Teologia
Prof. A. Varsalona, 2 A.S. 2017/18, II sem.
Mercoledì 28 febbraio 2018 (1)
Ognuno di noi non ha deciso di nascere, ma può decidere con fermezza di essere umano. Non si è semplicemente uomini, si può solo sperare di diventarlo. Solo l’uomo può essere disumano proprio perché egli dispone di quella cosa chiamata libertà, di tante possibilità diverse. L’uomo che si disumanizza è l’uomo che fa peccato.
L’uomo è un essere in cammino, è ‘’homo viator’’. L’uomo può sbagliare, mancare il bersaglio, ma può sempre ricominciare proprio perché è un essere in cammino.
La morale cristiana promuove il processo di umanizzazione, ovvero la costruzione di una cultura che abbia la persona umana al centro.
Il Vangelo non rinnega e non aliena della quotidianità della vita umana ma la riempie di senso.
Giovedì 1 marzo 2018 (2)
La morale cristiana
La sana morale cristiana mira alla felicità dell’uomo, al processo di umanizzazione. Ogni uomo al mondo, in fondo, ha l’obiettivo di diventare uomo autentico. L’uomo è considerato un essere in cammino, è ‘’homo viator’’: è questa l’immagine più usata per identificare l’uomo. Peccato significa non fare goal nella propria vita, disumanizzarsi. La fortuna dell’uomo è che può sempre ricominciare da zero proprio perché è un essere in cammino.
La morale è anche la scienza del senso della nostra libertà. Senza l’orientamento, l’uomo può perdersi e disumanizzarsi. Il processo di umanizzazione è fondamentale per la libertà. Perché un comportamento possa essere umano e riuscire ad esprimere l’uomo, deve essere libero. Solo l’uomo può essere disumano, l’animale non può essere disanimale. Solo l’uomo non conosce la sua formula, il senso della sua vita.
Introduzione alla fede, W. Kasper: uno può non pensarci, ma praticamente vive del suo progetto di senso. Ognuno ha una determinata rappresentazione di ciò che intende per vita felice e completa, ed ognuno soffre, se in quello che fa non può trovare nessun senso. La perdita di senso conduce spesso alle più gravi malattie psichiche. La realtà vista in negativo mostra forse in forma chiarissima che nessuno può vivere senza una certa risposta alla questione del senso. Forse l’uomo non lo chiama senso, ma cos’altro intende quando cerca felicità e completezza?
La questione del senso ha a che fare con quella che oggi viene definita la ‘’crisi antropologica’’. La crisi economico finanziaria, ha all’origine appunto una crisi antropologica.
Evangelii Gaudium n. 55, Papa Francesco: una delle cause di questa situazione si trova nella relazione che abbiamo stabilito con il denaro, poiché accettiamo pacificamente il suo predominio su di noi e sulle nostre società. La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico Vitello d’oro ha trovato una nuova spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano. La crisi mondiale che investe la finanza e l’economia manifesta i propri squilibri, e soprattutto, la grave mancanza di un orientamento antropologico che riduce l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo.
Dietro ad ogni legge o modello educativo c’è sempre un’immagine dell’uomo. I sociologi parlano dell’io post-moderno come un io dissipato, un io con tantissime possibilità ma che si trova smarrito nel senso. Manca un senso capace di dare unità e unificare i momenti della vita.
J. Moltmann descrive a modo suo questa situazione: al lavoro l’uomo deve giocare il ruolo del manager spietato, a casa quello del tenero padre di famiglia, ecc… dov’è uomo e dove può esserlo? Lui stesso vive nell’illusione di pensare che le mille possibilità che gli sono proposte davanti abbiano più valore dell’unica realtà che lui è.
L’uomo vale non per quello che fa, ma per quello che è. La morale cristiana ha a cuore questa dignità inviolabile dell’uomo.
Chi è l’uomo? Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui? Lo troviamo ben sintetizzato nel salmo 8.
Lo sguardo della morale parte da una stima inossidabile dell’uomo che permette di chiamare per nome le sue fatiche, il male di cui è capace. È uno sguardo che non identifica l’uomo con il suo errore, ma vede lo vede all’interno di una storia più ampia, nel suo cammino verso l’essere un uomo vero.
La morale non è un insieme di precetti per accontentare Dio, in realtà nasce dall’essere attratti da ciò che è vero, buono e bello, da uno stile di vita autenticamente umano. Si tratta allora di un potere (‘anch’io posso’) più che di un dovere (‘devo perché costretto’).
La libertà tante volte viene pensata come una realtà illimitata. A partire da questa posizione succede che l’altro viene visto come un mezzo per la propria autorealizzazione, oppure come un ostacolo. La domanda è: ma è vero che la libertà è illimitata? L’uomo ha dei contorni: ciò fa sì che sia proprio lui e distinto da altro. L’uomo ha dunque dei limiti in senso positivo e ciò permette all’uomo di entrare in relazione con l’altro. Ciò che ci fa davvero soffrire infatti, è la mancanza di relazione con gli altri. L’umanizzazione e la morale, si gioca proprio all’interno delle interazioni, è dove entra in gioco la mia libertà.
Dall’Etica di Dietrich Bonhoeffer: che cos’è uno studioso di etica? È più facile dire, per cominciare, che cosa l’etica e lo studioso di essa non devono essere.
Dietrich Bonhoeffer è morto nei campi di concentramento continuando a professare la cristianità. Egli voleva diventare pastore protestante: conclusi gli studi inizia nel ’31 ad insegnare teologia a Berlino. Nel ’33 viene eletto al potere Hitler. Nel ’36 gli viene vietato l’insegnamento ed emigra negli USA, ma ad un certo punto decide di tornare per condividere la sorte del suo popolo sapendo di andare incontro a grossi guai. Continua a lottare contro l’ideologia nazista fino a quando viene ucciso.
È possibile usare il termine etica e il termine morale come sinonimi proprio perché la distinzione non è del tutto sempre chiara. Altre volte questi due termini vengono usati con diverso significato: etica come riflessione di taglio filosofico, morale per indicare una riflessione di matrice religiosa.
Un particolare interessante è che andando ad indagare l’origine di questi termini, si scopre che entrambi indicano la dimora propria dell’uomo, il luogo dove l’umano è a casa. La morale è la scienza che si occupa di ciò che è umano e si occupa di promuovere il processo di umanizzazione.
La cattiva fama della morale è un dato di fatto: tante volte il suo contenuto è stato distorto. La morale cristiana non ha niente a che vedere con una casistica, un ricettario che fornisce strategie comportamentali infallibili, ma è qualcosa d’altro. Per comprendere ciò è necessario distinguere tra morale cristiana e moralismo. Il moralismo in realtà è la distorsione della morale cristiana. Nella Bibbia non troviamo questo dualismo: la Bibbia vede l’uomo come unitario.
Dietro a questi due approcci (morale e moralismo) c’è una distinta immagine di Dio: nel moralismo si dimentica che il Vangelo è una bella notizia, qualcosa di liberante, che dovrebbe riempire il cuore dell’uomo di stupore. Lo stupore nasce dalla bellezza, dalla verità.
Bruno Maggioni: da molti anni, in realtà da tutta la vita,
Solo l’amore è credibile, H. Balthasar: la prima cosa che deve saltare agli occhi di chi non è cristiano è il fatto che la fede cristiana palesemente osa molto, troppo. È troppo bello essere vero: il mistero di Dio svelato come amore assoluto, che si abbassa a lavare i piedi.
Perdendo di vista il fatto che il Vangelo sia un evento, una storia, è facile ridurre il Vangelo a una dottrina, un insieme di insegnamenti. È facile pensare di doversi comportare bene non per far piacere all’altro, ma come mezzo per raggiungere la vita eterna. Quello che faccio, lo faccio per dovere, altro che gioia e libertà del Vangelo: è una visione molto opprimente che va combattuta. C’è da operare un capovolgimento. Non ‘’tu devi’’, ma ‘’tu puoi perché è bello’’.
Mercoledì 7 marzo 2018 (3)
L’emigrazione viene vista come un segno dei tempi, ci si chiede come cristiani che cosa Dio ci vuole dire con questo fenomeno, il Sinodo indetto dalla Diocesi di Milano è un incontro, Sinodo dalle Genti, significa camminare insieme.
Per i primi cristiani non era scontato che le parole del Vangelo fossero destinante anche ai non credenti, Pietro va da Cornelio, un pagano, si accorge che Dio non fa distinzione di persone. Si fa un passo verso la cattolicità, il Vangelo non è legato ad una cultura piuttosto che ad un'altra ma a tutte. Il vangelo è legato alla persona di Gesù, non alla cultura.
La morale cristiana può essere fraintesa, può sfociare nel moralismo che imprigiona. La morale viene identificata come un insieme di precetti che vengono imposti alle persone ma in realtà non è così. Il Vangelo è una bella notizia, non appesantisce la vita ma la alleggerisce, permette all’uomo di spiccare il volo, è una realtà liberante. È facile ridurre il Vangelo (l’evento) a un Dio che si fa uomo, in tutte le religioni Dio ama l’uomo, ma è l’uomo che si sacrifica per Dio, nel cristianesimo invece è Dio che si fa uomo, racconta quello che Dio ha fatto, fa per l’uomo, è un vero e proprio capovolgimento, si capisce quanto Dio ami l’uomo. La bibbia non è il discorso dell’uomo su Dio ma l’antropologia su Dio, Dio ha creato l’uomo quindi lo conosce meglio di chiunque altro. Da qui il passo è breve a ridurre il vangelo ad una morale, il vangelo è una persona, è la persona di Gesù, non una morale. Da questa falsa interpretazione di arriva al moralismo, rispettare una serie di precetti per garantirsi la benevolenza di Dio, per pagare un tributo ad un Dio immaginato come sovrano. Non abbiamo ancora capito fino in fondo questo capovolgimento, un cristiano può fare tante cose ma non come un dovere, non per guadagnarsi la vita eterna, il Vangelo non è un dovere. Dio si fa uomo gratuitamente, non perché l’uomo se lo meriti.
Fraintendimenti da sciogliere
Conducono ad una comprensione moralistica del cristianesimo. Nei Vangeli troviamo delle richieste di rinuncia, richieste che sembrano cozzare con le parole di bella notizia che sembra tipico del Vangelo, ci sono espressioni che contraddicono le parole liberanti della buona notizia. Questo succede se le parole, i versetti, vengono fraintesi.
Marco, 8, 36: la vita materiale non ha poi tanto senso se poi apparentemente si perde l’anima. Se i versetti li leggiamo con una mentalità estranea alla Bibbia allora fraintendiamo.
Ci sono due mentalità sbagliate con cui leggerla. La mentalità dualistica si rifà al dualismo platonico, parte inferiore corpo e parte superiore anima, visione negativa del corpo. L’uomo per riuscire nella sua pienezza deve liberarsi dal corpo, il corpo viene visto come una prigione, spinge l’uomo verso il basso, visione negativa. L’altra mentalità è quella dualmente apocalittica, il mondo terreno oggi non ha nessun valore, ciò che conta è raggiungere il mondo celeste, permette all’uomo di guadagnarsi il mondo celeste, raggiungerai la vita eterna se farai il bravo, visione che divide la realtà tra mondo celeste e mondo terrestre, non vale niente la vita qui se non per guadagnarsi la vita nell’aldilà. Se a queste due mentalità si aggiunge la visione distorta della croce allora il fraintendimento è totale, la croce non mette al centro la sofferenza ma l’amore di Dio.
Il versetto è stato tradotto, i biblisti devono andare al versetto originale, il testo biblico ogni tanto viene rivisto, come è successo nel 2008 per la traduzione italiana. La parola anima in realtà va sostituita con la parola vita (psychè), non divide tra corpo e anima. Oppone due logiche di esistenza. Nel versetto precedente sono messe a confronto due logiche di esistenza, la prima riguarda lo stile di vita che punta unicamente sul possesso, sul proteggere i propri interessi, sulla propria conservazione, sulla logica disgregante. L’altra logica, quella del Vangelo. È quella del dono, dell’attenzione all’altro, queste due logiche determinano il fallimento dell’uomo, l’uomo che vive la logica del possesso è un uomo che fallisce già qui e oggi, l’uomo che mira. Vivere in modo umano nel dono, già su questa terra. Persone apparentemente invidiabili, perché ricche e con tanto potere spesso sono persone tristi, sono persone sole. Le persone che nella vita si sono donate sono persone che hanno meno potere ma che hanno amicizie significative. Questa logica umanizza, l’altra disumanizza.
Anche nella Lettera ai Colossesi scritta da Paolo, potrebbe esserci un fraintendimento, queste parole non sono un invito a fuggire dal mondo, non è staccandosi dal mondo che si diventa uomini veri, non ci si può staccare dalle cose umane, rinunciare alle cose della terra significa solo rinunciare a valori illusori, che distruggono (es. insaziabile istinto del possesso), le cose di su sono il perdono ecc. L’alternativa che viene proposta non è fra terra e cielo ma fra valori veri e valori falsi, tra cose che costruiscono e cose che distruggono, sono valori o disvalori che permetto all’uomo già oggi di riuscire nella propria vita. Dove c’è tanta disumanità poi in realtà c’è molta umanità. Le dinamiche riguardano non solo l’oggi ma anche il domani, non devi pensare al regno di Dio solo come un domani perché inizi a costruirlo già a partire da oggi.
Giovedì 8 marzo 2018 (4)
Perché l’uomo di oggi fa fatica a scegliere? La morale può essere fraintesa se interpretiamo male. È facile fraintendere il Vangelo, ci sono richieste di rinuncia che sembrano smentire il fatto che il Vangelo sia liberante. Occorre continuamente un cambiamento di mentalità, conversione, capovolgimento teologico e antropologico, promuove il processo di umanizzazione, chiama per nome la realtà dell’uomo, non teme di chiamare per nome le ombre dell’uomo. Parliamo di conversione, essere rigenerato:
- Paolo di Tarso: è l’autore delle lettere agli Apostoli, svolta così importante che nell’anno liturgico si ricorda la conversione di Paolo (25 gennaio), era un Fariseo, ebreo, aveva alle spalle una famiglia benestante che gli aveva permesso di frequentare le migliori scuole di teologia, era un fariseo zelante e praticante a tal punto che decide di perseguitare i cristiani, temeva che fossero una setta e che potessero influenzare negativamente gli ebrei. Assisteva alle uccisioni dei cristiani. Mentre perseguita i cristiani sulla via di Damasco ha un incontro con il Dio di Gesù, cambia totalmente il suo modo di vedere e di giudicare, cambia la sua immagine degli altri. Si pensa ad una conversione religiosa, ma in realtà non ha cambiato religione, non c’è stato un cambio di religione, si intende di solito anche un cambiamento morale, passaggio da uno stato di peccato ad uno stato di rettitudine ma non è il caso di Paolo. Pensava di fare un piacere a Dio perseguitandoli, non è una conversione morale, lui era con la coscienza a posto, si tratta di un cambiamento di mentalità, modo di giudicare se stessi, gli altri e il mondo, riguarda tutta la sua persona. Questo lo si nota mettendo a fuoco il suo bisogno relazionale. In nome dell’immagine di Dio separava gli impuri dagli impuri ecc, era una religione che innalzava muri, una relazione che portava a dividere, non si parlava con i pagani, non c’era un contatto tra di loro. Dopo aver conosciuto il Dio di Gesù abbatte ogni tipo di muro di separazione, Gesù ha abbattuto ogni forma di divisione e di muro. Prima evitava il contatto con i greci mentre ora va incontro ai pagani, va ad Atene e dice “in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”, anche i pagani lo fanno, ci apparteniamo, siamo come dei parenti, cambia il suo modo di giudicare le persone. Paolo prima si allontanava da alcune categorie di persone mentre ora gli va incontro. Questa conversione ha anche un risvolto nelle relazioni e nello stile di vita.
- Pietro: primo papa, i Vangeli non nascondono le brutte figure, non tacciono. Anche in lui avviene un cambiamento di mentalità, un capovolgimento teologico ed antropologico. Invito a conservare la propria vita ma con la possibilità di vivere con gli altri. Passo del vangelo di Marco che r
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