Estratto del documento

Macroeconomia

Lezione 1

Introduzione

La macroeconomia può essere definita come un corso che introduce allo studio di modelli in grado di spiegare i nessi causali che sussistono tra queste grandezze. Andremo a studiare le tecniche relative, il PIL reale, tasso di disoccupazione, tasso di inflazione, tasso di interesse.

 Confronto tra Area Euro, USA e Italia la crescita del Pil. Il prodotto interno lordo sintetizza la produzione complessiva di un sistema economico, sempre in un dato periodo di tempo. Quindi è una misura molto aggregata che però ci permette di guardare in modo rapido all’evoluzione dell’economia.

Area negativa  stato di recessione, 2006, 2021-2013 (nell’area euro si scatena la crisi dei debiti sovrani, il timore che si possa causare in uno dei stati uno stato di insolvenza. Ovvero il timore che uno degli stati non riesca a coprire i debiti pubblici e questo porterebbe a politiche di austerità fiscali e quindi a una recessione generale). Nel 2021 c’è un ritorno della crescita del Pil, ma questa è una previsione, perché la rilevazione del PIL avviene trimestralmente ma enti come l’ISTAT hanno previsto una crescita del pil.

Tassi di disoccupazione in Europa e negli USA  il tasso di disoccupazione aumenta durante le fasi di crisi e si riduce nelle fasi di crescita dell’economia, quindi dopo la crisi del 2008-2009 il tasso di disoccupazione aumenta in modo ragguardevole. Aumenta negli USA tra il 2019-2020. Il tasso di disoccupazione pari a 0 non si osserva nell’economia, il tasso di disoccupazione tra 3-4% è un tasso di piena occupazione, e quindi si sale all’8-9% nel giro di un anno.

Inflazione nel 2020, l’inflazione tende ad aumentare nelle fasi positive del ciclo perché la domanda è più sostenuta ed è più facile per le imprese trasferire l’eccesso di produzione o dei costi sui prezzi, invece l’inflazione tende a cadere nelle fasi di recessione. 2009  inflazione negativa, questa situazione è definita deflazione, perché non sono i prezzi a diventare negativi, ma c’è una caduta del livello medio dei prezzi e quindi il tasso di inflazione è negativo, quindi si ha una decrescita del livello medio dei prezzi.

La deflazione è molto temuta, la più grande deflazione nella storia si ebbe durante gli anni ’30 del 1900, durante la grande recessione (-15/-20%). La deflazione è una grande conseguenza della crisi, però può contribuire ad aggravarla. Quando l'inflazione tende ad aumentare, la banca centrale si preoccupa e tende a raffreddare l’economia, quindi aumenta i tassi di interesse, restringe la circolazione monetaria. Questo ha effetti importanti, sull’occupazione e sulla crescita economia.

Negli USA ci sono politiche economiche molto espansive, date dalla grande crisi pandemica. I tassi di interesse a brevissimo termine, governati e fissati dalle banche centrali. Nelle fasi recessive, il tasso di interesse tende a cadere, perché le banche centrali tendono a provocare uno stimolo nell’economia, riducendo il costo del denaro. Nelle fasi espansive, il tasso di interesse tende ad aumentare perché le banche centrali tendono a raffreddare l’economia. La grande novità, dalla grande recessione, sono i tassi a 0, indica il grande sforzo sostenuto dalle due grandi banche centrali (FED e ECB) di sostenere un’economia in grande difficoltà. Se le banche centrali dovessero preoccuparsi di una futura inflazione aumenterebbero i tassi di interesse.

Lezione 2

Nozione di PIL

È una grandezza chiave per la macroeconomia. È il prodotto interno lordo. È rilevato dall’ISTAT, che è l’istituto nazionale di statistica (a livello nazionale abbiamo l’Eurostat). Il PIL è rilevato a frequenza trimestrale, la comunicazione sull’andamento del PIL del terzo trimestre avviene con un certo ritardo, questo perché devono essere collezionate ed elaborate tutte i dati. Questa misura, che è un aggregato eterogeneo è molto contestata, perché non riesce a descrivere il vero benessere di una popolazione, ma comunque in un’unica grandezza si sintetizza l’andamento dell’economia. Una critica famosa al pil fu mossa all’inizio degli anni ’60 da Kennedy che sostenne che il PIL contiene informazioni inutili. Un aumento di produzione di prodotti inquinanti, ad esempio, farebbe aumentare il PIL ma allo stesso tempo anche peggiorare lo stile di vita. A tal proposito, l’ONU, l’ISTAT e altri enti provano a costruire misure più consone.

PIL: produzione e reddito

Al PIL si può guardare da 3 differenti angoli visuali ma che contengono il medesimo significato:

  • Il PIL è il valore dei beni e servizi finali, prodotti in un dato periodo di tempo in un sistema economico. Dà importanza al prodotto finale ed è anche importante il riferimento al periodo di tempo, è importante fissare l’orizzonte temporale.
  • Somma del valore aggiunto realizzato in dato periodo di tempo in un sistema economico. Il valore aggiunto a ciascun stadio produttivo, nel valore aggiunto noi facciamo la differenza tra il valore della produzione e i beni intermedi e quindi questo ci permette di evitare un valore esagerato del prodotto complessivo.
  • Somma dei redditi conseguiti dai soggetti partecipanti ai processi produttivi dell’economia in un dato periodo di tempo. Una certa quantità di input deve essere utilizzata per ottenere il prodotto finale, il valore della produzione possiamo pensarlo come distribuito tra i soggetti economici del processo produttivo e quindi una volta pagati i dipendenti, rimane una quota residua che è il profitto dell’imprenditore. Quindi il valore della produzione è suddiviso sotto forma di redditi ai soggetti economici.

Il PIL dal punto di vista dei beni e servizi offerti è produzione, dal punto di vista di redditi conseguiti dai soggetti partecipanti al ciclo economico è reddito.

PIL come valore dei beni e servizi finali

Y = + +Yp qp q …+ pq Y è il valore della produzione, Y = PIL nominale, ovvero il prodotto misurato in moneta. Questa funzione può essere tradotta in questa equazione: prendiamo la produzione del bene 1 nel tempo t e la moltiplichiamo per il prezzo del bene 1 nel tempo t  ripetiamo questa operazione per gli n beni presenti nella produzione  n∑=γ P q, dove p e q sono il prezzo di mercato e la quantità prodotta del bene i nel tempo t.

scriveremo anche Y =PQ, dove P e Q sono indici dei prezzi e delle quantità.

PIL come somma del valore aggiunto

VALORE AGGIUNTO = VALORE DI PRODUZIONE – VALORE DEI BENI INTERMEDI

Esempio: la farina è un input per la produzione di pane. Quando andiamo a computar e il valore aggiunto nella produzione di pane, al valore del prodotto finale dobbiamo sottrarre il valore della farina utilizzata.

PIL come somma dei redditi

Come fa l’impresa a realizzare un certo volume di produzione? Devo assumere lavoratori, organizzare il processo produttivo e naturalmente dovrà pagare stipendi dipendenti. Il Pil può essere pensato come somma di salari e stipendi, di redditi

PIL = salari + profitti

Dal PIL nominale al PIL reale

In macroeconomia è cruciale la distinzione tra grandezza nominale e grandezza reale.  ((6% tasso di PIL più alto registrato negli ultimi 30 anni))

Esempio: In una certa economia da un anno all’altro si ha avuto un incremento del Pil del 10%. Per poter esprimere questo boom dell’economia, questa crescita economica potrebbe essere dovuta ad una variazione di prezzi di beni. È importante conoscere il pil in termini di beni e servizi e in termini di prezzi reali. Se l’incremento del 10% fosse anche solo per la metà dovuto all’incremento reale del prodotto, questo si prenderebbe anche da sé cura del rapporto debito-PIL. Ogni aumento del Pil, automaticamente tende a curare il rapporto debito-PIL.

In Italia il rapporto debito-PIL è intorno al 160%, con una crescita del 6% del Pil e quindi potrebbe scendere al 155%. La soglia di questo rapporto che non dovrebbe essere superato (rapporto debito-Pil di Maastricht) è 60%, il paese che va oltre a questa percentuale dovrebbe prendere misure restrittive. Per l’Italia sarebbe impossibile rientrare in questa percentuale, le servirebbe mezzo secolo, queste soglie infatti stanno cambiando. Queste soglie secondo alcuni economisti non hanno molto senso.

Dalla relazione di Pil nominale, inteso come PQ  passiamo ai tassi di crescita del Pil nominale che può essere scomposto nella somma del tasso di crescita dei prezzi e del tasso di crescita della quantità dei beni prodotta.

Δy Δρ ΔQ = +y ρ Q

Quindi abbiamo la scomposizione del tasso di crescita del Pil in due componenti, una nominale = ha a che fare con i prezzi e una reale = ha a che fare con le quantità prodotte. Quindi reale e nominale in macroeconomia ha a che fare con quantità vs prezzi e inflazione.

ΔQ è il tasso di crescita del PIL reale mentre ρ è il tasso di inflazione.

PIL nominale

 è la somma in valore monetario dei beni e servizi venduti in un periodo di tempo in un certo sistema economico. Sono le quantità prodotte misurate ai prezzi di mercato, però i prezzi e quantità del periodo corrente.

PIL reale  è la somma del valore dei beni e servizi finali, quindi i beni n prodotti, ma prendendo come riferimento i prezzi di un anno determinato, anno 0. L’idea di base è quella di tenere stabili i prezzi, cioè quale sarebbe il valore del prodotto interno lordo a prezzi costanti? Questo prendere i prezzi di un anno di riferimento, chiamato base, ci permette di studiare l’evoluzione nel tempo delle quantità prodotte.

Domanda: supponiamo che tra t e t+1 il PIL nominale sia cresciuto del 5% ipotizziamo anche di sapere che nel medesimo periodo i prezzi siano rimasti, in media, stabili. È possibile concludere che l’economia stia attraversando una fase positiva? Si, perché il pil nominale è cresciuto e i prezzi sono rimasti stabili e quindi l’incremento è reale, ovvero un incremento di produzione effettiva.

Quindi il pil nominale si ottiene misurando i valori dei prezzi reali in base ai prezzi correnti, con il pil reale i prodotti correnti sono misurati con prezzi di un anno base, anno di riferimento.

Indici di prezzo: il deflatore del PIL

Come si costruisce il tasso di inflazione nel sistema economico? Come si costruisce il livello medio dei prezzi? Nel sistema economico è possibile costruire una pluralità di indici di prezzo. Il più utilizzato è l’indice di prezzi al consumo.

Qui introduciamo il deflatore del PIL, che è un indice del livello medio dei prezzi, che fa riferimento ad un sottoinsieme dei prezzi dei beni che compongono il PIL.

Deflatore del PIL  P = pil nominale / pil reale

Il pil nominale lo possiamo pensare come pq  pil nominale = livello medio dei prezzi x prodotto.

− pt tt-1 = π × 100  Il tasso di inflazione, è costruito sulla base della serie dei deflatori del PIL. Il tasso di inflazione in t è il livello dei prezzi in t meno il livello dei prezzi in t-1, diviso per il livello dei prezzi in t-1, poi per portarlo in percentuale lo moltiplichiamo per 100. È il tasso di variazione del livello medio dei prezzi.

Domanda: esiste un tasso di inflazione in cui non si fa riferimento all’anno precedente, quindi a t-1, ma ad esempio a 12 anni precedenti, t-12? Così come il PIL viene rilevato trimestralmente cosi anche il deflatore del Pil è misurato trimestre per trimestre, t-12 è una misura annuale e si può fare con dati annuali. T-1, se ragioniamo con dati trimestrali è la variazione dei prezzi dal trimestre precedente, se volessimo la variazione annuale sarebbe t-4. (1 = 3 mesi).

L'importanza della distinzione tra grandezze reali e nominali in macroeconomia

È importante non solo per lo studio della macroeconomia, ma anche per il singolo soggetto economico, nella vita quotidiana. Queste grandezze valgono per il futuro, infatti è del futuro che ci dobbiamo informare.

Lezione 3

Indici di prezzo: l’indice dei prezzi al consumo

 

IPC  È l’indice maggiormente utilizzato e monitorato

È un indice rilevato a frequenza mensile, quindi le informazioni sono più rapide, a maggiore frequenza, mentre il deflatore del pil viene rilevato ogni 3 mesi.

p indica il prezzo del bene i al tempo t, con 0 indichiamo il periodo scelto come base, con t si indica il tempo corrente. Questo indice è costruito nella maniera seguente: si costruisce un paniere stabile di beni, questo paniere è fisso fino a quando non si ritiene di dover introdurre modificazioni e quindi il valore del paniere può essere seguito nel tempo. Quindi prendiamo il valore del paniere nel periodo base e lo confrontiamo nel periodo t, il rapporto tra queste due grandezze produce l’indice di prezzo nel periodo corrente.

valore di un paniere fisso di beni nel periodo tIPCt = valore del medesimo paniere di beni nel periodo base

La costruzione del paniere da parte dell’ISTAT

Logica economica della selezione del paniere = l’idea è che in un certo periodo storico possiamo ritenere esista un tipico paniere di consumo di beni e servizi consumati da un soggetto economico (es: famiglie) e questo paniere viene scelto in modo accurato. Il paniere deve riflettere, per essere rappresentativo, la struttura delle scelte delle famiglie. Occorre aggiornare il paniere, altrimenti l’IPC non sarà accurato. Il paniere dell’ISTAT contiene 28.000 famiglie. Nuovi beni e servizi vengono continuamente introdotti nel sistema, noi abbiamo innovazioni su vari fronti, non solo nei processi produttivi ma anche nei prodotti. Nel 2018 il paniere includeva oltre 1500 prodotti, tra cui abbonamenti pay-tv, che però non incideva sui consumi come ora. La rilevazione mensile dell’IPC coinvolge 82 comuni italiani.

Il tasso di inflazione

−p pt tt-1 = π × 100

È il tasso di variazione dell’indice prescelto. Non è altro che il livello medio dei prezzi, che viene estratto da questi indici. Esiste una varietà di indici di prezzo e quindi esistono diversi tassi di inflazione misurati per diversi indici di prezzo. Non ci sono differenze abissali, ma queste differenze possono esistere. Nelle fasi di trend, di crescita dei prezzi, le varie misure dell’inflazione si muovono insieme, ci possono essere nelle misurazioni periodiche delle discrepanze. Quindi esistono diversi indici di prezzo, ma anche all’interno della sfera degli indici di prezzo al consumo esistono tre indici, perché mirano a diverse categorie sociali ed economiche.

Domanda: è possibile registrare un aumento del livello dei prezzi ai quali non sia associato un incremento dell’inflazione? Un aumento dei prezzi non implica un aumento dell’inflazione, e questo si può mostrare in modo matematico. Non c’è un nesso tra inflazione e livello medio dei prezzi perché sono due grandezze diverse.

I 3 diversi indici dei prezzi al consumo costruiti dall’ISTAT

  • NIC  indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività, utilizzato come misura dell’inflazione per l’intero sistema
  • FOI  indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Si riferisce al consumo dell’insieme delle famiglie che fanno capo ad un lavoratore dipendente.
  • IPCA  indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell’unione europea. Questo vuol dire che i criteri di valutazione all’interno dell’UE sono omogenei per i paesi membri.

Gli indici possono fornire differenti misure dell’inflazione se non contengono lo stesso paniere, specialmente  se un dato è mensile e l’altro annuale. ((t-1 trimestrale, t-4 annuale)). L’inflazione negativa si definisce deflazione ed è una crescita negativa dell’inflazione, la più grande deflazione si registrò negli anni ’30, con la grande recessione economica. Quindi due stessi indici possono dare due risultati diversi se misurati su archi temporali diversi. Per alta/bassa inflazione si potrebbe riferire al confronto tra diverse nazioni, tra diversi archi temporali. L’inflazione diminuisce nel secondo dopo guerra, rimane costante negli anni ’50 e verso gli anni ’60 si ha una piccola ripresa, un 6%, che normalmente viene considerata un’inflazione alta perché le banche centrali ritengono che la stabilità dei prezzi si associ ad un tasso di inflazione più basso di questo. Il tasso di inflazione che la BCE ritiene sufficiente è del 2% per l’intera area euro. La vera rottura si ha negli anni '70 e al principio degli anni ’80 si ha un trend (tendenza di lungo periodo), di crescita dell’inflazione dovuto alla crisi petrolifera. L’Italia fa un largo uso di petrolio non essendo produttrice, importa questa sua materia prima. La quadruplicazione di una materia importata porta a degli aumenti della produzione, quindi questo determina alti costi di produzione per dato salire e questo comporta di conseguenza un aumento dei prezzi finali, c’è quindi un aumento per i paesi produttori e una forte perdita per...

Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 72
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 1 Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di introduzione alla macroeconomia Pag. 71
1 su 72
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alice.biasi2002 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di introduzione alla macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Ribba Antonio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community