Concetti Chiave
- L'emigrazione italiana tra il 1876 e il 1920 si intreccia con l'espansione coloniale, coinvolgendo circa 14 milioni di emigrati, con gli Stati Uniti come meta principale.
- La migrazione avvenne principalmente dal nord al sud Italia, con rotte verso le Americhe, l'Australia e il Canale di Suez.
- Gli emigrati italiani affrontarono sfide significative, come la barriera linguistica, alloggi precari e discriminazione, oltre a problematiche lavorative e di salute.
- Quartieri come Little Italy sorgono in risposta alla difficoltà di integrazione, evidenziando il contrasto tra il sogno americano e la dura realtà.
- La Chiesa Cattolica, attraverso figure come Monsignor Scalabrini, si impegnò nell'assistenza agli emigrati, con il papa Leone 13° che difese i diritti dei lavoratori nell'Enciclica “Rerum Novarum”.
L'emigrazione italiana e l'espansione coloniale
Il discorso coloniale si intreccia con questo processo, che va dal 1876 al 1914, l’emigrazione si interseca con l’espansione coloniale e si comincia a parlare di colonizzazione non solo in Africa, ma anche in Sud America, come in Argentina, dove gli italiani giunsero numerosi. Principalmente parte dal nord nella prima fase [1876-1900] ma poi si diffonde soprattutto al sud nella seconda fase, gli USA rappresentavano la meta principale, si calcolano dal primo quasi 2 milioni fino ai 14 milioni di emigrati italiani nel 1920. Eppure l’emigrazione italiana fu fenomeno più vistoso [96%] ma vennero coinvolti anche altri paesi in percentuali minori, in Germania il 33%, questi viaggi avvenivano sulle navi e le rotte dell’emigrazione italiana erano principalmente: due Americhe, Australia, Canale di Suez.
Sfide e sogni degli emigrati italiani
Da un lato però c’è il mito e il sogno americano, simbolo di libertà e dall’altra un’estrema povertà e fatica ad inserirsi nel contesto locale, si formano così quartieri come Little Italy a new York, disagi:
- Lingua
- Alloggi, spesso in dormitori tutti insieme;
- Lavoro
- Fenomeno di criminalizzazione, viene imposto infatti giuramento di fedeltà agli Stati Uniti;
- Perquisizione e visite mediche a causa del sospetto di contagio di malattie infettive spesso gli italiani venivano infatti considerati “untori”;
- Donne italiane occupavano i settori del lavoro più umilianti;
Il ruolo della Chiesa Cattolica
Un personaggio importante fu il vescovo di Piacenza, Monsignor Giovanni Battista Scalabrini, il quale si dedicò all’assistenza degli emigrati italiani, qui siamo in una rinnovata attenzione da parte della Chiesa Cattolica verso le nuove povertà che costituiscono la questione sociale: nel 1891 il papa Leone 13° emanò l’Enciclica “Rerum Novarum” a riguardo, prendendo le difese dei lavoratori.
Domande da interrogazione
- Qual è il legame tra emigrazione italiana e espansione coloniale?
- Quali erano le principali sfide affrontate dagli emigrati italiani?
- Qual è stato il ruolo della Chiesa Cattolica nell'assistenza agli emigrati?
L'emigrazione italiana, che si sviluppò tra il 1876 e il 1914, si intreccia con l'espansione coloniale, interessando non solo l'Africa ma anche il Sud America, come l'Argentina, dove giunsero numerosi italiani.
Gli emigrati italiani si trovavano ad affrontare diverse sfide, tra cui la barriera linguistica, condizioni abitative precarie, difficoltà nel trovare lavoro e la criminalizzazione, che includeva giuramenti di fedeltà e perquisizioni per sospetti di malattie infettive.
La Chiesa Cattolica, attraverso figure come Monsignor Giovanni Battista Scalabrini, ha svolto un ruolo cruciale nell'assistenza agli emigrati italiani, evidenziando una rinnovata attenzione verso le nuove povertà e sostenendo i diritti dei lavoratori, come indicato nell'Enciclica "Rerum Novarum" del 1891.