Concetti Chiave
- Due soluzioni principali per l'organizzazione del nuovo stato italiano: decentramento con federalismo regionale e accentramento con un'unica amministrazione centrale.
- L'accentramento fu scelto per garantire l'unità dello stato e prevenire rivendicazioni locali, nonostante fosse meno popolare nel dibattito risorgimentale.
- Il sistema amministrativo piemontese fu esteso a tutto il Regno, con lo Statuto albertino come costituzione e prefetti nominati dal governo centrale.
- Le popolazioni meridionali percepirono l'accentramento come un'imposizione di leggi straniere, aggravando il distacco culturale e identitario.
- Le conseguenze a lungo termine includono un carattere burocratico e accentrato dello stato italiano, con inefficienze ancora visibili oggi.
Le soluzioni per il nuovo stato
I governi della Destra storica dovettero affrontare il problema dell'organizzazione del nuovo stato. C'erano due soluzioni possibili, in alternativa tra loro:
- il decentramento, cioè una forma di federalismo che riconoscesse alle diverse realtà regionali un'autonomia amministrativa e di governo più o meno marcata;
- l'accentramento, cioè l'imposizione a tutto il paese di un unico sistema amministrativo e di governo, quello in vigore in Piemonte, fortemente controllato dal governo centrale.
La scelta dell'accentramento
Nonostante nel dibattito risorgimentale la prima ipotesi fosse maggioritaria, fu scelta la seconda soluzione. Ai ministri della Destra storica l'accentramento sembrò l'unica possibilità per garantire l'unità di uno stato ancora così fragile; prevalse inoltre nella classe dirigente il timore di dare spazio, con il decentramento, a rivendicazioni locali, ai nostalgici dei Borbone, all'influenza dei clericali o, all'opposto, dei democratici repubblicani.
Accentramento volle dire, in concreto, che il sistema di leggi dello stato piemontese e la sua organizzazione interna furono estesi a tutti i territori del Regno, dalle Alpi alla Sicilia:
- lo Statuto albertino divenne la costituzione del Regno d'Italia;
- nel 1865 furono promulgati il Codice civile e il Codice di pubblica sicurezza che ricalcavano quelli piemontesi;
- il sistema di pesi e misure e le diverse monete esistenti negli stati italiani furono sostituiti da quelli piemontesi;
- a capo di ognuna delle 59 province del Regno fu posto un prefetto nominato dal governo, che aveva il controllo dell'ordine pubblico (quindi della polizia), del sistema scolastico, della sanità, dei lavori pubblici. Il prefetto nominava anche i sindaci dei comuni, che non erano quindi, come oggi, eletti dai cittadini.
Conseguenze dell'accentramento
Tali scelte, che privavano gli enti locali di ogni autonomia, ebbero conseguenze gravi sia nell'immediato sia a lungo termine. Nell'immediato perchè, specie agli occhi delle popolazioni meridionali, il nuovo Regno sembrò imporre le regole e le leggi di uno stato straniero, quello piemontese. Per esempio, i prefetti nominati dal governo centrale furono, soprattutto nei primi anni, in maggioranza piemontesi: personaggi sconosciuti alle popolazioni locali e che quasi mai conoscevano i problemi, le usanze e perfino la lingua dei territori che erano chiamati a governare. Inoltre l'estensione delle leggi dello stato sabaudo a tutta l'Italia, la "piemontesizzazione" come fu definita, non favorì certamente la costruzione di una coscienza e un'identità nazionali.
Le conseguenze a lungo termine furono che, a partire dalla sua nascita, lo stato italiano ha conservato, per certi aspetti fino a oggi, un carattere eccessivamente accentrato, burocratico, spesso inefficiente.
Domande da interrogazione
- Quali erano le due soluzioni proposte per l'organizzazione del nuovo stato italiano?
- Perché i governi della Destra storica scelsero l'accentramento?
- Quali furono le principali misure adottate con l'accentramento?
- Quali furono le conseguenze immediate e a lungo termine dell'accentramento?
Le due soluzioni erano il decentramento, che prevedeva un federalismo con autonomia regionale, e l'accentramento, che imponeva un unico sistema amministrativo, quello piemontese, a tutto il paese.
L'accentramento fu scelto per garantire l'unità di uno stato fragile e per timore di rivendicazioni locali, nostalgie borboniche e influenze clericali o repubblicane, come indicato nel testo.
Tra le misure adottate ci furono l'estensione dello Statuto albertino come costituzione, la promulgazione di codici civili e di pubblica sicurezza, e la nomina di prefetti piemontesi a capo delle province, privando gli enti locali di autonomia.
Le conseguenze immediate furono la percezione di un'imposizione straniera da parte delle popolazioni meridionali, mentre a lungo termine lo stato italiano ha mantenuto un carattere eccessivamente accentrato e burocratico, come evidenziato nel testo.