Letteratura per l’infanzia – Prof. Mattioni lezione 1
La letteratura dell’infanzia si intreccia con molte altre discipline:
- In primo luogo con la storia, infatti il corso si chiama “storia della letteratura per l’infanzia” e noi ne ricostruiremo la sua storia, perché occorre sempre storicizzare un’opera, un autore o un periodico, altrimenti ci sfugge il vero senso di quell’autore, di quell’opera o di quel periodico.
- La letteratura per l’infanzia si intreccia anche con la psicologia: orienta lo scrittore, l’editore ed anche il lettore che cerca la conformità del materiale di lettura alle caratteristiche di una determinata fascia d’età. Allo stesso tempo, la psicologia applicata alla letteratura per l’infanzia ipotizza gli esiti che un determinato libro avrà sui ragazzi, ovviamente non si tratta di un esito scientifico, i ragazzi non essendo tutti uguali reagiranno in modo diverso, ma se si conosce dal punto di vista psicologico un ragazzo o una classe e se si conoscono i libri allora si riesce meglio ad assegnare il testo giusto al momento giusto ad una determinata persona o a una determinata classe.
- La letteratura per l’infanzia si intreccia poi con la pedagogia perché individua l’utilità educativa di un determinato libro, di un racconto o di un’immagine, non bisogna dimenticare, infatti, che le immagini supportano la letteratura per l’infanzia e sono fondamentali.
- Si possono anche trovare degli intrecci della letteratura per l’infanzia con la pedagogia speciale: ad esempio, quando vengono creati dei supporti speciali adatti ai bambini affetti da autismo, per esempio gli In-Book che in questo periodo si stanno facendo largo nei bambini con bisogni educativi speciali. Quindi è possibile affermare che anche la pedagogia speciale può dare il suo contributo se applicata alla letteratura per l’infanzia e viceversa.
- Allo stesso modo anche l’intercultura: esistono, ad esempio, molti libri per ragazzi sull’argomento della migrazione e dei migranti.
- Un’altra disciplina che può agganciarsi alla letteratura per l’infanzia è la didattica: disciplina fondata sulla prassi che consente di delineare percorsi volti alla costruzione del lettore, dalle prime fasi dell’età evolutiva diventando supporto all’apprendimento della lettura e della scrittura.
→ La letteratura per l’infanzia è considerabile come qualcosa di ampio e di accogliente in quanto accoglie al suo interno varie discipline.
Che cos’è la letteratura per l’infanzia?
Nel 1923 Vincenzina Battistelli, critica letteraria e insegnante, scrive un testo intitolato “La letteratura infantile moderna. Guida bibliografica”. Vincenzina Battistelli cerca di combattere quello che era già un pregiudizio sulla letteratura per l’infanzia, cioè che essa dovesse essere confinata al mondo dei bambini e dei ragazzi: gli adulti, in genere, infatti, non si occupano più di letteratura per l’infanzia tranne che per lavoro, ad esempio se fanno gli insegnanti. Vincenzina Battistelli scrive:
“Non esiste una letteratura che possa dirsi per bambini, per fanciulli, per giovinetti. Esistono bambini, fanciulli, giovinetti creati dall’impeto generoso, schietto d’un’anima d’artista in cui tutti i bambini, i fanciulli, i giovinetti possono riconoscersi, educarsi, ma in cui uno spirito adulto trova anch’esso una parte viva di sé. Creature, dunque, sentite vere, reali, in tutte le età, letteratura, dunque, di bambini come d’adulti”.
Battistelli cerca di convincere gli adulti che leggere libri per bambini non è inutile ma che anche gli adulti possono trovare nei testi per ragazzi qualcosa di bello e di importante che può essere utile alla propria crescita come adulti.
Dello stesso pensiero era Clive Staples Lewis, scrittore e autore delle Cronache di Narnia, il quale afferma: “un giorno sarai grande abbastanza per ricominciare a leggere racconti di fate”.
Lewis pone l’attenzione sul fatto che ad un certo punto si smette di leggere storie per bambini o per ragazzi perché ci si vergogna, ma egli afferma che ad un certo punto questo tipo di letteratura diventa nuovamente necessaria, quando si è abbastanza grandi per non vergognarsene più.
Dire che la letteratura per ragazzi debba essere letta solo dai ragazzi è come affermare che i gialli debbano essere letti esclusivamente da criminali e da poliziotti: nessuno pensa questo, tutti noi leggiamo libri gialli senza alcun pregiudizio, ma la stessa cosa non avviene purtroppo per la letteratura per l’infanzia.
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Perché dovrebbe essere letta anche da adulti?
Anzitutto, definirla, letteratura per l’infanzia è riduttivo e limitativo. Sarebbe meglio, invece, definirla letteratura per l’età evolutiva: il termine “per l’infanzia” di fatto esclude gli adolescenti che sono una fetta di mercato, in realtà, molto importante. Molti scrittori ultimamente scrivono proprio ad hoc libri young adult, libri pensati per i giovani adulti, cioè per adolescenti o post adolescenti.
Anche lo scrivere “per l’infanzia” limita i confini di questa letteratura perché la si vede creata apposta e soltanto per i bambini quando in realtà, come detto, può essere letta da tutti.
A questo proposito, vi è un libro della scrittrice e studiosa della letteratura per l’infanzia di Katherine Rundell che si intitola “Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio”. È un testo molto importante perché cerca di combattere gli stereotipi che riguardano questo tipo di letteratura.
Rundell scrive: “la letteratura per ragazzi ha una lunga e nobile storia di scarsa considerazione. Sul volto di certe persone si disegna un sorrisetto particolare quando racconto loro che cosa faccio, più o meno lo stesso che mi aspetterei di vedere se dicessi che costruisco minuscoli mobili da bagno per elfi. Scrivo narrativa per ragazzi da oltre dieci anni, ormai, e faccio ancora fatica a darne una definizione ma so con certezza che cosa non è: non è solo per ragazzi”.
→ Nel libro Rundell si butta in un’appassionata difesa della letteratura per ragazzi contro i pregiudizi e snobbismi di chi pensa che leggere questo tipo di letteratura dopo una certa età non sia possibile o consono. Rundell afferma che lettura per adulti e per ragazzi possano stare insieme: è possibile leggere testi ritenuti per adulti e contemporaneamente testi ritenuti per ragazzi.
Lei sostiene inoltre: “leggere libri per ragazzi da adulti non è regredire o tornare indietro. Al contrario, se li abbandoniamo del tutto lo facciamo a nostro rischio e pericolo perché rinunciamo ad uno scrigno di meraviglie che se guardate con occhi adulti possiedono una magia completamente nuova”.
Il lavoro di scrittore per ragazzi viene visto con un lavoro “di serie B”, un ripiego, in realtà scrivere per ragazzi è più difficile che scrivere per adulti: bisogna fare più attenzione a ciò che si scrive e soprattutto a come lo si scrive, bisogna arrivare al punto senza troppi giri di parole, perché i bambini o i ragazzi si stancano di descrizioni troppo lunghe, e spesso non è facile. Anche scrivere un albo illustrato può essere più difficile che scrivere un romanzo: si hanno poche parole da poter utilizzare e con quelle bisogna raccontare una storia che sia credibile e affascinante per il bambino.
Quali possono essere le fonti storiche per la letteratura dell’età evolutiva?
Le prime fonti storiche per la letteratura dell’età evolutiva sono i libri per ragazzi. Nella foto della slide riportata ci sono alcuni testi fondamentali della letteratura per l’infanzia come Pinocchio di Carlo Collodi, Il Giornalino di Gian Burrasca di Vamba, pseudonimo di Luigi Bertelli, e Le Avventure di Cipollino di Gianni Rodari. Si tratta di testi che hanno fatto la storia della letteratura per l’infanzia, insieme ad un altro testo non riportato ma altrettanto importante che è Cuore di Edmondo De Amicis.
Un’altra fonte che possiamo utilizzare per la letteratura per l’infanzia sono i periodici per ragazzi, cioè i giornaletti: come ad esempio Topolino che arriva in Italia negli anni ‘30 del ‘900, oppure altri come Il Pioniere, il Balilla, il Giornalino, il Corriere dei Piccoli, ecc. Sono tantissimi i giornali per ragazzi che si susseguono nella storia d’Italia, alcuni di questi periodici nascono con la funzione di intrattenere i ragazzi, come il Corriere dei Piccoli, come Topolino o come in generale i fumetti, mentre altri nascono invece specificatamente con finalità educative, come Il Giornalino o altri giornali per ragazze come Primavera.
Ci sono poi anche dei periodici per bambini nati con finalità politiche, ad esempio Il Balilla che nasce nel periodo fascista per supportare la politica di Mussolini anche con i bambini. Oppure sul versante opposto Il Pioniere che nasce negli anni ‘50 da uno stampo prettamente comunista. Quindi anche la politica entra a volte in questi periodici per ragazzi.
Ci sono poi dei periodici tradizionali, come ad esempio i vecchi manuali di letteratura per l’infanzia, come ad esempio La Moderna Letteratura per l’infanzia di Vincenzina Battistelli.
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I vecchi manuali di letteratura per l’infanzia ci raccontano quali erano gli scrittori più importanti in un determinato periodo storico e quindi sono utili per ricostruire la storia per la letteratura per l’infanzia. Questi erano pensati inizialmente soprattutto per i maestri: per aiutare gli insegnanti ad orientarsi all’interno della letteratura per l’infanzia e fornire loro degli spunti su libri da consigliare ai ragazzi.
Soprattutto i manuali più antichi, però, non sono fatti particolarmente bene perché sono scritti da persone che non erano particolarmente preparate: spesso dagli stessi insegnanti che però di fatto di letteratura per l’infanzia conoscevano poco. All’interno di questi testi, infatti, ci sono molti pregiudizi e poche novità editoriali perché ci si basava sempre sugli stessi testi senza fare un’analisi approfondita della letteratura dell’infanzia di quel periodo.
Vi sono poi invece delle fonti meno tradizionali e più recenti come ad esempio le canzoni per bambini, es. lo Zecchino d’oro, o le sceneggiature dei programmi televisivi per bambini, come ad esempio Bim, bum, bam; La Melevisione; L’albero azzurro; ecc… Questa è ciò che viene definita come paraletteratura: cioè quelle espressioni artistiche e culturali che non hanno l’aspetto tradizionale della letteratura per ragazzi e che sono erroneamente considerate di serie B. Ma alcune puntate della Melevisione, ad esempio, sono centrate su tematiche importanti: ad esempio vi è una puntata che parla della violenza sessuale nei confronti dei bambini e quindi all’interno di quella puntata anche, ad esempio le canzoni cantate erano dedicate a quell’argomento. Si tratta quindi di una paraletteratura educativa molto potente che arriva attraverso un supporto che è quello della televisione, supporto differente da quello del libro, ma che comunque ci permette di considerarla come letteratura in quanto parte da un testo scritto, quando si scrive una canzone o una sceneggiatura per un programma per bambini la si scrive primariamente come testo scritto infatti.
Quindi della letteratura per l’infanzia fanno parte tutti questi “spin off” che direttamente non ci sembrano far parte della letteratura ma che in realtà lo sono. Così come, ad esempio, le canzoni per bambini, come quelle dello Zecchino d’oro: canzoni fortemente con valenza pedagogica ed educativa. Lo Zecchino d’oro nasce a Bologna nel dopoguerra da una congregazione religiosa, quindi da un gruppo con un’attenzione particolare ai valori pedagogici e morali che vengono veicolati ai bambini.
In che modo possiamo utilizzare i testi delle canzoni come fonti storiche?
In che modo possiamo utilizzare i testi delle canzoni come fonti storiche? Paragonando testi più antichi ai testi più recenti.
Nelle slide viene inserito un esempio per mostrare come fare il paragone: ci sono due testi incentrati sulla scuola, il primo del 1961 della terza edizione dello Zecchino d’oro, intitolata Cestini e grembiulini e un’altra più recente del 1994, della 37° edizione dello Zecchino d’oro, intitolata Scuola rap.
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Link canzone 1: https://www.youtube.com/watch?v=q_AaGM4VJdw [risulta “video non disponibile”] Link canzone 2: https://www.youtube.com/watch?v=DKviUxTR-sg
Leggendo i testi ci si può rendere conto di come la scuola sia cambiata nel corso del tempo: nel primo testo si parla di cestini e grembiulini, mentre nella seconda canzone non si fa accenno a questi due oggetti, molti elementi presenti nel testi sono tipici del periodo storico che si stava vivendo. Se si legge il primo testo sembra essere anche, forse, un testo precedente al 1961: il retaggio degli anni precedenti si riverbera ancora nel 1961, per esempio, sembra che i bambini della scuola dell’infanzia battano solo le mani tutto il tempo, “battiam battiam le mani / a tempo a tempo e bene”. Si tratta quindi di una visione della scuola dell’infanzia molto tradizionale. Invece, in Scuola rap, già solo per la definizione “rap” fa sì che si inserisca all’interno un elemento di modernità: è dunque una visione differente, un diverso modo di fare scuola attraverso le rime, il rap per l’appunto, ad esempio, sia lo studio della storia che della geografia, si parla ad esempio di Bonaparte.
Quindi paragonando questi due testi è possibile vedere come evolve la visione della scuola all’interno delle canzoni per ragazzi. Ma la stessa cosa la si può fare, ad esempio, prendendo termine di paragone la famiglia: basterà prendere più canzoni che parlano di famiglia, di mamma, di papà o di genitorialità in generale, di anni differenti e si vedrà come evolve attraverso queste canzoni la società italiana in relazione, appunto, all’ambito familiare.
La nascita della letteratura per l’infanzia in Italia
Ci addentriamo, ora, un po’ di più in quello che poi analizzeremo durante il corso…
Prima dell’Unità d’Italia è impossibile parlare di storia della letteratura per l’infanzia italiana perché non esisteva ancora l’Italia come nazione. Proprio con l’unificazione avviene lo sviluppo dell’editoria dell’infanzia nel nostro Paese: ciò avviene perché ci si trova a rispondere all’esigenza basilare di creare una coscienza civile che unificasse tutti gli italiani.
L’unificazione politica della penisola non aveva coinciso con l’educazione linguistica. Infatti, nell’Italia pre-unitaria i dialetti possiedono una piena dignità sociale: essi venivano utilizzati sia nella vita privata che in quella pubblica e non soltanto dagli strati più umili della popolazione ma anche dalla stessa aristocrazia e dagli stessi letterati. Si pensi, ad esempio, che anche lo stesso re Vittorio Emanuele II utilizzava il dialetto nelle riunioni con i propri ministri.
L’italiano era quindi del tutto estraneo alla popolazione della penisola, tanto da poter essere definito come “una lingua straniera in patria”.
Fu alla scuola che venne affidata la missione di unificare il Paese anche dal punto di vista linguistico e i dialetti vennero considerati come “mal erba da estirpare”. La scuola doveva essere quindi lo strumento per estirpare questa “mal erba”, cioè questi dialetti.
Anche la letteratura per l’infanzia viene utilizzata in questo senso: viene utilizzata, cioè, per creare gli italiani, per portare avanti questo progetto politico che - guidato dalla borghesia - cerca di portare a termine il processo di unificazione italiana.
I primi manuali e compendi di Storia della letteratura per l’infanzia vengono pensati per i maestri che si preparavano al concorso magistrale e per gli alunni degli istituti e delle scuole magistrali MA:
- Schematismi e omissioni.
- Approccio moralistico.
- Condizionamenti ideologici.
È proprio nel corso della seconda metà dell’Ottocento che nasce in Italia la letteratura per l’infanzia e nasce sia perché, come detto, prima non si può parlare di nazione unificata ma anche perché è nell’Ottocento che viene data una nuova importanza al bambino, che fino a quel momento era considerato più come “un animaletto” che una persona. Lo stesso camminare a quattro zampe del bambino prima di imparare a camminare eretto veniva vista come qualcosa di animalesco. O anche il fatto che il bambino non sapesse parlare prima dei due anni rendeva il bambino più simile a una bestia che all’uomo, e quindi il bambino veniva visto come qualcosa di animalesco.
La stessa terminologia del termine bambino è indicativa di questa sfiducia che si ha nei confronti del bambino:
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“bambino” deriva da bambo che vuol dire sciocco; il bambino era dunque “un piccolo bambo”, cioè “un piccolo sciocco”.
→ Questa era dunque la visione dell’infanzia che si aveva prima dell’‘800, visione che inizia a essere messa in crisi già nel ‘600 e ‘700. La visione positiva del bambino arriverà poi nel ‘800 e poi anche in pieno nel ‘900 che viene considerato infatti il secolo del bambino.
Le fiabe iniziano a essere considerate come letteratura per bambini nel ‘600 con Charles Perrault.
Prima dell’800 il bambino viene visto come un essere inutile perché non è produttivo, non è in grado di lavorare. I bambini, all’epoca, iniziavano a lavorare molto presto: già ai 5 anni venivano impiegati, spesso, nei lavori dei campi o, quando poi cominceranno a svilupparsi le prime fabbriche e i primi op
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