Estetica
Prof. Enrico Terrone
Bibliografia
- La metafisica della bellezza, Nick Zangwill (2011), Marinotti, Milano.
- Filosofia dell'arte contemporanea, Elisa Caldarola (2020), Quodlibet, Macerata.
Il giudizio estetico
I giudizi si possono suddividere in:
- Giudizi descrittivi: attribuiscono alla cosa in questione delle caratteristiche indipendenti da chi parla, asserendo come stanno le cose. Si giustificano con osservazioni e spiegazioni e possono avere senso anche in assenza dei soggetti. Possono vertere sulle qualità primarie dell'oggetto (oggettive, che appartengono alle cose in sé, come le proprietà spaziali), o su quelle secondarie, che dipendono dagli effetti che l'oggetto suscita sull'osservatore (es. colore), anche queste sono oggettive ma hanno a che fare col sistema percettivo.
- Giudizi valutativi: esprimono gli effetti che la cosa in questione produce sul parlante, valutano le cose instaurando implicitamente un paragone tra come esse sono e come dovrebbero essere. Si giustificano con argomentazioni che si richiamano a norme e valori e sembrano avere senso solo in rapporto ai soggetti e alle loro reazioni.
L'estetica si occupa di un certo tipo di giudizi valutativi, infatti questi si suddividono ulteriormente in:
- Giudizi etici: valutano ciò che noi facciamo al mondo, il nostro output, gli effetti che produciamo nel mondo. Valutano il volere e l'agire.
- Giudizi estetici: valutano ciò che il mondo fa a noi, i nostri input (sensazioni, percezioni ed esperienze), il percepire e l'esperire.
I padri fondatori dell’estetica sono Baumgarten, Hume e Kant. Le tre critiche di Kant, infatti, corrispondono ai tre tipi di giudizi:
- Critica della ragion pura: giudizi descrittivi.
- Critica della ragion pratica: giudizi morali.
- Critica del giudizio: giudizi estetici/edonici.
I giudizi estetici ed edonici valutano positivamente il loro oggetto per come appare e la reazione soggettiva gratificante che esso suscita. Gli edonici valutano solo nella prospettiva del parlante (es. "mi piace"), mentre gli estetici ambiscono a qualche forma di condivisione con una vena normativa (es. "è bello").
Anche nel caso di un giudizio estetico negativo come: "è bello ma non mi piace", il parlante si qualifica come eccezione a una norma, constatando una divergenza tra il giudizio edonico e quello estetico. La giustificazione del giudizio edonico è immediata (es. "perché sono fatto così"), mentre quella del giudizio estetico richiede delle ragioni più articolate, che fanno riferimento sia alle caratteristiche dell'oggetto sia a principi, norme, valori, tradizione e abitudini che il parlante condivide con i suoi interlocutori.
I giudizi estetici aspirano a essere corretti e corrono il rischio dell'errore. Sia i giudizi etici che quelli estetici tendono alla condivisione e alla normatività (Hume) o universalità (Kant). Infatti, l'etica dice ciò che dovrebbero fare tutti, il buono è ciò che dovrei fare anche se fossi un'altra persona (imperativo kantiano). Allo stesso modo, l'estetica dice cosa dovrebbe piacere a tutti, il bello è ciò che dovrebbe piacermi anche se fossi un'altra persona.
Per Kant, per quanto riguarda la morale si possono trovare dei principi validi per tutti (massime dell’imperativo categorico), mentre il giudizio estetico deve essere disinteressato, indipendente da particolari interessi come preferenze, desideri ecc. che mi contraddistinguono come individuo. Un giudizio che dipende da interessi individuali è quello edonico. Il bello ci offre un piacere che noi consideriamo appropriato. Nella prospettiva kantiana, disinteressato è ciò che non è ricercato per giungere a qualcos’altro, non c’è interesse strumentale, ma basta l’esperienza della percezione.
Un’altra prospettiva è quella dell’estetica evoluzionistica, secondo la quale il giudizio estetico è un mezzo per orientare nella scelta del partner per la riproduzione. I giudizi estetici possono vertere su oggetti naturali o su oggetti artistici. Questi ultimi valutano oggetti creati dagli esseri umani al fine stesso di essere valutati. In questi casi si valuta anche l’attività di chi ha prodotto l’oggetto, quindi non solo il suo apparire, ma anche il processo che ha portato alla sua creazione. In arte, per avere un pieno apprezzamento, non basta percepire l’opera, ma serve avere anche delle informazioni sulla sua produzione.
Per Hegel, il giudizio artistico è paradigma del giudizio estetico e da qui viene la sua concezione dell’estetica come filosofia dell’arte. Secondo Kant, il giudizio artistico è una forma eccentrica e impura, se non spuria, di quello estetico, mentre per Hume l’arte è dominio proprio dell’estetica. Una visione cristiana del mondo come opera di Dio crea una connessione tra l’opera d’arte e la bellezza su cui riposa l’estetica come noi la concepiamo. La distinzione tra estetico e artistico riguarda il soggetto del giudizio, infatti, in quello artistico il soggetto concerne l’opera d’arte, mentre in quello estetico può concernere qualunque cosa.
Esiste una grande varietà di predicati estetici, che rappresentano la varietà dei nostri modi di reagire all’apparenza delle cose, o la capacità delle cose di suscitare in noi certe reazioni. Il giudizio attribuisce delle proprietà a un soggetto tramite dei predicati, che possono essere positivi o negativi. I giudizi si basano sulle esperienze.
Per esempio, il giudizio descrittivo: "Il cielo è nuvoloso" si basa sulla percezione del cielo da parte del parlante. Il giudizio si basa sull’esperienza estetica. Questa, per alcuni filosofi è riconducibile alla combinazione di percezione, attenzione, immaginazione ed emozioni, mentre per altri è uno stato mentale sui generis (per esempio, nella prospettiva kantiana, il suo tratto distintivo è il disinteresse). Tuttavia, non è certo che esista un’esperienza estetica, perché potrebbe essere solo frutto di percezione.
Kant parla di antinomia del gusto, secondo la quale ci sarebbe una soggettività del giudizio, ma una pretesa di condivisione allo stesso tempo. Ma come può un giudizio basato sulla reazione soggettiva di piacere/dispiacere ambire alla condivisione? Esistono due possibili soluzioni:
- Condivisione come universalità (Kant): come nell’estetica evoluzionistica e nella neuro-estetica, si ipotizza l’esistenza di un modulo universale per l’apprezzamento estetico legato alla conformazione del cervello e uguale per tutti (analogia con la grammatica universale di Chomsky). Secondo un filosofo come Ramachandran, siamo dotati di aree del cervello che reagiscono in modo uguale agli stessi stimoli, quindi tutti saremmo uguali a livello cognitivo.
- Condivisione come costruzione sociale (possibile lettura della "gusto" di Hume): sono i critici autorevoli e la prova del tempo a stabilire cosa è bello (analogia con le leggi dello Stato e con le grammatiche delle lingue). Questa posizione è sostenuta dall’estetica sociologica di Bourdieu. Si tratta di una posizione più relativista, secondo la quale apparteniamo a culture che hanno un’uniformità e degli standard estetici propri. La condivisione avviene tra persone della stessa cultura. Per Bourdieu, l’arte è strumento di differenziazione sociale e la condivisione avviene entro un gruppo sociale.
Secondo Hume, c’è consenso sui giudizi comparativi tra cose decisamente belle e cose decisamente brutte, ci sono delle fasce che valgono per tutti, ma poi all’interno di esse entrano in gioco altri aspetti idiosincratici. Almeno a un primo livello ci sono delle differenze su cui è difficile non essere d’accordo.
Un’analogia a favore dell’universalità delle reazioni estetiche è quella con le sei emozioni universali (gioia, tristezza, paura, disgusto, rabbia e sorpresa), che avrebbero una funzione evolutiva. Se abbiamo le stesse emozioni, che si attivano di fronte a oggetti simili, sembra che ciò faccia sì che ci sia una reazione universale indipendentemente dal contesto culturale, sembra quindi esserci un modulo che non risente della cultura. L’universalismo considera la valutazione estetica come by-product (effetto collaterale) di un adattamento evolutivo.
Proprietà estetiche
È possibile caratterizzare la bellezza come la capacità di produrre piacere di un certo tipo in soggetti di un certo tipo, così come i colori e i suoni sono capacità di produrre esperienze di un certo tipo in certi soggetti. Se una cosa è bella è perché ha altre caratteristiche di base, non c’è bellezza in sé stessa, essa dipende da altre proprietà. Esistono due tipi di giudizio estetico, i quali derivano da due tipi di proprietà estetiche:
- Giudizi verdittivi: attribuiscono un generico merito estetico al soggetto (bellezza). Non sono informativi e collocano la cosa in un insieme molto ampio. La proprietà verdittiva paradigmatica è la bellezza.
- Giudizi sostanziali: attribuiscono specifiche caratteristiche estetiche al soggetto, con al più un’implicatura valutativa pro tanto. Sembrano catturare le caratteristiche osservabili delle cose (es. raffinato, corpulento, aggraziato, appariscente, delicato ecc.). Tra i predicati sostanziali, alcuni sono appositamente estetici, altri hanno un uso primario diverso ma possono essere usati con uso estetico in modo metaforico (es. profondo, delicato, caldo, passionale ecc.).
Che relazione c’è tra i giudizi verdittivi e quelli sostanziali? Anche concedendo a Kant che i giudizi verdittivi siano basati su reazioni soggettive gratificanti, quelli sostanziali non è detto che lo siano. Questi ultimi si basano su di una percezione aspettuale e assomigliano a giudizi percettivi (dire che qualcosa è equilibrato non è lontano dal dire che è rotondo e azzurro) o a giudizi rappresentazionali (es. dire di "Guernica" rappresenta un cavallo).
Per Nick Zangwill, le proprietà rilevanti per l'estetica sono organizzate gerarchicamente in tre strati e la relazione tra di essi è di sopravvenienza. Questo significa che per avere delle differenze nel livello superiore, occorre avere delle differenze nel livello sottostante, perché ciò che sta sotto determina ciò che sta sopra, mentre non è detto il contrario:
- Proprietà estetiche verdittive
- Proprietà estetiche sostanziali
- Proprietà non estetiche (primarie, secondarie, rappresentazionali, relazionali-contestuali)
Il ruolo delle descrizioni sostanziali, che abbiano o meno un contenuto descrittivo, è quello di individuare le proprietà che determinano il merito estetico o la bellezza. Esse spiegano e motivano l’attribuzione di una proprietà verdittiva. I giudizi sostanziali possono offrirsi come descrizioni del modo in cui qualcosa attinge a un merito estetico, essi descrivono ciò che determina il merito.
Siamo indotti a percepire le proprietà estetiche sostanziali determinanti. Lo scopo di un giudizio di valore estetico è quello di indurci a esplorare le proprietà sostanziali dell’oggetto. I giudizi di valore estetico, su bellezza e bruttezza, sono fondamentali perché spingono gli artisti e il pubblico a produrre opere d’arte e a farne esperienza, così come ci spingono a scoprire, rispettare e proteggere la natura.
Il valore estetico è importante per noi, ma ci interessa anche spiegare come e perché le cose siano belle o brutte, ed è qui che entrano in gioco i giudizi sostanziali. La ragion d’essere di questi ultimi sta nel descrivere ciò che determina il valore estetico, che noi cogliamo per mezzo di un giudizio soggettivamente universale. Anche le proprietà non estetiche concorrono a determinare il valore estetico, ma questa non è la loro ragion d’essere, perché esistono indipendentemente da esso.
Tra le proprietà non estetiche troviamo anche proprietà di tipo culturale, legate alla funzione e alla storia dell’oggetto e non solo percettive, fisiche e materiali. In certi casi, il valore estetico è dato anche da proprietà non osservabili, come l’originalità, che sono contestuali, nascoste e coglibili informandosi sulla cosa più che osservandola.
Ciò che caratterizza il passaggio dall’arte classica/moderna all’arte contemporanea è la maggiore importanza data alle proprietà non estetiche e contestuali nel determinare il valore estetico, cioè la rete di pensiero entro cui gli oggetti sono distribuiti. Per esempio, se consideriamo "Composizione con blu" (1935) di Mondrian, possiamo dire:
- Proprietà verdittive: è bello.
- Proprietà non estetiche: c’è un quadrato blu, delle linee nere, uno sfondo bianco ecc.
- Proprietà sostanziali (mediazione tra la descrizione e l’effetto che l’oggetto produce): equilibrato, regolare, senso di ordine e stabilità ecc.
L’analisi che ne fa il filosofo Jerrold Levinson è la seguente: “Serenità e forza sopravvengono sul peculiare blu intenso del quadrato colorato e la sua collocazione relativamente bassa nel quadro...”
Per i filosofi generalisti, come Beardsley, ci sono dei principi generali che regolano i rapporti tra i tre livelli della gerarchia, per esempio, la simmetria determina l’equilibrio, il quale determina la bellezza. Per i particolaristi, come Zangwill, invece, occorre valutare caso per caso mediante qualcosa come una sensibilità, un gusto o un tratto. Il particolarismo è minoritario in etica (Dancy), ma maggioritario in estetica e sostiene che ci sia un limite al ragionamento in materia di estetica. Alla fine, dobbiamo sempre guardare o ascoltare e provare.
Nella critica, viene prima il giudizio verdittivo, di cui i giudizi sostanziali sono una forma di razionalizzazione. Ascoltare gli altri pronunciare giudizi sostanziali può aiutarci a rivedere i nostri giudizi verdittivi, ma ciò dipende dal fatto che la nostra attenzione viene indirizzata su dei modi particolari in cui un certo oggetto raggiunge l’eccellenza o il suo opposto. I verdittivi sono più immediati e intuitivi, mentre i sostanziali richiedono più riflessione e razionalizzazione.
Si considerino altri esempi come:
- Preludio XII di Bach:
- Proprietà non estetiche: sonore (durata, lunghezza delle note ecc.)
- Proprietà estetiche sostanziali determinate da quelle non estetiche: armonioso, ordinato, senso di unità e varietà ecc.
L’analisi di Levinson è la seguente: “Un effetto di severa e moderatamente lamentosamalinconia sopravviene sulle qualità sonore quali la tonalità in fa minore...” In questo caso Levinson usa anche proprietà metaforiche. I commenti degli esperti guidano l’attenzione e forniscono le chiavi di lettura per trarre maggiore gratificazione dall’opera.
Castagno dei cento cavalli (Catania):
-
Proprietà sostanziali: maestoso, imponente, voluminoso ecc.
- Proprietà non estetiche: dimensioni, ampiezza del tronco, quantità di fogliame ecc.
Comparazione tra il "Ratto delle Sabine" di Giambologna ed "Ercole e Caco" di Baccio Bandinelli: La prima risulta dinamica e armoniosa, con un valore aggiunto dal fatto che dal marmo pensiamo sia difficile ottenere un effetto dinamico, espressività e psicologia, mentre la seconda risulta statica, esprimendo un senso di forza e solidità.
Anche la categoria a cui appartiene l’oggetto influisce sulla valutazione estetica e rientra nelle proprietà non estetiche. Nell’arte contemporanea, la difficoltà sta nell’individuare la base di sopravvenienza, cioè le proprietà non estetiche di base e gioca un ruolo fondamentale la descrizione di un esperto o di un catalogo. In questi casi, contano di più le proprietà contestuali che riguardano le idee e le intenzioni dell’artista più che quelle fisiche dell’oggetto.
Possono essere adattate due strategie:
- L'arte contemporanea è al di là della bellezza, che è una proprietà dell'arte precedente.
- La nozione di bellezza come merito estetico rimane, ma cambiano le proprietà non estetiche di base. C'è un forte sbilanciamento a favore delle proprietà non osservabili; quindi, non si guarda l'abilità manuale dell'artista, ma l'idea, l'originalità, la provocatorietà ecc. ovvero proprietà comunicative e simboliche.
Spesso, l'arte contemporanea nasce già come qualcosa di effimero e localizzato temporalmente, mentre l'arte tradizionale è idealmente eterna. Inoltre, lo spettatore tipico dell'arte tradizionale è un recettore passivo, mentre l'arte contemporanea coinvolge lo spettatore anche fisicamente e ha, quindi, uno spettatore attivo. Spesso esso è parte attiva dell'opera, è fondamentale la partecipazione. Con l'invenzione della fotografia, si perde la funzione rappresentativa dell'arte e avviene un ripensamento dell'arte visiva nella direzione dell'astratto. Si perde il legame stretto tra arte e rappresentazione che c'era in passato.
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