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L’introspezionismo e lo strutturalismo

La nascita della psicologia

Il termine psicologia:

  • Nasce tra il 500’ e il 600’ e si riferiva all’ambito della filosofia dedicato allo studio dell’anima e dello spirito umano.
  • Nel 700’ il termine si riferisce ad una delle quattro parti in cui si ritiene sia articolata la metafisica (teologia, cosmologia, ontologia, psicologia).
  • Tra il 1850-1870 alcuni scienziati (fisiologi, fisici, medici) si interessano dei processi psichici (sensazioni, percezioni, attività intellettive) e applicano i metodi empirici e sperimentali propri delle scienze naturali allo studio della psiche, però non parlano di psicologia, né pensano di lavorare a una nuova scienza.
  • 1879: la psicologia si slega definitivamente dalla filosofia e dalla medicina per diventare una disciplina scientifica vera e propria grazie a W. Wundt che, nel 1879, fonda il primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia, in Germania.

Definito l’oggetto di studio della psicologia

Il merito di Wundt è stato quello di aver definito l’oggetto di studio della psicologia: l’esperienza umana immediata (l’individuo deve descrivere la realtà così come la vede e attraverso l’esperienza che fa conosce il mondo) contrapposta a quella mediata di cui si occupa la scienza fisica (che avviene attraverso l’uso di apparecchiature).

Wundt ha delineato il metodo sperimentale in laboratorio.

Caratteristiche della psicologia per W. Wundt

Wundt affermava che l’unico modo per studiare l’esperienza umana immediata consiste nell’utilizzo del metodo dell’introspezione, vale a dire, l’analisi degli stati emozionali e dei processi mentali del soggetto, concentrandosi soprattutto sulle esperienze interne della coscienza, ossia sulle sensazioni, sui sentimenti e sui pensieri (per poter capire cosa accade quando io vedo un colore, provo un sentimento, c’è un solo modo per farlo, ossia, devo guardarmi dentro ed analizzare quello che sto provando mentre sto guardando il colore, la forma).

Tuttavia, Wundt era ben consapevole che l’introspezione non era uno strumento attendibile per un’indagine scientifica poiché:

  • I contenuti di coscienza non sono gli stessi in presenza e in assenza di un atto di introspezione (per es.: una cosa è dire sono felice mentre analizzo i sentimenti che provo e un’altra senza rifletterci sopra).
  • Con l’introspezione, inoltre, come possiamo sapere qual è il reale contenuto di coscienza corrispondente al resoconto verbale di un soggetto? Se il soggetto mi dice “sono felice”, come faccio a sapere che è davvero felice? E chi mi assicura che il suo aggettivo “felice” ha lo stesso significato del mio?

Wundt riteneva che l’applicazione del metodo sperimentale alla psicologia ed ai contenuti dell’introspezione permetteva di risolvere il problema dell’indeterminazione nei contenuti dell’introspezione. Vale a dire, in tutte le scienze naturali quello che si studia non sono tanto i fenomeni in sé ma le variazioni dei fenomeni, o meglio, le variazioni fra fenomeni diversi. Il mio problema non è tanto quello di dire cos’è esattamente quel felice di cui mi ha parlato il soggetto per la sua introspezione, ma come varia il suo sentimento al variare della situazione in cui il soggetto si trova.

Elementarismo

Wundt concepisce la psiche come “somma” di elementi semplici, pertanto per poter analizzare un fenomeno psichico occorre scomporlo nei suoi elementi essenziali. Egli era convinto che rimanendo nel campo più elementare della sensazione e della percezione sarebbe stato più facile mantenere il rigore metodologico e che i dati ottenuti messi insieme avrebbero portato a farsi un quadro dei processi superiori.

Punti di forza

  • Aver fondato la psicologia come scienza autonoma svincolata dalla filosofia e dalla fisiologia.
  • Aver definito l’oggetto di studio della psicologia.
  • Aver delineato il metodo sperimentale in laboratorio.

Aspetti problematici (critiche)

Critica dalla Gestalt

I gestaltisti erano contrari alla scomposizione della coscienza nei suoi singoli elementi poiché il “tutto è la somma delle parti”.

Critica dal comportamentismo

  • Non vi è plausibilità scientifica nello studiare la mente e soprattutto nello studiare la mente attraverso il metodo introspettivo. Quello che si deve studiare è il comportamento in quanto direttamente osservabile con l’utilizzo del metodo sperimentale e non introspettivo.
  • L’approccio metodologico dell’introspezionismo è limitato, in quanto consente di studiare solo la mente umana normale adulta. Il soggetto, dovendo essere in grado di riferire sui suoi processi di introspezione con cui andava ad analizzare i contenuti della coscienza, non poteva che essere un soggetto umano. Questa impostazione non permetteva di studiare il neonato, né il bambino più grande ed escludeva completamente che si potesse studiare la psicologia animale.
  • L’introspezione era uno strumento incerto e inaffidabile poiché i processi di coscienza attraverso l’introspezione possono essere osservati solo dal soggetto che ne ha accesso e da nessun altro. Viene pertanto a mancare uno dei principi fondamentali dell’oggettività scientifica che è la replicabilità dell’osservazione e dell’esperimento.

Dagli studi di Wundt nascono

Strutturalismo

America

Padre fondatore: Titchner (allievo di Wundt).

Oggetto di studio: studia la struttura mentale come somma di elementi coscienti semplici.

Mente: la mente è concepita come un puzzle da comporre e scomporre. Solo attraverso questo processo di scomposizione e ricomposizione emerge la struttura mentale. Infatti gli psicologi strutturalisti studiavano gli elementi semplici dell’uomo che sono le sensazioni che sono gli elementi semplici della percezione; le immagini mentali che sono gli elementi semplici delle idee; gli stati affettivi che sono gli elementi semplici delle emozioni.

Metodo di analisi: è l’osservazione empirica.

Psicologo: diventa un introspezionista che deve seguire due norme fondamentali: deve scomporre ogni dato in elementi semplici; lo sperimentatore deve evitare di attribuire significati ma piuttosto descrivere l’esperienza così per come la vede.

Lo strutturalismo non fa più parte degli orientamenti psicologici perché:

  • Si occupava solo delle funzioni mentali dell’uomo psicologicamente sano.
  • Si occupava solo degli elementi singoli della struttura mentale (pratica criticata dalla Gestalt).
  • Privilegiava la descrizione dei fenomeni piuttosto che la loro spiegazione.

Funzionalismo

America

Padre fondatore: W. James.

In contrapposizione allo strutturalismo nasce il funzionalismo che non è una vera e propria scuola come lo strutturalismo ma riguarda un insieme di studiosi che studiavano i processi mentali e il loro funzionamento, quindi non che cosa sono.

Il funzionalismo è antielementistico:

  • Le funzioni mentali sono attività globali non scomponibili.
  • Le funzioni mentali sono processi dinamici di tipo strumentale tramite cui il soggetto si adatta alle richieste ambientali quindi sono funzionali all’adattamento dell’uomo all’ambiente. Infatti un importante oggetto di studio fu il comportamento adattivo.
  • Oggetto di studio del funzionalismo sono:
    • Sensazione.
    • Emozione.
    • Percezione.
    • Motivazione.
    • Apprendimento.

Scuole russe

Verso la fine dell’800’ e l’inizio del 900’ nacquero nuove Scuole di psicologia in Unione Sovietica.

Scuola russa = Con a capo il fisiologo Ivan Pavlov (1849-1936), le cui ricerche influenzarono notevolmente la corrente teorica del comportamentismo (USA 1913).

Pavlov effettuò degli studi attraverso degli esperimenti su animali, sui cosiddetti riflessi condizionati, dimostrando come fosse possibile far sorgere un dato comportamento associandolo a un determinato stimolo.

Molte scuole russe di psicologia vennero definite con il nome di “riflessologia russa” poiché la teoria alla base di tutte queste scuole era la convinzione che i processi psichici potessero essere ridotti a semplici riflessi, cioè i processi psichici erano visti come semplici processi fisiologici ed elementari.

Scuola storico-culturale = Con a capo Lev Vygotskij (1896-1934) secondo cui l’esperienza storica era l’aspetto fondante dell’esperienza umana e della stessa psicologia e lo sviluppo cognitivo del bambino doveva essere valutato e studiato in rapporto alle sue componenti sociali, culturali e ambientali. Queste originali ed innovative riflessioni, che si contrapponevano in modo netto al rigido e deterministico comportamentismo che stava nascendo negli Stati Uniti, furono a lungo ignorate, solo a partire dagli anni ottanta Vygotskij diventò uno dei principali ispiratori della psicologia postmoderna e della psicopedagogia.

Modello teorico: psicoanalisi

Perché ancora oggi si parla di psicoanalisi?

A distanza di più di cento anni dalla nascita della Psicoanalisi e della teoria freudiana, la psicoanalisi continua ad essere un riferimento importante sia per i modelli della psicologia generale, della psicologia dinamica e della psicologia clinica. Molte delle terapie che si utilizzano tutt’oggi fanno riferimento alla teoria che Freud ha formulato nei primi decenni del 900’, in particolare l’approccio psicodinamico per il riferimento alle dinamiche inconsce del comportamento umano, al conflitto emozionale e all’influenza nella vita adulta degli eventi legati all’infanzia.

Periodo pre-psicoanalitico

La psicoanalisi nacque in ambito psichiatrico nei primi decenni del 900’, grazie all’opera innovatrice del medico viennese Sigmund Freud (1856-1939). Questa corrente teorica non nacque dai laboratori di ricerca come le precedenti, ma ebbe origine dall’osservazione di pazienti che presentavano disturbi in assenza di lesioni organiche, si trattava di pazienti affette da isteria e nevrosi. La psicoanalisi nacque dunque per risolvere dei problemi clinici che il trattamento dei disturbi nevrotici poneva.

Gli studi sull’isteria prima di Freud

La scienza dell’epoca non guardava con molto favore a questo tipo di malati, la maggior parte delle volte erano accusati di essere dei simulatori e venivano curati con metodi inadeguati e crudeli, i malati mentali venivano incatenati.

Freud si dedicò alla pratica clinica di questi pazienti e cercò dei metodi di cura. Nel 1885, egli lavorò con un grande luminare dell’epoca, il medico francese J. Charcot, che respingeva la concezione medica tradizionale sull’isteria e utilizzava l’ipnosi per curarla.

1885: influenza di Charcot

Charcot dimostrava che attraverso l’ipnosi era possibile curare i sintomi isterici perché questo metodo faceva emergere nel paziente durante la trance ipnotica una seconda coscienza, che scompariva con l’interruzione dell’ipnosi: per esempio un paziente isterico che manifestava paralisi non la manifestava durante la trance ipnotica. Quindi per Charcot i sintomi isterici avevano una componente mentale, cioè erano prodotti da un trauma psichico che il paziente aveva dimenticato e che riemergeva sotto ipnosi e una componente fisica, l’isteria era provocata da una lesione del SN. Freud cercò di utilizzare il metodo appreso da Charcot, ma esso si rivelò presto insufficiente, in quanto i sintomi tendevano a ripresentarsi nel tempo, poiché incideva solo sui sintomi senza arrivare alle cause.

Influenza di Breuer

Le teorie di Freud fecero un grande passo in avanti quando il medico viennese J. Breuer, suo amico e collega, gli comunicò i risultati sorprendenti ottenuti con una paziente Anna O. affetta da una grave forma isterica (allucinazioni, paralisi, non parlava più nella sua lingua di origine) utilizzando una variante della tecnica ipnotica, il metodo catartico. Il metodo catartico, che consisteva nel riportare la mente del paziente, posto ancora sotto ipnosi, allo stato in cui si trovava quando i sintomi si erano manifestati la prima volta. Secondo J. Breuer, il metodo catartico funzionava perché consentiva di esprimere le emozioni che l’avvenimento traumatico aveva prodotto e che la paziente non aveva mai espresso.

Ben presto Breuer e Freud cominciano ad essere in disaccordo su alcuni punti:

  • Uno di questi era costituito dal fatto che i ricordi rimossi sono principalmente di natura sessuale, e Breuer non aveva voglia di seguire Freud su questa strada.
  • L’altro punto riguardava il meccanismo che rendeva inconsci i ricordi.

Secondo Breuer gli avvenimenti traumatici si verificavano durante uno stato di coscienza alterato, che lui chiamava ipnoide, in conseguenza di ciò i ricordi traumatici si dissociavano dal resto della personalità.

Freud invece pensava che era proprio questa dissociazione dei ricordi dal resto della personalità a dover essere spiegata. Si arriva così al concetto di difesa che è la difesa della rimozione.

Questa è la novità che Freud introduce nella spiegazione del meccanismo responsabile dell’isteria, i ricordi non sono dimenticati per un difetto del SN o per una tendenza ad entrare in uno stato patologico simile a quello dell’ipnosi ma essi sono attivamente allontanati dalla coscienza grazie al meccanismo difensivo per evitare le sofferenze legate a ricordi dolorosi e sgradevoli che sono spesso in relazione con aspetti della vita sessuale. Quindi l’isteria per Freud dipende dall’intervento della difesa della rimozione.

In un primo momento, Freud ipotizzò che l’isteria fosse legata a traumi infantili connessi alla sfera sessuale, ovvero sostenne che l’isteria derivasse da abusi sessuali, in seguito ritrattò l’ipotesi secondo la quale all’origine della nevrosi vi sarebbe un trauma realmente subito e affermò che l’isteria poteva avere origine da fantasie sessuali infantili represse o vissute in modo colpevole. La nuova ipotesi era appunto quella della sessualità infantile.

Periodo psicoanalitico

Tecnica delle libere associazioni

Lavorando autonomamente con questi pazienti Freud arrivò a mettere a punto una tecnica psicoanalitica vera e propria che è quella delle «libere associazioni», in cui invitava il paziente, non sottoposto a ipnosi, ad esprimere liberamente, senza esercitare alcuna selezione o censura tutto ciò che gli veniva in mente relativamente ad un certo tema o a determinati episodi della propria vita in modo che sarebbero emerse delle catene associative che adeguatamente lette avrebbero portato a scoprire il trauma e quindi a risolvere il sintomo. Il fine è provocare la liberazione dai disturbi legati alla rimozione effettuata dalla coscienza. L’analista oltre al senso delle parole, valuta i silenzi, le connessioni, le tonalità affettive, le resistenze. Anche le parole dette involontariamente e le dimenticanze costituiscono elementi dell’indagine perché sono potenziali rivelatori del vero conflitto interiore.

Inconscio e nascita della psicoanalisi

Attraverso i racconti che emergevano utilizzando la tecnica delle libere associazioni, Freud riconosce come i ricordi dei pazienti sono continuamente distorti dalla presenza di fantasie e di desideri che non possono essere espressi direttamente.

Questa è la via che lo porta a sostenere che esiste una zona della mente non presente alla coscienza, l’inconscio che è di fondamentale importanza per comprendere il funzionamento mentale dei soggetti isterici ma anche la base per comprendere il nostro funzionamento mentale normale. Freud non si limita a scoprire qualcosa che c’era già prima, l’inconscio, ma il suo grande contributo è stato quello di aver pensato all’inconscio, come una regione della mente che ha una propria logica differente dalla logica dell’Io che non è irrazionale ma semplicemente un’altra manifestazione della ragione. Questo modo di vedere, opera una vera e propria rivoluzione in psicologia, che prende il nome di psicoanalisi.

Fino a Freud infatti si era pensato che l’uomo avesse per lo meno il dominio della coscienza, che possedesse una ragione in grado di averla vinta sui fatti della vita, sulla realtà esterna. Freud invece capovolge questo assunto e dimostra che i nostri pensieri, le nostre reazioni, i nostri desideri sono determinati molto di più da fattori inconsapevoli che da fattori consapevoli (determinismo psichico). L’uomo quindi non era padrone della sua ragione ma questa era determinata dall’inconscio.

L’invenzione dell’inconscio per la cura

La novità della cura psicoanalitica è che i sintomi non sono solo disfunzioni del corpo o del pensiero ma i sintomi della nevrosi sono manifestazioni della verità quindi il sintomo non è solo il male del soggetto ma è anche l’occasione che il soggetto è di incontrare la propria verità. Ciò che cura è proprio l’esperienza stessa della verità per cui lo psicoanalista non si limita a concepire il sintomo ma la psicoanalisi ha come fine quello di far parlare il sintomo, ciò di far parlare la verità rimossa che ritorna attraverso il sintomo.

In questo modo elabora il modello topografico della psiche, nel quale identifica nella mente tre regioni che sono confinanti ma i contenuti non possono passare liberamente da una regione all’altra.

Esse sono:

  • Inconscio = è la zona della mente in cui sono presenti i ricordi che non possono essere accettati dalla coscienza, ricordi che si riferiscono ad avvenimenti che hanno prodotto dolore per la persona e sono stati quindi attivamente ricacciati nell’inconscio.
  • Preconscio = funziona come una sorta di stato cuscinetto, di stato neutrale dotato
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vane84sr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Esame di stato per psicologo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Filipello Pina.
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