Metrica e musica greca
09/11/2020
Parte monografica: Ditirambo 18, Bacchilide; materiale in PDF su Virtuale.
Parte generale: Nozioni di metrica e musica greca;
- Martinelli, Gli strumenti del poeta: manuale utile e ben fatto, consigliato a chi non ha mai avuto esperienza di metrica o a livelli molto basilari;
- Gentili-Lomiento, Metrica e ritmica greca: trattato di metrica che dà varie cose per scontate, è meno graduale, si rivolge a un pubblico che già ha delle cognizioni di base, lo scopo è recuperare la dottrina metrica antica, soprattutto alessandrina, troppo presto obliterata nella trattatistica metrica moderna;
- West, Greek metre: manuale che fa tesoro dell’esperienza di editore di West, ricca esemplificazione, scansione storica;
- Scelta di autori lirici: specimina di vari autori da analizzare in classe; antologia di Neri;
- West, Ancient Greek Music, cap. 5;
- Comotti, Storia della musica greca;
- Esame: colloquio orale che parte da esercizi di scansione di versi della recitazione e del canto;
Esametro
Verso che ha avuto una lunghissima storia che si perde nel tempo. Si dibatte su quale sia l’origine (vd. Meillet). In epoca ellenistica con Callimaco si raggiunge un raffinamento maggiore, verso sorvegliato dal punto di vista della costruzione e della disposizione delle parole all’interno del verso. Quali sono gli strumenti che un poeta ha per rendere il proprio esametro caratterizzato in una certa maniera? Può giocare sul livello della scelta dei piedi o dattilici o spondiaci: l’esametro è costituito da 6 cellule dattiliche, che possono essere sostituite da spondei; queste sostituzioni hanno degli effetti dal punto di vista ritmico.
Esempio di esametro olodattilico: Od. XI 598: Nekya, Odisseo incontra varie figure tra cui Sisifo, costretto a portare un macigno; per descrivere la caduta del macigno, il poeta usa un esametro olodattilico. Ritmo che fluisce in maniera estremamente rapida: il fatto che non ci siano sostituzioni dà un ethos di estrema rapidità al verso.
Esempio di esametro olospondiaco: Od. XXI 15: al contrario, l’effetto di un verso in cui tutti i dattili siano costituiti da spondei è un effetto di rallentamento, di maggiore nobiltà;
Il poeta poteva giocare per trasmettere all’uditore degli effetti ritmici, pur avendo un unico verso. Non bisogna mai dimenticarsi della dimensione fonica di questi versi, destinati all’oralità.
Mescolanza di spondei e dattili: nell’esametro arcaico ci sono circa una trentina di combinazioni possibili; gradualmente le forme del verso tendono a ridursi, all’epoca di Callimaco le combinazioni diventano circa 20, uno degli ultimi rappresentanti dell’esametro epico, Nonno di Panopoli, usa 9 combinazioni. L’esametro tende a stilizzarsi. Questo tipo di evoluzione non ci stupisce troppo: gradualmente quello che si viene a perdere nella storia del greco è il senso della quantità; nel IV sec. d.C. i versi risentono fortemente non più della quantità per la definizione del ritmo, ma dell’aspetto accentuativo. Si passa da una metrica che è eminentemente quantitativa dall’età arcaica a quella imperiale a una metrica fatta di accenti intensivi dal IV sec. d.C. in poi. Il fatto che i poeti giochino gradualmente sempre meno su questa varietà di forme, è perfettamente inserito in questo contesto di evoluzione.
Esempio di esametro in cui dattili e spondei sono intervallati tra di loro: Il. I 2, verso che gli antichi metricisti chiamavano esametro periodico: dattilo, spondeo, dattilo, spondeo, dattilo, spondeo; ripetersi periodico di un dattilo abbinato a uno spondeo. Effetto di bilanciamento.
Esempio di esametro spondiaco: Il. XI 28. Spondeo in quinta sede. La sostituzione di un dattilo con uno spondeo avviene in modo molto frequente nelle prime quattro sedi, il quinto metro tende ad essere solo dattilico, per una tendenza a mantenere il ritmo il più puro possibile verso la fine dei versi recitati. La parte finale di un verso rimane nell’orecchio alla fine dell’esecuzione di quel verso e ne dà il senso ritmico. Ciò non significa che non vi siano casi come questo in cui il quinto metro è realizzato da spondeo, però è un numero basso di casi, in cui o il poeta non aveva altro mezzo o ha cercato di fare leva su questo elemento per porre maggiore enfasi su una parola che cade nel quinto metro. Gli schemi metrici generalmente non notano qui la sostituzione per questo motivo.
L’ultimo metro dell’esametro è catalettico, composto da sillaba lunga e sillaba indifferentemente breve o lunga per il fatto che dopo seguiva una pausa che recuperava l’eventuale tempo mancante. Non dobbiamo vedere l’ultimo metro come un normale spondeo.
10/11/2020
L’esametro è costituito da 6 cellule dattiliche, l’ultima delle quali è catalettica.
Non è corretto parlare di sillabe, è più corretto parlare di elementi metrici. Paul Maas ha definito l’elemento nella sua Metrica Greca. Con elemento metrico Maas intende una posizione dello schema metrico astratto di un verso. Nello schema metrico dell’esametro per esprimersi in termini maasiani dobbiamo dire che in prima posizione vi è un elemento lungo, longum e in seconda posizione posso avere o due sillabe brevi o una lunga, cioè un elemento biceps1. Faccio riferimento alla sillaba nel caso di realizzazione concreta, l’elemento esprime una nozione astratta. Nel sesto metro, l’ultimo elemento non è biceps, ma è indifferens (viene usato il simbolo della corona per indicarlo). Vi è poi l’elemento libero o anceps ovvero una posizione dello schema metrico che ammette o una breve o una lunga, l’elemento indifferens è un tipo particolare di anceps, perché ricorre alla fine del verso, in altre posizioni del verso quella varietà produce una variazione ritmica del verso che può essere sfruttata variamente dal poeta.
La distinzione tra la lunga che vale due tempi e un elemento breve è un’astrazione, ci sono nella categoria di quelle che designiamo come lunghe sillabe che hanno una lunghezza maggiore rispetto ad altre. Quello che importa è questa opposizione binaria che costringe la durata della lingua entro questi due binari.
Il. I v.1: caso di sinizesi in εω di Πηληϊαδεω e di dieresi in ϊ.
V. 2: ο λομένην, in attico avremmo ολομένην, particolarità della prosodia poetica, cioè qui per adattare questo participio all’esametro, si è escogitata una formula artificiale, non esistita nel linguaggio parlato. Forzatura metrica. Quando in una parola ci sono tre brevi che si susseguono, la prima si allunga. Dopo i poemi omerici, queste parole con prosodia artificiale entrano nell’uso comune al di là dell’esametro, in ἀ ἄ ὕ ὔ ὑ termini come θανατος, νερος, δατος, ο νομα. Abbiamo una cesura tritemimere dopo ο λομένην. Questo tipo di incisione non è ancora pienamente sviluppata nei poemi omerici, ma è destinata ad alcuni casi particolari, cioè quando abbiamo dei versi che si legano in enjambèment al verso successivo2: parola rilevata all’inizio di un verso e che prosegue il senso del verso precedente.
μυρί' c’è chi dice se c’è elisione l’incisione non si sente e chi dice che l’incisione c’è, ma è meno marcata. Ἀ ῖ Seconda ipotesi preferibile. Cesura del terzo trocheo e dieresi bucolica dopo χαιο ς.
1 C’è nel dattilo e negli anapesti, cioè in tutti i casi in cui due brevi possono essere sostituiti da una lunga.
2 Tendenza rilevata da Hermann Fraenkel: l’incisione nella parte iniziale del verso si è venuta sviluppando proprio in questo modo, inizialmente era un fatto sintattico più che metrico. In Callimaco si è compiuta pienamente questa cesura.
Ἄ v. 3: ϊδι προΐαψεν muta cum liquida normalmente fanno posizione nella poesia epica, come in questo caso. ὰ Le incisioni pentemimere ed eftemimere isolano ψυχ ς all’interno del verso. Le incisioni hanno anche un valore espressivo.
ἑ ἑ Ϝ ἑ v. 4: δὲ λώρια, iato apparente, nella radice di λώρια c’è il . Dieresi bucolica dopo λώρια e incisione del ὲ ὲ terzo trocheo dopo δ . La particella δ è pospositiva, prima non può cadere mai incisione.
ᾶ 3 v. 5: Cesura del terzo trocheo dopo π σι e cesura più attenuata dall’elisione dopo δ’.
Od. I v. 1: mοι abbreviamento in iato o correptio epica, ι ha valore semiconsonantico e si lega alla sillaba che segue.
Il. 8 v. 78: incisione pentemimere e dieresi bucolica.
Il. IX ῖ v. 394: cesura del terzo trocheo, γυνα κα il ponte di Hermann non è rispettato, come in Hes. Th. 319.
Cesure
- Cesura pentemimere, cade dopo il terzo elemento lungo o dopo il quinto elemento secondo Maas.
- Cesura del terzo trocheo, occorre dopo la prima breve che forma il biceps del terzo metro.
Una di queste due cesure occorre sempre nell’esametro omerico.
Abbiamo altre incisioni nel quarto metro:
- Cesura eftemimere, cade dopo il settimo elemento.
- Dieresi bucolica, cade alla fine del quarto metro. C’è proprio di una divisione non solo della catena verbale, ma anche della catena ritmica del verso, per questo è una dieresi e non un’incisione. Tendenza a porre fine di parola in certe posizioni prefigura una vera e propria incisione nella fase matura dell’esametro.
- Cesura tritemimere, cade dopo il terzo elemento.
L’incisione doveva avere un valore compositivo, c’erano delle posizioni in cui i poeti preferibilmente ponevano la fine della parola. L’alta percentuale di certe tendenze indica qualcosa di ricercato. In quelle posizioni mettere fine di parola doveva non spezzare l’unità del verso. Possiamo ragionare anche al contrario, andando a vedere dove gli antichi poeti evitavano di mettere la fine di parola (ponti): a metà del verso, alla fine del terzo metro. L’impressione di unità verrebbe a perdersi se trovassimo incisioni in queste posizioni. I versi classici lunghi tendono ad essere divisi e la prima parte è sempre più breve rispetto alla seconda, secondo un senso ritmico ben preciso, la seconda parte più lunga dà l’idea di conclusione.
Ponte di Hermann: tra le due brevi che compongono il quarto metro si evita di far cadere la fine di parola; siamo in una posizione molto vicina alla fine del verso, bisogna evitare di creare l’impressione di una fine di verso anticipata.
3 Fatto banalmente compositivo che non ha un’incisione nell’esecuzione.
12/11/2020
Il. XXII 344-366 esercizio individuale (scansione del verso e cesure)
ἀ ῆ v. 363 νδροτ τα particolarità prosodica. Una sillaba chiusa è una sillaba lunga (la sillaba è breve solo se termina per vocale breve). I papiri di età tolemaica mostrano questo verso scritto senza la nasale, proprio ἀ ῆ perché se togliamo quella nasale e assumiamo correptio i conti tornerebbero. Ma δροτ τα non esiste. Forse già i rapsodi per far tornare la quantità di quella sillaba iniziale dovevano non far sentire quella nasale. Risalire indietro nella storia di questa parola a una sua fase anteriore alla fase testimoniata dalla lineare B, dobbiamo tornare indietro all’epoca del bronzo. Per far tornare i conti dobbiamo pensare alla parola a-nr (nasale e sonante)-ta-ta in cui la dentale epentetica non c’è. Dobbiamo arrivare a un momento in cui la rotante è ancora sonante e non ha sviluppato una vocale d’appoggio. Da qui intuiamo che questo verso formulare è entrato nella tradizione epica nell’età del bronzo.
Formule epiche e cola metrici
Le formule tendono a coincidere con precise sezioni dell’esametro. I vari esempi presentano lo stesso schema: prima parte del verso, hemiepes4:
- ∪ ∪ -∪ -∪ - (hemiepes maschile che arriva alla cesura pentemimere);
- ∪ ∪ ∪ -∪ -∪ - (hemiepes femminile arriva fino alla cesura del terzo trocheo);
Ed enoplio (secondo colon che forma l’esametro): uu-uu-uu- -
Colon è un termine generale che si è specializzato nella terminologia metrica, ha il valore di segmento metrico di dimensioni inferiori ad un verso.
Hes. Op. 1-10 e H. Hom 25: esercizio personale.
Alcune forme imperfette di esametro o esametri zoppi
Sembra mancare un tempo all’interno dell’esametro:
- Esametri acefali: all’inizio manca la lunga;
- Esametri con la vita sottile/ a forma di vespe: come una vespa ha le due estremità del corpo più larghe e la vita sottile, così a questi esametri manca un tempo al centro.
Es. Od. X 141 λιμένα καί: α è breve, ma ci aspetteremmo una lunga.
A questi casi si può dare una spiegazione a partire dalla protostoria dell’esametro. Hanno ragionato in questi termini Bruno Gentili e Martin West: in fondo, l’esametro non è un’unità, ma l’unione di due segmenti cantati a sé stanti. Se li trattiamo come due parti distinte, l’ultimo elemento dell’hemiepes viene ad essere un indifferens. Normalmente all’interno dell’esametro ricorre nella forma indicata prima, ma la posizione ∪ ∪ iniziale dell’enoplio ha in ambito di poesia cantata una varietà di realizzazioni grande, posso avere o – o ∪. Se l’esametro nasce da forme liriche cantate, allora possiamo mettere in bocca a quei cantori dell’età del bronzo proprio quei cola. Nel momento in cui questi versicoli cantati sono confluiti nell’esametro recitato, sono rimasti, ma sono dei relitti fossili. L’unico modo che un rapsodo poteva avere per portare nella performance questi versi a una misura regolare era allungare indebitamente le parole a cui veniva a mancare un tempo. Qui abbiamo parole mai usate al di fuori dell’esametro con una prosodia particolare.
Per gli acefali pure si può pensare a una spiegazione metrica: se ragioniamo sempre dividendo l’esametro in ∪ ∪ ∪ ∪∪ ∪ due parti, - - - - e - - - - ; il secondo caso è sempre un enoplio, la prima parte è una sequenza metrica che troveremo in ambito lirico, un reiziano. Questo esametro nasce da una combinazione particolare, due cola lirici cantati, non consueti, reiziano ed enoplio.
- Esametri dalla coda corta: verso paragonato a un esame con la coda mozzata.
4 Mezzo epos, l’epos è spesso identificato con l’esametro, mezzo esametro.
Il. XI 697: penultima sillaba breve e non può allungarsi in nessun modo. Il fatto che la consonante aspirata potesse essere raddoppiata nella pronuncia non basta a spiegare l’eccezione; non tiene come spiegazione linguistica, la muta è una consonante per definizione momentanea.
Quest’ultimo caso ha avuto un’incidenza a livello di lingua poetica. In un frammento di Antimaco di Colofone, poeta epico attivo in età classica, fr. 18 Bern, il quinto metro è οφιο- che riprende una prosodia particolare di un verso dell’Iliade per un suo componimento, ripresa conscia, erudita.
Esametro ellenistico
L’esametro ellenistico si compiace di questi giochi per mostrare la conoscenza di quei fenomeni da parte del poeta filologo.
Inno ad Apollo
V. 1 cesura del terzo trocheo e dieresi bucolica. Incisione dopo il primo trocheo, perché non si può avere un’incisione tritemimere dopo l’articolo.
Hermann Fraenkel vede che Callimaco pone un’incisione all’inizio del verso in varie posizioni: la più frequente è la cesura tritemimere, ma possiamo trovarla anche dopo il primo trocheo o dopo il primo dattilo. Quando non può ricorrere alla cesura tritemimere la anticipa; più raramente la anticipa addirittura dopo il primo elemento lungo. C’è una certa flessibilità nella posizione di questa incisione.
Quando ragioniamo di prosodia, ragioniamo sulla concatenazione delle sillabe e prendiamo tutto il verso come un’unica parola, quando ci spostiamo sul discorso delle incisioni, ci spostiamo su un piano differente, che non incide dal punto di vista prosodico, ma ha a che fare col senso e con lo stile. Mentalmente scindiamo le parole che sono un tutt’uno nella catena parlata. In questo livello della lingua quello che conta è la fine di parola.
16/11/2020
Il. I 9: al centro abbiamo un’incisione del terzo trocheo.
Sillabazione vuole che la sibilante vada con la sillaba che segue, ma dopo la sibilante c’è sempre pausa sintattica e incisione. Quando parliamo di cesure dobbiamo porci non a livello prosodico, ma a livello semantico-sintattico. L’incisione è un fenomeno strutturale del verso recitato, si lega a livello semantico-sintattico, lavora quindi sulla parola come unità dopo cui può cadere una pausa. A questo livello i poeti giocano molto spesso per creare effetti di pausa di senso o di disallineamento. Stabilire se l’incisione avesse o meno una resa è una questione annosa, in realtà i casi analizzati ci mostrano che non necessariamente c’era una pausa nell’esecuzione, in certi casi è possibile che ci fosse, ma non è una caratteristica inerente all’incisione. Le incisioni attengono l’euritmia, la buona costruzione del verso, dal punto di vista metrico, evita una frammentazione del verso.
Esametro callimacheo
Esametro callimacheo Call
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