Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Alla fine del XV secolo, la Chiesa affrontava una grave crisi, evidenziata dagli abusi ecclesiastici e dai comportamenti immorali delle gerarchie.
  • Molti ecclesiastici si dedicavano alle carriere ecclesiastiche per motivi economici, trascurando i doveri pastorali e delegando le funzioni a terzi.
  • Il cumulo dei benefici permetteva a un ecclesiastico di occupare più posizioni contemporaneamente, senza obbligo di residenza nel luogo del ministero.
  • Il basso clero era caratterizzato da profonda ignoranza, con molti preti incapaci di comprendere il latino o di amministrare correttamente i sacramenti.
  • La percezione del clero da parte dei fedeli era negativa, considerandoli rapaci e interessati solo al denaro, in particolare a Roma.

Qual è la crisi della Chiesa nel XV secolo?

Alla fine del XV secolo, agli occhi dei fedeli il segno più evidente della grave crisi in cui versava la Chiesa era costituito dagli abusi ecclesiastici, cioè da quei comportamenti immorali diffusi a tutti i livelli delle gerarchie ecclesiastiche.

Interessi economici degli ecclesiastici

In particolare, invece di impegnarsi nei doveri pastorali, gli ecclesiastici sembravano spesso preoccupare sopratutto dei propri interessi economici. Molti infatti si dedicavano alle carriere ecclesiastiche non per vocazione ma solo per assicurarsi i compensi e il prestigio che gli incarichi garantivano. Le grandi famiglie aristocratiche puntavano a occupare i vertici delle gerarchie ecclesiastiche e spesso vi riuscivano, approfittando della debolezza del papato: valga per tutti l'esempio di Giovanni de'Medici che divenne cardinale a tredici anni.

Personaggi come questi ovviamente non avevano nessuna intenzione di dedicarsi realmente al ministero che ottenevano: di solito, infatti, assegnavano l'esercizio delle funzioni ecclesiastiche a un'altra persona, cui versavano una parte dei compensi che l'incarico garantiva.

Cumulo dei benefici e basso clero

Particolarmente grave era il fatto che l'ecclesiastico non fosse obbligato a risiedere nel luogo in cui doveva esercitare il ministero. Ciò infatti consentiva a una stessa persona di cumulare più incarichi, e quindi più rendite (cumulo dei benefici): i cardinali, per esempio, erano spesso vescovi di più diocesi.

Non erano migliori le caratteristiche del basso clero che spesso aggiungeva all'immoralità una profonda ignoranza: solo una minoranza dei preti conosceva il latino e comprendeva le parole che pronunciava sull'altare; molti amministravano i sacramenti solo per pretendere elemosine.

Percezione negativa del clero

Non stupisce, dunque, che alla fine del Quattrocento molti fedeli considerassero il clero un'associazione rapace, interessata solo ad appropriarsi del loro denaro. Questa percezione era particolarmente forte a Roma, dove i cardinali vivevano in lussuosi palazzi, circondati da una corte sontuosa come gli altri signori rinascimentali.

Domande da interrogazione

  1. Quali erano i principali abusi ecclesiastici che segnavano la crisi della Chiesa nel XV secolo?
  2. Alla fine del XV secolo, la Chiesa era segnata da gravi abusi ecclesiastici, con comportamenti immorali diffusi tra le gerarchie ecclesiastiche, evidenziando una crisi profonda agli occhi dei fedeli.

  3. Come influivano gli interessi economici degli ecclesiastici sulla loro vocazione?
  4. Molti ecclesiastici si dedicavano alle carriere ecclesiastiche non per vocazione, ma per ottenere compensi e prestigio, trascurando i doveri pastorali e delegando le funzioni a terzi, come nel caso di Giovanni de'Medici, divenuto cardinale a soli tredici anni.

  5. Qual era la percezione del clero da parte dei fedeli alla fine del Quattrocento?
  6. Alla fine del Quattrocento, molti fedeli vedevano il clero come un'associazione rapace, interessata solo ad appropriarsi del loro denaro, specialmente a Roma, dove i cardinali vivevano in lussi simili a quelli dei signori rinascimentali.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community