Concetti Chiave
- Dante compose "De vulgari eloquentia" tra il 1304 e il 1307, contemporaneamente o poco dopo il "Convivio".
- Il legame tra "Il Convivio" e "De vulgari eloquentia" nasce dall'insoddisfazione di Dante riguardo le argomentazioni sul volgare, spingendolo a una chiarificazione teorica.
- L'opera è composta da due libri, il primo con 19 capitoli e il secondo con 10, trattando argomenti di linguistica e retorica senza essere completata.
- Dante distingue tra lingua naturale, appresa istintivamente, e lingua artificiale, associata al latino, evidenziando la sua visione sulla confusione linguistica.
- Nonostante l'opera sia incompiuta, essa rappresenta la ricerca di Dante per un linguaggio adatto alla sua Commedia e un'unità linguistica in Italia.
Indice
Datazione dell'opera di Dante
Non possiamo determinare con sicurezza la data in cui Dante compose questa sua opera. Generalmente viene considerata dagli studiosi contemporanea o di poco posteriore al Convivio e quindi l’avrebbe scritta fra il 1304 e il 1307.
Il nesso tra Il Convivio e De vulgari eloquentia
Occorre sottolineare il nesso che lega Il Convivio al De vulgari eloquentia. Dante è consapevole del valore rivoluzionario della sua scelta del volgare per un trattato dottrinale come Il Convivio; tuttavia sembra quasi insoddisfatto delle argomentazioni che ha adottato per giustificarla sul piano comunicativo: si tratta di una lingua che garantisce una diffusione molto ampia e importante sul piano affettivo poiché è la lingua della infanzia e quella parlata dai genitori. Pertanto, sente la necessità di affrontare il problema dalle radici. Per questo motivo, è assai probabile che abbia interrotto il Convivio per l’urgenza di una chiarificazione teorica sul volgare che avesse come destinatari i detrattori di tale lingua, cioè i letterati che adoperavano correntemente il latino. È anche per questo che l’opera è redatta in latino
Struttura e contenuti dell'opera
Essa comprende due libri: il primo è articolato in 19 capitoli e il secondo solo di 10, perché l’opera non fu completata. Si presenta come un trattato complesso con argomenti di linguistica generale e di retorica. Non si discute soltanto di lingua e di dialetti ma anche di questioni poetiche, di stele e di questioni metriche.
Distinzione tra lingua naturale e artificiale
Nel primo libro Dante fa una distinzione tra lingua naturale (= locution vulgaris), appresa in modo istintivo nell’ambiente in cui si vive e lingua artificiale (= locution artificialis) che si apprende studiando; quest’ultima, chiamata anche grammatica, si identifica con il latino che era la lingua della cultura di quei tempi. All’origine dell’umanità esisteva un’unità linguistica che si dissolse in seguito al frantumarsi in varie comunità e alla confusione delle lingue, derivata dalla tentata costruzione della torre di Babele. (Il ricordo della torre di Babele dimostra un evidente legame di Dante con la cultura medioevale).
Lingua volgare e dialetti italiani
La comunità che si insediò in Europa portò con sé un unico idioma che al momento in cui Dante scrive si è distinto in tre varietà: il germanico a nord, il greco a sud-est e un terzo idioma nel sud, a sua volta articolato il lingua d’oc (o provenzale), lingua d’oil (o francese) e lingua del si (o italiano). Dopo aver esaminato queste tre lingue, Dante passa in rassegna i vari dialetti della penisola italica, individuandone quattordici. Fra questi, nessuno ha le prerogative necessarie per diventare lingua nazionale perché ognuna ha i propri municipalismi. L’espressione latina che adopera è significativa: “ubique et necubi” = in ogni luogo e in nessun luogo. Questa è,la caratteristica del volgare illustre che esala il suo profumo in ogni città, ma non coincide con nessuno dei volgari parlati.
Caratteristiche del volgare illustre
Della lingua ideale, Dante individua i caratteri: deve essere illustre perché usata nell’espressione artistica,, cardinale, dato che deve fare da cardine intorno a cui ruotano gli altri volgari, deve essere aulica perché adatta alla reggia (=aula) e curiale, ossia dotata di un tale equilibrio da essere usata nelle curie. Questa lingua volgare non viene localizzata in una precisa area geografica; tuttavia Dante la individua nella lingua della scuola siciliana e in quella adoperati dagli scrittori del dolce Stil novo. In realtà, esso è la lingua letteraria che, pur accogliendo elementi di vari dialetti, li dimentica e supera tutti attraverso la raffinata elaborazione linguistica, compiuta dagli scrittori.
Problemi dell'arte del dire
Nel secondo libro, Dante affronta in modo più specifico i problemi dell’arte del dire (= eloquentia). I temi che più si addicono al volgare illustre sono la prodezza nelle armi (=s alus), l’amore (= venus), la rettitudine della volontà, la virtù (= virtis). Inoltre, distingue lo stile tragico da quello comico e elegiaco, differenziandoli sulla base del contenuto, alto, medio e umile e additando come proprio del primo il volgare illustre. Fra le forme metriche, Dante considera la canzone quella più alta e fra i versi, ritiene l’endecasillabo il migliore. Purtroppo a questo punto, l’opera rimane interrotta.
Importanza dell'opera incompiuta
Pur essendo incompiuta, l’opera è di una notevole importanza. In essa si capisce la ricerca di Dante per trovare un linguaggio adatto alla sua Commedia e il sentimento di un’unità linguistica in tutta la penisola, da interpretare come una base dell’unità spirituale dell’ Italia. Inoltre è da sottolineare il rigore scientifico dell’argomentazione e a risolvere il problema della lingua letteraria italiana in modo concorde con il pensiero di quel tempo. Dante è il primo a porre tale esigenza anche se, nella relativa formulazione, resta comunque legato alle certe concezioni del tempo che oggi sono del tutto superate.
Domande da interrogazione
- Qual è il periodo di composizione dell'opera di Dante?
- Qual è il legame tra Il Convivio e De vulgari eloquentia?
- Qual è la struttura dell'opera De vulgari eloquentia?
- Come distingue Dante tra lingua naturale e artificiale?
- Quali sono le caratteristiche del volgare illustre secondo Dante?
Gli studiosi ritengono che l'opera di Dante sia stata scritta fra il 1304 e il 1307, contemporaneamente o poco dopo il Convivio.
Dante sente la necessità di chiarire teoricamente l'uso del volgare, interrompendo Il Convivio per affrontare le critiche dei letterati che usano il latino, redigendo quindi De vulgari eloquentia in latino.
L'opera è composta da due libri, il primo con 19 capitoli e il secondo con 10, trattando argomenti di linguistica, retorica e questioni poetiche, ma rimane incompiuta.
Dante definisce la lingua naturale come quella appresa istintivamente nell'ambiente, mentre la lingua artificiale, identificata con il latino, è quella studiata e legata alla cultura del tempo.
Il volgare illustre deve essere illustre, cardinale e aulico, non localizzato geograficamente, ma rappresentato nella lingua della scuola siciliana e dagli scrittori del dolce Stil novo, superando i vari dialetti.