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Storia della lingua tedesca

Il concetto di germanico sul piano linguistico

Cosa significa germanico sul piano linguistico? È un concetto generale che abbraccia più lingue: inglese, tedesco, nederlandese (che comprende fiammingo e olandese, ma anche africans, una variante dell’olandese sviluppata dai coloni in Africa), frisone (su alcune isole) – germanico occidentale; svedese, danese, norvegese, feroese, islandese – germanico settentrionale. Esisteva anche il gotico – germanico orientale, ma è scomparso.

I germani e la loro diffusione

I germani sono una popolazione del nord Europa, erano molto diffusi ma non quanto oggi. Essi abitavano un’area abbastanza ristretta: penisola dello Jutland (Danimarca) e le isole danesi (a est della penisola dello Jutland). Questi territori erano abitati da persone che parlavano una sola lingua, unitaria, una lingua che i linguisti hanno cercato di ricostruire. Essa è chiamata protogermanico o germanico comune. Si tratta quindi di una lingua ricostruita e non attestata, a differenza del Latino, che è una lingua attestata. Grazie a delle comparazioni tra termini aventi lo stesso significato e la stessa radice si è arrivati a formulare leggi fonetiche. In questo quadro il protogermanico emerge come uno dei “dialetti” dell’indoeuropeo, caratterizzati da determinati e differenti tratti linguistici specifici (isoglosse).

Metodi di studio della linguistica storica

Prima della linguistica storica nell’800 con metodo scientifico, ci si basava su affinità intuibili, lessicali, per esempio 'winter' in inglese e 'Winter' in tedesco e 'winder' in danese. Con il metodo scientifico della linguistica, alla fine del 700, l’impero britannico era molto grande e alcuni studiosi inglesi dell’epoca si interessarono alla cultura letteraria dell’India (in antico indiano, nato dalla fusione tra sanscrito e antico indiano classico, ma esiste anche il vedico, la versione arcaica, tanto che i testi poetici si chiamavano veda). Si accorgono che era simile al latino e al greco e ci riflettono – ipotesi: che antico indiano, latino e greco abbiano la stessa origine.

La nascita del termine indoeuropeo

Si conia ad un certo punto il termine indoeuropeo. Se il latino ne fa parte quindi anche tutte le lingue che ne derivano, e si iniziano ad analizzare anche le lingue germaniche che presentano ancora affinità. Per indoeuropeo si intendono gli elementi linguistici comuni a quell’insieme di dialetti parlati in Europa e in Asia che fino al 3000 a.C. presentavano una certa unità. Di fronte a queste somiglianze per esempio 'pitā' (padre nom.sing), con desinenze diventa 'pitr' – in greco antico è 'patér' – in latino 'pater' – 'father' in inglese – 'Vater' in tedesco – 'vader' in danese, tentano di formulare ipotesi e leggi fonologiche: di fronte alla p iniziale delle lingue antiche, le lingue germaniche mostrano la f. Es. 'piscis' latino – 'fish' inglese, 'Fisch' tedesco.

Oggettività e metodo scientifico

Cominciamo a entrare nell’ambito dell’oggettività e del metodo scientifico. Da questi confronti latino, greco, e antico indiano p – lingue germaniche in f. Ma viene prima la p o la f? Le lingue che hanno la p sono numerose, quindi si presuppone che sia più antica della f, che è derivata da un mutamento di suono successivo. *p>*f (asterisco indica una ricostruzione). Si sono ricostruite anche altre relazioni diacroniche tra consonanti dell’indoeuropeo e germanico.

Legge di Grimm

La legge di Grimm si basa sugli studi di Rask, i fratelli si occupavano delle radici germaniche a livello fonologico o anche del folklore. Secondo questa legge tutte le occlusive sorde si trasformano in fricative sorde (in antico indiano 'trayah', 'tres' in latino – gotico 'fris').

Lingue indoeuropee e non

Le lingue non indoeuropee sono estone, finlandese, ungherese e basco. Quelle indoeuropee sono le baltiche, albanese, lingue celtiche (bretone, gallese, gaelico parlato in Irlanda detta irlandese e Scozia), greco, latino, l’hindi...

Bretone e la sua origine

Bretone è una lingua nel nord della Francia. Gran Bretagna chiamata dai romani Britannia perché gli abitanti di allora erano celtici. Quando arrivarono le popolazioni germaniche, le popolazioni locali se ne andarono spesso andando in Bretagna (isola a nord della Francia), perché prende il vecchio nome della patria da cui venivano. Quindi il bretone è una lingua celtica sopravvissuta oggi.

Ittita, la lingua indoeuropea più antica

Una delle ultime lingue scoperte è l’ittita, circa un secolo fa da uno studioso ceco, che riuscì a decifrare il carattere cuneiforme. Era parlato nell’Anatolia (Turchia) e ha permesso di scoprire nuovi elementi linguistici. L’ittita è la lingua indoeuropea più antica. Ha permesso la scoperta di nuove consonanti laringali, che probabilmente facevano parte dell’indoeuropeo, si pensa ce ne fossero 3 simboleggiate dalla lettera h (h1, h2, h3) – Teoria delle laringali. Nel germanico scompaiono e nelle lingue figlie scompaiono, lasciando però traccia della loro presenza originaria tramite l’influsso fonetico sulle vocali con cui si trovavano a contatto: h1 – dà origine al suono vocalico a; h2 – suono e; h3 – suono o.

Legge di Grimm: una spiegazione dettagliata

Legge di Grimm: le occlusive sorde indoeuropee si trasformano in fricative sorde in germanico.

Questa relazione storica tra le lingue si può simboleggiare con uno schema:

  • Protoindoeuropeo treies, occlusiva sorda /t/ – protogermanico diventa fricativa sorda /f/ (indoeuropeo /p/ --- germanico /f/). Questo mutamento si realizza quindi nell’intera serie delle occlusive sorde indoeuropee.
  • Occlusiva sorda indoeuropea t --- fricativa sorda þ. Questo fonema è preservato oggi nella lingua inglese con il suono θ (three), e in islandese (þrír). L’islandese moderno fa ancora uso di questa lettera molto antica, che deriva dall’alfabeto runico adottato dalle lingue germaniche, una fricativa interdentale.
  • Occlusive sorde /k/ velare e palatale /kʲ/, che si fondono, nel protogermanico danno origine alla fricativa sorda /h/ es. indoeuropeo kerd—germanico hert. Poi vi era la labiovelare /kʷ/, che si sviluppò nella fricativa sorda labiovelare germanica /hʷ/ (oggi si ha nelle parole inglesi con il suono wh in 'what').

Gruppi consonantici: quando l’occlusiva sorda è preceduta da s sibilante, es. sp, st, sk, sq, nel germanico in questo caso le occlusive sorde rimangono intatte, es. 'sparus' latino – 'spear' inglese – 'Spear' tedesco.

Invece per quanto riguarda pt, kt – nel germanico solo la prima consonante diventa fricativa sorda e la seconda rimane occlusiva quindi pt diventa ft, e kt diventa ht. Captus in latino (catturato), in gotico haft.

Per quanto riguarda le occlusive sonore indoeuropee labiale, dentale g, velare gh, labiopalatale gw diventano occlusive sorde nel protogermanico. Occlusive sonore b, d, g, ǧ, gʷ, persero sonorità, arrivando ad una serie di occlusive sorde protogermaniche. /b/ diventa /p/ es. indoeuropeo treb—þurpa germanico. /d/ diventa /t/; /g/ diventa /k/; /gʷ/ diventa /kʷ/.

Occlusive aspirate (occlusiva seguita da un’aspirazione), chi le ha conservate è l’antico indiano, il greco le ha desonorizzate e sono diventate sorde. Nel protogermanico si sviluppano come fricative sonore (segnate da taglietto): bʱ diventa b con taglietto, pronunciata come la b spagnola o ß, simbolo in linguistica germanica; In tedesco queste fricative sonore divennero occlusive b, d, g mentre nelle altre lingue germaniche non è stato necessariamente così, questo spiega la differenza tra 'leben' e 'live'. In posizione iniziale e nel gruppo consonantico mb invece, in tutte le lingue germaniche questo suono b con taglietto diventa occlusiva b es. 'Bruder', 'brother'. [dʱ] diventa d con taglietto pronunciata come 'that', ma nelle lingue germaniche tendenzialmente diventa d occlusiva, mentre viene conservata la fricativa nelle lingue nordiche. [ɡʱ] diventa g pronunciata come quella spagnola tra vocali. gʷʱ diventa gʷ, nelle lingue germaniche in posizione intervocalica questo suono di sviluppa in una w es. indoeuropeo snoigʷʱos—snaiwaz germanico.

Liquide e nasali

Le liquide sono r e l, mentre le nasali sono n e m. Nelle lingue germaniche m in posizione finale diventa n. In sloveno può fungere da vocale es 'Trst' – significa Trieste. Se le consonanti nasali o liquide funzionavano da vocali il germanico inseriva una vocale di appoggio ovvero la u breve. Es. prefisso ṇ (punto sta ad indicare la consonante con funzione di vocale), nel protogermanico si sviluppa in un-, formando quindi il negativo di una parola.

Semiconsonanti

L’indoeuropeo presentava anche semiconsonanti /w/ e /y/, realizzate rispettivamente come w all’inglese e come l.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/14 Lingua e traduzione - lingua tedesca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher isabelladonzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua tedesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Panieri Luca.
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