Concetti Chiave
- Negli anni Trenta, slogan come "tornare a casa" e "fare figli" erano utilizzati per incoraggiare le donne a lasciare il lavoro e sostenere i mariti disoccupati.
- Le donne borghesi, spesso con poca istruzione, si conformavano ai ruoli tradizionali, dedicandosi alla gestione della casa e dei figli, avvalendosi di domestiche.
- Le donne di classe medio-bassa erano meno propense a rinunciare al lavoro, in quanto la loro autonomia economica era fondamentale per il sostentamento della famiglia.
- Molte donne operanti in classe medio-bassa preferivano lavorare per sentirsi più libere dai vincoli familiari, rispetto alla vita di casalinga.
- Le pressioni sociali provenivano principalmente da uomini politici e autorità, che spingevano le donne a ritirarsi dal mondo del lavoro per adempiere ai doveri domestici.
Slogan e pressioni sociali
Nel Regno Unito, ma anche nel resto dell'Europa, durante gli anni Trenta gli slogan "tornare a casa" e "fare figli" diventano l'esplosivo inviti che molti rivolgono alle donne: nel 1939 il periodico inglese "Housewife" (cioè "Casalinga") scrive «Felice e fortunato è l'uomo la cui moglie sia orgogliosa della casa, alla quale piaccia fare bene le cose, in modo che egli sia fiero di lei e dei suoi figli», ed esprime un punto di vista largamente condiviso. Alcune volte, di fronte alla disoccupazione maschile, che negli anni Trenta si mantiene a livelli elevati, auspici di questo tipo sono espressi anche da esponenti sindacali o da dirigenti laburisti, i quali pensano che se le donne abbandonano il lavoro e tornano a fare le casalinghe gli operai disoccupati potranno più facilmente ritrovare il lavoro.
Tornare a casa e fare figli, in definitiva è questo il suggerimento che uomini politici, autorità ecclesiastiche o studiosi (tutti maschi) danno alle donne francesi e inglesi.
Ruolo delle donne borghesi
Le donne delle famiglie medio o alto-borghesi si uniformano piuttosto docilmente a questi precetti. Normalmente non lavorano, normalmente non hanno nemmeno un titolo di istruzione particolarmente elevato, avendo spesso fatto solo le scuole superiori e assai più raramente l'università (le ragazze sono tra il 25 e il 30% degli studenti universitari in Francia, tra il 22 e il 25% in Inghilterra). Le buone condizioni economiche, derivanti dalla collocazione del marito, consentono loro di poter ricorrere ai servizi di una domestica fissa, o più spesso di una o più domestiche a ore. Il loro "lavoro domestico" consiste nel distribuire le consegne alle domestiche e nel seguire i figli, tradizionalmente possono dedicarsi alla lettura, alla beneficenza, agli acquisti.
Qual è l'autonomia delle donne lavoratrici?
Molto meno "ubbidienti" sono invece le donne di classe medio-bassa. Se possono e se ne è troppo svantaggioso o complicato, esse non abbandonano affatto la loro attività lavorativa: per molte di loro, lavorare e guadagnare è ovviamente un esigenza economica primaria per poter far quadrare il bilancio della famiglia. Ma a parte questo, da interviste rilasciate da donne francesi e inglesi vissute negli anni Trenta risulta che esse preferiscono lavorare fuori casa (non importa se il lavoro e nei campi, in fabbrica o negli uffici), piuttosto che fare la vita di semplice casalinga, perché lavorando si sentono più autonome è più libere dai condizionamenti imposti dalla famiglia di origine o dal marito.
Domande da interrogazione
- Quali erano le pressioni sociali sulle donne negli anni Trenta nel Regno Unito e in Europa?
- Qual è il profilo delle donne borghesi in relazione al lavoro e all'istruzione?
- Come si differenziano le donne di classe medio-bassa rispetto a quelle borghesi?
- Quali erano le motivazioni delle donne lavoratrici negli anni Trenta?
Negli anni Trenta, slogan come "tornare a casa" e "fare figli" venivano utilizzati per incoraggiare le donne a lasciare il lavoro e dedicarsi alla famiglia, con l'idea che ciò avrebbe aiutato gli uomini disoccupati a trovare lavoro (testo).
Le donne delle famiglie borghesi tendevano a non lavorare e avevano generalmente un'istruzione limitata, con solo il 25-30% che frequentava l'università. La loro vita si concentrava sulla gestione della casa e dei figli, spesso con l'aiuto di domestiche (testo).
Le donne di classe medio-bassa erano meno inclini a lasciare il lavoro, poiché il reddito era essenziale per la famiglia. Molte preferivano lavorare per sentirsi più autonome e libere dai vincoli familiari, rispetto alla vita di casalinga (testo).
Le donne lavoratrici degli anni Trenta, oltre a necessità economiche, cercavano autonomia e libertà, preferendo il lavoro fuori casa a una vita di semplice casalinga, come emerso da interviste dell'epoca (testo).