Concetti Chiave

  • Anassimandro, filosofo greco del VI secolo a.C., è noto per essere il primo autore di scritti filosofici e per l'introduzione del concetto di archè.
  • L'archè di Anassimandro è identificato con l'apeiron, una sostanza primordiale infinita e senza limiti, che non ha né inizio né fine.
  • L'apeiron viene descritto come astratto e razionale, poiché tutto ciò che esiste in natura è limitato e ha un inizio e una fine.
  • Anassimandro spiega la derivazione degli enti finiti dall'apeiron attraverso una visione mitica, in cui gli enti emergono come coppie di contrari in conflitto.
  • La sua filosofia critica la possibilità dell'esistenza dell'apeiron in natura, evidenziando la contraddizione tra l'ideale di infinito e la realtà limitata degli enti.

Anassimandro e l'archè

Anassimandro, contemporaneo di Talete, nacque nel 611 a.C. e morì nel 547. Era un politico e astronomico, e fu il primo autore di scritti filosofici in Grecia. La sua opera in prosa, Intorno alla natura, segna un'importante tappa nella riflessione cosmologica degli ionici. Egli fu il primo ad utilizzare il termine archè, per indicare la sostanza unica primordiale.

Il concetto di apeiron

Egli si accorge però, che nessun elemento naturale preso singolarmente può essere considerato la struttura unica della realtà e non è possibile trovare un elemento che sia la base di tutti gli altri. Egli comprende che il problema è che tutti gli enti sono limitati, e quindi per trovare qualcosa che rimanga identico in tutti gli enti finiti chiama l’archè: apeiron (Alpha è il prefisso non, senza, è PEIRON in greco significa limite, fine).

La natura dell'apeiron

L’archè è quindi l'assenza di fine, di limitazione, di confine, è quindi infinito. Ma noi non conosciamo qualcosa di infinito, tutto in natura ha un inizio e una fine, quindi si tratta di qualcosa di astratto, di razionale. Viene ritenuto reale qualcosa che non esiste in natura, e ciò è un tratto tipico della filosofia: l'eccesso dell’astrazione, credere che qualcosa esista in realtà solo perché si vuole che esista. L’apeiron è infinito sotto due aspetti, nello spazio e nel tempo. Il tempo non esiste in natura, esiste solo perché c'è l'uomo che sa contare. Il cervello dell’uomo necessita di numerare le esperienze stesse, ha bisogno di dividerle nel prima e nel poi. Anche lo spazio è una caratteristica tipicamente umana, è una percezione di rapporti, di relazioni. Senza cervello lo spazio e il tempo non esisterebbero. Secondo il tempo l’aperoin non ha un inizio e non ha una fine ed è quindi incorruttibile, inalterabile ed è ingenerato. L’apeiron è infinito e non ha differenze da niente rispetto a sé. Ma pur essendo unica cosa, potrebbe avere al suo interno delle parti, ma se ciò fosse vero, queste singole parti potrebbero essere distinte le une dalle altre, quindi se è apeiron, se è infinito, non può avere parti al suo interno. Quindi l’apeiron è infinito ed è omogeneo, tutto fatto della stessa materia. Tutte queste sono tutte caratteristiche perfette.

La visione cosmologica di Anassimandro

Anassimandro sapeva che una cosa del genere non esisteva in natura, quindi doveva giustificare il passaggio dall’apeiron agli enti finiti, il processo attraverso il quale le cose derivano dalla sostanza primordiale. Dà quindi una spiegazione mitica, inaccettabile. Lui sostiene che da questo blocco omogeneo si siano separati tutti gli enti del mondo, come coppie di contrari e opposizioni, come per esempio la luce e il buio, il caldo il freddo, il secco e l’umido; ciascuno lottava con il proprio contrario per una colpa originaria. Perché ci sia una colpa però ci deve essere un’infrazione di un codice, dove c'è un uomo e ci sono delle responsabilità. Credere quindi che in un universo precedente ci siano state delle colpe è assurdo. Questa è una visione pessimistica della realtà, la lotta per le colpe per tornare nella versione precedente, che era positiva.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del termine "archè" secondo Anassimandro?
  2. Anassimandro utilizza il termine "archè" per indicare la sostanza unica primordiale, che non può essere rappresentata da nessun elemento naturale limitato.

  3. Cosa rappresenta l'apeiron nella filosofia di Anassimandro?
  4. L'apeiron è l'assenza di fine e di limitazione, un concetto infinito che non esiste in natura, ma è un'astrazione razionale che rappresenta la sostanza primordiale da cui derivano tutti gli enti finiti.

  5. In che modo Anassimandro spiega il passaggio dall'apeiron agli enti finiti?
  6. Anassimandro propone una spiegazione mitica, sostenendo che gli enti del mondo si siano separati dall'apeiron come coppie di contrari, ma questa visione è considerata inaccettabile poiché implica colpe e responsabilità in un contesto universale.

  7. Quali sono le caratteristiche dell'apeiron secondo Anassimandro?
  8. L'apeiron è descritto come infinito, omogeneo, incorruttibile e inalterabile, privo di parti distinte, e rappresenta una sostanza perfetta e unica.

  9. Qual è la visione cosmologica di Anassimandro riguardo alla realtà?
  10. Anassimandro presenta una visione pessimistica della realtà, in cui la lotta tra i contrari è il risultato di una colpa originaria, suggerendo che l'universo ha subito una separazione da uno stato positivo precedente.

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