Pratiche predatorie
Esistono diverse strategie di deterrenza attuate per bloccare l’entrata dei concorrenti:
- 1. Prezzo limite
- 2. Pratiche che scoraggiano l’entrata rendendo credibile un comportamento aggressivo in caso di entrata. Pratiche che scoraggiano l’entrata aumentando i costi dei rivali: over-investimento in capacità, proliferazione dei prodotti, tying/bundling, clausole contrattuali, contratti in esclusiva
- 3. Prezzi predatori
Entrata: inizio della produzione e delle vendite da parte di una nuova impresa in un mercato.
- Uscita: si verifica quando un’impresa smette di produrre e vendere
- 2 tipologie: 1. nuove imprese; 2. imprese già attive in altri mercati e settori, diversificazione
- L’acquisizione non è in senso stretto un’entrata
Fattori stilizzanti:
- 1. Entrata e uscita dai mercati sono fenomeni pervasivi e contemporanei
- 2. Entranti sono di dimensioni più piccole e nella maggioranza dei casi non sopravvivono più di 10 anni
- 3. Fenomeni di entrata e uscita variano a seconda dei settori
Cosa determina il n di imprese in un mercato?
I 2 fattori più importanti che lo determinano sono:
- 1. La dimensione del mercato E -> a parità di F mi aspetto settori più concentrati in paesi più piccoli
- 2. Costi fissi F -> influenzano la scala minima efficiente e economie di scala. A parità di E mi aspetto settori più concentrati con F più elevati
Ora ci si sofferma sullo studio di mercati in cui una o più imprese già attive sul mercato, incumbent, fronteggiano l’entrata, o la minaccia, da parte di una o più imprese potenziali entranti ovvero ci si sofferma sulle modalità attraverso cui un’impresa insediata nel mercato può ostacolare o impedire l’entrata di nuovi concorrenti attraverso la messa in atto di strategie di mercato.
1. Modello del prezzo limite
Comportamento predatorio: azioni adottate da un’impresa che garantiscono un profitto solo se estromettono dal mercato concorrenti già esistenti o dissuadono potenziali concorrenti dall’entrare nel mercato -> questo comportamento quindi consiste in un’azione che comporta un costo, per la quale l’ultima giustificazione è la riduzione della concorrenza che essa mira a raggiungere.
Quando un’impresa fissa un prezzo irrazionalmente basso in modo che le altre imprese concorrenti non possano competere si parla di fissazione di prezzo predatorio -> anche fissare un prezzo molto basso per dissuadere le altre imprese dall’entrare nel mercato è da considerarsi un comportamento predatorio e il prezzo che viene fissato come deterrente alla possibile entrata di concorrenti è definito prezzo limite.
Il suo punto chiave sono le ipotesi -> è esplicativo solo se le ipotesi corrispondono alla realtà e infatti se non lo sono non rappresenterà mai la realtà.
Ipotesi alla base
- E c’è un potenziale entrante
- I c’è un’impresa insediata, o cartello di imprese, che è abbastanza grande
- Grosse economie di scala ci sono date dalla tecnologia -> il mercato è in relazione alla dimensione abbiamo così un tratto negativo della curva di costo medio abbastanza lungo rispetto alla dimensione del mercato -> la linea di costo è decrescente
- I ed E hanno la stessa tecnologia quindi hanno accesso alla medesima scala di produzione -> hanno la stessa struttura dei costi
- Non esistono altre barriere all’entrata ovvero costi aggiuntivi, es. non ci sono vincoli amministrativi
- Bene omogeneo, non c’è differenziazione
- Competizione sulla quantità alla Cournot: postulato di Sylos-Labini
Timing del gioco
- Un tempo iniziale t0 in cui I decide il livello di produzione -> quindi l’impresa insediata decide prima
- In t1 E osserva QI che è la quantità prodotta dall’impresa I e decide se entrare o meno nel mercato scegliendo la quantità prodotta QE
- Date le quantità prodotte dalle 2 imprese, il prezzo si fissa al livello che libera il mercato
- Impresa I ha possibilità di sfruttare la sua posizione di leader per produrre una quantità tale per cui E non abbia convenienza ad entrare nel mercato producendo una quantità positiva
- Impresa E sa che entrando il prezzo scenderà, poiché la sua quantità si aggiunge a quella prodotta da I. L’entrante E trova profittevole entrare solo se il prezzo post-entrata resta sufficientemente elevato da permetterle di coprire i suoi costi ma se l’impresa I produce una quantità abbastanza alta, quantità limite, è possibile che per l’impresa E non esista nessuna quantità che assicuri π > 0 e dunque non le conviene entrare
Se ci si pone il problema della deterrenza quindi come l’impresa I può scegliere una QI tale che tenga fuori dal mercato l’impresa entrante E -> l’impresa I deve decidere la quantità, quindi il problema del modello del prezzo limite è una scelta di quantità di I tale che l’impresa E non abbia incentivo ad entrare avendo π = 0.
Quale sarà dunque questa quantità definita quantità limite che non farà entrare E?
L’impresa I quando sceglie di produrre è come se volesse spostare la sua domanda verso l’interno creando una domanda residuale per E, che è una follower, che dovrà essere sotto la sua curva del costo ACe in modo che E avrà π = 0.
Supponendo che impresa I mantenga la quantità al livello QI, la cosa migliore che E può fare é entrare producendo la quantità QE, tale quantità però si aggiungerebbe a quella dell’insediata I e il prezzo post-entrata si ridurrebbe al livello P post-e che risulterebbe uguale ai costi medi con conseguenza che i profitti di E sarebbero uguali a zero -> π = 0.
-> dunque producendo la quantità QI, l’impresa I toglie spazio a E ovvero non le permette di entrare con una quantità sufficiente a ricoprire i suoi costi, allora risulta chiaro che ad E non conviene entrare -> ciò garantirebbe all’entrante π < 0 per qualsiasi quantità prodotta.
Quali fattori economici determinano la quantità limite?
Il primo elemento è sicuramente la domanda che l’impresa I si pone ovvero “quale sarà la quantità di E ottima per guadagnare e che, se dovesse entrare, produrrà?”
La pendenza del costo medio è la derivata del costo medio di Q rispetto a QE quindi la pendenza di curva di costo medio che deve essere = alla pendenza della domanda residuale che dunque rappresenta il punto di tangenza, trovando Q che E deve produrre. La quantità lasciata da I ad E affinché faccia profitti pari a 0 è Qe.
Prezzo limite con funzioni di domanda e costo lineari
- Funzione di domanda inversa di mercato: P = a - b*Q
Per calcolare il prezzo limite e la quantità limite io devo fare in modo che P = costo medio sostenuto da E, devo fare in modo che:
Prezzo limite = a - b* (Qe + QiL ) sia = al massimo costo limite quindi c + F /qe.
Dato che la curva di domanda residuale dell’impresa entrante interseca l’asse delle ordinate nel punto (a - bqi) ed ha una pendenza = - b.
Quantità limite = a - c /2 - 2radF/B.
Allora possiamo concludere che la prezzo limite = c + radb*F mentre il la quantità limite dipende in modo negativo rispetto al costo fisso.
-> secondo Sylos dunque quando un’impresa E minaccia l’entrata, l’impresa monopolista adotta una strategia non accomodante, mantenendo immutato il suo livello di produzione, in questo modo l’impresa entrante è costretta a prendere come riferimento la domanda residuale del mercato, ovvero la parte che il monopolista non soddisfa ed è maggiormente esposta al rischio di un riabbasso del prezzo di mercato.
Critiche a questo modello
1. Non é necessariamente vero che il prezzo limite costituisce la strategia migliore per l’impresa I. La quantità e il prezzo limite non sono necessariamente il risultato di una scelta che massimizza i profitti da parte dell’incumbent; se i costi fissi e le economie di scala sono molto bassi, la quantità limite potrebbe essere così ampia, e prezzo limite così basso, da generare π inferiori a quelli che il monopolista avrebbe accomodando l’entrata.
-> dunque a seconda dell’entità dei costi fissi, si possono avere 3 tipi di comportamento da parte dell’impresa insediata che massimizza i profitti:
- A. Entrata bloccata
- B. Entrata impedita, quantità limite
- C. Entrata accomodata
2. La minaccia di continuare a produrre la quantità limite non è credibile e di conseguenza il postulato di Sylos-Labini implica che il concorrente potenziale formuli congetture irrazionali circa il comportamento dell’impresa insediata.
L’impresa insediata producendo la quantità limite minaccia di mantenere tale quantità anche dopo l’entrata di E -> in questo modo se l’impresa E entrasse il prezzo di mercato scenderebbe ad un livello tale da non consentirle di coprire i costi. Tuttavia la minaccia dell’insediata non è credibile, in quanto se l’entrante decidesse di entrare, la caduta del prezzo provocherebbe una riduzione dei profitti anche per l’insediata -> potrebbe essere più conveniente per l’insediata fare spazio all’entrante ovvero ridurre la propria quantità al di sotto della quantità limite, producendo ad es. la quantità di Cournot.
2. Barriere all’entrata
Decisioni di entrata: un’impresa decide di entrare sul mercato se i costi irrecuperabili, sunk cost, sono inferiori al valore attuale dei profitti attesi dopo l’entrata, le barriere all’entrata agiscono dunque:
- Sui sunk cost di entrata
- Profitti attesi post-entrata, deterrenza e problema della credibilità delle minacce
Nella lezione precedente si è discusso nel dettaglio il comportamento delle imprese, dal punto di vista economico ci può essere una visione più interessante del concetto di barriere all’entrata.
Il concetto di fondo è sempre come funzionano i mercati, la concorrenza … ed è venuto fuori che il tema delle barriere all’entrata è molto importante, esse sono di due tipi:
Barriere strutturali o esogene
In primo luogo ci si è spostati dal vecchio concetto di barriere all’entrata che non dipendono da comportamenti intenzionali bensì da fattori tecnologici e istituzionali e non dai comportamenti delle imprese, sono legate a:
- 1. Economie di scala e di scopo
- 2. Economie di apprendimento
- 3. Barriere legali-amministrative
- 4. Barriere geografiche
- 5. Controllo risorse essenziali, know-how tecnologico, materie prime, brevetti, contratti di esclusiva…
E abbiamo capito che non sono delle vere e proprie barriere, in quanto le barriere le vediamo in una situazione in cui nel mercato ci sono profitti positivi ma nonostante ciò le imprese non entrano in quel mercato che potenzialmente sarebbe profittevole -> si è ragionato su un concetto economico infatti ci dà l’aggancio ad un argomento che fa riferimento all’antitrust quindi ad una vigilanza legata alle barriere all’entrata -> esse sono interessanti dal punti di vista economico se creano un’efficienza, se un’impresa entra in un mercato sapendo che non farebbe profitti questa impresa fa bene a non entrare ma diventa un problema quando i mercati sono profittevoli, ci sono già imprese presenti in quel mercato che fanno profitti e dunque la loro presenza blocca la presenza di futuri entranti -> questo comporterebbe un danno al consumatore e all’efficienza del mercato.
Barriera strategica, pratiche predatorie
Passare da un’idea di barriere passive come se fossero strutturali quindi date da fattori esterni, cf elevati, licenza, dunque sono un fattore esogeno si passa ad un concetto endogeno quindi come qualcosa che viene generato dall’impresa, utilizzate per ridurre il livello di concorrenza potenziale e dunque limitare l’entrata.
Il punto importante è ragionare così “se c’è una disfunzionalità in un mercato e questo comporta un forte potere di mercato che impedisce ad altre di entrare -> e questa disfunzionalità è creata dalle imprese stesse che sono capaci di creare barriere all’entrata questo ragionamento diventa oggetto di analisi importante.
Una strategia può essere considerata predatoria se risulta profittevole solo nel caso in cui determini l’uscita del rivale dal mercato o scoraggi l’entrata di un potenziale concorrente.
In quali situazioni è conveniente applicare barriere all’entrata?
Ci sono modi diversi con cui le imprese possono costruire BE. Il punto chiave è che tutte le barriere sono costose, es. over investimento produttivo: investo soldi che potrebbero essere inutili; campagna di marketing costosa per bloccare entranti … allora a noi interessa capire dove nei mercati succedono cose che non generano beneficio ai consumatori ma bloccano l’entrante e evitano danneggiamenti per il consumatore -> è possibile che questo esista? se si, come?
Il modello del prezzo limite dimostrava una strategia che l’impresa insediata può fare, quindi vendere una quantità molto elevata in maniera tale che l’entrante entrando nel mercato con la quantità migliore che può fare per il suo profitto, la somma della quantità dell’insediata e dell’entrante fa un prezzo che è troppo basso per l’entrante di fare profitti quindi essa non entrerà -> allora l’insediata rimane monopolista riuscendo a presiedere il potere di mercato.
Questo modello del prezzo limite si scontra nella sua versione originale con un problema logico rilevante -> grazie al postulato di Sylos ci si basava sull’idea che l’entrante si fidasse di quello che farebbe l’impresa insediata, si basa sull’ipotesi che l’entrante non entri pensando che una volta entrato i profitti non sono sufficienti -> questo presuppone che l’insediato continui a produrre comunque la quantità limite che ha giurato di fare arrivando però anch’essa, l’insediata, ad andare in difetto dal punto di vista dei profitti.
Cosa succede dunque? è realmente una minaccia? rosso.
Si può semplificare il caso con un gioco in cui l’entrante decide se entrare o meno nel mercato volendo fare concorrenza all’impresa insediata, verde.
Una volta che l’impresa ha preso una decisione, l’altra deve decidere cosa fare, le 2 azioni possibili sono:
- G: Guerra dei prezzi che potrebbe equivalere a fare per l’insediata la quantità limite/prezzo limite facendo così scendere il prezzo
- A: Accomodare l’entrata massimizzando i profitti -> è un gioco alla Cournot risolto con le strutture di reazioni dove entrambe le imprese riescono a fare profitti
Come sono fatti i payoff in questo caso?
Se E non entra allora qualunque strategia di I in ogni caso farà profitti di monopolio essendo l’unica nel mercato.
# Se E decide di entrare, possono succedere 2 cose:
- 1. Da un lato, guerra dei prezzi quindi quantità limite che si raggiunge in modo tale che p diventa tale da non avere più profitti, 0,0
- 2. Dall’altro, avere più profitti alla Cournot, 3,3
Se E entra e I fa una guerra di prezzi allora i profitti andranno a 0 per entrambi # se si facesse un duopolio alla Cournot entrambe le imprese guadagnerebbero, 3,3.
Qual è il risultato?
Questo gioco si risolve per induzione al contrario, quindi l’impresa I sarà indifferente se fare guerra o meno se E non entra # se E entra allora ad I conviene accomodare -> E sa che a I conviene accomodarla perché altrimenti non ci guadagnerebbe.
Risultato generale -> parla di the chain store paradox, Selten: con esso si dimostra che le minacce spesso non sono veritiere e non funzionano, I minaccia che farebbe un prezzo basso, quindi non conviene a E ma essa capisce che non converrebbe nemmeno a I.
Se l’impresa ha una reputazione di aggressività nei prezzi… opera in più mercati e può per i possibili entranti adottare una minaccia di guerra di prezzo -> la teoria dei giochi mostra che questa è una strategia difficile da implementare.
- Immaginiamo che un’impresa operi in 20 mercati, n finito di mercati, con i medesimi pay-off precedenti
- Immaginiamo che ci siano 20 stadi nel gioco in cui l’impresa si costruisce una reputazione aggressiva
- Ci sarà sempre un ultimo stadio del gioco in cui conviene accomodare -> dunque in questo modo chi arriva penultimo avendo accomodato nell’ultimo, quello è come se diventasse a sua volta l’ultimo stadio quindi conviene accomodare anche nel penultimo dunque non si deve assumere un atteggiamento aggressivo
- Ragionando a ritroso si dimostra che le minacce di guerra dei prezzi nei diversi mercati non è credibile
Prendendo in considerazione diverse situazioni:
- Cortes arrivato in Messico alla conquista del nuovo mondo dà fuoco alle sue navi dopo essere approdato in porto
- La legislazione sui rapimenti vieta il pagamento del riscatto
- Clausole di salvaguardia, tasse o tagli, previsti dalla legge finanziaria se non si centrano specifici obiettivi di bilancio
- In molti settori le grandi imprese con potere di mercato creano e mantengono capacità produttiva in eccesso
-> tutte queste situazioni hanno qualcosa in comune: ovvero non c’è la possibilità
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