Tragedia dei beni comuni e critiche di Elinor Ostrom
In economia, per tragedia dei beni comuni, o collettivi, si intende una situazione in cui diversi individui utilizzano un bene comune per interessi propri e nella quale i diritti di proprietà non sono chiari, sicché non è garantito che il beneficiario della risorsa ne sosterrà anche i costi.
Conflittualità sociale ed esaurimento della risorsa sono altre conseguenze di tale situazione. Elinor Ostrom ha criticato l'idea che la tragedia dei beni comuni sia inevitabile, proponendo invece soluzioni basate sulla gestione comunale delle risorse.
Stock e flusso in analisi economica ambientale
In analisi ambientale, stock e flussi sono importanti per tenere conto di quante risorse abbiamo consumato e quante invece sono ancora disponibili. Qui diventa importante la distinzione tra risorse esauribili e non.
Nel caso, ad esempio, del petrolio, sarà importante sapere in quanto petrolio consiste il mio stock iniziale e qual è il suo tempo atteso di esauribilità. In economia ambientale è ormai risaputo di quanto il petrolio abbia uno stock limitato ed è quindi una forte premura la ricerca di risorse alternative.
Per quanto riguarda invece le altre risorse, ad esempio l'acqua, il discorso è diverso poiché non abbiamo un stock finito, perciò è opportuno fare diverse considerazioni. In particolare, è da considerare la loro capacità di rigenerarsi, inserendo nel calcolo dei flussi anche il tempo impiegato dalla risorsa per rigenerarsi.
Teorema di Coase e critiche
Il teorema di Coase afferma che, indipendentemente da chi detiene i diritti di proprietà, esiste una tendenza automatica ad avvicinarsi a una soluzione socialmente ottimale mediante la contrattazione. Se questa analisi risulta corretta, non è più necessario che lo stato regolamenti le esternalità, dato che il mercato è in grado di farlo e che la contrattazione costituisce un processo efficiente.
Coase ignora però le asimmetrie informative e di potere, come nel caso di comunità di pescatori vs un'industria per l'utilizzo del lago al fine di assicurare maggior reddito al luogo interessato.
Tipologie di capitali e relazioni in sostenibilità ambientale
Esistono tre tipi fondamentali di capitale:
- Capitale naturale: È costituito dall'insieme dei servizi che gli ecosistemi naturali sono in grado di fornire. L'uomo non sarebbe in grado di esistere senza la continuità di erogazione di questi, ma non vale la stessa cosa nel caso opposto.
- Capitale umano: La cui buona qualità è indispensabile per assicurare la qualità di vita al genere umano. Secondo alcuni studiosi, in particolare Sen, occorre che per una buona qualità della vita alle popolazioni debbano essere garantite alcune condizioni di base (definite capability). Senza queste, l'uomo non sarà in grado di soddisfare i propri bisogni primari, non permettendo quindi alla società di avanzare. Secondo la Scuola di Chicago invece (Becker e Mincer), la qualità del capitale umano è dettata anche dallo sviluppo dei processi di formazione, che sia scolastica o lavorativa.
- Capitale fisico: Costituito dai materiali durevoli necessari alla produzione di beni materiali o immateriali. Può essere utilizzato anche come forma di investimento.
Sono presenti inoltre due posizioni riferite alla relazione tra i capitali:
- Tecnocentrica: Secondo cui il capitale naturale non abbia bisogno di un trattamento particolare dato che rappresenta esso stesso un’altra forma di capitale, sostenendo quindi una sostituibilità perfetta tra le diverse forme di capitale.
- Biocentrica: Sostiene invece che alcuni elementi dello stock naturale non possano essere sostituiti da altro capitale fisico, portando quindi alla conclusione che esista un capitale naturale critico che impone la tutela di beni non costruibili dall'uomo.
Risoluzioni delle COP sui cambiamenti climatici
- COP 1 Berlino: Espressi timori sull'adeguatezza dei singoli stati ad assolvere gli obblighi previsti dalla Convenzione UNFCCC. Mandato di Berlino per stabilire una fase di ricerca di 2 anni e negoziare un pacchetto di azioni da cui gli stati potessero scegliere quelle da attuare.
- COP 2 Ginevra: Portatrice della posizione statunitense (T.Wirth), accettando rilievi del 2° rapporto IPCC, rigettando politiche uniformi per flessibilità, stabilendo necessità di obblighi legalmente vincolanti.
- COP 3 Kyoto: Firmato l'omonimo Protocollo (in vigore dal 2005) per impegnare i PS e PVS con "responsabilità comuni ma differenziate", individuando due fasi (2008-2012 ridurre 5%, 2013-2020 18%). Prevedeva inoltre politiche e misure statali per attuare i programmi e meccanismi flessibili (IET, CDM, JI).
- COP 6 L’Aja: Uscita USA dal Protocollo.
- COP 6bis Bonn: Applicazione Meccanismi flessibili e finanziamenti per PVS a ridurre emissioni.
- COP 7 Marrakech: Cercò di creare condizioni necessarie per ratifica Protocollo delle singole nazioni.
- COP 9 Milano: Novità legate a riduzioni emissioni attività afforestazione e riforestazione.
- COP 11 Montreal: Piano di consolidamento sviluppo pulito (riduzioni CFC).
- COP 13 Bali: Road-map per trasferimento tecnologie energia pulita da PS a emergenti.
- COP 14 Poznan: Accordo per finanziare i paesi poveri contro i mutamenti climatici.
- COP 15 Copenaghen: Impegno per diminuzione temperatura di 2°C e 30 miliardi ai PVS.
- COP 17 Durban: Creazione di un nuovo organo per controllare emissioni dal 2020.
- COP 18 Doha: Inizia il secondo periodo del Protocollo di Kyoto.
- COP 20 Lima: Rinnovata la necessità di immediato contributo di ciascun paese a diminuire emissioni.
- COP 21 Parigi: Primo accordo con carattere vincolante globale contro i cambiamenti climatici. Obiettivi: contenere aumento temperatura ad almeno 1,5°C, picco e riduzione emissioni, trasparenza e flessibilità, fondo per interventi nei PVS, controlli sulle emissioni.
- COP 22 Marrakech: "L’azione contro il riscaldamento globale è un processo irreversibile".
- COP 23 Bonn: Dialogo di Talanoa.
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