Metodi contraccettivi
I metodi contraccettivi si dividono in:
- Ormonali: pillola, cerotto, anello
- Meccanici: profilattico, spirale, diaframma
- Naturali: temperatura basale, Billings, Ogino-Knous
La sicurezza di questi metodi si misura attraverso l'indice di Pearl, calcolato in base alla contraccezione su 100 donne per 12 mesi, quindi 1200 cicli: più è alto, più è alta la sicurezza.
Pillola
La pillola, costituita da estrogeni e progesterone (monofasica, bifasica, trifasica), impedisce la maturazione dell’ovulo bloccando la follicologenesi con feedback negativo sull’ipofisi. Mantiene il muco cervicale denso e limita lo sviluppo dell’endometrio rendendolo inadatto all’annidamento dell’ovulo.
Cerotto
Il cerotto dura 7 giorni, quindi 3 in un mese, seguito da una pausa di una settimana in cui avviene la mestruazione. Ha lo stesso meccanismo della pillola ma con meno effetti collaterali perché non viene metabolizzato a livello epatico, e con maggior rischio che venga meno l’effetto contraccettivo perché può staccarsi.
Anello
L'anello si introduce in vagina e può essere lasciato per 3 settimane. Come la pillola, ma ha più probabilità di vaginiti. Contiene estrogeno e progestinici che vengono rilasciati ogni giorno a quote fisse.
Sistema intrauterino
Il sistema intrauterino si inserisce in utero e rilascia un progestinico detto Levonorgestrel, efficace per 5 anni. È consigliato nelle donne che hanno già partorito, perché essendo un corpo estraneo può creare occlusioni e aderenze che portano a sterilità.
Spirale
La spirale, introdotta nell’utero dal medico, rilascia ioni di rame che modificano l'ambiente intrauterino e inibiscono la risalita degli spermatozoi, impedendo l'eventuale impianto dell'ovulo. È controindicata in donne giovani, donne che non hanno ancora avuto figli e donne con disturbi mestruali o malformazioni uterine.
Diaframma
Il diaframma è un cappuccio di gomma o lattice che abbraccia i quattro fornici vaginali, chiudendo il canale uterino. Va inserito prima di ogni rapporto e rimosso dopo almeno 8 ore. È controindicato con utero intro o estroflesso.
Regolazione del ciclo mestruale
Un ciclo inizia con un flusso e termina dopo 28 giorni con l’inizio di un altro flusso. È regolato dall’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio.
L’ipotalamo secerne il fattore di rilascio (GnRH) delle gonadotropine, che stimola l’ipofisi anteriore a produrre LH e FSH.
LH (Luteinizing Hormone)
LH determina la rottura del follicolo durante l’ovulazione e la successiva produzione di progesterone; stimola le cellule della teca interna del follicolo a produrre androgeni. È presente in 7/12milliunità/ml.
FSH (Follicle-Stimulating Hormone)
FSH è responsabile della maturazione follicolare. Nel follicolo, promuove la conversione degli androgeni in estradiolo, che è un estrogeno. È presente in 7-14mill/ml.
Estradiolo
L'estradiolo modula il rilascio del GnRH, causa la sintesi e l’accumulo delle gonadotropine ma ne inibisce il rilascio (feedback negativo), determina il picco di LH ed FSH preovulatorio (feedback positivo) e determina l’accrescimento dell’endometrio.
Progesterone
Il progesterone è responsabile delle modificazioni strutturali dell’endometrio, e indice dell’avvenuta ovulazione. Raggiunge livelli massimi al 21esimo giorno di ciclo. Per vedere se il ciclo è regolare, si può dosare il progesterone dopo 14 giorni e dosare estradiolo, LH, FSH prima dei 14 giorni.
Amenorrea
L’amenorrea è l’assenza di ciclo mestruale. Può essere legata a:
- Anoressia (l’ipotalamo non produce GnRH, di conseguenza LH ed FSH sono pari a 0 → ipogonadotropia)
- Menopausa (avendo esaurito il patrimonio follicolare, gli estrogeni stimolano continuamente l’ipotalamo a produrre GnRH, per cui si avranno livelli di LH ed FSH molto alti → ipergonadotropia)
L’amenorrea può essere primitiva (non è mai avvenuta la mestruazione a causa di: difetto congenito ipotalamico o ipofisario, disgenesia ovarica), o secondaria (dopo il primo periodo di mestruazione non si è più avuta).
HPV e tumori del collo dell’utero
HPV è responsabile nel 99% dei casi dei tumori del collo dell’utero. Lo screening di prevenzione è il pap-test, a cui si sottopone la popolazione femminile oltre i 25 anni, e che consiste in un’analisi citologica che permette di individuare lesioni pre-neoplastiche.
Tipologie di rischio HPV
- Basso rischio (LR): quasi mai associate a carcinomi (tipi 6 a 11), causano condilomi genitali (escrescenze simili a verruche che si manifestano su cute e mucose. Possono essere esterni oppure riguardare vagina e cervice), lesioni cervicali e papillomatosi delle alte vie respiratorie.
- Medio rischio
- Alto rischio (HR): associate a carcinomi (tipi 16 e 18), causano malattie squamose più invasive: neoplasia cervicale intraepiteliale (CIN1), adenoma in situ, carcinoma cervicale invasivo.
Essere portatori del virus non significa avere la malattia. Infatti, l’infezione può regredire, persistere o progredire anche per un anno. Circa l’80% delle infezioni sono transitorie, asintomatiche e guariscono spontaneamente. Esiste il vaccino: Cervarix contro tipi 16 e 18, Gardasil9 contro 9 virus oncogeni.
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