Laboratorio di riconoscimento delle opere
Prof. Romina Marchisio
Appunti delle lezioni
Non sarà chiesta l’architettura, ma la scultura in architettura sì. Nella descrizione di una statua o di una moneta si usano la sx e la dx del personaggio, non la mia. Al contrario che in una scena pittorica.
Lezione n°2
La scultura di epoca arcaica
L’arte greca è caratterizzata da uno sviluppo lineare, ovvero da una grande coerenza interna che si sviluppa su due livelli: coerenza tra i vari centri di produzione e tra i manufatti diversi. L’arte romana invece segue un percorso diverso e ha caratteristiche diverse.
Periodizzazione dell’arte greca
- Età geometrica: X – VIII sec. (dal 950 al 700 ca.) prende il nome dalla decorazione dei vasi di questo periodo. Per lungo tempo è stata concepita come un’età oscura, solo oggi si sta rivalutando. Momento di passaggio dal secondo al primo millennio, dall’età del bronzo all’età del ferro, dalla cultura micenea a quella protogeometrica e poi geometrica.
- Età arcaica: VII – VI sec. (dal 700 al 500 ca.) diviso in due periodi, stile orientalizzante (720 – 650 ca.) e periodo arcaico (650 – 500 ca.). Forme massicce, muscolatura rigonfia nella rappresentazione umana e architetture altrettanto massicce.
- Età classica: V – IV sec. (dal 500 al 323 ca.) si divide in periodo protoclassico (480 – 450 ca.) caratterizzato dallo stile severo, periodo del classicismo maturo (450 – 420 ca.) e periodo tardo classico (420 – 323 ca.). Dominio dell’equilibrio (soprattutto in ambito umano, ma anche in architettura), della sobrietà delle forme, grande plasticità.
- Età ellenistica: fine IV – I sec. (dal 323 fino al 31 a.C ca.). Domina la ricerca del pathos in tutte le arti figurative. L’elemento del paesaggio diventa centrale in pittura.
Ogni periodo ha delle caratteristiche proprie e ogni manufatto di quel periodo è in qualche modo confrontabile ad un altro manufatto, seppure di diverso supporto.
Le origini della scultura in pietra
La scultura monumentale a tutto tondo nasce nella seconda metà del VII sec. a.C (età orientalizzante) nel Peloponneso, soprattutto a Creta e nelle isole Cicladi. Lo stile si chiama stile dedalico, da Dedalo di Creta, “colui che ben modella”, una figura mitica forse mai esistita. Il marmo arriva dalle cave di Nasso (bianco con grana grossa e brillante) e Paros (bianco con tessitura “zuccherosa” e traslucida) che vengono sfruttate proprio in questo periodo. L’Egitto faraonico è un modello molto importante, perché i mercanti greci venivano a contatto con la statuaria a tutto tondo di dimensioni colossali.
La scultura a tutto tondo in stile arcaico nasce nei primi tre quarti del VI secolo a.C (600 - 530 a.C). La figura umana diventa protagonista (uomini in nudità e donne vestite); lo scopo è la resa del corpo umano nello spazio (in ambito pubblico e privato) tramite addizione assiale dei volumi ovvero la divisione verticale del corpo umano, cui vengono “aggiunti” gli arti. La datazione della scultura avviene su base stilistica, questo perché l’arte greca segue un’evoluzione costante, indirizzata a rendere in modo sempre più naturalistico il corpo umano. Bisogna tenere a mente che l’artista greco è soprattutto un artigiano. L’abilità dei maestri stava nella tecnica, non nell'intuizione creativa.
Il tipo statuario che connota tutto il VI secolo è il kouros. Nasce nelle isole Cicladi. È un giovane uomo dal corpo atletico, in nudità, stante e rigidamente frontale, privo di specifici attributi e non impegnato in alcuna azione particolare. È nudo, perché egli è puro, non necessita di alcun orpello o attributo iconografico per dimostrare il suo valore. Incarna i valori della società aristocratica dell’epoca: bellezza, giovinezza, coraggio. È il principio che impronta tutta l’epoca arcaica, quello del kalòs kai agathòs (bello e buono, in senso morale). Ha una duplice funzione e dunque lo possiamo trovare o come offerta nei santuari, un’anathema; oppure era un segnacolo tombale, un sema.
I primi kouros erano enormi, Dioniso di Apollonia è alto circa 10 metri, abbandonato in avanzato stato di lavorazione a causa di una frattura del marmo, ben visibile in corrispondenza degli arti inferiori. Non poteva essere distrutto poiché oggetto di culto. Il colosso è barbato, a dispetto della maggioranza dei kouroi a noi noti, per questi si ipotizza che sia Dioniso. I kouroi erano di dimensioni circa pari al vero. Di solito mostrano il piede sinistro portato in avanti, le braccia lungo i fianchi e i pugni chiusi. Le braccia nel corso degli anni si staccano dal tronco. L’impianto è fortemente bidimensionale, sono inizialmente poco lavorati. Viene usata la struttura additiva delle membra. La muscolatura è molto schematica. Il loro movimento è falso, perché la gamba sinistra in avanti non è sufficiente, perché il bacino è totalmente statico. Il volto non è realistico: non ci sono gli zigomi, gli occhi sono sproporzionati e le arcate sopraccigliari sono troppo distanti. Tutti i kouros sono sorridenti, è una vera e propria tradizione, si era pensato che fosse un segno del benessere di quel periodo, ipotesi scartata. Si è poi ipotizzato dunque che fosse dovuto ad un’incapacità di rappresentazione dello scultore.
Tramite lo studio di questi corpi condotto da Giselle Richter nel 1942 sappiamo che esistono due aree di produzione: area peloponnesiaca (forme massicce) e area iconica (forme più sottili).
Kouros attico di New York (600 - 590 a.C)
Volto triangolare; occhi spropositati (troppo grandi rispetto al volto); arcata sopraccigliare ampia; linea mediana del torso molto visibile (quasi a dividere a metà la statua); anatomia resa mediante linee incise o a rilievo molto marcate. Proporzioni non realistiche (testa troppo grande); il busto è a forma di triangolo o “campana rovesciata”; le mani sono rigidamente strette a pugno, lungo i fianchi, infatti il materiale lapideo del blocco in quel punto non è perfettamente eliminato. Rotule rese in modo forzato e non naturalistico. Le caviglie molto grosse sono un altro punto difficile da rendere. I capelli sono resi in trecce finemente cesellate che scendono lungo la schiena, è una capigliatura ricercata.
Kouros di Milo (metà VI a.C)
Appartiene alla scuola ionica, quindi le linee sono più sottili. Il volto non è proprio più liscio in modo naturale, ma c'è qualche passaggio di piano le proporzioni sono più realistiche, perché la testa in rapporto al corpo non era troppo grande. Gli occhi però continuano ad essere molto grandi; l’arcata sopraccigliare è ancora piuttosto ampia; la linea mediana del torso però è meno evidente; l’anatomia è resa in modo meno marcato; il busto è a forma di triangolo-campana; le mano sono ancora strette a pugno ma è stato eliminato il materiale lapideo del blocca tra il profilo della gamba e la mano. Le rotule continuano ad essere un punto critico, ma qui hanno un effetto più naturalistico. Le caviglie sono più sfinate.
Kouros attico di Monaco (550 - 530 a.C)
Le proporzioni sono piuttosto realistiche; gli occhi sono più piccoli, il sorriso arcaico è molto più accentuato (questo indica una ricerca della terza dimensione da parte dell’artista). La linea mediana del torso non è più così evidente; l'anatomia è resa in modo più definito e naturalistico, il profilo del busto è meno a campana. Le mani sono rigidamente strette a pugno, ma si stanno lentamente staccando dal corpo. Le rotule sono più naturalistiche e le caviglie ora sono ben definite. Qui è cambiata la capigliatura, infatti i capelli sono corti. Quasi sempre, i kouros della seconda metà del VI secolo hanno i capelli corti.
Kouros di Aristodiskos (500 a.C)
Il corpo è meno gonfio, alle linee si sostituiscono i volumi; i muscoli sono resi in modo generalmente morbido; c’è un leggero movimento della spalla sx. Il sorriso ora viene meno, infatti è una statua quasi dello stile severo. Le mani sono sempre più staccate dal profilo del corpo, ora vengono portate in avanti. La capigliatura è ancora più raccolta, simbolo di aristocrazia. Dallo stile arcaico allo stile severo si fonderanno tutte le parti del corpo umano, in modo sempre più naturalistico.
Analisi del Kouros di Tenea, Gliptoteca di Monaco
- Definizione
Oggetto: statua
Materiale: marmo
Tecnica di esecuzione: scultura a tutto tondo
Stato di conservazione: manca l’avambraccio destro, per il resto è in buone condizioni, risulta integro. - Identificazione
Identificazione dell’opera: Kouros di Tenea
Originale (i Kouros non sono stati apprezzati dai romani, quindi mai copiati)
Dimensioni: pari al vero (153 cm)
Rinvenimento: necropoli di Tenea presso Corinto. Attualmente Gliptoteca di Monaco. - Analisi
Analisi formale: figura stante, maschile, nuda. Piede sinistro portato in avanti, mani strette a pugno. Viso ovale, capigliatura che cade sulle spalle.
Analisi stilistica - Datazione
Cronologia: metà del VI secolo
Eventuali confronti formali, stilistici, iconografici (per analogia o per differenza!) qualsiasi altro Kouros, di cui scrivere il nome, la datazione e il motivo del confronto. - Analisi storico-culturale
Inserimento dell’opera nel contesto culturale e storico di pertinenza: tutto il VI secolo è un periodo di grandi trasformazioni sociali e politiche, però è un periodo di benessere sostanziale. Si vanno a consolidare le classi artigianali, c’è grande coesione interna, contro il nemico comune (i Persiani).
kalòs kai agathòs Il bello e il buono. L'espressione kalokagathìa indica nella cultura greca del V sec. a.C l'ideale di perfezione fisica e morale dell'uomo.
Eventuale committenza: sconosciuta
Eventuale attribuzione: sconosciuta
Individuazione del personaggio: sconosciuta (di solito conosciuta per i ritratti di epoca romana).
La Kore
È una fanciulla riccamente abbigliata, spesso ingioiellata, stante, frontale, immobile, eternamente giovane, custode dell’eterna giovinezza. Stante, frontale, immobile. Incarna i valori della polis aristocratica, è sposa, fanciulla, custode della casa e della discendenza. A volte indossa un velo che le copre la testa.
I suoi abiti seguono la moda ionica, chitone aderente (stoffa piuttosto leggera) e mantello più pesante che copre di solito la spalla destra e scende di sbieco sul petto formando un’ampia cascata di pieghe. La capigliatura è spesso trattenuta da una corona ed è molto elaborata; i riccioli sono intorno al volto e le lunghe trecce sulle spalle. Anche la kore ha la duplice funzione di offerta nei santuari oppure segnacolo nei santuari a segnalare una tomba. Dalla Kore di Phrasikleia appare evidente che la statua fosse colorata. Non ci sono dubbi sulla sua destinazione funeraria, a causa dell’iscrizione sulla sua base, che riporta anche il nome dell’artista: Aristion di Paro “sempre mi chiamerò fanciulla”, sta a significare che è morta prima del matrimonio. Datata al 530 a.C. fu ritrovata in Attica in una fossa, insieme ad un kouros, seppellita lì forse perché danneggiata.
Efebo di Kritios, anello di congiunzione
Datato poco prima del 480 a.C. si trova al Museo dell’Acropoli di Atene. Compare il movimento per la prima volta, qualcosa è cambiato definitivamente: il sorriso è scomparso, i capelli sono raccolti, è più simile allo stile severo; la rigida frontalità arcaica è ormai passata in secondo piano. È il primo esempio di ponderazione: tutte le membra sono collegate tra loro e agiscono sotto il medesimo impulso. La rigida frontalità arcaica è ormai passata in secondo piano. La testa gli è stata riattaccata, infatti fu trovato prima il corpo e poi la testa, in due punti diversi. Non arriva dalla colmata persiana del 480 (quando gli ateniesi tornarono sull'acropoli di Atene, dove i persiani avevano distrutto tutto, seppellirono tutte le statue distrutte e le sigillarono lì). Questo è un terminus ante quem, che dunque consente di datare con certezza. Per il suo stile riusciamo a datarlo a poco prima del 480. È attribuita ad uno scultore molto famoso del regno antico, Kritios, che aveva realizzato il gruppo dei Tirannicidi. L’Efebo costituisce il primo esempio di ponderazione, per la prima volta il movimento ed il naturalismo entrano in scultura.
La scultura di epoca classica
Con il termine “classica” intendiamo tutto il V e IV secolo a.C: età severa, classicismo maturo e tardo classicismo (compreso di età di Alessandro). Classicus: colui che appartiene alla prima classe di cittadini, dunque sofisticato. IV e V secolo sono considerati come il culmine della bellezza e della perfezione, è il periodo di cui Winckelmann tesse le lodi ed idealizza. 323: data cardine, coincide con la morte di Alessandro Magno. Dal 323 al 31 a.C parliamo di Ellenismo.
Lo stile severo è il periodo dell’egemonia ateniese, che hanno vinto contro i persiani a Salamina, nel 480 e a Palata nel 479 a seguito del comandante Temistocle. Nel 477 viene fondata la lega delio-attica contro la Persia, che aveva sede a Delo, isola centrale delle Cicladi, dove era conservato anche il tesoro della lega. L’estendersi dell’egemonia ateniese la porterà a scontrarsi con Sparta, sua eterna rivale, questa rivalità culminerà nella guerra del Peloponneso (431 - 404 a.C). La legittimazione dell’impero ateniese si avrà con la ricostruzione dell’acropoli distrutta che si ebbe con Pericle nel 447. Gli anni dello stile severo sono un ponte importante; questo clima di esaltazione nazionalistica investe tutte le polis greche e si riflette nell’arte, specchio della politica e principale mezzo di comunicazione dell’arte antica.
Nello stile severo trovano compimento tutte le istanze tardo-arcaiche; il nome “severo” deriva dalla perdita del sorriso dei kouroi, ed era l’aggettivo usato dal Winkelmann per descrivere l’arte prima di Fidia. Durus, Rigidus e austerus sono gli aggettivi utilizzati dagli autori latini per descrivere le statue di questo periodo che perdono non solo il sorriso, ma qualsiasi leziosità. L’artista greco voleva raffigurare l’uomo così com’è, l’essere fisico, l’essere pensante. Si elabora un vero e proprio linguaggio figurativo nuovo; la novità principale è il movimento. Gli atleti (uomini) in nudità sono il soggetto prediletto, per sfruttare le pose infinite, sono un modo per sperimentare il movimento del corpo nello spazio; non panneggiando il corpo si possono mostrare i muscoli flessi. Una gamba è sempre portante e l’altra è sempre flessa, il corpo agisce sotto l’influsso del movimento. Le spalle sono ancora rigide e le teste sono un po’ piccole, i capelli restano ancora poco realistici, divisi in ciocche. Iniziano ad essere raffigurati gli stati d’animo.
Gli originali sono quasi sempre in bronzo, proprio per questo ne abbiamo pochi (sono stati fusi), le copie di età romana in marmo sono invece molteplici, soprattutto se rapportate ai kouroi e kore, per una questione di gusto. La trattatistica ha tramandato nomi di scultori, però la maggior parte rimane anonima.
Il cosiddetto Poseidon di Capo Artemision di Atene datato al 460 ca., fu rinvenuto in mare al largo dell’isola di Eubea; interpretato come un Poseidone, starebbe lanciando il tridente con la mano destra, oppure un fulmine, secondo l’interpretazione che lo associa a Zeus. Il piede destro tocca appena il pavimento, il busto è in torsione, la linea alba si curva verso la metà destra del corpo, questa tensione è data dal movimento, sta prendendo la mira con il braccio sinistro. La statua è concepita per essere vista da tutti i lati, quindi potrebbe trattarsi di un’offerta collocata a cielo aperto, più che un oggetto di culto. Le dimensioni sono superiori al vero, 209 cm.
Auriga di Delfi (478-466), di cui possediamo l’originale in bronzo (un caso rarissimo) perché nel 373 fu sepolto nel santuario Panellenico (cioè aperto a tutti) di Delfi da un terremoto. Siamo sicuri che sia datato 478-466 per via della committenza di Polyzalos (tiranno di Gela) testimoniata dall’iscrizione che l’accompagnava. La statua è completa, manca solo del braccio sinistro e degli elementi accessori del carro. Il volto imberbe, circondato da riccioli e basette finemente incise, gli sono occhi intarsiati muniti di ciglia; indossa una lunga tunica stretta in vita dalla cintura che nel cadere crea un raffinato gioco di pieghe. Le singole parti sono colate a parte e poi assemblate. L’auriga stava compiendo un giro di vittoria, lo capiamo perché ogni parte si sta muovendo ad elica, facendo percepire così il movimento verso destra. Leggera rotazione verso destra del busto e della testa.
Il Discobolo di Mirone (455 ca.) l’originale è attribuito a Mirone, un famosissimo scultore originario della Beozia e attivo ad Atene, del quale non abbiamo alcun originale. La copia più famosa del discobolo è la Lancellotti (dalla famiglia che la acquistò) che fu rinvenuta sull’Esquilino in dei giardini, ed è datata al II sec. d.C. Sappiamo che si tratta di una copia per via del tronco su cui si poggia l’atleta e per il puntello tra la sua mano e la gamba: un’opera in bronzo non avrebbe bisogno di questi sostegni. L’opera appartiene all’età severa e non al classicismo maturo prima di tutto per la capigliatura.
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