • Include l’idea di una parziale programmazione interna genetica e di un ambiente specie-specifico che determinano il comportamento, che mancano nel concetto di maturazione (riguarda trasformazioni fortemente determinate dalla programmazione biologica) e di apprendimento (riguarda le acquisizioni ambientali, che avvengono tramite l’esperienza).

Sviluppo e apprendimento

Possiamo riassumere e vedere ciò nella differenza di significato tra:

  • Sviluppo linguistico: processo con cui tutti i componenti della specie umana, immersi in un ambiente tipico, apprendono in modo implicito e spontaneo a usare il linguaggio e a comprenderne il significato; è qualcosa a cui l’uomo giunge tramite fattori biologici e tramite l’esperienza (siamo esposti al linguaggio già a partire dalla vita intrauterina).
  • Apprendimento di una lingua: processo che si svolge in maniera non spontanea, e che dunque è più complesso e complicato (sarebbe stato meno complicato se quella lingua fosse stata appresa durante la fase di sviluppo linguistico).

Concetti biologici legati allo sviluppo psicologico

Altri concetti legati al concetto di sviluppo psicologico che vengono dalla biologia sono:

  • Ontogenesi: insieme dei processi mediante i quali si compie lo sviluppo biologico dell’organismo individuale (dall’embrione allo stadio adulto e alla morte). Dipende sia dal genotipo (patrimonio biologico) dell’organismo che dall’ambiente in cui il processo si svolge.
  • Genotipo: insieme dei geni che costituiscono il DNA dell’organismo.
  • Fenotipo: insieme delle caratteristiche osservabili di un organismo, derivate dall’estrinsecazione del suo genotipo in un dato ambiente; si evolve nel corso del ciclo della vita (ontogenesi).
  • Filogenesi: insieme dei processi tramite cui la specie, nel corso dei millenni, si è evoluta all’interno del proprio ambiente specie-specifico. È il risultato dell’interazione tra il genotipo, esplicitato nel fenotipo, di una specie e dell’ambiente specie-specifico in cui la specie è inserita.

Studiare lo sviluppo: un approccio dinamico

Studiare lo sviluppo significa studiare il processo del cambiamento che avviene nel tempo, come risultante di fattori biologici e ambientali. Ci si concentra, dunque, sull’ontogenesi, su una scala temporale (ciclo di vita) che caratterizza la vita dell’individuo, che comunque porta con sé anche i cambiamenti avvenuti a livello filogenetico, durante l’evoluzione della specie. Il percorso evolutivo dell’ontogenesi è il risultato dell’interazione tra i fattori biologici, evoluti nel corso dell’evoluzione della specie, della filogenesi, e l’ambiente.

Studiare lo sviluppo, i cambiamenti ontogenetici, significa dunque assumere un punto di vista dinamico, perché lo sviluppo è una sequenza di trasformazioni, e non di prodotti. L’approccio alla psicologia, che caratterizza la stessa psicologia dello sviluppo, è caratterizzato, in questi termini, da un interesse al cambiamento e alla trasformazione, da una prospettiva dinamica: curve che descrivono le trasformazioni.

Focalizzarsi sullo sviluppo

Studiare lo sviluppo significa focalizzarsi sulle trasformazioni del comportamento che avvengono nel tempo, durante il ciclo della vita; bisogna focalizzarsi sulle curve evolutive che descrivono le trasformazioni dei cambiamenti che avvengono nel tempo.

Non bisogna concentrarsi sugli stati che regolano lo sviluppo individuale, ma sulle curve entro cui i singoli stati si collocano e si succedono: bisogna dare uguale peso alla capacità manifestata che si analizza ma anche a ciò che ha preceduto e ciò che seguirà quel determinato comportamento. Es. per comprendere i meccanismi che consentono al bambino di acquisire la capacità di camminare, bisogna concentrarsi sia sulle capacità che il bambino ha manifestato prima, che possono avere un ruolo causale, spesso diretto, sull’acquisizione della capacità di deambulazione autonoma, che sulle capacità più complesse che compariranno successivamente, per le quali la capacità di camminare può svolgere un ruolo critico. Questo perché lo sviluppo è reso possibile da una serie di trasformazioni: quasi sempre il dato comportamento è stato costruito tramite l’esercizio di capacità più semplici presenti in età precoce, la cui assenza non avrebbe consentito al bambino di acquisire gli apprendimenti necessari per la manifestazione del comportamento osservato; egualmente, quel comportamento può risultare critico per lo sviluppo di capacità successive.

Esempi di trasformazioni nello sviluppo

Es. neonato che produce un riflesso motorio: il riflesso della marcia automatica (o dello stepping). Lo schema motorio di estensione e contrazione dei muscoli delle gambe che il bambino esercita producendo il riflesso neonatale dello stepping è lo stesso schema motorio che il bambino, attorno alla fine del primo anno di vita, utilizzerà in forma volontaria (non più riflessa e automatica) per camminare; la domanda di molti ricercatori è: che ruolo gioca la possibilità per il neonato di esercitare quel determinato schema motorio, che è poi critico per l’esercizio della capacità di deambulazione autonoma? Diverse ricerche hanno mostrato che l’esercizio di quel riflesso, presente nel bambino già nell’utero con la funzione specifica di consentire il movimento nel liquido amniotico, è fondamentale per l’acquisizione dello schema motorio volontario della deambulazione autonoma.

Questo approccio dinamico implica l’immaginare il comportamento su cui ci si concentra come il punto di una curva: è importante avere informazioni dettagliate di come una data capacità, un dato comportamento, si modifica nel corso del tempo; è importante avere una curva evolutiva che ne descriva i cambiamenti, mettendo in relazione quella capacità con altri comportamenti più precoci (che apparentemente possono condividere poco con il comportamento oggetto dell’indagine) e altri comportamenti successivi più complessi. Questo perché bisogna dare attenzione a comportamenti che si possono manifestare in forme molto diverse nel corso del ciclo della vita, anche a quei comportamenti che si possono presentare in forma molto diversa da quella matura!

Precursori nello sviluppo psicologico

Le abilità precoci, spesso più semplici, di base, che hanno un ruolo fondamentale per l’acquisizione di abilità più complesse sono chiamate “precursori”: abilità precoci più semplici che hanno un ruolo critico per lo sviluppo successivo di abilità più complesse.

Es. sviluppo emotivo-relazionale: esiste una relazione importante tra il sorriso endogeno (non elicitato da stimoli esterni) e il sorriso esogeno, caratterizzati dall’attivazione degli stessi muscoli facciali, da schemi motori sovrapponibili; sul sorriso endogeno, infatti, si innescano una serie di meccanismi che portano poi al sorriso esogeno, sociale, complesso, che sta alla base dello sviluppo della capacità di attenzione e di comunicazione.

Es. sviluppo linguistico: esiste una relazione tra la capacità riflessa del bambino di spostare l’attenzione, catturata dagli occhi di una persona, nello spazio e la capacità successiva complessa di condividere con un’altra persona l’attenzione, per esempio rispetto a un aspetto esterno della realtà.

Questi precursori sono importanti per il ruolo predittivo della psicologia dello sviluppo: se si è identificata una relazione predittiva tra il grado, l’efficienza con cui una data capacità si manifesta al tempo 1 e l’efficienza con cui si manifesta una capacità a un tempo 2, allora si avrà la possibilità di predire il grado con cui la capacità più complessa si manifesterà al tempo 2; inoltre, si potrà intervenire sulla capacità più semplice rafforzandola, così che il bambino la possa esercitare in maniera ottimale così da derivare gli apprendimenti necessari allo sviluppo della capacità complessa.

Curve dello sviluppo

Lo sviluppo implica una sequenza di trasformazioni che non sempre porta a un miglioramento/incremento. Le traiettorie evolutive, le curve di sviluppo, che descrivono il modo in cui una capacità si sviluppa nel tempo, in molti casi non sono sempre monotoniche, unidirezionali, con andamenti incrementali e lineari.

Queste quattro curve dello sviluppo sono valide per descrivere lo sviluppo di specifiche capacità, che si sviluppano con andamenti diversi; chiaramente, è difficile pensare (curva 3) che una data capacità acquisita, supportata da certe competenze, a un certo punto, venga persa per poi ricomparire; evidentemente, deve esserci un legame tra la manifestazione comportamentale di una capacità e i processi neurali e cognitivi sottostanti che non è sempre un legame lineare e diretto.

Esempi di curve di sviluppo

Curva decrementale

Alcune abilità si estinguono nel corso del tempo. Un esempio è lo sviluppo percettivo: nel primo anno di vita si assiste, in modalità sensoriali diverse (anzitutto acustica), a una modificazione della capacità di discriminazione percettiva. Alla nascita, per esempio, i bambini discriminano i contrasti fonetici di tutte le lingue (es. ba-pa, ra-la); questa abilità, tuttavia, subisce un decremento tra i sei e i nove mesi, che riflette la contemporanea specializzazione dei processi percettivi per la propria lingua materna. Il classico esempio è quello di bambini nati e cresciuti in Giappone e bambini nati e cresciuti negli USA, che nei primi sei mesi di vita sono egualmente bravi a discriminare ba-pa e ra-la; dopo i sei mesi, i bambini giapponesi non discriminano più ra e la: nella lingua giapponese, ra e la non sono contrasti fonetici, non sono usati per identificare parole e significati diversi (a differenza di quanto accade nella lingua inglese); la capacità di discriminazione percettiva, non rinforzata, viene perduta (ciò non accade nei bambini americani).

Lo stesso accade per la capacità di discriminare volti (umani vs non umani, o di razze diverse: i bambini manifestano solo dopo l’anno di età l’“effetto altra razza”, tipico degli adulti, ovvero la capacità di discriminare i volti più frequenti nell’ambiente sociale di appartenenza). Questa atrofizzazione progressiva di capacità è funzionale: si perde una capacità di discriminazione per gli stimoli poco frequenti nell’ambiente di crescita del bambino; è una perdita di capacità che si accompagna a una specializzazione di tale capacità per un sottoinsieme di stimoli, quelli utili al suo adattamento.

Curva a U (U shaped)

Alcune abilità scompaiono e ricompaiono nel corso del tempo; un esempio proviene dallo sviluppo linguistico, dove vi è una fase (durante l’età prescolare) in cui il bambino inizia a espandere le competenze linguistiche apprese, imparando per esempio a declinare i verbi. In tale fase compare il fenomeno dell’ipercorrettismo o ipergeneralizzazione: all’inizio dell’acquisizione della capacità di declinare i verbi (3 anni), il vocabolario del bambino è abbastanza limitato: il bambino ha imparato alcuni verbi, dei quali ha memorizzato sia forme presenti che passate in modo corretto (es. usa il verbo irregolare “aprire”).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandracominelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Macchi Cassia Viola.
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