Antropologia culturale 21/02/2022
Cap. 1 → Le discipline DEA
L’antropologia culturale nasce nel 1871 in occasione della pubblicazione di un libro particolare. Discipline cioè lo studio dell’uomo e delle culture umane nelle loro dea → demo, etno, antropologiche articolazioni etniche e nelle loro espressioni popolari.
Antropologia viene dalla parola greca antropos che vuol dire uomo, quindi studio dell’uomo. Viene anch’esso dal greco e significa una Etnos specifica popolazione umana, quindi l’etnologia è lo studio di specifiche popolazioni umane. Demos è il popolo, la demologia è lo studio delle culture popolari.
È fondamentale il concetto di cultura, per l’antropologia la cultura è costituita da ogni minimo aspetto del comportamento e delle pratiche umane, si potrebbe dire in relazione alla teoria dell’evoluzione che la cultura è l’insieme degli elementi non direttamente teologici attraverso cui i gruppi umani si adattano all’ambiente.
Cultura sono tutte le tecniche del nostro lavoro e che utilizziamo costantemente nella vita quotidiana. Sono elementi culturale più importanti di tutti per cui non siamo consapevoli, come le tecniche del corpo, i gesti che facciamo per lavarci i denti, per mangiare, non stiamo a pensarci sopra ma sono comunque complessi. È una cultura di cui non siamo consapevoli, questo è un elemento culturale che non entra nella nostra coscienza ma che lo studio della cultura deve far risaltare.
La parola antropologia significa anche antropologia fisica cioè lo studio della specie umana nei suoi aspetti e nella sua evoluzione biologica, fa parte delle discipline fisiche, gli antropologi fisici studiano anche gli stadi dell’evoluzione umana.
L’antropologia culturale nasce come disciplina nel 1871 con la pubblicazione di un libro intitolato “cultura primitiva” di Taylor, studioso inglese che teorizza il senso di cultura e rende l’antropologia culturale per la prima volta una disciplina sul piano epistemologico, siamo in pieno periodo evoluzionista e l’antropologia si colloca nel filone evoluzionistico ritenendo che la specie umana, diversamente dalle altre specie animali, da un certo punto in poi nella sua evoluzione si adatta all’ambiente.
Gli esseri umani a un certo punto si adattano all’ambiente non più modificando il loro corpo ma mettendo al di fuori del proprio corpo degli elementi di adattamento, ad es se la caccia è l’elemento fondamentale di sopravvivenza non sarà più necessario sviluppare maggiore forza fisica ma si utilizzeranno bastoni, pietre scheggiate, qualcosa che viene costruito e messo al di fuori del proprio corpo, questa è la cultura.
Un altro aspetto di questo adattamento è quello comunicativo, e qui gioca un ruolo fondamentale il linguaggio che è la possibilità di mettere fuori dal proprio corpo le informazioni e di trasmetterle ad altri, così come anche la scrittura che permette anche di conservare l’informazione e di trasmetterla alle generazioni successive. L’antropologia è la scienza che studia questo aspetto fondamentale dell’evoluzione, cioè quello che fa perno sulla cultura.
Positivismo, colonialismo e nascita della disciplina
Positivismo significa grande fiducia nella scienza e l’idea che si possa studiare tutto con i metodi delle scienze naturali, l’800 è il secolo in cui le scienze ottengono grandissimi risultati, pensano che il metodo oggettivo basato sui fatti e sull’applicazione di grandi leggi possa essere applicato all’ambito umano, quindi la costituzione in quegli anni della sociologia, dell’antropologia hanno a che fare con scienze dell’uomo che applicano allo studio del nostro modo di pensare, della nostra cultura gli stessi metodi oggettivi che tanti progressi hanno portato alle scienze naturali e anche l’idea che si possano scoprire delle leggi generali che funzionerebbero sempre nello stesso modo.
Il colonialismo è importante perché l’oggetto di questa scienza antropologica sono i popoli primitivi, c’è un’umanità di cui noi conosciamo meglio la parte europea, conosciamo la grande tradizione ma conosciamo molto meno una serie di popoli primitivi che hanno un livello inferiore di sviluppi tecnologico e che sono l’oggetto delle pratiche di conquista coloniale da parte dell’Europa.
Tutto questo non significa che Taylor nel 1871 sia stato primo a pensare allo studio dei primitivi. Per etnologia si intendono studi settoriali su specifiche culture in diverse aree del mondo, per demologia s’intende lo studio della cultura popolare, la cultura popolare è la cultura delle classi più basse della stessa società occidentale, infine l’espressione antropologia culturale è un espressione generale che indica queste cose messe insieme e gli approcci generali di tipo teorico e comparativo.
Erodoto ed etnocentrismo
In un passo delle storie Erodoto, padre della storiografia, parla di questi temi, Erodoto formula il principio dell’etnocentrismo, ci sono usi e costumi per noi familiari, così tanto familiari che ci sembrano universali e se qualcuno ha degli usi diversi lo chiamiamo barbaro.
Già Erodoto si era accorto di questo meccanismo, ci racconta una sorta di esperimento antropologico che sarebbe stato fatto dal re persiano, Dario, che durante il suo regno mandò a chiamare i greci che vivevano nella sua corte e domandò loro a che prezzo sarebbero stati disposti a cibarsi dei loro padri morti, ed essi risposero che non lo avrebbero fatto a nessun prezzo.
Questo brano parla di usi funebri, sono 2 popolazioni diverse che stanno agli estremi dell’impero persiano che hanno usi funebri diversi, i greci cremano i morti e i Callati avevano riti funebri che implicavano il cannibalismo. Ai greci questo sembra una barbarie, ai callati sembra una barbarie la pratica di bruciare i corpi dei morti, Erodoto si pone dall’alto e assume una posizione relativista, cioè ognuno ha i suoi usi e costumi e non li possiamo criticare dall’esterno, da qui questa cosa attribuita a Pindaro della consuetudine di tutte le cose.
Il punto di vista di Erodoto è che occorre capire il punto di vista degli altri, non considerarlo come qualcosa di disumano. È con l’illuminismo francese del 700 che nascono i primi tentativi di costruire degli archivi di dati sistematici sui popoli primitivi o i cosiddetti selvaggi, nell’800 c’è tutto un lavoro e il tentativo di capire l’origine di certe parole da un lato delle scienze naturali sull’antropologia fisica e dall’altro della filologia comparativa, l’analisi di testi antichi o di certi miti che portano a questo atteggiamento comparativo che sarà centrale per l’antropologia.
Il 1871 è importante perché l’antropologia non è più un aspetto della riflessione filosofica o storiografica, ma diventa una disciplina a sé. I gruppi umani sono i protagonisti della cultura, in campo antropologico non può esistere l’essere umano da solo.
Disuguaglianza, diversità e vocazione critica
Le classi dominanti intellettuali nell’Europa all’avanguardia 800esca sono convinte di essere di una civilizzazione intellettuale che si è lasciata alle spalle molte cose, cioè i selvaggi e i contadini, cioè forme di cultura arcaica che per questo motivo diventano oggetto di scienza poiché rimaste indietro rispetto alla modernizzazione.
L’antropologia fin dai suoi inizio si muove fra due tendenze opposte: 1- nel momento in cui rendo gli altri selvaggi, primitivi cioè oggetto di scienza fondo questa conoscenza su un’assunzione di disuguaglianza, loro sono quelli che sono rimasti indietro rispetto a un evoluzione, vivono in un mondo d illusione e io devo capire perché studiandoli dall’alto in basso, il fatto che questo studio si accompagni al predominio coloniale dell’occidente su quei popoli implica una forma di violenza epistemologica (l’epistemologia è lo studio delle condizioni della produzione della conoscenza, studia le condizioni alle quale un tipo di teoria è stata formulata), esiste anche l’approccio opposto nell’antropologia perché gli antropologi cercano di essere anti-etnocentrici, gli antropologi cercano di ricomprendere la diversità all’interno di un concetto unitario e universalista di umanità, vogliono far vedere la comune umanità che rende noi e gli altri quello che De Martino chiamava “lo scandalo etnografico degli altri”.
Questo porta l’antropologia ad assumere un atteggiamento di rifiuto di razzismo biologico, si può dire che l’antropologia ha una sua vocazione per la diversità. “Il giro lungo” vuol dire che per studiare anche noi stessi non prendiamo la strada più breve ma allontanandosi da questo modo di pensare, facendo percorsi fra gruppi umani che hanno modi di pensare diversi dal nostro, al ritorno da questo viaggio possiamo capire meglio il nostro.
Un metodo chiave dell’antropologia è il metodo comparativo, io raffronto pratiche culturali diverse, prese da culture simile ma capisco qualcosa del mondo se faccio comparazione, non posso accontentarmi di studiare solo quello che conosco.
Nell’antropologia c’è anche una vocazione critica, cioè confrontarci con altri, con persone che si comportano in maniera diversa da noi ci costringe a ripensare il nostro punto di vista, le nostre categorie culturali, quello che ci sembra scontato, ovvio. De Martino sosteneva che se noi vogliamo capire la magia come entità culturale umana dobbiamo ricostruire le basi della nostra comprensione della razionalità per includere anche la magia.
Taylor, Malinowski e la ricerca sul campo
Taylor e altri studiosi 800eschi intendono l’antropologia come un lavoro bibliografico, loro stanno nelle biblioteche e analizzano le fonti sui popoli primitivi prodotte da viaggiatori, persone che hanno girato il mondo. Taylor non viaggiava e nell’800 sono pochi quello che lo fanno, ci deve essere qualcuno che raccoglie i dati e qualcuno che li elabora.
Nel 900 invece gli antropologi si rendono conto che la ricerca diretta è fondamentale, uno non è un vero antropologo se non fa direttamente ricerca perché descrivere una cultura diversa dalla nostra non è un atto fattibile da chiunque, ci vogliono competenze scientifiche specifiche per capire cos’è interessante spiegare. Dall’altra parte in questa descrizione c’è un elemento di partecipazione personale che è fondamentale, per capire una cultura diversa dalla nostra bisogna viverci dentro e averne esperienza.
L’autore che con maggior forze e convinzione ha introdotto questo tema nell’antropologia del 900 è Malinowski, polacco che si forma in Inghilterra e negli anni della prima guerra mondiale si trova a viaggiare in Oceania e a passare un lungo periodo nelle isole troviad a largo della Nuova Guinea, e quando torna in Europa scrive un libro pubblicato nel 1922 che s’intitola argonauti del pacifico occidentale, il cui primo capitolo è un manifesto di questo nuovo metodo che dopo di lui diventerà fondamentale per tutti gli antropologi, il metodo della ricerca sul campo, fieldwork.
Insiste con forza sul fatto che il teorico e il viaggiatore devono essere la stessa persona, non sono due ruoli separati, bisogna avere esperienza soggettiva e vissuta di quella popolazione, questo metodo Malinowski lo chiama anche dell’ “osservazione partecipante”, osservo mentre partecipo.
Da Malinowski in poi questo diventa il metodo principale dell’antropologia, cioè fare antropologia d’ora in poi significa spostarsi e vivere almeno un anno in quella popolazione condividendone la quotidianità, imparandone il linguaggio, poi tornare e scriverci un libro sopra. Fare antropologia in quegli anni è anche fare un’esperienza eroica e romantica.
Questo significa che ogni antropologo non può studiare tante culture diverse se deve conoscerle così a fondo, Malinowski studia solo i trobiand. Questo si differenzia rispetto all’atteggiamento degli antropologi 800eschi, Taylor che era un comparativista, dal suo punto di vista per rispondere ai suoi problemi come ad es “qual è l’origine della religione?” tutte le popolazioni conosciute hanno una qualche forma di religione e quindi si chiede come nasce la religione, è il grande interrogativo degli evoluzionisti, per Taylor più credenze religiose riesco a comparare e più mi avvicino al problema da risolvere.
Per Malinowski era il contrario, devo entrare a fondo nel modo di vita religiosi dei troviandesi per capire cos’era la religione per loro e non posso fare una comparazione dello stesso livello con decine di popolazioni, il che significa adottare un approccio monografico all’etnografia e mettere in secondo piano la comparazione.
Globalizzazione e trasformazione dell’etnografia
Quello di Malinowski era un mondo in cui le popolazioni primitive erano ancora relativamente isolate rispetto all’occidente, quindi andare a vivere un anno fra di loro voleva dire abbandonare il proprio mondo. Dagli anni 60-70 in poi si assiste ad un processo di globalizzazione che attenua queste differenze, non ci sono più i primitivi, oggi non è più pensabile a quest’antropologia dell’eroe solitario nel cuore di tenebra, non c’è più quest’antropologo eroico, ma non ci sono neanche più queste culture autentiche intatte.
Qualsiasi cultura oggi è entrata in contatto con le altre, non vuol dire che il mondo moderno può essere letto come omologato in cui un'unica cultura mondiale ha cancellato tutte le altre, esattamente il contrario, il mondo globalizzato è un mondo di differenze sempre nuove che rinascono, non ci sono più culture separate le une dalle altre.
Se non c’è più questo tipo di condizione, che cos’è diventata la ricerca etnografica? Non la si può più fare nello stesso modo e non la si può più fare da soli, quello che è rimasto dalla ricerca di Malinowski è l’importanza dell’etnografia, cioè l’importanza di una partecipazione diretta e questo è quello che ancora oggi caratterizza l’antropologia rispetto alle altre forme di sapere.
Specialismi e sub discipline antropologiche
In tutto il mondo la disciplina antropologica si suddivide per specialismi di aree geografiche e/o culturali, come il folklore, ci sono specialismi per aspetti della cultura, ci sono delle sub discipline che riguardano aspetti particolari come: antropologia medica è lo studio di come le concezioni culturali influiscono sulle pratiche relative al corpo, alla salute e alla malattia, in culture diverse da quella occidentale ma anche nella nostra.
L’etnoscienza è lo studio delle concezioni del mondo delle culture altre, cioè in che modo culture non occidentali classificano il mondo naturale, la flora, la fauna oppure come rappresentano i colori, culture diverse da quella occidentale hanno una classificazione dei colori molto diversa, magari hanno solo 2-3 colori.
L’antropologia psicologica, noi abbiamo un idea di cosa vuol dire per noi essere una persona e poi scopriamo che nel mondo antico o in culture diverse da quella occidentale la nozione di persona è più complicata.
Etnografia della conversazione sono metodi di studio che studiano il modo in cui comunichiamo attraverso il linguaggio. Erwin Goffmann, sociologo americano, che pratica interazionismo simbolico cioè lui fa ricerca su situazioni di vita quotidiana cercando di far emergere comportamenti, gestualità e scambi linguistici che di solito non sono notati nel contemporaneo.
In tempi recenti l’antropologia si è costruita una serie di nuovi campi di studi di osservazione, ad es l’antropologia urbana che è lo studio delle città, l’antropologia del turismo quest’ultimo è uno dei grandi fenomeni che implica la circolazione di persone in tutto il mondo.
Lo sport, è un attività di fondamentale importanza per milioni di persone in tutto il mondo, l’antropologia ha lo scopo di capire queste attività importanti per queste persone.
Infine, l’antropologia visuale è quella che utilizza la fotografia o il cinema per documentare un'altra cultura, l’antropologia museale è quella che cura l’allestimento di musei che devono rappresentare altre culture, l’antropologia letteraria è quella che lavora sui testi letterari come fonti di rappresentazione culturale.
A cosa serve l’antropologia
L’antropologia serve a:
- Mediazione culturale.
- Cooperazione internazionale, gli antropologi spesso sono esperti che collaborano con organizzazioni non governative in progetti di cooperazione internazionale.
- Valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale etnografico, quindi sia i beni che si mettono nei musei sia i beni culturali intangibili come le tradizioni.
Cap. 2 Razza, cultura, etnia
Il capitolo 2 ha questo titolo perché allinea 3 diversi concetti con i quali fra 800 e 900 si sono concettualizzate le differenze fra gruppi umani: differenze etniche, differenze culturali e differenze razziali.
La parola “razza” ha una storia relativamente recente in Europa, lo si trova documentato a partire dal 500 e veniva usato per indicare razza come linea di discendenza, cioè una parentela.
Si ritiene che l’etimologia possa derivare dal latino generatio e quello che sappiamo è che è solo nell’800 che ha assunto il significato attuale, cioè un gruppo umano caratterizzato da specificità sia somatiche sia comportamentali che si suppongono fondate biologicamente e trasmesse per via ereditaria.
Questa costruzione del razzismo che va di pari passo con le scienze naturali di fine 700 e 800 si diffonde largamente nel pensiero europeo e ha una grande fortuna fino alla metà del 900. Moss, uno storico, dà una periodizzazione molto precisa del tutto l’800 e nel 900 diventa
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