Concetti Chiave
- La legge 194 sull'aborto è vista come una violazione dei diritti fondamentali, inclusi il diritto alla vita e alla sicurezza della persona.
- L'aborto provoca divisioni nell'opinione pubblica, con forti sentimenti sia a favore che contro, evidenziando la complessità della questione.
- Le motivazioni per l'aborto includono la libertà personale, il rifiuto di un bambino con disabilità e difficoltà economiche, ma queste scelte sollevano interrogativi morali.
- Il feto è descritto come un essere sensiente che prova dolore durante l'aborto, contrariamente all'idea che sia solo un insieme di cellule.
- Il testo propone alternative all'aborto, come l'adozione, sottolineando l'esistenza di donne che desiderano figli e non possono averne.

Diritti fondamentali e legge 194
Nella carta dei diritti fondamentali dell'uomo c'è scritto:
1. "Ogni individuo a diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona".
2. "Nessuno individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o a punizioni crudeli inumane e degradanti..."
eppure esiste una legge che "legalizza" la violazione di questi diritti elementari e fondamentali : la legge 194, la legge sull'aborto. Questa legge permette di abortire fino al terzo mese di gravidanza, oltre il quale tale "operazione" viene considerata illegale. Questo perché fino al terzo mese il sistema nervoso del feto non si è ancora formato, per cui non può percepire il dolore, ma il suo cuore batte già dal secondo mese. Di fatto viene ignorato che già dal momento del concepimento si è formato un nuovo individuo, già determinato in tutte le sue caratteristiche nel suo codice genetico, diverse da quelle di ogni altro essere umano. Questa non è considerata vita, se si permette di liberarsene.
Quali sono le divisioni sull'aborto?
L'Aborto oggi rappresenta una delle grandi questioni che preoccupa il mondo e che nello stesso tempo fa discutere e divide l'opinione pubblica in favorevoli e contrari.
Molte donne oggi non accolgono il frutto stesso del loro concepimento, spezzando così una vita nata da poco, una piccola vita che avrebbe dovuto vedere il mondo, una piccola vita che sarà perduta per sempre,una vita che sarà restituita al silenzio ma che probabilmente continuerà ad esistere e gridare nella coscienza di quella donna che gli ha impedito di esistere.
Motivazioni dietro l'aborto
Ma quali sono i motivi che portano a commettere un atto così crudele ed atroce verso chi è piccolo e indifeso? verso chi, noi per primi dovremo amare, rispettare e proteggere, visto che lui non è in grado di farlo autonomamente?
1.
In nome della libertà? di quella libertà che altrimenti andrebbe perduta in un vagone di responsabilità, preoccupazioni pannolini e biberon... ma in fondo per primi i nostri genitori non ci hanno detto che questi andranno a compensarsi con gioie e soddisfazioni e con l'amore che solo un figlio può dare?
2. Al fatto di non volere magari un bambino "diverso"? Il limitarlo al caso di feti imperfetti non fa altro che rendere più cinico un mondo che non accetta le forme di vita che possano essere una spesa per lo Stato o rappresentare infelicità per i genitori. Ma dove va a finire la nostra concezione spirituale dell'esistenza nel momento in cui l'anima di un handicappato si considera incapace di dare nulla al mondo in completa contraddizione con il mondo tradizionale che ha trovato sempre posto per tutti, anche per lo scemo del villaggio: che sarebbe stato della nostra civiltà se Omero, Beethoven e Leopardi fossero stati uccisi prima di venire al mondo perché portatori di gravi malformazioni (cecità, sordità e scoliosi)? E inoltre che succede se un figlio venuto al mondo divenisse improvvisamente sgradito ai suoi genitori per i medesimi motivi per cui si prevede l'aborto "terapeutico"? Viene ucciso come si fa con i feti? Siccome è un soggetto giuridico è tutelato dallo stato, ma perché allora il feto non può godere dello stesso trattamento?
3. Indigenza e impossibilità di mantenere il nascituro. A volte la scelta di abortire può essere determinata da difficoltà e incertezze economiche tali da non poter garantire la possibilità di crescere il bambino. Questa motivazione è forse la più condivisibile, perché è necessario poter far fronte alle necessità fondamentali del nascituro. E ciò comporta un dispendio di denaro non indifferente. Però lo stato ha una legislazione che in fondo viene incontro ad una famiglia con difficoltà economiche con bambino o ad una ragazza madre perché "la maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza"; "Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori da esso devono godere della protezione sociale"; "una donna incinta ha diritto a un'aspettativa dal proprio lavoro senza poter essere licenziata da parte del suo datore di lavoro". In questo senso uno stato laico, se non può impedire l'aborto, può certamente potenziare la sua legislazione in materia, anche perché attualmente non è poi così efficiente.
4. Tanti pensano che la vita non abbia senso se non nel piacere, nell'interesse o nell'utilità. Se l'altro è di ostacolo al proprio godimento, se non è utile, allora possiamo sopprimerlo; se non può vivere una vita di piaceri, la sua vita può essere recisa. La vita di un bambino la sua esistenza è ammissibile fin quando non sia di disturbo oppure che faccia piacere...
Conseguenze e alternative all'aborto
Mi sembra che il dramma dell'aborto sia stato valutato forse superficialmente da alcune donne. Molti infatti hanno l'idea che ciò che viene eliminato dal grembo della madre sia un corpuscolo di cellule informi che un giorno potrebbero diventare un bambino, ma non gode di vita autonoma. In realtà qualsiasi filmato su feti abortiti mostra chiaramente che ciò che viene massacrato è il corpo di un bambino, piccolo ma chiaramente formato, che sente il dolore, che capisce ciò che gli avviene intorno e cerca di "scappare" nel momento in cui riceve i primi attacchi dal medico abortista. Da un punto di vista morale l'aborto è un caso chiuso: è omicidio!
Eppure all'aborto ci sono le alternative: ci sono tanti modi per far sì che il concepimento non avvenga oppure in caso contrario ci sarebbe l'adozione (quante donne desiderano tanto un figlio e soffrono tanto perché non ne possono avere uno?),
Per quanto mi riguarda sono decisamente contraria all'aborto, c'è una canzone bellissima a mio parere che parla dell'argomento. È una canzone di Nek: mi ha colpito subito e profondamente, una canzone che mi ha fatto fermare a riflettere. Le parole della canzone dicono: "lui vive in te, si culla in te gioca e non sa che tu vuoi buttarlo via... ride e non sa che lui è il figlio che non vuoi ". Frasi forti dure ma dette non con tono di chi punta il dito, non quello irato, ma in maniera tale da far riflettere da far commuovere e cambiare idea.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale conflitto tra la legge 194 e i diritti fondamentali dell'uomo?
- Quali sono le motivazioni più comuni che spingono le donne a scegliere l'aborto?
- Come viene percepito il feto durante l'aborto secondo il testo?
- Quali alternative all'aborto vengono suggerite nel testo?
- Qual è l'approccio emotivo del testo nei confronti dell'aborto?
La legge 194, che legalizza l'aborto fino al terzo mese di gravidanza, è vista come una violazione dei diritti fondamentali, in particolare del diritto alla vita, poiché consente di interrompere una vita già formata nel suo codice genetico fin dal concepimento.
Le motivazioni includono la ricerca di libertà personale, la paura di avere un bambino "diverso", difficoltà economiche e la convinzione che la vita debba essere vissuta per il piacere e l'utilità, piuttosto che per responsabilità.
Il testo sottolinea che il feto è percepito come un essere vivente capace di sentire dolore e reagire agli stimoli, contrariamente all'idea che sia solo un insieme di cellule senza vita autonoma.
Il testo propone l'adozione come alternativa all'aborto, evidenziando che molte donne desiderano un figlio e che ci sono modi per prevenire il concepimento, piuttosto che ricorrere all'interruzione della gravidanza.
L'approccio è profondamente emotivo e riflessivo, evidenziando il dolore e la perdita associati all'aborto, e incoraggiando una considerazione più profonda delle conseguenze di tale scelta, come espresso nella canzone di Nek che invita a riflettere sulla vita del bambino non nato.