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Appunti letteratura inglese II

Il '900 viene definito come il 'secolo breve' a causa delle guerre e dello sviluppo tecnologico. Si tratta di un secolo percepito come breve. Nell'Inghilterra di quel periodo si sente ancora tutta l'influenza vittoriana. Il primo conflitto mondiale funge da spartiacque tra due secoli, il diciannovesimo e il ventesimo. La Prima Guerra Mondiale dà vita a un desiderio di cambiamento e rinnovamento, esattamente il contrario rispetto al periodo vittoriano.

Secondo Darwin (e la sua celebre opera “The Origin of the Species”) l’individuo nasce e vive in un determinato periodo del presente che è imprescindibile, però, dal passato. Ogni individuo porta con sé un proprio background ‘cristallizzato’ che lo caratterizza.

Colonialismo e cosmopolitismo

Un elemento focale dell'800 è il colonialismo che marca lo zenit egemonico del British Empire. Esso costituì un enorme cambiamento per coloro che dal Regno Unito si trasferirono verso le nuove terre dell’impero. Il colonialismo non è solo territoriale, ma anche metaforico e culturale. Nel tempo il concetto di colonialismo si è evoluto in quello di cosmopolitismo, ovvero l’essere cittadini del mondo.

Ed è quest’ultimo che esprime un concetto di ‘appartenenza’, a differenza del colonialismo che impone la propria cultura sul popolo sottomesso spacciandola, grossolanamente, come integrazione. Questi concetti si riallacciano a T.S. Eliot che nella sua poesia concilia valori provenienti dal passato, in chiave moderna e contemporanea, in un’Europa segnata e devastata dalla Prima Guerra Mondiale (non a caso la sua opera si chiama “The Waste Land”).

Egli discorre di un passato che in realtà non passa mai (similmente ai canoni neoclassici) e continua ad avere ripercussioni sul presente: l’individuo non riesce mai a essere effettivamente nel futuro. Nella lingua inglese c’è una netta distinzione tra quelle che sono le azioni terminate nel passato (simple past) e quelle che hanno ripercussioni sul presente (present continuous), mentre nella poesia di Eliot tale elemento non è riscontrabile. Secondo il poeta bisogna analizzare la sincronia tra passato e presente. L’espressione di una guerra, ad esempio, non è solo il ritratto di un istante, ma un punto, seppur ben definito, che racconta un background, una storia. Ed è per questo che egli critica i nostalgici del passato, sottolineando come esso sia ancora ampiamente riscontrabile nel presente, sia negli aspetti negativi che in quelli positivi.

Autori del XX secolo

Joyce, Woolf e Brittain sono autori che hanno segnato e modificato il XX secolo. Rispetto al vittorianesimo, seppur non in modo radicale, ci sono stati diversi cambiamenti rilevanti: si parla di stream of consciousness e di state of being, mettendo in evidenza l’individuo e la consapevolezza di sé con un punto di vista introspettivo. Ciò accade perché tutte le idee che in qualche modo hanno impattato e sconvolto il mondo (“ideas that shook the world”) hanno segnato profondamente l’interiorità del soggetto. Anche le teorie di Freud hanno accentuato la riflessione sull’Io.

C’è una forte crisi dell’individuo e anche gli autori del periodo mettono in luce tali problematiche. Questi primi tre autori puntano l’attenzione verso il concetto di incomunicabilità e la mancanza di empatia, ovvero la capacità di cogliere nel prossimo i momenti di sofferenza e di immedesimarsi nei suoi panni.

L’opera della Brittain, “Testament of Youth” non è un romanzo, ma una biografia romanzata di una donna che vuole essere a modo suo partecipe della guerra e racconta tutto ciò che è accaduto da un punto di vista femminile. Lo stesso accade con “Mrs. Dalloway” e Septimus, in cui si affronta la tematica della convivenza con la guerra. Nell’opera di Orwell “1984” (in realtà si tratta dell’anno 1948) l’autore mette in guardia le giovani generazioni, evidenziando come la tirannia e le dittature, anche nelle loro forme più blande, siano mezzi dell’annullamento dell’individuo (tant’è che nell’opera l’amore viene visto come un atto di ribellione).

Sylvia Townsend

Sylvia Townsend rappresenta una sorta di speranza letteraria, perché cerca in qualche modo di trovare una forma di evasione dalla guerra, definita metaforicamente come un autunno continuo. La protagonista della sua opera “Lolly Willowes” si rifugia in un villaggio in campagna dove la Natura è simbolo di una fuga dal caos urbano. Ed è in quel villaggio di 270 abitanti che ritroverà diversi valori considerati ormai perduti. C’è anche un elemento sovrannaturale e metaforico, ovvero quello del demonio (bizzarro in un’opera di questo periodo). C’è la volontà di recuperare la tradizione.

New Victorian

Che cosa significa ‘New Victorian’? Si tratta di un vittorianesimo rinnovato che fa riferimento, chiaramente, al periodo vittoriano in ambito novecentesco i quali elementi vengono ripresi e rielaborati per riproporli a un pubblico contemporaneo.

James Eli Adams, critico novecentesco, dà la sua definizione (di Neo Vittorianesimo) e definisce la letteratura come insieme di caratteristiche del passato rielaborate in chiave moderna: ciò serve per codificare e decodificare il passato. Un romanziere vero fa sempre riferimento a un background, a un passato. Noi stessi siamo veicoli di trasmissioni di una cultura passata di cui non siamo stati fisicamente partecipi. Per background di un autore si intende la tradizione che egli porta con sé, non solo la sua biografia: il passato è un agglomerato di elementi culturali.

La ‘domestic sphere’ del periodo vittoriano ha permesso al lettore di entrare nella sfera della quotidianità, della domesticità. Allo stesso tempo ciò ha influenzato e cambiato le abitudini del lettore, creando le ‘modern reading habits’. Le abitudini mutano perché maggiore è il numero di individui alfabetizzati in quel periodo. Si va a delineare una nuova figura di lettore e l’approccio al romanzo modifica quelle che sono le sue visioni, poiché offre uno spaccato della società, una realtà in cui immedesimarsi. Il processo di revisione nel vittorianesimo è fondamentale e con questo intento di rinnovamento si cerca di rendere un’epoca, alla quale il lettore non appartiene, accessibile.

È davvero possibile ricreare nella nostra epoca il periodo vittoriano senza che esso sia un semplice scimmiottamento del passato? Lo storico, ad esempio, si occupa ‘semplicemente’ di riportare gli eventi del passato, senza apportare nulla. Il concetto di ‘meaningful way’ è un elemento romanzesco fondamentale (come lo fu per ‘1984’ di Orwell) perché il romanzo deve essere veritiero e scaturire una serie di riflessioni. Tutto ciò che viene riprodotto nel '900 è una mera replica del passato o un autentico tentativo di recuperarlo?

Dal 1840 in poi il romanzo diventa sempre più diffuso e accettato perché i lettori sono cresciuti culturalmente rispetto al passato e pertanto maggiormente proni alla sua lettura. Inoltre, la verosimiglianza e l’identificazione favoriscono l’accoglienza di questo genere letterario. Grazie allo sviluppo dei mezzi di trasporto i testi hanno la possibilità di viaggiare, semplificando il processo di diffusione delle opere e favorendo quello di trasmissione del sapere. A differenza del passato, la cultura non è più una prerogativa delle famiglie nobili e/o colte. Anche i processi di traduzione e ristampa hanno favorito lo sviluppo di una fitta rete culturale: i testi non sono più esclusivamente indigeni. C’è in atto una vera e propria epidemia culturale.

Influenza del neo-vittorianesimo

Lo scrittore neovittoriano aggiunge un elemento importante nella propria opera, il suo punto di vista. Il romanzo del nuovo vittorianesimo non solo ha creato un legame tra l’opera, i lettori e l’autore, ma anche con la critica. Il valore aggiunto della critica è che veicola un ulteriore messaggio: il critico funge da ponte tra autore e lettore diventando un mediatore della trasposizione del messaggio.

La società nel romanzo neovittoriano svolge un ruolo fondamentale: essa non resta più semplicemente nel background, ma si trasforma in un elemento attivo dell’opera. Il connubio tra neo-vittorianesimo e vittorianesimo avviene su più livelli: plot, structure o entrambi. In questi romanzi c’è un marcato tentativo di recuperare una struttura narrativa stilistica.

Come già menzionato, l’elemento del passato è fondamentale nel '900, poiché ogni testo, su più livelli, è infestato da esso (definito come una ‘ghost story’). Ciò va a creare una linea temporale in cui c’è una continuità e ogni elemento del passato si riverbera nel presente: la continua relazione tra passato e presente diventa irrinunciabile per il romanziere.

Il canone e il neo-vittorianesimo

Cos’è il canone? Nella letteratura, il canone è un’opera letteraria che in qualche modo ha dato un contributo fondamentale alla storia letteraria del proprio paese, cambiandola in modo irreversibile. Il tentativo della letteratura neo-vittoriana è quello di modificare e agire pesantemente sul modello generale e convenzionale di stesura del romanzo.

Un’opera cardine del neo-vittorianesimo è “Wide Sargasso Sea” di Jean Rhys, ispirato alla celebre opera dell’800 di Charlotte Brontë “Jean Eyre”, in particolare il personaggio di Antoinette Cosway. Quest’opera è la prova di come riprendere un singolo elemento di un romanzo (in questo caso il personaggio di Antoinette) possa dar vita a un’opera tutta nuova.

I termini “modern society” e “contemporary” non sono sinonimi. Il primo fa riferimento alla società del '900. Il neo-vittorianesimo non è semplicemente il riproporre di alcuni elementi ‘passati’, ma si tratta di una rielaborazione critica e pensata di quest’ultimi. L’appeal di questo periodo storico è la sua vicinanza all’epoca moderna e allo stesso tempo la sua distanza da essa: ciò sottolinea una più o meno velata critica nei confronti dell’era vittoriana e questa distanza non va intesa solo da un punto di vista prettamente temporale, ma anche metaforico. The Victorian Age appears both remote and familiar at the same time.

La storia non è più vista come un’entità stabile, un punto di riferimento considerato ‘fisso’ per gli autori. Ciò potrebbe sembrare piuttosto paradossale visto che la storia, come tutti sappiamo, è immutabile poiché ormai appartenente al passato, ma questa realtà non è più così scontata. La percezione della storia, che era basata sul riportare i fatti, muta in una interpretazione di essi. Il passato viene interpretato e non più riportato. Non si tratta più di una semplice sequenza di fatti, ma di avvenimenti che il lettore ha il compito di interpretare e rielaborare in chiave moderna.

Nel neo-vittorianesimo viene sviluppato quasi un sesto senso di percezione, l’empathy che non va confuso con la compassione. Una partecipazione emotiva non implica che il dolore del prossimo diventi anche il nostro, non ci si sostituisce a chi soffre ed è necessario mantenere un’adeguata distanza per preservare la capacità di scindere se stessi dagli altri.

Il lettore neo-vittoriano si trova in una posizione liminare tra passato e presente ed è questo il fulcro della bidimensionalità di questa epoca letteraria. Questa tipologia di romanzo stimola nel lettore la capacità di interpretazione: alla fine di un’opera al lettore non resta altro che l’aspetto emotivo della stessa. Il lettore sviluppa una vera e propria consapevolezza emotiva che sfocia in un marcato coinvolgimento: è questo il motivo per il quale nel '900 la critica muta così significativamente.

Bakhtin e il neo-vittorianesimo

Bakthin è uno dei critici che più si è occupato della critica romanzesca del neo-vittorianesimo. Secondo il critico, il passato può essere analizzato utilizzando una lente d’ingrandimento per scoprire che in realtà tra esso e il presente non vi è alcuna distanza significativa, non importa quanto grande sia il divario di anni. Denominando il passato ‘elemento di transizione’ si sottolinea una continuità, implicando che esso possa essere utilizzato come strumento esplicativo del presente.

Nell’era neo-vittoriana, il passato diventa tangibile, mutando da ‘ghost-story’ ad elemento concreto, modellato in modo tale da essere conosciuto e vicino al lettore. È questa nuova forma a renderlo un elemento assolutamente attuale e fondamentale nella struttura narrativa. Secondo Bakthin, il dialogo funge da fulcro per ogni tipologia di costrutto letterario. Il dialogo Socratico ha un intento pedagogico ed è, paradossalmente, un’innovazione in questa nuova epoca.

Nell’era vittoriana, il dialogo era familiare, semplice e quotidiano mentre quello Socratico stimola il lettore a una riflessione e a cercare una risposta che non sia scontata. Tutto dà vita a una riflessione e a una autoriflessione. Bakthin è altresì noto per il suo concetto di plurivocità. Egli afferma che il romanzo è come un’orchestra in cui ogni elemento, ogni strumento, concorre all’armonia della musica. Nulla è messo lì a caso e ogni personaggio è dotato di una propria voce con la quale espleta una funzione peculiare e propria. Ogni personaggio, come un nuovo strumento dell’orchestra, suona le proprie note esprimendo il suo punto di vista, senza far venir meno l’armonia generale. Affinché ciò si realizzi è necessario che il romanzo segua un filo conduttore di linearità logica.

Nella lettura di un romanzo si crea nel lettore un’aspettativa che può essere non incontrata, lasciandolo attonito. Si tratta del colpo di scena che stravolge l’equilibrio dell’opera senza, però, creare disarmonia. Semplicemente, le previsioni del lettore si rivelano inesatte e ciò lo porta a essere ancor più attratto dall’opera, lasciandosi trascinare in picchi di suspense in attesa di comprendere ciò che realmente sta accadendo.

Motivazioni per leggere il neo-vittorianesimo

Mark Edmundson sottolinea i motivi per i quali il lettore è portato a leggere, come la voglia di affermare se stessi, sfatare dei miti, conoscere l’altro, ecc. I testi neovittoriani non avevano più l’intrattenimento come unico e ultimo fine. Lo sviluppo di un pensiero critico e analitico è un’ulteriore motivazione per la quale si legge.

Il neovittorianesimo cerca di recuperare un certo mood tipico dell’epoca vittoriana, ma lo fa in un periodo di profonda crisi dell’individuo e della società: c’è un forte senso di frustrazione interiore e di inadeguatezza con la realtà soprattutto a causa delle guerre. È paradossale come il passato nel neo-vittorianesimo sia innovativo, poiché il suo recupero risulta molto più “futuristico” dell’utilizzo e sviluppo di tematiche nuove proprie del '900. Va puntualizzato che la parola “influenza” è diversa da “riproposizione”.

Lo scrittore si comporta come un giano bifronte, con un occhio sempre puntato al passato e un altro sempre puntato al presente. La prima guerra mondiale nel '900 ha creato un forte senso di preoccupazione generale che si riflette sulle produzioni degli autori dell’epoca che creano i propri personaggi con una capacità di profonda autoanalisi. La paura più grande del '900 è il non conoscere ciò che ne sarà del futuro.

Alcune delle tematiche più importanti dell’epoca vittoriana sono la povertà, le classi sociali, l’alienazione e l’isolamento dell’individuo. Il dato-sociale storico è molto sentito dagli autori che cercano di sensibilizzare i lettori e soprattutto la società: l’interesse economico veniva messo davanti a quello umano. Nell'800 l’audience da sensibilizzare era abbastanza ristretta (l’alfabetizzazione non era ancora così diffusa), ma il vero obiettivo degli autori era quello di sensibilizzare soprattutto i governi, i parlamenti e le sfere politiche alte, ovvero coloro che erano responsabili di tale condizione.

I vari scrittori cercavano di fotografare la realtà per poi cambiarla, ma con scarsi risultati: ad esempio la condizione lavorativa nelle fabbriche inglesi nel corso di cinquant’anni non mutò mai significativamente. L’essere umano è sempre inferiore alla realizzazione dell’Impero. L’incomunicabilità è un elemento caratteristico del '900.

Diverse sono le tematiche vittoriane ancora valide nel corso del '900, come ad esempio la “false morality”, il matrimonio, le classi sociali, lo spiritualismo e la personalità. Ripercorrere il passato ha un duplice fine: in primis quello di recuperarlo e inoltre quello di dare al presente un sostrato ben saldo su cui appoggiarsi, poiché anche se problematico è fondamentale che esso sia ben radicato.

La costruzione della personalità e il desiderio di affermazione di se stessi entrano in contrasto con il senso di insicurezza sociale. L’io dei personaggi neovittoriani si trova al centro di diverse forze centrifughe e lotta per potersi affermare in qualche modo. I testi neovittoriani sono ancora infestati da problemi esistenziali, insicurezze, fato e self-will (ad esempio, l’elemento dell’insicurezza è particolarmente presente in “Dubliners”). I personaggi sono vittime di una duplice tendenza: la voglia di cambiare e l’impossibilità di mutare la propria condizione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

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