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Politica economica

La politica economica è un ramo delle scienze sociali che esamina le azioni dell’autorità pubblica sia in ambito microeconomico, cioè per quel che riguarda uno o più settori produttivi, sia in ambito macroeconomico, ovvero con riferimento all’economia considerata nel suo complesso. L’intervento pubblico in economia viene giustificato dal fatto che il mercato possa generare delle situazioni subottimali, i cosiddetti fallimenti di mercato.

Funzioni della politica economica

  • Definisce gli obiettivi socialmente desiderabili.
  • Confronta gli obiettivi desiderati con la realtà economica al fine di individuare le situazioni che possano colmare i gap esistenti.
  • Identifica i compiti che devono essere assegnati a ciascuna istituzione.

Per fare ciò, la politica economica svolge un’indagine su tre diversi livelli: scelte sociali, scelte istituzionali, scelte correnti.

Struttura del sistema economico

Il sistema economico è formato da una serie di reti tra loro interdipendenti tra soggetti che svolgono attività di consumo, produzione, scambio, lavoro, investimento e risparmio con la finalità di soddisfare bisogni individuali perseguendo il benessere materiale e, al tempo stesso, concorrere allo sviluppo dell’economia. Tale sistema è, dunque, formato da una pluralità di sottosistemi:

  • Il sistema di produzione: promuove l’offerta di beni e servizi sul mercato grazie agli investimenti effettuati in produzione ed innovazione.
  • Il sistema dei consumatori: promuove il consumo di beni e servizi in proporzione al reddito percepito.
  • Il sistema creditizio-finanziario: concede il credito alle imprese che possono così investire nella produzione e generare l’offerta di beni e servizi da proporre sul mercato ai consumatori.
  • Il mercato: luogo di incontro di domanda ed offerta di beni e servizi in cui avviene lo scambio grazie all’incontro dei tre sistemi precedentemente descritti.
  • Lo Stato: alimenta il sistema economico mediante la spesa pubblica finanziata con le entrate provenienti dal prelievo fiscale operato nei confronti dei cittadini. Lo Stato definisce ed attua gli interventi di politica economica volti alla crescita dell’economia nazionale.

La scuola interventista

La scuola interventista sostiene che l’intervento dello Stato nell’economia venga ritenuto necessario per:

  • Garantire l’equità;
  • Evitare che l’individualismo danneggi la collettività;
  • Risolvere eventuali problemi di coordinamento;
  • Tramandare alle generazioni future regole e comportamenti che diano origine alle istituzioni.

L’intervento statale è necessario soprattutto in presenza di fallimenti di mercato a carattere sia microeconomico (monopolio, asimmetria informativa, esternalità negative) che macroeconomico (disoccupazione, inflazione, sottosviluppo, squilibri nella bilancia dei pagamenti).

Teoria generale di Keynes

La Teoria Generale promossa dall’economista John Keynes (1936) sostiene che sia possibile raggiungere un livello superiore di benessere all’interno di una società proponendo l’intervento dello Stato nel sistema economico per ridurre la spesa pubblica. Questa teoria è, dunque, a favore dell’interventismo che favorisce la partecipazione dello Stato nella determinazione delle regole in cui deve operare il mercato. Secondo Keynes, infatti, l’intervento statale stimola la crescita economica e l’occupazione.

Principi del liberismo economico

Gli studi successivi al XIX secolo, parlavano di valore sociale della ricchezza, della formazione e conseguente distribuzione di un surplus che mirasse allo sviluppo dell’economia. Si credeva che in un sistema capitalistico operavano forze guidate da un interesse individuale che si assicuravano il mantenimento di un equilibrio di mercato ottimale. Si trattava della politica del laissez-faire.

Principio del liberismo economico fortemente a sostegno del non intervento dello Stato favorendo, piuttosto, la libera iniziativa privata all’interno di un mercato libero in cui si scambiano beni e servizi.

La scuola neoclassica

La scuola neoclassica formata da personaggi quali Walras, Pareto, Marshall e Fisher, si fondava su due principi fondamentali:

  • La razionalità caratterizzante gli agenti economici operanti sul mercato;
  • L’equilibrio di mercato di tipo concorrenziale con flessibilità dei prezzi caratterizzato, dunque, per l’inesistenza di eccessi di domanda o offerta.

L’economista Walras dimostra come in un regime di mercato in cui vige la concorrenza perfetta si determinano dei prezzi di equilibrio che conducono all’eguaglianza di domanda ed offerta in tutti i mercati nonché l’eguaglianza tra costi di produzione e prezzi di vendita per ciascun bene offerto da ogni impresa.

Efficienza produttiva

L’efficienza produttiva dinamica si riferisce alla capacità di innovarsi posseduta dalle imprese che le conduce al miglioramento dei processi produttivi. Si ha, al contrario, efficienza produttiva statica nelle situazioni in cui non si presentano degli sprechi in termini di materie prime o tempo di produzione e si consumano soltanto le risorse necessarie allo svolgimento del processo produttivo.

Teoremi dell'economia del benessere

1° Teorema dell’Economia del Benessere

Il 1° Teorema dell’Economia del Benessere (di Vilfredo Pareto): “Un equilibrio concorrenziale si definisce pareto efficiente se l’allocazione delle risorse risulta tale che non sia possibile migliorare la condizione di un dato soggetto senza peggiorare, allo stesso tempo, quello di un altro soggetto”.

Il criterio di efficienza paretiana è un giudizio di valore e non di fatto. Il teorema stabilisce che identificate le dotazioni iniziali e assumendo che gli agenti economici si comportino rispettando le regole del mercato, si avrà come risultato un’allocazione Pareto efficiente. Questa efficienza si può conseguire attraverso una configurazione istituzionale caratterizzata da un modello di economia decentrata di concorrenza perfetta. L’ottimo paretiano in un’economia di produzione e di consumo richiede un’efficiente allocazione del consumo dei beni, un’efficiente allocazione degli inputs della produzione e un’efficienza generale del sistema economico. Il mercato concorrenziale sfrutta tutti i vantaggi derivanti dalle attività si scambio; il ruolo dello Stato è minimo dato che il mercato riesce a trovare il proprio equilibrio in maniera autonoma; le forze di mercato raggiungono l’equilibrio ma senza garantire l’equità nella distribuzione della ricchezza tra i partecipanti. Ne deriva che il punto in cui il mercato raggiunge un equilibrio potrebbe non corrispondere altresì ad una distribuzione equa della ricchezza.

2° Teorema dell’Economia del Benessere

Il 2° Teorema dell’Economia del Benessere afferma che, attraverso un’adeguata redistribuzione delle risorse, si può conseguire l’ottimo paretiano come equilibrio competitivo. Per cui, modificando le dotazioni iniziali con appositi strumenti di redistribuzione come imposte o sussidi a somma fissa (lumpsum tax), un’economia concorrenziale permette di perseguire qualsiasi stato sociale Pareto efficiente sulla frontiera della massima utilità. Se c’è efficienza, ma non equità, lo Stato può intervenire attuando delle politiche redistributive (politiche di bilancio), adottando imposte progressive e trasferimenti, lasciando poi la funzione allocativa al mercato. La redistribuzione può, tuttavia, disturbare l’efficienza per cui si potrebbe raggiungere l’equità, ma perdere l’efficienza. Il 2° teorema, dunque, suggerisce la divisione dei compiti tra Stato, a cui competono la redistribuzione ed il perseguimento dell’equità, e mercato che è in grado di conseguire autonomamente l’efficienza. Si determina così un appropriato trade-off tra efficienza ed equità.

Concetti di microeconomia

La microeconomia si occupa dello studio delle scelte dei consumatori razionali e delle imprese efficienti, delle interazioni tra scelte ed equilibri e determina in quali particolari condizioni si può parlare di equilibri efficienti. I consumatori e le imprese si qualificano come agenti economici che operano sul mercato e che si presume effettuino delle scelte che si possano definire razionali.

Agenti economici razionali

Si parla di agenti economici razionali quando questi ultimi sono in grado di effettuare scelte ottimali nel senso che assumono dei comportamenti che permettono loro di conseguire i migliori risultati possibili in corrispondenza degli obiettivi che gli stessi si erano preposti inizialmente. Un problema di ottimizzazione si verifica in presenza di tre elementi: variabili oggetto di scelta, funzione obiettivo, insieme delle possibili alternative.

Gli agenti prendono decisioni con riguardo alle variazioni che possono essere controllate e che potrebbero esercitare un’influenza sui risultati attesi. Ne deriva che, nell’assumere certe decisioni, occorre valutare:

  • Tutte le alternative possibili.
  • Tutte le informazioni di cui si dispone.
  • Le alternative vanno ordinate in base alle proprie preferenze.
  • La scelta ricadrà sull’alternativa maggiormente preferita.

L'equilibrio

Si può affermare che un agente si trova in una situazione di equilibrio quando non ha alcun motivo di cambiare le proprie decisioni e i propri comportamenti a meno che non intervengano delle variabili che minaccino di modificare la sua situazione. Un insieme di agenti si dice in equilibrio se i piani individuali risultano essere tra loro compatibili.

Lo studio dell’equilibrio prende in considerazione una serie di problematiche analitiche, ovvero:

  • L’esistenza di un equilibrio.
  • La sua stabilità: un punto di equilibrio si definisce stabile se ci si ritorna dopo aver subito un disturbo a carattere temporaneo.
  • L’unicità dello stesso punto di equilibrio.

La funzione di utilità

Il comportamento del consumatore può essere descritto mediante l’utilizzo di una funzione di utilità dove U(x) è tale che x₁ e x₂ solo se U(x₁)>U(x₂) con x₁ e x₂ corrispondenti a due diversi panieri di beni. In uno spazio a due dimensioni con soli 2 beni x e y, la funzione di utilità sarà U=f(x,y).

Il livello di utilità tenderà ad aumentare al verificarsi di un incremento della quantità consumata dei due beni x e y. L’utilità marginale di un bene x è l’incremento di utilità totale legato ad una variazione infinitesima di x e, espressa in termini matematici, l’utilità marginale corrisponde alla derivata prima dU rispetto ad x: Um = DU/Dx.

Utilità totale e marginale

L’utilità totale è rappresentata da una funzione crescente della quantità del bene oggetto di consumo. L’utilità marginale di tale bene avrà, quindi, valore positivo (Um>0). A ciascun aumento del bene consumato corrisponde un aumento della sua utilità. L’utilità totale tende a crescere meno rapidamente al crescere della quantità consumata di un bene. L’utilità marginale assume, invece, un andamento decrescente.

Il consumatore, soggetto al vincolo di bilancio, sceglie quale paniere tra x₁ e x₂ lo soddisfa maggiormente massimizzando anche la sua funzione di utilità (massimizzazione dell’utilità). Nel punto in cui si registra la massima utilità, la retta di bilancio sarà tangente alla curva di indifferenza.

Teoria del consumo

Il consumatore definisce le proprie preferenze sui panieri di beni disponibili e sceglie tra di loro in maniera razionale al fine di riuscire a massimizzare l’utilità che si può trarre consumando il paniere scelto. Affinché il consumatore possa ordinare i panieri a seconda delle proprie preferenze, è necessario che le preferenze possiedano specifiche caratteristiche:

  • Completezza: consente al consumatore di effettuare un confronto tra i panieri.
  • Transitività: garantisce la coerenza nel giudicare i panieri poiché se, ad esempio, il paniere A è preferito al paniere B, di conseguenza il paniere A sarà anche preferito al paniere C.
  • Riflessività: quando il consumatore deve effettuare il confronto tra due panieri identici, il suo giudizio li riterrà equivalenti.

Le curve di indifferenza

È infinito il numero di panieri che può garantire al consumatore un eguale grado di utilità. L’unione dei panieri che conferiscono lo stesso livello di utilità origina una curva di indifferenza. L’insieme delle curve di indifferenza crea, a sua volta, una mappa di indifferenza. I punti che giacciono sulla medesima curva di indifferenza attribuiscono uno stesso livello di utilità al consumatore.

Le curve di indifferenza che si trovano più in alto e a destra (nord-est del grafico) indicano livelli di utilità maggiore. Le proprietà delle curve di indifferenza sono le seguenti:

  • Sono inclinate negativamente.
  • Le curve di indifferenza che appartengono alla medesima mappa non si intersecheranno mai.
  • Sono convesse verso l’origine.

Le curve di indifferenza sono, dunque, inclinate negativamente dato che al crescere del quantitativo del bene consumato, va ridotto il quantitativo consumato dell’altro bene per mantenere costante il livello di utilità conseguito dal consumo dell’individuo. Le curve non si intersecano tra loro perché, qualora ciò si verificasse, si avrebbe una logica contraddizione.

Margine di sostituzione

Nel prendere le proprie scelte, il consumatore valuta il margine di sostituzione (MRS – marginal of rate substitution) che esprime la quantità di un bene a cui il consumatore è disposto a rinunciare per acquisire un’unità aggiuntiva di un altro bene mantenendo costante l’utilità. Il saggio marginale di sostituzione tra due beni x e y esprime la quantità di y a cui una persona è disposta a rinunciare per consumare un’unità in più di x. Esso misura il valore attribuito dal consumatore ad un’unità ulteriore di un dato bene il cui costo opportunità è rappresentato dalla quantità del bene a cui si è disposti a rinunciare.

In termini geometrici, il tasso marginale di sostituzione tra i beni x e y corrispondente ad un certo paniere è rappresentato dalla pendenza della curva di indifferenza e si può calcolare mediante il rapporto tra l’utilità marginale dei due beni MRS=Δx/Δy.

La pendenza

La relazione tra due variabili si può rappresentare mediante una curva e considerando la sua pendenza (o coefficiente angolare). Quando la pendenza è positiva, la relazione tra due variabili è diretta; se, invece, la pendenza è negativa la relazione sarà inversa. Se la pendenza cambia di segno, la relazione non è monotona.

Elasticità

L’elasticità misura la sensibilità di una variabile alle variazioni percentuali dell’altra variabile.

Vincolo di bilancio

Il vincolo di bilancio esprime il vincolo di spesa del consumatore e deriva dal fatto che le risorse disponibili al consumatore sono scarse e, dunque, limitate. Relativamente a due beni, il vincolo di bilancio si esprime come segue:

S=p₁x₁+p₂x₂

Dove:

  • S=reddito del consumatore
  • p₁ e p₂= prezzi dei beni 1 e 2
  • x₁ e x₂= quantità dei due beni

La retta di bilancio ha un’inclinazione negativa che si esprime come - p₁/p₂.

Domanda e offerta

Si distingue tra domanda e offerta individuale e di mercato:

  • Domanda individuale: corrisponde alla quantità (Q) di un bene che un consumatore desidera acquistare ad un certo prezzo (P).
  • Domanda di mercato: è data dalla somma di tutte le domande individuali.
  • Offerta individuale: corrisponde alla quantità (Q) di un bene che un’impresa produce ad un certo prezzo (P).
  • Offerta di mercato: è costituita dalla somma delle offerte delle imprese in corrispondenza ai prezzi.

Le singole domande individuali variano con il variare dei prezzi, ma anche delle preferenze dei consumatori e della sostituibilità dei prodotti. Le domande individuali dei consumatori avranno poi un riflesso sulla domanda aggregata o di mercato. Se la curva di domanda subisce uno spostamento verso destra, questo implica che si verifica un incremento della quantità di domanda a parità di prezzo. L’offerta individuale, invece, varia con il mutare della tecnologia legata al grado di innovazione disponibile in un dato momento, la sostituibilità tra i fattori produttivi, il numero di imprese presenti sul mercato (concorrenza), le barriere all’entrata, il livello di capacità produttiva di cui dispone la singola impresa.

L’equilibrio sul mercato si raggiunge nel punto in cui domanda e offerta si incontrano e si eguagliano (D=O).

Funzione di domanda

La funzione (o curva) di domanda è ottenibile mediante un’analisi della massimizzazione dell’utilità. Occorre valutare la funzione di domanda di un certo bene rispetto al prezzo corrispondente, mantenendo costante sia il prezzo di un altro bene che il reddito (S) di cui dispone il consumatore. La funzione (o curva) di domanda sintetizza l’insieme delle informazioni sulle modalità in cui i consumatori prendono le decisioni.

La curva di domanda esprime la relazione che intercorre tra quantità domandata ed il prezzo, lasciando costanti le altre condizioni. Tale relazione si considera vera in due casi:

  • Domanda individuale: si prende in considerazione la quantità domandata dal singolo individuo.
  • Domanda aggregata (o domanda di mercato): si prende in considerazione la quantità domandata da parte di tutti i consumatori presenti sul mercato.

Tra prezzo e quantità domandata intercorre una relazione di proporzionalità inversa (legge della domanda). Perciò la curva di domanda ha un andamento discendente (è inclinata negativamente).

Forma diretta: P=f(Q)
Forma indiretta: Q=f (P)

Solitamente si ottiene una funzione di domanda lineare tale che P=a-bQ dove il segno negativo indica la relazione di proporzionalità inversa.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher idp859 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Unitelma Sapienza di Roma o del prof Marchesiani Alessandro.
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