Concetti Chiave

  • Il termine 'modo' deriva dal latino 'modus', che indicava misura, grandezza e concetto di proporzione.
  • Nella lingua italiana, 'modo' descrive la condizione di una cosa e viene utilizzato in espressioni quotidiane come 'modo di vivere'.
  • 'Modello' è un diminutivo di 'modo', rappresentando un campione perfetto, mentre 'modulo' si riferisce a un modo tecnico di presentare qualcosa.
  • In ambito musicale, 'modus' indicava la misura e il ritmo, da cui deriva il verbo 'modulare'.
  • Il termine 'modo' ha dato vita a parole come 'moderno' e 'comodità', evolvendosi in altre lingue come il francese 'mode'.

Indice

  1. Origine e significato di 'modo'
  2. Uso del termine nella lingua italiana
  3. Modello e modulo
  4. Musica e misura
  5. Evoluzione del termine in altre lingue
  6. Comodità e derivati

Origine e significato di 'modo'

Fra i vocaboli che costituiscono un gran numeri di gruppi di derivati è “modo”. Il termine deriva dal latinomodus” che significava la misura con cui si valuta qualcosa r, per estensione, la quantità o la grandezza. In senso più generale richiamava anche il concetto di proporzione e di limite. Vista una simile premessa, è ovvio come il significato originario abbia suggerito molti impiega della parola.

Uso del termine nella lingua italiana

Innanzitutto, ha indicato la condizione di una cosa, cioè la sua maniera di essere, cioè il suo modo. Questo è il valore fondamentale che il vocabolo ha acquisito nella lingua italiana. Infatti diciamo “ Ciascuno ha il suo modo di vivere”, oppure Secondo il mio modi di vedere…”, “Il modo con cui mi parla mi offende”. Quando indichiamo i modi di un verbo (indicativo, congiuntivo, condizionale, ecc…) intendiamo specificare il valore con cui un’azione viene compiuta: il modo indicativo indica la maniera reale o certa, il modo congiuntivo la maniera incerta o possibile).

Modello e modulo

Inoltre, una cosa che è fatta secondo il “modo”, cioè secondo una maniera perfetta, diventa il “modello”, il campione, l’esemplare. La parola “modello” non è altro che il diminutivo di “modo”, un termine di una certa affinità con “modulo” che ha un uso tecnico e burocratico: Questo è il modulo per fare la domanda, ossia il modo con cui deve essere presentata correttamente una domanda.

Musica e misura

Presso i Romani, “modus” indicava anche la misura musicale, cioè la battuta, il ritmo e quindi la melodia. Da questo è derivato “modulare” che in latino significava misurare il ritmo e quindi suonare e cantare.
Dal valore iniziale di “misurare”, il vocabolo latino “modus” trasse l’indicazione di limite. Infatti è diffusa la frase “Est modus in rebus” = In ogni cosa occorre misura”. Da qui, è derivato moderare, moderazione, moderatore, ecc. e i relativi contrari smodato, smoderato, ecc. Di conseguenza colui che non oltrepassa la giusta misura e si contento di quanto gli spetta è chiamato “modesto” e la sua virtù è la “modestia”. Ciò che rientra nei giusti limiti, specialmente detto di un prezzo, si chiama mòdico. E allora, se vogliamo proporzionare qualche cosa, ridurlo alla giusta misura, e quindi cambiarla in modo conveniente, si dice modificare. Questo è un verbo particolare che, con molta difficoltà, può essere sostituito con uno dei suoi sinonimi come mutare, cambiare, rettificare, trasformare, riformare.

Evoluzione del termine in altre lingue

In latino, esisteva anche un avverbio derivato da “modo” col significato di ora, adesso, in questo momento, cioè nella maniera attuale, in questo modo. Nella lingua italiana, soprattutto in certi dialetti, nodo si è trasformato in “mo’” (= adesso), che, fra l’altro si ritrova nell’espressione “a mo di esempio”. In latino per dire “ne qual modo”, dicevano quo modo” che abbreviato è diventato “quomo” e quindi “como” e “come”. Il valore di attualità con cui fu sentito il termine “modus” ha creato l’aggettivo “moderno” e il sostantivo “modernità” per indicare ciò che è attuale e che quindi ha la qualità di questo momento. In francese si ebbe il termine “mode” e in italiano “moda” ciò che corrisponde al gusto del momento.

Comodità e derivati

Inoltre per indicare qualcosa che è adeguato alla misura, cioè che è fatto “con modo”, si diceva “commodus”, cioè comodo da cui il sostantivo comodità e il verbo accomodare. Anche il termine “comodino” ha la stessa origine come pure il francese “commode” che si ritrova in italiano “comò”, come francesismo.

Come si vede il termine “modus” è stato molto prolifico ed ha spaziato in tantissimi campi.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine del termine 'modo' e il suo significato iniziale?
  2. Il termine 'modo' deriva dal latino 'modus', che significava misura, quantità o grandezza, e richiamava anche il concetto di proporzione e limite.

  3. Come viene utilizzato il termine 'modo' nella lingua italiana?
  4. Nella lingua italiana, 'modo' indica la condizione di una cosa, ovvero la sua maniera di essere, come in frasi tipo "Ciascuno ha il suo modo di vivere".

  5. Qual è la relazione tra 'modo', 'modello' e 'modulo'?
  6. 'Modello' è un diminutivo di 'modo' e rappresenta una cosa fatta secondo una maniera perfetta, mentre 'modulo' ha un uso tecnico e burocratico, indicando il modo corretto di presentare una domanda.

  7. Qual è il significato di 'modus' in ambito musicale?
  8. Presso i Romani, 'modus' indicava la misura musicale, il ritmo e la melodia, da cui deriva il termine 'modulare', che significa misurare il ritmo.

  9. Come si è evoluto il termine 'modo' in altre lingue?
  10. In latino, 'modo' significava anche 'ora' e ha dato origine a termini come 'moderno' in italiano, mentre in francese si è trasformato in 'mode', indicando ciò che è attuale.

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