L’educazione infantile e Ferrante Aporti
Le prime iniziative scolastiche rivolte all’infanzia furono avviate in Inghilterra e in
Francia durante il diciannovesimo secolo. Tra i principali pedagogisti che ne furono
artefici ricordiamo: Owen e Wilderspin.
In Italia, le prime scuole per l’infanzia rivolte alle classi sociali povere, si
Ferrante Aporti,
svilupparono a partire dagli anni Venti. Il principale esponente fu
un sacerdote che dava molta importanza alla formazione precoce dei bambini piccoli
e dei primi insegnamenti, in modo da creare le condizioni migliori per il successivo
sviluppo.
Secondo il pedagogista le difficoltà incontrate dai bambini nelle scuole elementari
erano causate da:
Un’inadeguata preparazione prescolastica;
Cattive abitudini acquisite in famiglia;
L’inadeguatezza delle “sale di custodia” a cui ricorrevano le madri che
dovevano lavorare. In questi luoghi i bambini erano obbligati a stare seduti,
senza muoversi, in stanze impestate da aria malsana. Le lezioni erano frontali
e i maestri non avevano un’adeguata preparazione.
Perciò Aporti creò una scuola destinata ai bambini dai 2 ai 6 anni che li preparasse
all’istruzione elementare. Inizialmente la scuola aportiana era riservata ai bambini
maschi delle classi agiate, ma poi fu estesa anche ai ceti più umili e alle bambine. Il
programma scolastico era basato sulla formazione graduale della personalità,
attraverso lo sviluppo di vari aspetti:
Aporti afferma che l’educazione si deve basare sulla formazione di tre
aspetti:
Fisico
Aporti afferma che gli uomini deboli e malati sono inutili allo Stato e a se
stessi.
Infatti, un corpo sano è un presupposto per una mente sana: quando il fisico è
debole, le facoltà cognitive ne risentono.
Per questo motivo il pedagogista promuove l’attività fisica e gli esercizi ginnici
negli asili, ma senza imposizioni. I bambini non devono essere obbligati, ma
svolgere attività fisica per il semplice piacere di farlo. Inoltre, Aporti dà una
grande importanza alla pulizia, alla cura del corpo e ad un’alimentazione sana.
Intellettivo
L’istruzione si deve adeguare alle fasi dello sviluppo del bambino e utilizzare il
metodo esperienziale, facendo sempre riferimento al concreto.
Per Aporti era fondamentale l’apprendimento della lingua nazionale poiché i
bambini vivevano in un ambiente dialettofono e, secondo il pedagogista, i
dialetti rendono gli uomini stranieri gli uni gli altri. La lingua deve essere
insegnata principalmente attraverso la conversazione e la nomenclatura, che
consiste nel mostrare degli oggetti ai bambini e farne imparare i nomi a
memoria, in modo da associare immagine – parola – oggetto concreto.
I bambini imparavano il calcolo all’ultimo anno, attraverso la numerazione di