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Canto 17 Paradiso - Analisi scaricato 21 volte

Canto XVII Cielo di Marte: Anime degli spiriti combattenti per la fede

Analisi

Dante come Fetonte e la prescienza divina
All’inizio del canto, Dante si paragona a Fetonte, che, messo in guardia sul fatto di non essere figlio del Sole, chiede chiarimenti al presunto padre, perché anch’egli vuole conoscere la verità. Il parallelismo mitologico, limitato all’aspetto psicologico dello stato d’animo dei due dubbiosi, ha la funzione di innalzare la materia a una sfera più universale e assoluta.

Beatrice e Cacciaguida esigono che Dante manifesti i suoi dubbi. Così Beatrice acquista una funzione maieutica di levatrice, che aiuta a partorire i desideri o i dubbi nascosti.

La richiesta di Dante inizia con un solenne vocativo, la domanda vera e propria è preceduta da una consueta premessa teologica. L’argomento è quello della prescienza divina, o meglio della preveggenza dei beati attraverso la mente di Dio. La prescienza è espressa attraverso la similitudine geometrica.

La richiesta di chiarimenti a Cacciaguida sull’esilio
Dopo un resoconto sintetico, con cui Dante riassume le profezie a lui indirizzate da anime infernali/ purgatoriali, viene manifestato il nocciolo della questione.

La risposta dell’avo è quella di uno spirito eletto e non avrà le caratteristiche di ambiguità e doppiezza che avevano, quasi sempre, gli oracoli.
L’avo riprende inoltre il motivo teologico della prescienza e della predestinazione divina, nonché quello del libero arbitrio umano, che non viene intaccato dai primi due.
La premessa teologica serve a conferire maggior peso, sacralità e veridicità alle parole che saranno proferite.

Le manovre della Curia pontificia per esiliare Dante
Inizia quindi la profezia, introdotta da un altro paragone mitologico (Dante-Ippolito, costretto ad abbandonare Firenze-Atene, per le perfidie di x-Fedra).

Attraverso la perifrasi là dove Cristo tutto dì si marca, accusa ancora una volta la Chiesa corrotta e temporale.

La profezia post-eventum prosegue con l’attribuzione della colpa, da parte dell’opinione pubblica, agli sconfitti esiliati che sarà punita.

Le conseguenze dell’esilio
Seguono, quindi, alcuni celebri terzine in cui gli aspetti dell’esilio rivelano tutta la loro profonda amarezza per chi lo subisce.

Le due terzine sono sintatticamente simmetriche.

La celebrazione della dinastia scaligera
Segue, poi, una seconda parte più rassicurante , illuminata dalla libertà e magnificenza di alcuni signori ospitali che sapranno alleviare le amarezze della lontananza dalla patria.

Il primo sarà il gran Lombardo , forse Bartolomeo Scala, al quale è attribuita la dote fondamentale della cortesia.

La celebrazione della stirpe scaligera prosegue nelle successive terzine dedicate a Cangrande della Scala, fratello minore di Bartolomeo. A quest’ultimo Dante dimostra particolare riconoscenza, stima e fiducia nella sua opera tesa all’affermazione degli ideali politici universalistici dell’Impero.

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