Concetti Chiave
- Pelagio, monaco irlandese del V secolo, critica la teoria di Agostino sulla grazia, sostenendo che l'uomo può operare virtuosamente senza aiuto divino.
- Secondo Pelagio, il peccato originale non compromette la libertà umana e non rende necessaria l'opera redentrice di Cristo.
- Agostino, in contrapposizione, vede il peccato originale come un male universale, che rende l'umanità una massa dannata senza la grazia di Dio.
- Il concetto di traducianesimo di Agostino spiega la trasmissione del peccato originale da padre a figlio, evidenziando un pessimismo radicale sulla natura umana.
- Per Agostino, la libertà umana è restaurata solo attraverso la grazia divina, necessaria per superare il peccato e ottenere la salvezza.
Pelagio e la grazia divina
Nei primi anni del V secolo, a Roma viveva un monaco irlandese, Pelagio ed è qui che venne a conoscenza della teoria sulla grazia di Agostino che si può sintetizzare nella frase “Da quod iubes et iube quod”, cioè “Oh Dio, concedi che comandi e comanda pure ciò che tu vuoi”. Con l’avvicinarsi dei Goti, molti romani fuggirono per rifugiarsi in Africa e fra questi anche Pelagio che si diresse a Cartagine. E qui ne approfittò per esprimere chiaramente la sua critica nei confronti nel pensiero di Agostino.
Critica di Pelagio ad Agostino
Pelagio negava che il peccato originale di Adamo avesse indebolito la libertà dell’uomo e di conseguenza la sua capacità di fare del bene. Per Pelagio l’uomo sia prima che dopo il peccato di Adamo, è per natura capace di operare in modo virtuoso senza il sostegno eccezionale della grazia divina. Pertanto, questa dottrina non fa altro che rendere inutile l’opera redentrice di Cristo. Infatti, se il peccato originale non ha tolto all’uomo la possibilità di salvarsi con le sole forze, l’uomo non ha quindi bisogno dell’aiuto soprannaturale (= la grazia divina) offertogli a seguito dell’incarnazione del Figlio di Dio e nemmeno necessita dell’opera mediatrice della chiesa e dei sacramenti da essa amministrati. È ovvio che una simile dottrina si dimostrava rovinosa per i dogmi cristiani e per il ruolo della Chiesa ed è per questo che Agostino interviene energicamente nella questione.
Agostino e il peccato originale
Per Agostino, il peccato originale è un peccato di tutta l’umanità per cui genere umano si configura come una massa dannata che può essere sottratta dalla punizione soltanto dalla misericordia e dalla grazia di Dio che non è dovuta a tutti. Per sostenere la trasmissione del peccato da Adamo a tutta l’umanità, Agostino introduce il concetto di traducianesimo secondo cui, poiché non è ammissibile che Dio crei un’anima dannata, l’anima viene trasmessa di padre in figlio, nel momento in cui il figlio viene generato. Si tratta di un pessimismo profondo e radicale sulla natura e la possibilità dell’uomo perché per Agostino egli è incapace di avviarsi sulla via dell’elevazione spirituale della salvezza. Di conseguenza, egli insiste sull’aspetto impenetrabile della scelta di Dio nel predestinare alla salvezza alcuni uomini ed escluderne altri. Fondamentale, è il principio dell’identità della libertà umana con la grazia divina. Secondo Agostino, la volontà dell’uomo è libera soltanto quando non si lascia trascinare dal vizio e dal peccato e pertanto è questa libertà che può essere restituita all’uomo soltanto dalla grazia divina. In altre parole, si può dire che il libero arbitrio dato ad Adamo, nel momento della creazione, consisteva nel poter non peccare. Una volta perduta tale libertà a seguito del peccato originale l’uomo fu costretto a non poter non peccare, per cui il peccato può essere vinto solo con l’intervento della grazia divina, concessa per merito di Gesù Cristo. Infine, la libertà che Dio concederà alle anime beate sarà la libertà di non poter peccare, intesa come dono divino.
Domande da interrogazione
- Qual è la posizione di Pelagio riguardo al peccato originale e alla grazia divina?
- Come si differenzia la visione di Agostino da quella di Pelagio sul peccato originale?
- Qual è il concetto di libertà umana secondo Agostino?
- In che modo la dottrina di Pelagio influisce sul ruolo della Chiesa e dei sacramenti?
Pelagio sostiene che il peccato originale di Adamo non ha indebolito la libertà dell'uomo, il quale è capace di operare virtuosamente senza la grazia divina. Questa visione, secondo lui, rende superflua l'opera redentrice di Cristo e il ruolo della Chiesa.
Agostino afferma che il peccato originale ha reso l'umanità una massa dannata, capace di salvarsi solo grazie alla grazia di Dio. Introduce il concetto di traducianesimo per spiegare la trasmissione del peccato, evidenziando un pessimismo radicale sulla natura umana.
Agostino sostiene che la vera libertà umana è possibile solo attraverso la grazia divina, che restituisce all'uomo la capacità di non peccare. Senza questa grazia, l'uomo è costretto a peccare, perdendo così la sua libertà originaria.
La dottrina di Pelagio, negando la necessità della grazia divina per la salvezza, mina l'importanza dell'opera mediatrice della Chiesa e dei sacramenti, rendendo la loro funzione superflua per la salvezza dell'uomo.