Antropologia del Medio Oriente
Lezioni di Laura Ferrero - Anno accademico 2021/2022
Medio Oriente
Paesi arabi
Mondo arabo → I 22 stati membri della Lega dei Paesi Arabi (paesi in cui la lingua ufficiale maggioritaria è l’arabo e abitati in prevalenza da persone arabe) includono: Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Comore, Ciad, Egitto, EAU, Gibuti, Giordania, Iraq, Libano, Kuwait, Libia, Marocco, Mauritania, Oman, Palestina, Qatar, Siria, Somalia, Sudan, Tunisia, Yemen.
È importante ricordare che i Paesi arabi non vanno confusi con il mondo musulmano, sia perché alcuni Stati e territori arabi comprendono minoranze cristiane o di altre religioni, sia perché solo il 25% circa dei musulmani è costituito da arabi, dal momento che ci sono numerosi paesi islamici come la Turchia, l’Albania, l’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan, l’Indonesia e diversi stati africani come il Senegal che non sono arabi.
Mondo musulmano
Islam, religione nata nella penisola araba nel VII secolo, è la seconda religione al mondo per consistenza numerica. Oggi è diffusa in Medio Oriente, nell’Africa sub-sahariana, nel sud-est asiatico e anche in Europa e in Nord America. I quasi due miliardi di musulmani presenti sulla Terra non sono un insieme monolitico. Le divisioni sopraggiunte dopo la morte di Maometto, le modalità di diffusione dell’islam e la vastità dei territori su cui si è insediato sono pratiche.
Suddivisioni dell'Islam
Le tre principali suddivisioni dell’Islam sono: sunnismo, sciismo e ibadismo. Sono sunniti l’87% dei musulmani. Il sunnismo si basa su 4 scuole giuridiche: hanafismo, hanbalismo e sciafiismo. Nelle zone del Maghreb e dell’Africa centro-occidentale, viene praticato il sunnismo malikita. Nelle zone del Corno d’Africa e del sud-est asiatico, viene praticato il sunnismo sciafiita. Nelle zone dei Balcani e dell’Asia centrale viene praticato il sunnismo hanafita. In Arabia Saudita prevale il sunnismo hanbalita (wahhabismo).
Lo sciismo si suddivide in: duodecimano (gruppo maggioritario presente soprattutto in Iran e in Iraq), ismailita, alauita, druso, alevi e zaidita. L'ibadismo è praticato in Oman.
Le lingue dei musulmani
Il mondo musulmano è molto eterogeneo dal punto di vista linguistico. L'islam si è diffuso anche al di fuori del circuito dei paesi arabi. La diffusione dell’islam non è necessariamente una diffusione dell’arabo (come lingua parlata). La versione letteraria dell’arabo (arabo classico, fusha) è la lingua della rivelazione e del Corano e quindi ha un carattere sacro, ma non è l’unica lingua in cui i fedeli musulmani esprimono la loro fede.
Nel mondo arabo, inoltre, l’arabo classico convive con forme dialettali che sono di fatto le lingue madri degli arabi. Fuori dal mondo arabo, l’arabo classico del Corano o delle preghiere o dell’adhan convive con le lingue locali. La produzione classica di testi islamici è in arabo, ma anche in persiano e in turco.
Il Medio Oriente
L’espressione nacque nel contesto degli obiettivi strategici e dell’espansione coloniale delle potenze europee agli inizi del XX secolo. L'egemonia politica dell’Europa si è tradotta anche nell’imposizione della sua visione del mondo, a partire dalle etichette geo-politiche. Il termine venne impiegato per la prima volta da uno storico militare americano in riferimento agli interessi politici ed economici della Gran Bretagna nell’area, in relazione alle mire della Russia in Persia e al progetto tedesco ottomano di una ferrovia Berlino-Baghdad.
La zona di interesse era quella del Golfo Persico, un'area di fondamentale importanza economica e strategica. Gli interessi principali riguardano il controllo delle ingenti riserve petrolifere e delle vie marittime per il loro trasporto. Era necessaria una categoria specifica, diversa da Vicino ed Estremo Oriente. Si trattava quindi di una definizione dal punto di vista eurocentrico, che vede appunto l’Europa al centro del mondo e definisce gli altri territori in relazione alla loro distanza/vicinanza dal continente.
La geografia non è quindi neutra. Anzi dalle definizioni traspare una precisa gerarchia di potere, in quanto ancora oggi anche nelle lingue locali è stato importato il termine “Medio Oriente”. L’egemonia politica dell’Europa si è tradotta anche nell’imposizione della sua visione del mondo e permane anche in epoca post-coloniale.
Oggi, quando si parla di Medio Oriente, ci si riferisce alla zona compresa tra Egitto e Iran. In antropologia, si parla spesso di MENA (Middle East-North Africa), area estesa dal Marocco all’Iran. Il Medio Oriente dell’antropologia comprende l’area occupata dai tre grandi imperi musulmani: Umayyade (661-750), Abbaside (750-814) e Ottomano (XV sec. -1914), e in cui vivono popolazioni le cui lingue, culture e organizzazioni sociali presentano somiglianze.
Limiti della categoria "Medio Oriente"
- Società, popoli e gruppi etnici NON sono entità discrete, statiche e nettamente circoscritte
- I confini della regione sono stati sempre permeabili e regolarmente attraversati da individui, beni e idee
- Sempre più attraversati da persone (presenza di migranti all’interno dei confini sono paesi dell’area, ma anche migranti in uscita e migranti di ritorno)
- Comunità diasporiche nel mondo ma in stretta connessione con i luoghi di origine, anche grazie alle tecnologie comunicative, oltre al coinvolgimento nelle società ospiti: comunità transnazionali
La categoria continua a essere usata nelle scienze sociali, in quelle politiche e nei discorsi geopolitici. Dagli anni Novanta, ragioni economiche e geopolitiche impongono di considerare come «regione mediorientale» tutta l’area che va dal Libano al Pakistan e dall’Oceano Indiano al Mar Caspio.
Dopo gli attentati alle Torri Gemelle (2001), nella cornice della guerra contro il terrorismo islamico, gli Stati Uniti (e le altre potenze occidentali) rivedono la loro definizione e rimodellano le loro politiche alla luce della nuova categoria di Grande Medio Oriente. George W. Bush (2004) stabilisce l’equazione MO = islam.
Antropologia, uno sguardo
L'antropologia (dal greco ànthropos «uomo» e lògos «discorso, dottrina» quindi letteralmente: «studio dell'uomo») è una branca scientifica che studia l'essere umano sotto diverse prospettive (sociale, culturale, sociologica, artistico-espressiva, filosofico-religiosa), indagando i suoi vari comportamenti all'interno della società.
La definizione “scienza dell’uomo” è limitante e non univoca: l’antropologia non studia individui, ma società, gruppi sociali (relazioni, strutture sociali, fatti sociali, persistenze e mutamenti).
I tratti peculiari dell’antropologia
- Non esistono persone senza cultura, la cultura si apprende e si tramanda
- La cultura cambia nello spazio e nel tempo, la cultura si incorpora (no a una netta separazione biologia/cultura)
- La metodologia → Osservazione partecipante (capacità di calarsi a fondo in un ambiente sociale diverso dal proprio con il fine di riportare in maniera oggettiva e scientifica ciò che si osserva)
- Bronislaw Malinowski (strumenti metodologici: schemi genealogici, interviste strutturate, note e diari di campo, scrittura finale di un’etnografia con un "approccio olistico", una descrizione complessiva e integrata di aspetti economici, politici, culturali e sociali della comunità studiata)
- La vocazione per la diversità → Forme di umanità + relazioni (incontro vs scontro, cooperazione vs conflitto)
- La critica ai presupposti etnocentrici (etnocentrismo → tendenza a giudicare le altre culture ed interpretarle in base ai criteri della propria, proiettando su di esse il proprio concetto di evoluzione, di progresso e di sviluppo, basandosi su una visione critica unilaterale)
Quasi sempre l’etnocentrismo comporta la supervalutazione della propria cultura e, di conseguenza, la svalutazione della cultura altrui.
«L'antropologo parla di quel che ha sotto gli occhi: città e campagne, colonizzatori e colonizzati, ricchi e poveri, indigeni e immigrati, uomini e donne; e parla, ancor più, di tutto ciò che li unisce e li contrappone, di tutto ciò che li collega e degli effetti indotti da questi modi di relazione.» Marc Augé
L’antropologia culturale nel XIX e XX secolo
L’antropologia culturale si organizza come autonoma disciplina scientifica nella seconda metà del XIX secolo (1871, Primitive Culture, Edward B. Tylor). Ma le metodologie di ricerca sul campo si codificano solo nei primi anni del Novecento (1922, Argonauts of Western Pacific, Malinowski).
Sebbene in Inghilterra l'approccio antropologico ponesse al centro non tanto la cultura ma la società, fu proprio il britannico Tylor a dare la prima definizione di cultura: "presa nel suo più ampio significato etnografico è quell'insieme complesso che include il sapere, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume, e ogni altra competenza e abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro della società".
Sempre nel XX secolo gli antropologi socio-culturali si rivolsero per lo più agli studi etnografici, vivendo per qualche tempo a scopo di studio in mezzo alle società in esame, partecipando e contemporaneamente osservando la vita sociale e culturale del gruppo. Questo metodo fu sviluppato da Bronislaw Malinowski (che svolse lavori sul campo nelle isole Trobriand e insegnò in Inghilterra), e promosso anche da Franz Boas (che lavorò nelle isole Baffin e insegnò negli Stati Uniti).
Produzione sul Medio Oriente nell’800
La produzione sul Medio Oriente nell’800 cresce nell’epoca d’oro del viaggio: scrittori (Flaubert), esploratori e studiosi (Volney) che compiono il viaggio filosofico. C.F. Volney (1757-1820), membro della Société des Observateurs de l’homme, viaggiò in Medio Oriente tra il 1782 e il 1785, animato dall’idea che: “il viaggiatore filosofo che naviga verso le estremità della Terra ripercorre il cammino dei tempi: viaggia nel passato; ogni passo che compie è un secolo che oltrepassa” …si può così costruire «un’esatta scala dei vari gradi di incivilimento e assegnare a ognuno di questi gradi le proprietà che lo caratterizzano».
Evoluzionismo → approccio teorico che vede le varie culture umane collocate in differenti stadi evolutivi.
Ernest Renan (1823-1892), autore di opere sulla storia del cristianesimo e dell’antico Israele, dedicò anni di lavoro allo studio comparativo delle leggende patriarchali degli ebrei e degli arabi per cercare il sostrato semitico, comune ai due popoli, da cui sarebbero derivate sia le diverse comunità religiose che l’Europa cristiana (=protolingua/protocultura indoeuropea). Teorico della razza ariana, affermò il primato della razza indoeuropea, celebrando l'eccezionalità degli ebrei come nucleo etnico parte delle "grandi razze civilizzate".
Critica storica della Bibbia e conquiste militari
- Critica storica della Bibbia
- Conquiste militari (campagna d’Egitto di Napoleone nel 1798 e conquista francese dell’Algeria nel 1830)
Cresce l’interesse per le società mediorientali.
Precursori dell’antropologia
William Robertson Smith
William Robertson Smith (approccio teorico) → antropologo, storico delle religioni scozzese Orientalista con grandi interessi verso il funzionamento delle società. Compì viaggi nel Medio Oriente nella seconda metà dell’800 e fu influenzato dalle teorie antropologiche dell’epoca (evoluzionismo). È forse il primo a mostrare interesse per gli abitanti del Medio Oriente a lui contemporanei. Si schierò a favore della “critica storica della Bibbia” (atteggiamento in quel momento molto progressista) e a favore di uno studio comparato tra le istituzioni sociali e religiose dei popoli semitici (atteggiamento legato all’approccio evoluzionista).
Lectures on the Religion of Semites (1889) ➔ Si concentra non tanto sulla dimensione “individuale” e “primitiva”, ma sulla dimensione collettiva, rituale e simbolica dell’esperienza religiosa ➔ Religione: fattore regolatore e unificatore della società (Teoria del sacrificio → influenza Durkheim, 1912, Le forme elementari della vita religiosa) ➔ La religione “non esiste per la salvezza delle anime, ma per la conservazione e il benessere della società”.
Kinship and Marriage in Early Arabia (1885) ➔ Sostiene l’esistenza nell’Arabia pre-islamica di un sistema matrilineare (tesi oggi scartata, ma che allora pareva plausibile) ➔ Primo lavoro di carattere antropologico, che rappresenta la premessa per lo sviluppo dello studio delle società segmentarie (società divise in tribù o villaggi): ➔ riconosce forme di organizzazione politica prive di istituzioni centralizzate ➔ riconosce la possibilità di “manipolare” le genealogie.
Alois Musil
Alois Musil (approccio etnografico) → arabista, esploratore, scrittore ceco. Studiò la Bibbia in un nuovo istituto di teologia a Gerusalemme, ma rinunciò dopo 14 mesi. Viaggiò alla volta di Beirut e altrove in Vicino Oriente fino al 1917, ammassando un'enorme collezione di materiale scientifico. Si avvicinò al Medio Oriente per un interesse prevalentemente religioso, ma prestò molta attenzione ai temi sociali.
The Manners and Customs of the Rwala Bedouin (1928) ➔ Ricerca etnografica // genere pre-malinowskiano: onnicomprensivo ma non olistico in Siria, Palestina, Sinai, Iraq ➔ Primo studio sistematico su una realtà beduina. ➔ Rwala = semiti primordiali ➔ Monoteismo primordiale (intuizione di un dio unico, prima dei monoteismi) ➔ spirito antieurocentrico.
L’antropologia del Medio Oriente dal XX secolo
Fino agli anni Settanta, l’antropologia del Medio Oriente è stata isolata all’interno della disciplina e si basava sulla ricerca di realtà isolate. Dagli anni Ottanta, l’antropologia del Medio Oriente ha iniziato a fornire spunti metodologici e teorici di rilievo che sono andati oltre ai “confini” del Medio Oriente:
- Metodologia femminista (Abu Lughod)
- Problematizzare la relazione ricercatore/soggetti (Crapanzano)
- Studio della religione (Geertz)
L’antropologia del Medio Oriente nasce tardivamente (metà del ‘900). Una ragione del ritardo è dipesa dalla necessità del confronto con le discipline orientalistiche che invece avevano una lunga tradizione di studi sulle civiltà dell’area: la filologia e la linguistica, la storia e la filosofia, la storia delle religioni o dell’arte. Uno dei motivi dell’esitazione dell’antropologia di fronte alle società di quest’area è legata alla dimensione della complessità.
A quell’epoca l’antropologia ha la sua “specializzazione” nelle società semplici (primitive/semplici/senza stato e scrittura, come inizialmente le chiamava), soprattutto in Africa e Oceania in cui aveva foggiato i suoi strumenti teorici e metodologici. L’antropologia arriva in Medio Oriente in ritardo perché si tratta di una zona del mondo “complessa”, ma quando arriva prova a realizzare studi su realtà di piccole dimensioni.
C'è la visione del Medio Oriente come “mosaico” (somma di: nomadi + società rurali + società urbane), che rafforza l’immagine di tribù e villaggi come microcosmi chiusi al mondo circostante. I caratteri di interdipendenza tra queste forme socioeconomiche sono complessi e in continua trasformazione e non si può prescindere dalle relazioni tra questi contesti. In antropologia il funzionalismo entra in crisi quando diventa evidente che non si possono non considerare: contatti con l’esterno, trasformazioni globali, dimensione del conflitto interno, dimensione diacronica.
Viene poi superata la cosiddetta visione del mosaico. Si studia il gruppo nel suo contesto, ma con attenzione negli scambi con l’esterno. Vengono studiate le relazioni e le influenze tra i diversi gruppi di uno stesso contesto geografico.
Studio di Barth e superamento del funzionalismo
*Interfacce culturali → studio di un fenomeno che crea l’occasione per l’incontro tra vari gruppi e conseguente studio delle dinamiche tra questi gruppi, che possono essere di conflitto o di integrazione.
Lo studio del 1960 di Barth (1928-2016), antropologo norvegese, è un riferimento per il superamento del funzionalismo in generale e nello specifico nel Medio Oriente. I Pathan (Pashtu) dello Swat (13 tribù) confinano con i Baluch, dai quali differiscono per l’organizzazione socio-politica:
- Pathan: autonomia individuale e uguaglianza, assembleari
- Baluch: clientelismo e gerarchia
Lo studio di Barth ha anche rivoluzionato gli studi sull’etnicità. Barth studia l’organizzazione sociale e politica dei Pathan, ma anche i meccanismi della conservazione e della perdita dell’identità etnica. In questa area turbolenta molti gruppi si sono dispersi e molti Pathan privi di protezione sociale “si sono spostati all’interno di gruppi Baluch”, accettando i rapporti clientelari.
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Riassunto esame di Antropologia del Medio Oriente, prof. Sacchi, libro consigliato Musulmane Rivelate - Ruba Salih