Metodopsicologia dei processi cognitivi
La psicologia è la scienza che studia il comportamento e la mente:
- Comportamento: qualsiasi azione osservabile di una persona o di un animale;
- Mente: si riferisce alle sensazioni, percezioni, ricordi, pensieri, sogni, motivazioni, emozioni e a tutte le altre esperienze soggettive di un individuo. Inoltre, il concetto di mente include tutte le conoscenze inconsce e le regole operative che fanno intrinsecamente parte del nostro cervello e che forniscono le basi per l’organizzazione del comportamento e dell’esperienza conscia.
- Scienza: si riferisce a tutti i tentativi di dare risposta a quesiti attraverso la raccolta e l’analisi sistematica dati osservabili oggettivamente.
I metodi scientifici applicati in psicologia sono diversi. Ci sono diverse strategie di ricerca che gli psicologi adottano per dare risposte a dei quesiti che si pongono. La metodologia è la base su cui si ergono le teorie.
Il cavallo Hans
Si inizia con una storia realmente accaduta agli inizi del ‘900 che ha come protagonista un cavallo, il bravo Hans, un professore appassionato di cavalli, Wilhelm Von Osten, e uno psicologo, Oskar Pfungst. Osten era un insegnante ed un amante dei cavalli ed aveva la profonda convinzione che i cavalli fossero intelligenti e capaci di imparare. Dopo 4 anni di addestramento, Hans era in grado di rispondere a qualsiasi domanda gli venisse rivolta in tedesco, scritto o parlato, su varie discipline.
Osten andava nelle piazze con il cavallo e una folla di passanti poteva mettere alla prova le capacità del cavallo, non a scopo di lucro. Non essendo in grado di parlare, le domande dovevano essere formulate in termini di vero o falso. Le sue risposte venivano date attraverso colpi di zoccolo o cenni del capo. La commissione di esperti, tra cui Oskar Pfungst, che fece tutti i controlli, aveva certificato che il cavallo era effettivamente intelligente a settembre del 1904. Hans rispondeva anche a domande in una lingua diversa dal tedesco e per la quale non era stato addestrato. Il mito di Hans crollò rovinosamente quando lo psicologo Oskar Pfungst sottopose l’animale ad alcune semplici prove.
Pfungst (1911) ipotizzò che Hans rispondesse alle domande non perché fosse in grado di capirle e conoscesse le risposte, ma piuttosto perché rispondeva a segnali visivi inavvertitamente prodotti dalla persona che lo esaminava o da altri osservatori. Infatti, con i paraocchi Hans non sapeva rispondere. Immediatamente dopo aver rivolto ad Hans una domanda che richiedeva come risposta dei colpi di zoccolo, veniva spontaneo a colui che l’aveva posta e agli altri presenti chinare leggermente il capo verso il basso per guardare gli zoccoli di Hans, e quando il numero esatto di colpi di zoccolo veniva raggiunto, si lasciavano sfuggire involontariamente qualche altro tipo di reazione. Quattro anni von Hosten era stato pienamente convinto di comunicare ad Hans nozioni scolastiche, ma tutto ciò che era riuscito a insegnargli erano poche, semplici risposte a pochi, semplici, anche se impercettibili, gesti.
Differenza tra fatto, teoria e ipotesi
- Fatto: dato osservabile che deve essere spiegato. È un’affermazione oggettiva, di solito basata sull’osservazione diretta, che, per consenso unanime di tutti gli osservatori raziocinanti, viene assunta come vera. In psicologia i fatti consistono in particolari comportamenti che si ripetono regolarmente, osservati in persone e animali, come lo scrollare la testa o battere lo zoccolo per Hans.
- Teoria: è un’idea o un modello concettuale proposta per spiegare i fatti osservati e per trarre previsioni in merito a quelli che potrebbero essere scoperti. Ad esempio, la teoria di Von Osten secondo cui i cavalli fossero dotati di un'intelligenza simile a quella umana.
- Ipotesi: è una previsione su nuovi fatti formulata in base a una particolare teoria. Esempio: Hans avrebbe risposto in modo scorretto se bendato.
I fatti portano a teorie e le teorie a ipotesi, che vengono sottoposte a verifica tramite esperimento. Ciò a sua volta porta nuovi fatti che portano nuove teorie… In questo modo ciclico in cui progredisce una scienza.
Attribuzione di facoltà
Quando non siamo consapevoli di un’azione che compiamo, se questa azione genera conseguenze, noi tendiamo ad attribuire tali conseguenze all’azione/volontà/intenzione di qualcun altro. Per esempio, chi faceva le domande ad Hans non era consapevole di inviare messaggi al cavallo tramite il linguaggio non verbale. Pertanto si riteneva che la risposta corretta del cavallo fosse dovuta all’intelligenza di quest’ultimo (attribuzione di facoltà di cui non era in possesso). D’altro lato, quando siamo convinti di essere responsabili di un evento, può succedere che l’evento sia prodotto da cause diverse, ad esempio, videogiochi.
Daniel Wegner su questa base ha elaborato la sua teoria. Dal pensiero inconscio si passa all’azione che ci porta ad un pensiero conscio e quindi ad un’azione conscia. Crediamo che tutto dipenda da noi e dalla nostra volontà, ma questa è un’illusione. Non esiste il libero arbitrio. Noi sperimentiamo la relazione tra il pensiero e l’azione che causa l’illusione che tutto dipenda da noi.
Il metodo
Il metodo aiuta a capire se un esperimento rispetto ad un’ipotesi è ben fatto. Le scienze si basano tutte sulla capacità di stimare la differenza tra un dato che sembra importante e che supporta la mia ipotesi, e la sua affidabilità.
Strategie/metodi di indagine
Quando misuriamo, assumiamo di volta in volta un’unità di misura che costituisce il termine di paragone. Il valore di una grandezza fisica si può definire come il rapporto tra la grandezza stessa e un'altra grandezza della medesima specie (ovvero l'unità di misura scelta) stimato per mezzo di uno strumento di misurazione opportunamente tarato. Misurare significa far corrispondere dei numeri a degli oggetti o a degli eventi secondo regole prestabilite.
Tipi di variabili
La variabile è una caratteristica che varia a seconda delle situazioni o degli individui, categorie entro le quali gli individui possono assumere posizioni diverse, un insieme di proprietà che si escludono a vicenda.
- Variabile quantitativa: sono espresse tramite numeri. Il passaggio da un valore all’altro nella scala di misurazione si può esprimere numericamente;
- Variabile qualitativa: la caratteristica dell’oggetto non viene misurata per mezzo di numeri ma per mezzo di categorie (sesso ecc). Non c’è confronto perché non ha senso.
- Variabile continua: il passaggio da un valore all’altro nella scala di misurazione (numerica o categoriale) è graduale e comprende tutte le gradazioni possibili (lunghezza, peso, altezza).
- Variabile discreta: il passaggio da un valore all’altro nella scala di misurazione (numerica o categoriale) è brusco, senza gradazioni intermedie (numero figli o numero iscritti ecc., non posso avere 1,2 figli).
- Variabile indipendente: influisce sull’altra.
- Variabile dipendente: è influenzata da qualcos’altro.
Diversi tipi di strategie di ricerca
Un metodo utile per classificare le diverse strategie di ricerca in campo psicologico consiste nel considerarle come variabili rispetto a tre dimensioni:
- Disegni di ricerca. La ricerca può essere di tre tipi fondamentali: descrittiva, correlazionale, sperimentale.
- Ambiente della ricerca. È il contesto ambientale in cui la ricerca viene condotta: studio di laboratorio e studio sul campo.
- Metodo di raccolta dei dati. Ne esistono due tipi principali: l’auto-descrizione (self-report) e l’osservazione.
Per svolgere una ricerca:
- Devo avere un’ipotesi come punto di partenza;
- Per verificare l’ipotesi devo svolgere un esperimento progettato correttamente e costruito sulle variabili;
- Devo individuare subito le variabili indipendenti e dipendenti;
- Devo capire se le variabili sono manipolabili (randomizzazione) oppure no.
Disegni di ricerca
- Studi sperimentali
- Studi correlazionali
- Studi descrittivi
Gli studi sperimentali
Un esperimento è l’approccio più diretto quando si intende testare una relazione di causa-effetto tra due variabili.
Una variabile è una caratteristica di un oggetto, di una persona o di un evento che varia a seconda delle situazioni e degli individui, sono categorie entro le quali gli individui possono assumere posizioni diverse.
Variabile indipendente: quella che influisce sull’altra detta variabile dipendente. Lo scopo di un esperimento è capire se la variabile dipendente sia o meno influenzata (dipende da) dalla variabile indipendente. Più precisamente, si definisce esperimento la procedura con cui un ricercatore manipola sistematicamente una o più variabili indipendenti, per poi osservare come una o più variabili dipendenti varino di conseguenza, mantenendo al tempo stesso costanti tutte le altre variabili. Soltanto così lo sperimentatore può ragionevolmente concludere che qualsiasi cambiamento eventualmente osservato nella variabile dipendente è causato dal cambiamento della variabile indipendente.
Manipolando deliberatamente le variabili, è lo sperimentatore che controlla le modalità della loro somministrazione, e di conseguenza gli effetti che esse producono. Le persone o gli animali studiati sono i soggetti dello studio.
Gli esperimenti si dividono in:
- Entro i soggetti: un soggetto sottoposto a più condizioni diverse, ad ognuna delle differenti condizioni della variabile indipendente, come nel caso di Pfungst che sottopose il cavallo a varie prove con o senza i paraocchi. In questo esperimento la variabile indipendente consisteva nella presenza o nell’assenza di paraocchi, mentre la variabile dipendente era la percentuale delle risposte corrette fornite da Hans.
- Fra i soggetti: tanti soggetti, tante condizioni variabili, ognuna delle differenti condizioni della variabile indipendente viene applicata a un diverso gruppo di soggetti. Un esempio è l’esperimento sulla depressione e diversi trattamenti condotto da Alberto DiMascio (1979). Egli individuò tra i loro pazienti un gruppo di soggetti che soffrivano di depressione grave e li assegnarono, seguendo una procedura randomizzata (metodo fondato sul caso, assegnazione casuale) a 4 gruppi diversi, sottoposti a trattamenti diversi.
Gruppo A: farmaci + psicoterapia
Gruppo B: farmaci
Gruppo C: psicoterapia
Gruppo D: niente
Variabile indipendente: tipo di trattamento somministrato.
Variabile dipendente: gravità della depressione.
Dopo 16 settimane i soggetti con più miglioramenti appartenevano al gruppo A, quelli con meno miglioramenti al gruppo D. In questo caso si tratta di un esperimento fra gruppi, poiché le manipolazioni della variabile indipendente (cioè i diversi trattamenti) furono applicate a gruppi diversi di soggetti. Se non si fosse attuata la randomizzazione, il disegno sarebbe stato correlazionale e non sperimentale perché i risultati potrebbero essere influenzati da atteggiamenti a priori e da una sorta di effetto placebo nel caso in cui i soggetti abbiano scelto personalmente il gruppo del trattamento.
La randomizzazione
Una delle principali tecniche di manipolazione è la randomizzazione. La randomizzazione è l’assegnazione casuale dei soggetti ai vari gruppi sperimentali, se questo avviene, si può parlare di disegno sperimentale. Nel caso in cui la randomizzazione non venga eseguita c’è la possibilità che le scelte personali dei soggetti possano influenzare il risultato dell’esperimento e seppure i risultati dello stesso esperimento fatto con e senza la randomizzazione fossero casualmente identici, il solo fatto di aver eseguito la randomizzazione rende certa a priori l’eliminazione di margini di errore perché riduce la probabilità che l’esperimento venga influenzato da variabili che lo sperimentatore non ha calcolato e potrebbe non calcolare, quindi riduce l’errore sistematico che non viene escluso ma ridotto al minimo.
Studio correlazionale (interpretazione dei dati)
Spesso in psicologia non è possibile dare risposta mediante un esperimento alle domande che ci si pone, data l’impossibilità di assegnare i soggetti a particolari condizioni sperimentali e sottoporli a esperienze controllate. Si definisce studio di correlazione qualsiasi ricerca in cui lo sperimentatore non manipola alcuna variabile ma osserva, o misura, due o più variabili già presenti per scoprire se tra loro esiste una relazione.
Esempio: Supponiamo che siamo interessati alla relazione tra gli stili educativi dei genitori e lo sviluppo psicologico dei figli. Quindi vogliamo capire se la teoria secondo cui un atteggiamento rigido punitivo è dannoso in quanto promuove l’aggressività o altri atteggiamenti indesiderati. Per sottoporre a verifica sperimentale la nostra teoria dovremmo manipolare la variabile della disciplina per poi misurare alcuni aspetti del comportamento dei figli. Potremmo assegnare a caso alcune famiglie dividendole in gruppo della disciplina rigida e gruppo con altre condizioni educative. A quel punto i genitori dovrebbero allevare i figli nel modo da noi prescritto. Questo è impossibile, nonché illegale e poco etico.
Si hanno delle variabili ma non si possono individuare quali siano quelle dipendenti e quali indipendenti: dal momento in cui si stabiliscono i ruoli delle variabili, si sta ipotizzando una relazione causale che può essere presente solo in un disegno sperimentale.
Esempio di studio di correlazione
Diana Baumrind fece uno studio correlazionale (1971) sulle relazioni fra lo stile dei genitori nell’esercizio della disciplina e lo sviluppo comportamentale dei figli. Mediante questionari e osservazioni condotte in casa dei soggetti giunge a classificare gli stili adottati dai genitori per imporre la disciplina in tre categorie:
- Autoritario (basato sul controllo esterno piuttosto che sull’insegnamento dell’autocontrollo e autoregolazione; genitore rigido, inflessibile e molto esigente)
- Autorevole (stile morbido e democratico ma in cui è chiara l’assunzione di ruolo da parte dei genitori che si impegnano a valorizzare autonomia e indipendenza dei figli)
- Permissivo (notevole permissività nei confronti dei comportamenti inadeguati dei figli)
Diana successivamente assegnò dei punteggi a delle qualità dei bambini come ad esempio la cooperatività e la socievolezza all’interno della scuola materna e notò che i figli dei genitori autorevoli ottennero punteggi migliori dei figli di genitori autoritari o permissivi.
Viene spontanea la tentazione di interpretare lo studio della Baumrind come un esperimento, quindi in termini di relazione causa-effetto. È forte la tentazione di vedere lo stile educativo del genitore come la variabile indipendente ed il comportamento dei figli come variabile dipendente, arrivando alla conclusione che le differenze degli stili genitoriali sono alla base delle differenze comportamentali dei bambini. Ma poiché lo sperimentatore non ha manipolato la variabile, non è possibile giudicare quale delle due sia la causa e quale l’effetto.
Pre-test
Nel caso dei “quasi/esperimenti” il rimedio a dei vizi di partenza, ad esempio la variabile del sesso, sono i pre-test quindi si effettua un pre-test per esaminare quali errori effettivamente possono presentarsi e poi si confronta con il test finale così da capire se i risultati sono stati dati da una causalità con la variabile indipendente del trattamento e quindi se effettivamente il trattamento ha avuto effetto o se sarà stata data dalla variabile sesso.
Quando si può fare il pre-test lo studio diventa sperimentale ma qualora ciò non sia possibile si parla solo di studi correlazionali. In questo modo si esaminano gli effetti della variabile. Quando si può randomizzare non serve fare il pre-test perché la possibilità di errore è già ridotta.
Studio descrittivo
Uno studio descrittivo consiste nella pura descrizione di ciò che avviene, tralasciando un’analisi delle relazioni tra variabili. Uno degli studi descrittivi più vasti e coraggiosi mai condotti è quello di Jane Goodall, che per oltre trent’anni ha osservato gli scimpanzè allo stato selvaggio nelle foreste dell’Africa (1986). È il metodo migliore per studiare il comportamento non verbale nella sua globalità anche perché i soggetti non sanno di essere osservati e non modificano il loro comportamento. L’osservazione sul campo permette al soggetto di rimanere nel suo ambiente. Tuttavia, gli svantaggi sono dati dal fatto che il controllo del setting sperimentale è inferiore rispetto a quello realizzabile in un esperimento condotto in laboratorio e che lo sperimentatore potrebbe rilevare dati soggettivi e non oggettivi. Per rimediare a tali svantaggi sarebbe opportuno celare il più possibile la presenza dell’osservatore (telecamere nascoste); utilizzare come osservatori, individui che siano all’oscuro delle ipotesi sperimentali in modo tale che egli annoti solo quello che ritiene interessante così da non rendere soggettiva la sperimentazione, sottoporre il materiale raccolto alla classificazione incrociata da parte di più di un osservatore indipendente o si registra il fenomeno per farlo visionare ad altri in un secondo momento; utilizzare griglie di codifica dettagliate e precise utilizzate nel caso in cui la cosa che si vuole osservare sia già stata osservata.
Ambiente o setting della ricerca
La seconda dimensione della ricerca è il contesto ambientale dove viene prodotta la ricerca: in laboratorio o sul campo. In uno studio in laboratorio i soggetti vengono esaminati in un’area progettata per facilitare al ricercatore la raccolta di dati.
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