Concetti Chiave
- Durante l'emigrazione di massa italiana, New York era vista come una meta ambita ma ostile, con gli immigrati sottoposti a severi controlli a Ellis Island.
- Gli italiani erano oggetto di violenza e discriminazione, etichettati come malavitosi e spesso vittime di linciaggi e arresti ingiustificati.
- Tragedie sul lavoro colpirono gli immigrati, tra cui un incendio in una fabbrica di camicie che causò 146 vittime nel 1911.
- Nonostante l'ostilità, gruppi di assistenti sociali cercarono di integrare gli italiani, offrendo corsi di lingua e attività per i bambini, ma imponevano l'abbandono della lingua italiana.
- Oggi, sebbene persistano episodi di discriminazione, l'integrazione dei ragazzi extracomunitari è migliorata grazie all'istruzione, anche se le famiglie continuano a vivere situazioni di emarginazione.
L'arrivo a New York
Durante l'emigrazione di massa italiana ottocentesca, una delle mete di immigrazione era New York. Ma non la New York moderna e odierna, bensì una delle città in cui la maggior parte degli americani prendevano in giro e discriminano, anche attraverso cartelli e giornali, gli immigrati italiani. Questi appena arrivati nella Grande Mela, venivano deportati Ellis Island dove venivano sottoposti a visite di ogni genere formando delle vere e proprie catene di montaggio: per i più fortunati la sosta durava un giorno per altri settimane. Chi aveva qualche difetto fisico e/o problema di salute, anche il più insignificante, non poteva entrare in terra d'America e veniva rispedito al proprio paese d'origine al più presto. Finita la sosta all'isola, gli italiani finalmente potevano entrare in America; alcuni riuscirono a integrarsi perché ad accoglierli vi erano parenti e amici altri invece venivano messi da parte.
Discriminazione e violenza
Venivano chiamati malavitosi, i giornali creavano delle vignette denigratorie: alcuni indotti dai giornali si convincevano di essere così, diventando dei veri e propri criminali. Li chiamavano “guappi” oppure “topi della discarica Del Basso Europa” e con vari e altri nomignoli molto offensivi. Durante l'emigrazione di massa gran parte degli italiani andavano d'accordo con i neri, uscivano insieme facevano giocare i loro bambini insieme, insomma erano molto uniti. Ma ciò non piacque agli americani, li accusavano di non separare le razze e perciò pensarono di punire gli italiani. Molti venivano arrestati senza motivo altri cercavano un pretesto per ucciderli o picchiarli e quindi il più delle volte venivano accusati ingiustamente. Inoltre la Lega Bianca (formata da americani ovviamente) uccise nove italiani, ma questa volta ciò richiamo l'attenzione del governo italiano che con l'ambasciatore americano trovarono un compromesso: risarcire le famiglie danneggiate. Così accade, ma gli americani non si fermarono: ora andavano di moda linciaggi. Ci furono 26 vittime per molte delle quali non ci fu nessun processo; venivano fotografati impiccati per poi essere derisi da tutti perché in seguito quelle foto venivano mandate in paese.
Tragedie sul lavoro
In una famosa fabbrica di camicie lavoravano 500 ragazze perlopiù italiane; anche qui non venivano trattate bene, perché venivano chiuse a chiave ed erano costrette a lavorare in silenzio. Ma il 25 marzo 1911 un incendio che si propagò per tutta la fabbrica procurò 146 vittime e le più fortunate riuscirono a scappare dalle finestre. Nel 1913 invece gli operai delle miniere di metallo fecero un grande sciopero chiedendo di lavorare 8 ore al giorno per 3 dollari, una cosa assurda e pazzesca! Sempre nello stesso anno a Natale, tutti gli operai si riunirono in una sala per festeggiare, solo che i proprietari del salone decisero di farli uno scherzo dicendo che l'edificio stava andando a fuoco e bloccarono tutte le porte di uscita. Ci furono varie vittime anche per questo scherzo perchè morte a causa della dell'ansia, dell'afa e delle varie spinte reciproche.
Ostilità e integrazione?
Dopo vari episodi di questo genere gli immigrati stessi si accorsero che c'era un'ostilità anti immigrazione pazzesca, il paese dei balocchi si stava rivelando nemico violento e non come immaginato o raccontato. Per fortuna non tutti erano così ostili, ma si formò un gruppo di assistenti sociali di religione protestante che avevano l'intento di integrare meglio gli italiani ( fenomeno di americanizzazione): ai bambini offrivano il servizio dell’asilo nido, di un doposcuola e un pasto caldo, alle donne corsi di cucito ma in particolare di cucina e agli uomini corsi di inglese col fine di ottenere la cittadinanza americana. Però queste ragazze pretendevano che i bambini non parlassero più l'italiano ma bensì l'inglese e in più crearono dei programmi d'apprendimento superficiali per i bambini italiani perché pensavano che il quoziente intellettivo di questi ultimi, fosse di gran lunga inferiore rispetto a quello di un bambino americano, e qua inizia l'emarginazione dei bambini stessi.
Religione e emarginazione
Anche dall'aspetto religioso venivano emarginati: gli irlandesi che in quel periodo avevano il controllo della religione cattolica, vietarono agli italiani di entrare nelle chiese perchè la loro fede era considerata troppo istintiva, informale, intima, rigida e quindi percepita ignorante perché diversa.
Rispetto a 100 anni fa l'atteggiamento verso gli extracomunitari per alcuni aspetti è cambiato. Tutt’oggi nel 2014 ci sono stati ci sono e ci saranno episodi di discriminazione, ma quest' ultima ora molto raramente se non mai, avviene pubblicamente. Viene fatta in silenzio perchè la maggior parte non si lavano tengono lo stesso abito per giorni e giorni e perchè sono considerati diversi sia per la loro religione sia per le loro tradizioni. Grazie all'istruzione, i ragazzi extracomunitari, vengono integrati meglio e da subito, ma i genitori vivendo in delle baracche il più delle volte e non praticando la vita che noi consideriamo normale, non vengono integrati ma bensì emarginati. Riguardo ai furti ancora si pensa prima di tutto che siano gli extracomunitari a commetterli e non chi li commette. Sono molto legati tra loro e difficilmente li si trova da soli. La cosa positiva ai giorni nostri è che derisioni e linciaggi di 100 anni fa ne avvengono pochissimi.
Domande da interrogazione
- Quali erano le condizioni di ingresso per gli immigrati italiani a New York?
- Come venivano percepiti gli italiani dalla società americana dell'epoca?
- Quali tragedie lavorative hanno colpito gli immigrati italiani?
- In che modo gli immigrati italiani cercarono di integrarsi nella società americana?
- Qual è la situazione attuale riguardo alla discriminazione degli immigrati?
Gli immigrati italiani venivano deportati a Ellis Island, dove subivano visite mediche e controlli; chi presentava difetti fisici o problemi di salute veniva rispedito al paese d'origine, mentre altri riuscivano a integrarsi grazie a parenti e amici già presenti in America.
Gli italiani erano spesso oggetto di discriminazione e violenza, etichettati come malavitosi e criminali dai media, e subivano attacchi ingiustificati, con episodi di linciaggio e arresti senza motivo.
Un tragico incendio in una fabbrica di camicie nel 1911 causò 146 vittime, mentre nel 1913 si verificarono incidenti mortali durante uno scherzo crudele ai danni di operai riuniti per festeggiare il Natale.
Nonostante l'ostilità, alcuni assistenti sociali protestanti cercarono di facilitare l'integrazione degli italiani, offrendo corsi di lingua e attività per i bambini, ma spesso imponevano l'abbandono della lingua italiana e sottovalutavano le capacità intellettive dei bambini.
Sebbene ci siano ancora episodi di discriminazione, oggi avvengono in modo più silenzioso rispetto al passato; l'istruzione ha migliorato l'integrazione dei ragazzi extracomunitari, ma le famiglie continuano a vivere in condizioni di emarginazione.