Fattori interni che influenzano la politica estera
Capitale umano e politica estera
Capitale umano: riguarda la disponibilità di persone che ragionano, che producono innovazione, che influenzano la politica estera, disponibilità di risorse intellettuali. Esso è alla base della capacità di uno stato di muoversi in ambito internazionale, ma pensiamo anche all’attività diplomatica. Quando crolla l’attività intellettuale si possono generare problemi importanti a livello internazionale. Il diplomatico sa orientare con cognizione di causa l’implementazione della politica estera. Una scarsa preparazione ha gravi conseguenze per quanto riguarda la politica estera.
Fuga di cervelli: depotenziamento della ricchezza del capitale umano di un paese.
Jonathan Cole: "The great american università": ha inquadrato bene il ruolo del capitale umano, la necessità di preservarlo, collegandolo al ruolo di un paese in campo internazionale.
Erosione della formazione del capitale umano: agli occhi di tutti ad esempio in Italia.
Geografia della scienza: studiano i criteri di valutazione il grado di formazione del capitale umano. ("Preminent scholars"; scienziati emergenti, quelli che hanno prodotto qualcosa di significativo).
Struttura universitaria e capitale umano
La struttura universitaria europea è andata a sbattere, in America sono sopravvissute le istituzioni tradizionali, quelle medievali, inventate non da essi ma di tradizione europea. Un'eredità che in Europa si è persa.
- Sapere libero e polemico, insofferente dei dogmi, trasmissione di un sapere rivoluzionario alla base della ricerca universitaria.
L’università europea nasce dall’iniziativa di maestri e discepoli secondo un contratto: i primi si impegnavano a insegnare, e gli studenti a riconoscere la loro autorità e a retribuirli. (Bologna, seconda metà XII secolo) garanzia assoluta della libertà intellettuale, riconoscimento di essa in quanto capace di produrre pensiero libero, cultura.
L’università medievale è la sede dello studio libero, è la sede nella quale gli abusi di potere vengono contrastati, sede di creazione di pensiero autonomo dall'autorità politica o ecclesiastica.
"Antiche università d’Europa", Cardini; Brocchieri, Mondadori, Milano, 1991.
Riforma universitaria modello napoleonico: prima grande svolta delle università europee. Fino ad allora, studente come rettore, e non professore come rettore. L’università viene adocchiata dalle strutture politiche, i sovrani tenteranno di fondarne di nuove e di assoggettarle. Università europea fagocitata dal potere politico. Ma essa continua a resistere ma progressivamente verrà attaccata dall’affermarsi dello Stato centralizzato, fino a quando con Napoleone mutano del tutto: viene disarticolato tutto ciò che era l’università medievale, e le antiche istituzioni scappano dall’Europa, e migrano in America. Non è un caso che da questo momento inizino i processi di irrigidimento, decadimento, nazionalizzazione dell’università. Le cariche vengono assegnate ai burocrati dello Stato, avanza il pedantismo, i professori sono funzionari di Stato, vengono limitate libertà accademiche. Finisce l’autogoverno e l’autofinanziamento dell’università. Le università perdono di internazionalità.
In Italia: nel periodo post-universitario è solo la chiamata di professori stranieri che mantiene il rapporto della cultura italiana con quella europea di tipo medievale, ma già inizia la decadenza con una legislazione a valanga, con tentativi miseri di modernizzazione, le migliori proposte mai attuate. L’università italiana è un’università di ripetitori (nel senso che i professori ripetono le conoscenze altrui, le stesse conoscenze da decine e decine di anni, e non come nel medioevo dove si accedeva alla cattedra dopo aver pubblicato qualcosa o aver dato un contributo allo sviluppo intellettuale).
Analisi scientifica della politica estera
È difficile fare un’analisi scientifica del fenomeno della politica estera, data la mutevolezza del fenomeno. È possibile studiando le regolarità, le ripetitività. È possibile quindi fare analisi della politica estera.
La politica estera è la più importante attività degli Stati nel contesto internazionale, ma soprattutto perché essa può avere conseguenze enormi [1870 – 2001, problemi provocati dalla politica estera, ad esempio la fase preliminare dello scoppio della 1GM, scelte di politica estera che hanno prodotto lo scatenarsi della guerra].
La politica estera non è soltanto la politica indirizzata verso l’esterno dei singoli Paesi, soprattutto dopo il consolidamento dello Stato moderno.
La pericolosità della politica estera si vede anche in confronto con le scienze “dure”, [due astrofisici che interrogati sulla catastrofe peggiore per il pianeta, non la individuano in dinamiche spaziali ma nel comportamento umano in politica, nelle interazioni in campo internazionale, dagli attori che si stanno in parte sostituendo agli Stati moderni e che presentano un grado di violenza e pericolosità crescente].
La difficoltà di fare scienza nel campo degli studi umani e politici è molto maggiore rispetto alle scienze naturali, data l’imprevedibilità dei fenomeni di azione umana (prevedibilità bassissima perché nelle scienze politiche interviene la volontarietà, la componente della volubilità delle scelte umane), le variabili in gioco che tendono all’infinito, compresi i fattori che influenzano l’azione umana.
La politica estera è complessa perché consiste nell’intersecarsi delle varie scelte in politica estera degli Stati dettati da decisioni interne.
Gli Stati sono ancora le macchine politiche più potenti che esistono (nonostante la nascita di attori non statali). Chi guida queste macchine?
Il fine della politica estera, come in tutte le discipline scientifiche, è prevedere (e eventualmente evitare) l’accadere di determinati fenomeni.
Personificazione delle entità collettive
Molto spesso si utilizzano metafore e personificazioni per descrivere le azioni politiche (la personificazione degli Stati è un esempio chiaro: “la Germania ha fatto questo; la Francia ha deciso quest’altro…” ecc…). Lo Stato non è una persona. La realtà è che alcuni tra i 38 milioni di francesi hanno deciso di fare questo o quest’altro. Se però si tende a scorporare e a distinguere tra lo Stato e chi ha preso le decisioni, si tende a modificare anche l’ambito di azione della politica estera.
L'analisi della politica estera
(A partire dagli anni ’50) L’analisi non viene considerata completa se non si tiene conto del fatto che sono determinati uomini in carne ed ossa ad effettuare le decisioni di politica estera. [Costruttivismo vs strutturalismo RIPASSARE].
Di conseguenza sorgono però altro tipo di domande: chi erano questi che hanno preso la decisione? Come è stata presa?
Il realismo torna adesso (dopo la fine del periodo bipolare) a riprendere il concetto di individualismo metodologico, smitizzando i concetti collettivi.
Definizioni
Politica estera: insieme delle azioni intraprese dai governanti per influenzare il comportamento di attori esterni al loro sistema politico.
- La separazione netta tra la dimensione interna e quella esterna è una prerogativa degli Stati. Nessuna entità è riuscita meglio degli Stati a dare vita a questa separazione. Si parla di politica estera in relazione quindi allo Stato moderno. È improprio parlare di politica estera per quelle entità che non sono lo Stato (perché non è netta la distinzione tra la loro politica interna e politica estera).
- Azione: perché l’azione umana è centrale, analizzando i fenomeni di politica estera. Sono azioni umane quelle generate volontariamente da soggetti statuali istituzionalmente preposti (Hermann).
- Attività con cui gli Stati definiscono e perseguono i propri obiettivi nel sistema internazionale.
Conseguenze dell'uso della prospettiva di analisi della politica estera
- Gli Stati non possono più essere considerati come “attori unitari”.
- L’interesse nazionale, dato per scontato nelle Relazioni Internazionali, viene visto come il prodotto degli interessi, anche in contrasto fra loro, di un certo numero di agenti interni.
- Gli assunti stato-centrici di “unitarietà” e di “razionalità” (che guida il calcolo costi-benefici dell’attore statale, nel Sistema Internazionale) vengono sottoposti ad analisi serrata, non ci si accontenta più degli assunti dati per scontato delle Relazioni Internazionali.
- Non sono gli Stati ad agire ma un certo numero ristretto di persone fisiche che producono decisioni di politica estera, occupando ruoli che consentono di prenderle. Sono decisioni più o meno influenzate da individui e gruppi (politici, sociali, istituzionali), collocati all’interno dell’attore statuale.
- Il complesso decisionale (équipe di potere) giustifica le sue decisioni in base all’(inesistente) “interesse nazionale”, che viene “dato a credere”, una volta enunciato, giustificazione a posteriori di determinate scelte e decisioni prese.
- I decision-makers di politica estera non sono attori integralmente razionali che ottimizzano i risultati delle loro scelte (calcolo costi-benefici).
Nell'analisi della politica estera
- Si scende nei livelli d’analisi più profondi; la spiegazione della politica estera dovrà servirsi soprattutto di quello che accade all’interno degli attori statali, e chi produce in carne ed ossa le decisioni di politica estera, e di quali gruppi fa parte.
- Si tiene conto di un elevato numero di fattori condizionanti problema perché la scienza diventa più complessa.
Il fine da raggiungere:
- Valutazione degli elementi che generano le politiche estere.
- Comprensione delle regolarità che presiedono alla formulazione e all’applicazione della politica estera. Esistono ad esempio determinati fenomeni regolari nella produzione delle decisioni di politica estera: group-think, pensiero di gruppo.
Interazione tra politica estera e politica interna
Martedì 29/09
Entrambe la politica estera e la politica interna concorrono ad influenzare il processo di decision making, oggetto di studio della materia. Gli esseri umani sono il punto di riferimento dell’analisi della politica estera, in grado di produrre ma anche indurre cambiamenti nell’ambito della politica internazionale.
A differenza della Teoria delle Relazioni Internazionali, nell’Analisi della Politica Estera:
- No Modello Stato-centrico
- No Razionalità (teoria della scelta della decisione)
- No Autonomia (o quantomeno, autonomia relativa; influenza della dimensione internazionale, si reagisce alle sfide e alle pressioni del sistema internazionale)
- No Unitarietà (le decisioni centralizzate di politica estera sono in realtà prese da gruppi che poi le trasformano in decisioni centralizzate)
- No Personificazione degli attori (gli Stati non agiscono affatto, sono le persone che agiscono)
Scomposizione dell’attore premessa necessaria per lo studio dell’analisi della politica estera; per questo motivo la dimensione interna va scandagliata sino in fondo, sino al livello individuale, al singolo individuo (individualismo metodologico). L’attore statale è una finzione.
Stato moderno
1250 -1350 un signore inizia ad accumulare potere, a concentrare potere e a rendersi indipendenti. Ciò porterà a rendere sempre più uniforme la sua amministrazione all’interno del suo territorio. Circondati da una cerchia politica in carne e ossa, e obbligano tutti con l’uso della forza a conformarsi alle regole da essi dettate. Il signore è il Principe. Essi creano quindi un ambito territoriale di propria appartenenza.
[Fino al XVIII secolo questo ambito era molto traballante (fino alla rivoluzione Francese, ad esempio, il concetto di confine era molto vago). La formazione coerente territoriale degli Stati è molto recente. Lo Stato è, per definizione, Stato territoriale. La cerchia (l’équipe di potere) esclude gli altri sovrani, ed impongono all’interno di rigidi confini la propria sovranità.]
Il Principe diventa il difensore della pace, il tutore della legge e dell’ordine all’interno di una porzione di territorio. Il consolidamento dello Stato moderno ha al suo interno il concetto di proiezione verso l’esterno.
Astrazione del concetto di Stato: costruzione della nozione astratta di Stato moderno (a partire da quando esso è nato). Lo Stato moderno è essenzialmente lo Status principis (Machiavelli), cioè la ristretta équipe che prende le decisioni politiche. La nozione astratta di Stato, che ci porta a concepire lo Stato moderno come un ordinamento astratto o impersonificato, non è presente neanche secoli dopo Machiavelli, è una idea molto recente. La realtà attuale invece è quella dello status principis, della équipe di potere, del “Lo Stato sono io”, di Luigi XIV.
Il processo di astrazione viene accelerato all’idea di bene pubblico, di res pubblica. Sulla base di questa astrazione, il principe diventa il titolare di una entità astratta che lo supera, il gestore del bene comune. Viene accelerato fino ad intendere lo Stato come distinto da chi in realtà è lo Stato, di chi in realtà detiene il potere, ovvero l’équipe di potere. Oggi è normale vedere lo Stato come entità astratta, molti invocano lo Stato come se fosse una creatura viva (“lo Stato cosa fa?”), fino all’idea dello Stato come persona, creatura vivente. Questa concezione è figlia del processo di astrazione dello Stato prodotto dagli ideologi dello Stato moderno. La personificazione dello Stato può portare alle guerre più violente e distruttive che si possano immaginare, o all’idea che se si separa parte dello Stato si commette un omicidio.
È difficile comprendere la politica estera se teniamo conto del concetto di astrazione dello Stato. Per l’analisi della politica estera, la politica interna, i fattori interni, gli attributi interni, sono centrali e fondamentali (al contrario della teoria delle RI). Le spiegazioni dovranno fare riferimento alle azioni e interazioni individuali.
Guerra politicizzante
Guerra come catalizzatore della politicità interna, unione interna di una aggregazione politica. Legge universale che chiama immediatamente in causa il rapporto tra politica interna e politica esterna, risolvere la crisi interna con una guerra esterna. L’individualismo metodologico non è stato immediatamente eliminato nella teoria delle R.I; in alcune analisi vi sono ruoli evidenti dell’azione degli individui.
Analisi multilivello
Lunedì 05/10/15
Seminario: Mercoledì 14 ore 10, aula seminari.
Analisi multilivello: Pressioni del Sistema Internazionale (SI) sugli attori (statali), indotti a comportarsi in modo uniforme:
- Nella prospettiva waltziana (e dell’istituzionalismo liberale) la teoria della politica internazionale spiega i motivi per i quali gli Stati in una “posizione sistemica” simile (similarly placed) si comportano in modo simile, malgrado le loro differenze interne. (Pensiamo alla Guerra fredda, sistema bipolare, paesi diversi finivano per gravitare nell’orbita di uno o dell’altro. Era molto facile per la Teoria delle RI, individuare comportamenti simili malgrado le differenze interne).
- La teoria della politica estera spiega perché questo non sempre accade: quegli stessi Stati si comportano diversamente. Quando le pressioni sistemiche sono molto deboli, gli Stati non reagiscono in maniera identica, diventano molto importanti le componenti interne.
Una teoria sistemica della politica internazionale è rilevante per la comprensione della politica estera solo quando le “forze esterne” agli attori (sistemici) sono dominanti (Esiti ripetitivi e conseguenze “non-intenzionali” delle azioni degli attori statali). Ma ciò accade raramente: ad esempio in un forte sistema bipolare (es. Guerra fredda, sistema altamente politicizzato).
Pertanto, se si vuole rendere conto del comportamento “individuale” degli attori, è necessario esaminare i molteplici modi in cui le loro caratteristiche interne (ignorate dalle teorie sistemiche) influiscono sulle politiche adottate dagli Stati.
- Tipo di attore (di regime politica, forma di governo, ecc.) [erano passati in secondo piano].
- Decision-makers (scendere ad un livello di analisi più profondo).
- Processo decisionale: quali sono i fattori che lo influenzano.
Spiegazione multifattoriale del foreign policy decision-making e spiegazione multilevel (indagini a livelli diversi, approfonditi). Il terzo livello di analisi (sistema internazionale) rimane rilevante, ma passa in secondo piano.
Gli altri due livelli d’analisi:
- L’attore statale e le sue componenti interne.
- Il livello di gruppo e individuale dei decision-makers.
- (Il quarto livello d’analisi è quello della cultura.)
In realtà, il sistema internazionale è il primo livello, l’attore il secondo, l’individuo è il terzo. Quindi, l'analisi della politica estera è una agent-oriented theory alla ricerca dell’agente, soggetto dell’azione umana e delle decisioni; ma anche actor-specific (se agente si riferisce all’individuo, attore si riferisce allo Stato), cioè su quello che succede all’attore statale.
Prospettiva di base dell’analisi della politica estera: la fonte di tutte le pol...
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