Antropologia culturale
Discipline demoetnoantropologiche
- Antropologia culturale
- Etnologia
- Demologia o studio delle tradizioni culturali.
Ciò che le accomuna è l'interesse per le culture umane.
L'antropologia
Suscita uno sguardo critico dall’interno: ‘mettere in prospettiva i propri valori e i propri riferimenti’. In questo modo possiamo avvicinarci ad altri esseri umani. Si occupa di studiare anche le società occidentali.
Dizionario di antropologia
Etnologia, antropologia culturale, antropologia sociale. A cura di Ugo Fabietti e Francesco Remotti.
Cultura
Concetto fondamentale che va inteso come un processo, inteso come qualcosa di dinamico e fluido. Concezione “classica” della cultura: differenza tra due concezioni della cultura. Patrimonio delle cognizioni e delle esperienze acquisite tramite lo studio, ai fini di una specifica preparazione in uno o più campi del sapere.
Concezione ‘colta’ ed ‘etnocentrica’: mettendo al centro la propria etnica, il proprio gruppo.
- Rimanda all’idea di un’acquisizione individuale, conoscenze accumulate da un singolo individuo che da ‘incolto’ diventa ‘colto’.
- Concezione colta: distinzione tra i pochi individui colti e i tanti incolti.
- Differenziazione che non è di tutte le società, ma solo di quelle con la scrittura.
- Si tratta di un sapere staccato dall’esperienza e dalle pratiche.
Esempi: ‘uomo donna di grande cultura’, ‘avere una solida cultura musicale/letteraria’. Alcuni musei e i loro allestimenti richiamano cultura remota, primitiva.
Concezione “antropologica” della cultura
Edward B. Tylor (1832-1917) è una delle figure più influenti dell’antropologia evoluzionista britannica. Prima cattedra di antropologia all’università di Oxford (fine 800). Pubblica un libro ‘Primitive 1871’ e afferma che tutti hanno una cultura, tutti i mondi, non solo quello occidentale.
“Quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte e la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società” — definizione che si dilata rispetto a quella classica e tutte le società hanno una cultura. Dimensione collettiva (intera società e non un gruppo privilegiato).
- Ogni società umana diventa produttrice di cultura.
- Visione del sapere strettamente legato all’esperienza.
- Un insieme complesso, non ereditato biologicamente ma acquisito.
La proposta di Tylor scardina il significato dell’accezione ‘classica’.
La cultura: l’elemento universale che accomuna tutte le società umane; porta ad attribuire pari dignità alle pratiche culturali di ciascun gruppo.
Esempi: cultura del calcio, come se fosse una fede.
Edward Tylor è il fautore della nuova idea di antropologia britannica. L’idea nuova di cultura scardina l’idea elitaria di cultura che acquisiscono pochi e solo uomini. Questa nuova idea appartiene a tutte le società. La cultura diventa un elemento universale che accomuna tutte le società, anche se sappiamo che ci sono pratiche sociali differenti da società a società. Ogni società sceglie le proprie pratiche. Tutti abbiamo cultura, questo non significa che tutte le pratiche debbano essere uguali. Questo introduce il relativismo (che vedremo).
Con Tylor vi è un primo abbozzo di riferimento chiaro all'importanza della cultura materiale. In seguito a Tylor, si fa riferimento alla preparazione di alimenti, vestiario, fabbricazione utensili, oggetti, tecniche. La definizione di Tylor è stata rivista (si parlava di uomo e non di umani). La cultura oggi in antropologia è inserita in un processo storico. Non esiste che si possa pensare a un contesto culturale al di fuori dei processi storici e pensare che queste situazioni (contesti lontani geograficamente, soprattutto in Oceania) siano entrate in un concetto storico solo con il colonialismo. Il colonialismo ha modificato, accettano i cambiamenti, ma i cambiamenti ci sono sempre stati. È scorretto pensare che queste società fossero mobili e ferme e che poi all’improvviso siano entrate in un processo.
Tutte le culture hanno sempre avuto un dinamismo, i rapporti avvenivano anche tra le varie isole ed erano intensi. Perciò erano intensi anche i rapporti linguistici, ci sono sempre stati dei “meticciamenti”. Ci sono sempre stati scambi. Ad esempio, il nostro paese ha avuto tanti prestiti linguistici, adottato pratiche in qualsiasi ambito. Un altro aspetto fondamentale è il fatto di pensare alla “tradizione che si tramanda”. È vero che ci sono elementi di continuità, ma ci sono elementi anche di cambiamento. Continuità e discontinuità, binomio importante. Quando si guarda un certo fenomeno si cerca di capire gli aspetti di continuità con il passato e gli aspetti di discontinuità, i cambiamenti. Quindi se uno studia da vicino queste pratiche vede che non sono la stessa cosa. Si sono innestate su pratiche indigene, vi è qualcosa di nuovo, non è la sola riproduzione della pratica occidentale. La cultura è innovazione, immaginazione, creatività e questa appartiene a tutti i gruppi umani con modalità diverse al di là che siano vicini o distanti.
L’antropologia sottolinea l’importanza della dimensione simbolica della cultura. Ad esempio, il significato che attribuiamo ai colori cambia da cultura a cultura.
- In India il bianco è associato al lutto, un sari bianco simbolizza lo status di vedova.
- La consuetudine occidentale associa il bianco al matrimonio, il nero invece al lutto, alla morte.
I colori sono molto importanti, hanno un loro simbolismo che non è condiviso. L’altro aspetto importante è che in molti si pensa che la cultura sia ereditaria, che si tramanda uguale di generazione in generazione. In realtà la cultura è qualcosa che si apprende, che si forma man mano, in modo inconsapevole nel corso della vita tramite l’osservazione. Ad esempio, alcune funzioni umane sono universali: mangiare, dormire, ecc.
- Eppure non le assolviamo nello stesso modo, questo dipende dal nostro contesto culturale.
- La percezione del gusto: dolce, acido, amaro, salato non sono categorie universali (in Asia Orientale c’è il gusto Umami: sapidità).
Possiamo pensare, ad esempio, che il sapore acido oggi un po’ ci disgusta, in passato era molto importante. Massimo Montanari dice che in passato il gusto dell’acido era talmente sviluppato che aveva varie classificazioni: acre, agro, acuto. Quindi la percezione del gusto è cambiata. Non tutti hanno la stessa risposta al gusto, questo non è uguale per tutti. Ad esempio, il modo in cui mangiamo:
- In alcuni paesi si porta il cibo alla bocca con la mano destra, la sinistra è considerata impura.
- In altri paesi si usano le bacchette.
- In altri le forchette.
Si tratta di modalità diverse per mangiare...non è più elegante, più igienico mangiare con le forchette.
Altro esempio:
- Spesso le donne si occupano della preparazione domestica.
- A Samoa era compito degli uomini, anche in altre isole della Polinesia.
- In altri contesti: giovani e uomini incaricati del cibo in occasioni delle feste (ad esempio la preparazione della carne viene data ai maschi).
Carta incentrata sul Pacifico, dove vi è il pallino verde è la Nuova Caledonia.
Foto: Kanak della Nuova Caledonia
- Una donna che prepara un piatto tipico, preparazione del bougna; il liquido viene ricavato da una noce di cocco, questo è compito dei ragazzi; siamo in una situazione pubblica, non domestica.
- Un ragazzo che prepara la polvere di cocco. In cucina viene utilizzata la polpa che deve essere filtrata con l'acqua, il succo che si ricava sarà il latte di cocco che verrà usato in questo piatto.
- Le donne tolgono la pelle dei ignami. Le signore della foto non stanno facendo la stessa cosa (apparentemente i gesti sono gli stessi). La signora davanti sta preparando gli ignami destinati al gran chef. In questo contesto la figura cambia a seconda di colui e colei che si siede a tavola. Colei che lo prepara deve venire da un certo clan, non basta essere donna. Inoltre la varietà di igname deve essere diversa.
Quando ci si siede a tavola, si vede subito dove si siedono il gran chef e la sua famiglia, si vedono delle porcellane diverse (apparecchiatura della tavola verrà lavata da qualcuno che può toccare queste stoviglie e quindi non da tutti). Si può vedere la complessità.
Citazione di Lindstrom e White, due antropologi, i quali dicono che non esiste una popolazione priva di cultura, si può modificarla, ma non perderla. Ogni cosa facciamo o sappiamo sono culturali.
Cultura, tradizione, consuetudine
Conflitti: dal punto di vista culturale i conflitti sono attraversabili, non sono rigidi. Dobbiamo pensare in modo globale. Le popolazioni sono sempre in movimento.
Le culture non sono monolitiche (es. in alcune mense scolastiche il menù della mensa viene adattato alle esigenze dei bambini che, provenendo da una cultura diversa, hanno gusti ed esigenze diverse), ma dinamiche, vivono mescolandosi e rinegoziando le proprie narrazioni. Secondo il concetto di reificazione della cultura, il quale secondo gli antropologi va allontanato, le culture “tradizionali” sono presentate come insiemi circoscritti e omogenei. Ciò porta ad elogiare la persistenza e a guardare con paura e sdegno il cambiamento, ritenendolo nocivo. Secondo questo concetto, infatti, tra gli elementi che costituiscono una cultura, ce ne sono certi che determinano l’essenza di essa (reificazione o essenzialismo culturale). Convincendoci di ciò, non ci diamo la possibilità di metterci in connessione con le altre persone per capire la loro storia, ma ci affidiamo agli stereotipi sulla loro cultura, impedendoci così di ascoltare e di conoscere.
L’antropologia ha senz’altro contribuito a questa visione chiusa, monolitica della cultura, dai confini ben delineati; questo perché si voleva evidenziare che tutti i popoli avessero una cultura partendo dal presupposto che tutti i popoli hanno la stessa dignità culturale. L’antropologia ottocentesca, infatti, non ha rinunciato alla gerarchia delle culture, perché eravamo in pieno processo evoluzionista, quindi riteneva che ci fosse un unico processo di evoluzione, ma che le diverse società e culture avanzassero a velocità diverse quindi si collocassero in fasi/posizioni diversi rispetto al processo evolutivo. Ciò ha comportato una classificazione delle popolazioni in primitive e avanzate, distinguendole in posizioni di arretratezza o avanzamento sulla scala evolutiva.
Quindi i popoli cosiddetti “primitivi” (collocati in uno stadio evolutivo precedente rispetto al nostro), pur essendo contemporanei venivano situati in un tempo passato rispetto alle civiltà considerate più avanzate. Questa postura basata sull’unità intellettuale del genere umano contrastava con le forme di razzismo dell’epoca (= si era convinti ci fosse una cultura che riconosceva tutte le popolazioni, un sapere universale), tuttavia rimaneva compatibile con le forme di legittimazione del dominio coloniale: i rappresentanti della civiltà occidentale in quanto tali si consideravano superiori e quindi dalla parte del vero e del giusto.
Antropologia e teorie evoluzioniste
L’antropologia si inserisce, come detto in precedenza, nel clima scientifico delle teorie evoluzioniste, tanto che l’antropologia britannica dalla fine dell’800 è stata interessata a studiare in chiave comparativa i popoli che all’epoca venivano definiti “primitivi” o “selvaggi” (è importante ricordare che non esistono davvero popoli primitivi, ma sono solo delle definizioni). Oggi l’antropologia rivolge la sua attenzione a tutte le società e culture. Ciò che per noi è considerabile primitivo, magari non lo è agli occhi degli altri popoli: dobbiamo imparare a cambiare prospettiva.
Per esempio, per noi sussiste l’associazione beni materiali-possesso vs mancanza, mentre in Nuova Caledonia i Kanak spiegano che per loro il concetto di povertà non esiste, perché si è poveri solo in assenza di legami sociali; mentre a Kingston in Giamaica le persone indigenti non vogliono essere definiti “poveri”, ma “low-income” (basso reddito). Secondo la studiosa antropologa Isabelle Leblic, infatti, la nozione di ricchezza in Nuova Caledonia è simbolica: essa è considerata alcuni rituali, reti di alleanze e beni destinati agli scambi cerimoniali. Questo ci dimostra come il concetto di presunta omogeneità culturale vada necessariamente superato: le persone, infatti, nascono, crescono e vivono all’interno di specifiche comunità e hanno sguardi diversi sul mondo.
‘Mettere in prospettiva’= per avere una posizione critica. Non è un vago relativismo ma un leggere criticamente il presente.
Decentramento dello sguardo
L’antropologia non vuole riportare altri contesti culturali alla razionalità astratta occidentale. Non vuol portare la razionalità occidentale per analizzare gli altri mondi.
Etnocentrismo
Considerare il proprio gruppo a cui si appartiene come riferimento per giudicare gli altri. Si tratta di un atteggiamento universale. Questo atteggiamento diventa una pratica discriminatoria verso gli altri. Il rischio è quello di promuovere la contrapposizione e non il dialogo. Non avviene un confronto.
Differenze culturali
Come ci accostiamo alle differenze culturali? Facciamo ricorso a degli stereotipi, che noi usiamo quando cerchiamo di ‘capire’ quelle che sono le pratiche culturali di uomini o donne che hanno una cultura diversa dalla nostra. Non dobbiamo avere tutti lo stesso pensiero ma essere critici sempre.
Visioni stereotipate: producono due situazioni, ergere dei confini rigidi e l’incomunicabilità.
Clifford Geertz
Ci invita ad ampliare la possibilità di un discorso intellegibile tra popoli completamente diversi l’uno dall’altro per interessi, modi di vedere, ricchezza, potere e tuttavia compresi in un mondo in cui interconnessione è senza fine, è sempre più difficile che l’uno non incroci la strada dell’altro. Atteggiamento di apertura e di confronto.
Video: un signore parla di come si designano con il termine ‘DINE’ che significa up and down per rappresentare la terra e il cielo, e non come il nostro termine ‘persone’. Per loro il numero perfetto è il 4. Ci parla del rapporto con il termine ‘people’ e dell’importanza e sacralità del numero 4.
Realismo e universalismo
Premessa di ogni ragionamento antropologico: la convinzione che pratiche culturali diverse dalle proprie non siano migliori o peggiori, superiori o inferiori.
- Universalismo
- Etnocentrismo = porta a giudicare le altre culture secondo i propri termini di riferimento
- Fondamentalismo culturale: o ‘razzismo debiologizzato’ porta a essenzializzare le differenze per legittimare le disuguaglianze che sono così naturalizzate.
Relativismo
- Non deve essere un legittimare/giustificare qualsiasi situazione o pratica culturale.
- Società = chiuse su se stesse in incomunicabilità.
- Valorizzando le differenze alla fine vedo solo quelle e rischio di vedere altre culture come totalmente diverse dalla mia.
Relativismo etico
Nasce con Franz Boas, prima metà del 900 negli Stati Uniti. Nasce come reazione all’imposizione delle dottrine fasciste e naziste; l’uso è quello di contrastare il pericolo dell’omologazione culturale.
Relativismo essenzialista
Assolutizza le differenze culturali per alimentare atteggiamenti non di dialogo, ma xenofobici.
Relativismo metodologico
Oggi viene definito così, metterci in una certa postura nei confronti di altri: cerca di descrivere e interpretare per approssimazione un fatto sociale e prova a tradurlo in un linguaggio comprensibile a un pubblico più o meno vasto. Mi avvicino non con un giudizio di valore ma con comprensione e di trasferirla in un linguaggio comprensibile nel mio linguaggio (una sorta di traduzione). Relativismo e universalismo sono due poli opposti in una stessa linea orizzontale, ci sono posizioni intermedie o estreme.
Prendere le distanze
- Universalismo assimilazionista, io impongo dei valori universali a tutti.
- Relativismo differenzialista, valorizza le altre culture ma in realtà costruisca tante isole chiuse.
- Dichiarazione dei diritti umani: antropologi statunitensi.
Due posizioni
- Discorso antropologico: idea di rispetto per i diritti umani comporta il rispetto per la molteplicità e per le diversità culturali.
- Discorso umanitario: considera le differenze come disuguaglianze e quindi vanno superate con valori umanitari.
Universalismo umanitario: si muove rispetto a un'idea del ‘fare del bene agli altri’ però parte da questa idea di portare degli standard di civiltà nel mondo.
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