Filosofia della mente
Introduzione alla filosofia della mente
Si possono distinguere diverse scienze della mente, tra cui:
- Psicologia: disciplina empirica con esperimenti perlopiù comportamentali.
- Scienze cognitive: impresa interdisciplinare che ha come oggetto lo studio della mente e vede i processi cognitivi come fenomeni di elaborazione delle informazioni.
- Neuroscienze: discipline che studiano il sistema nervoso. Il legame con la psicologia si è fatto più stretto grazie alle neuroimmagini.
- Psichiatria
- Intelligenza artificiale: settore dell'informatica che ha come fine quello di simulare, con un sistema, quelle competenze umane che diremmo richiedano intelligenza.
Principali posizioni riguardo alla filosofia della mente
- La filosofia della mente è autonoma rispetto alle scienze della mente, ha fini e metodi diversi (analisi concettuale, esperimenti mentali, intuizioni).
- La filosofia della mente deve tener conto dei risultati delle scienze della mente. I risultati delle scienze empiriche possono fungere da premesse per i ragionamenti filosofici.
- Non c'è discontinuità netta tra riflessione filosofica e ricerca empirica (atteggiamento naturalistico). Il naturalismo filosofico non individua un confine netto tra ricerca filosofica ed empirica.
La filosofia della mente contemporanea si situa nell’ambito della filosofia analitica, basata sull’idea che fare filosofia significhi analizzare il significato dei termini, fare un’analisi concettuale (es. Wittgenstein, Frege, neopositivisti). Anche se oggi questa concezione è superata, tradizionalmente il filosofo analitico dà più peso all’argomentazione e all’inferenza logica, mentre quello continentale è più legato alla discorsività. Per la filosofia della mente, tuttavia, sono importanti anche filosofi non analitici, come Cartesio e Leibniz.
Molti problemi di filosofia della mente sono di natura ontologico/metafisica. La filosofia delle scienze della mente è un settore della filosofia della scienza. Tradizionalmente, la filosofia analitica del linguaggio ha un atteggiamento anti-mentalista o anti-psicologista, secondo cui le entità semantiche non sono rappresentazioni mentali. Il pensiero è il senso di un enunciato, il contenuto oggettivo, ma non è l’atto psicologico del pensare (Frege, Wittgenstein). Fare semantica non vuol dire occuparsi di processi psicologici. Negli anni ’60-’70, in qualche misura si è superato l’anti-mentalismo, per esempio con Grice, per il quale sono fondamentali le intenzioni dei parlanti, che sono mentali. Con la “svolta cognitiva” si ha un maggior interesse dei filosofi del linguaggio per le scienze cognitive e una maggiore interazione tra filosofia del linguaggio e della mente.
Domande tipiche della filosofia della mente
- A chi è lecito attribuire una mente?
- Dov’è il confine tra chi è dotato di mente e chi no?
- È una questione tutto o nulla o una questione di gradi?
- Quali sono i “marchi del mentale”?
- È possibile attribuire una mente a un sistema non biologico?
- Quali sono i confini della mente?
- Bisogna avere un corpo per avere una mente?
Problema mente-corpo
Esistono tre principali posizioni riguardo al problema mente-corpo:
- Dualismo cartesiano: la mente è sostanza mentale ontologicamente indipendente dal corpo/cervello.
- Riduzionismo (teorie dell'identità dei tipi): la mente non esiste come sostanza, ma esistono proprietà mentali che possono essere ridotte al corpo/cervello. Si tratta di un monismo materialista (esiste un’unica sostanza, che appartiene alla res extensa).
- Eliminativismo: la mente non esiste tout court, né come sostanza né come proprietà, esiste solo il corpo/cervello con le sue proprietà fisiche.
Per il riduzionismo, i concetti, enti, fenomeni e processi di una certa disciplina o di una certa teoria possono essere ridotti a quelli di una disciplina o teoria più semplice o fondamentale. Per esempio, nella teoria cinetica dei gas, il concetto macroscopico di temperatura viene ridotto a quello microscopico di energia cinetica media delle molecole. Per l’eliminativismo, invece, i concetti, enti, processi e fenomeni di una disciplina o teoria vengono eliminati dall’inventario ontologico di una nuova teoria. Per il riduzionismo il concetto è comunque valido, per l’eliminativismo è un concetto sbagliato. Per esempio: il concetto di flogisto è stato eliminato dalla chimica moderna, quello di etere luminifero dalla fisica moderna e quello di razza umana dall’analisi genetica. Secondo l’eliminativismo i concetti di stati mentali devono essere eliminati, perché non hanno valenza a livello scientifico, sono solo un modo di parlare, esiste solo la dimensione fisica. Si tratta di un materialismo e critica la psicologia del senso comune (folk psychology), che usa atteggiamenti proposizionali (nei confronti di proposizioni), che l’eliminativismo non esistono, vanno eliminati.
Teorie dell'identità dei tipi
Per le teorie dell’identità dei tipi, i tipi di stati mentali sono identificati con tipi di fenomeni neuronali. Esistono stati mentali, ma possono essere ridotti al corpo. Per il comportamentismo, la mente è una scatola nera, il discorso sul mentale deve limitarsi al comportamento manifesto (stimoli ambientali, risposte comportamentali), a ciò che può essere osservato. Il vocabolario mentalista è vietato, non possiamo accedere alla mente, quindi non possiamo parlarne.
Ne esistono due declinazioni, che riflettono i diversi interessi di psicologi e filosofi:
- Comportamentismo eliminativo o psicologico: forma di eliminativismo (Watson, Skinner). Interesse a fondare una scienza empirica.
- Comportamentismo logico o analitico: forma di riduzionismo. Il vocabolario mentalista deve essere analizzato in termini di (ridotto a) vocabolario comportamentale (Carnap, Hempel, Wittgenstein, Quine).
Posizioni funzionaliste
Le posizioni funzionaliste, del funzionalismo computazionale o fisicalismo non riduttivo, sostengono che la mente non esiste come sostanza, ma esistono proprietà mentali che non possono essere ridotte al corpo/cervello. Gli stati mentali sono definiti in termini di relazioni funzionali con le altre istanze (token-identity theories). Non c’è identificazione tra stato mentale e stato fisico, si concilia un’ontologia monista materialista con un atteggiamento anti-riduzionista e anti-eliminativista. Le istanze avranno sempre una realizzazione fisica, ma esse non sono definite da essa, gli stati mentali sono definiti dalle relazioni con gli altri stati mentali.
Causazione mentale
Il tema della causazione mentale riguarda il fatto che stati mentali influenzano altri stati mentali e stati fisici e viceversa:
- Mente → corpo
- Mente → mente
- Corpo → mente
Le posizioni dualistiche assumono che lo stato di res extensa determini lo stato di res cogitans e viceversa, ma ciò è in contrasto con il principio di chiusura causale del mondo fisico, per il quale ogni evento fisico ha una causa fisica. L’intenzionalità è la capacità di qualcosa di stare per, di rappresentare qualcos’altro: oggetti, proprietà, stati di cose. Tale concetto è stato introdotto da Franz Brentano.
Intenzionalità
Ci sono due tipi di intenzionalità:
- Intenzionalità originaria: caratterizza gli stati mentali.
- Intenzionalità derivata: caratterizza enunciati, rappresentazioni esterne, immagini, che rappresentano qualcos’altro a condizione che ci sia qualcuno che le interpreti.
Gli stati intenzionali, come credenze, desideri, speranze ecc. sono diretti, puntano o tendono verso qualcosa, un oggetto o un contenuto intenzionale, che potrebbe anche non essere presente o non esistere. Come rendere conto dell’intenzionalità? Può essere spiegata in termini naturalistici? Può essere oggetto di una teoria scientifica? La folk psychology si basa su spiegazioni intenzionali.
Marchio del mentale
La questione del marchio del mentale riguarda la domanda: cosa caratterizza una mente? Alcune possibili risposte sono:
- Intenzionalità (Brentano)
- Accesso privilegiato agli stati mentali
- Razionalità
La coscienza è intesa come essere coscienti, avere consapevolezza (consciousness). Ned Block distingue tra:
- Coscienza d’accesso o cognitiva: capacità di ragionare a proposito dei nostri stati mentali.
- Coscienza fenomenica: legata al fatto di provare qualcosa, di avere dei qualia. Gli stati fenomenici sono percezioni, sensazioni, emozioni ecc. che hanno un certo aspetto qualitativo ed esperienziale.
Block formula l’esperimento mentale dei qualia invertiti, nel quale si ha un uomo con lo spettro invertito, cioè quando egli vede il rosso ha la sensazione personale che hanno gli altri quando vedono il verde e così via. Dal punto di vista del comportamento manifesto, non ci sarebbero differenze dagli altri, l’architettura degli stati mentali è uguale. Ciò che fa la differenza sono i qualia, ovvero gli aspetti qualitativi ed esperienziali responsabili del carattere fenomenico di alcuni stati mentali.
Dualismo
Una sostanza è ciò che possiede delle proprietà. Gli individui (oggetti e cose) che possiedono proprietà fisiche e/o mentali, sono sostanze, così come tutto ciò di cui si può predicare qualcosa. Una proprietà è ciò che può essere attribuito a una sostanza, a un individuo. Alcune proprietà mentali sono: avere sensazioni, credenze ecc. Quando un individuo istanzia una certa proprietà vi è uno stato o evento corrispondente.
Secondo il dualismo delle sostanze (ontologico), mente e corpo sono due sostanze ontologicamente distinte e indipendenti (mentale e materiale, res cogitans e res extensa), che nel caso degli esseri umani sono in qualche modo connesse (Platone, Aristotele, Tommaso). René Descartes, che si inserisce in questa corrente, formula il dualismo cartesiano secondo cui:
- Esistono due sostanze distinte e indipendenti.
- Esse sono caratterizzate da proprietà essenziali, o attributi, totalmente differenti.
- Il modo in cui si acquisisce conoscenza di esse e delle loro proprietà essenziali è radicalmente diverso.
C’è una differenza ontologica ed epistemologica. La conoscenza della res extensa deriva da processi empirici, mentre quello della res cogitans deriva da un accesso diretto, non mediato da osservazione e misurazione. La res extensa consiste nel mondo fisico, nel corpo/cervello e la sua proprietà essenziale è quella di essere spazialmente estesa. La res cogitans consiste nella mente, che è qualcosa in più della somma delle sue proprietà, e la sua proprietà essenziale è quella di essere pensante. A essa si ha accesso epistemico con immediatezza, privatezza (accesso in prima persona), infallibilità (non mi posso sbagliare rispetto alle mie credenze) e trasparenza (le mie credenze sono subito davanti a me).
A favore del dualismo abbiamo:
- Introspezione (intuizione interiore).
- Intuizioni del senso comune.
- Unità della mente e divisibilità del corpo.
- Argomento modale.
L’argomento modale di Cartesio sostiene che: se posso concepire una cosa senza l’altra, sono certo che siano due cose diverse. Posso concepire il mio essere pensante come distinto dal corpo, quindi sono distinti. Il ragionamento si sviluppa come segue:
- Posso concepire che la mia mente esista senza il mio corpo (assunto).
- Se posso concepire ciò, allora è possibile che la mia mente esista senza il mio corpo.
- È possibile che la mia mente esista senza il mio corpo (da 1, 2 e modus ponens).
- Se ciò è possibile, allora la mia mente non è identica al mio corpo.
- La mia mente non è identica al mio corpo (da 3, 4 e modus ponens).
- La mia mente è un’entità (sostanza) diversa dal mio corpo (corollario di 5).
Nella premessa 4 si dice che, se è possibile che la mia mente esista senza il mio corpo, allora non è identica al mio corpo: ◊(A <> B) → A <> B ossia A = B → □(A = B). Dopo Kripke, i filosofi tendono ad accettare questo principio. Il principio della necessità dell’identità sostiene: A = B → □(A = B), cioè A = B in tutti i mondi possibili. Tale principio vale qualora A e B siano designatori rigidi, ovvero termini che hanno lo stesso riferimento in tutti i mondi possibili (nomi propri e nomi di generi naturali) (secondo Kripke e Putnam). Le descrizioni definite non sono designatori rigidi e quindi non vale il principio di necessità dell’identità. Il fatto che A = B sia un’identità necessaria non comporta, però, che sia conoscibile a priori (es. Acqua = H2O, Espero = Fosforo). Il punto 4 dell’argomento modale si basa sul principio di necessità dell’identità e quindi è accettato dai filosofi. Per quanto riguarda la premessa 1, invece, è messo in discussione che sia così ovvio, inoltre, nella premessa 2, Cartesio passa dalla concepibilità alla possibilità. Due possibili contro-esempi a tale fallacia sono:
- È concepibile che il principe si trasformi in un rospo, ma non è metafisicamente possibile (soprattutto per gli essenzialisti).
- I viaggi nel tempo sono concepibili, ma logicamente impossibili.
La concepibilità non garantisce la possibilità. La concepibilità riguarda il piano epistemico, mentre la possibilità riguarda il piano metafisico.
Interazione mente-corpo
Come interagiscono mente e corpo? Esiste la causazione mente-corpo, ma è di tipo speciale, che in incontriamo nel mondo materiale. Tale tesi nega il principio di chiusura causale del mondo fisico, perché esiste una causazione mentale-fisica. Se si vuole salvare il principio di chiusura causale occorre negare la causalità del mentale. Esistono tre possibilità:
- Parallelismo (Leibniz): non esiste causalità diretta del mentale sul fisico, gli stati mentali agiscono causalmente su quelli mentali e quelli fisici sui fisici, ma essi procedono in modo parallelo. C’è parallelismo tra stati mentali e stati fisici, sono sincronizzati tra loro (da Dio).
- Occasionalismo (Malebranche): l’intervento di Dio è continuo sugli stati mentali e fisici per sincronizzarli, non c’è causalità tra mentale e fisico.
- Epifenomenalismo (Huxley): gli stati mentali sono l’epifenomeno di stati fisici, c’è causalità tra gli stati fisici, mentre quelli mentali non hanno potere causale tra loro e su quelli fisici.
Una posizione alternativa contemporanea sostiene che non è vero che mente e corpo sono caratterizzati da proprietà essenziali (attributi) uniche e distinte. Tale posizione accetta il dualismo e la causalità mentale, accetta il principio di chiusura causale del mondo fisico, ma sostiene che la mente può essere spazialmente estesa come il corpo. Si tratta di un dualismo delle sostanze non cartesiano sostenuto da E. J. Lowe. Egli propone un argomento, per sostenere la propria tesi, secondo cui, una statua non è identica al materiale che la compone, si tratta di entità diverse, la statua continua a esistere anche se si sostituisce o si elimina parte della materia. Un esempio analogo è quello della nave di Teseo, in cui si afferma che non posso identificare la nave con le assi che la compongono, perché esse possono essere mano a mano sostituite, ma la nave continua a esistere. Mente e corpo sono, allo stesso modo, sostanze ontologicamente diverse. È un dualismo non cartesiano perché anche la mente ha proprietà spazio-temporali legate all’estensione. La mente ha una composizione materiale, non c’è contraddizione tra dualismo, causalità mentale e principio di chiusura causale. La composizione materiale della mente è ciò che garantisce la causazione mentale.
Problemi del dualismo
- Inefficacie nel rendere conto della causalità mentale.
- Accesso privilegiato, autorevolezza della prima persona: impossibile conoscere le altre menti.
- Gli stati mentali sembrano essere esclusi dall’indagine scientifica.
Comportamentismo
Il comportamentismo si pone come reazione al dualismo, si tratta di un monismo fisicalista (unica sostanza). Esso si sviluppa nei primi decenni del ’900 in psicologia e un po’ dopo in filosofia (neopositivismo, Quine, Wittgenstein). Nelle "Ricerche filosofiche", Wittgenstein adotta un atteggiamento vicino al comportamentismo, in quanto critica il linguaggio privato e presenta l’argomento del “The beetle in the box”. Gli stati mentali privati, secondo Wittgenstein, essendo accessibili solo a noi stessi, non possono essere la base del discorso sulla mente. Se ognuno facesse riferimento ai propri stati mentali incomunicabili, non ci sarebbe comunicazione, invece c’è e quindi il discorso sul mentale non può basarsi sui nostri stati privati, ma deve basarsi sul comportamento.
The concept of mind
In "The concept of mind" (1949), Gilbert Ryle sostiene che considerare la mente come entità, sostanza, è un errore categoriale. La si rappresenta come se appartenesse a una categoria (delle sostanze), quando appartiene a un’altra e la mente, così, ci appare come un “fant
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