Concetti Chiave
- L'instaurazione della repubblica romana avvenne alla fine del VI secolo a.C., dopo la cacciata dell'ultimo re, e portò a una Costituzione caratterizzata dall'interazione tra magistrature, Senato e popolo.
- Le lotte tra patrizi e plebei, culminate nel V secolo a.C., portarono alla conquista di diritti civili e politici per i plebei, inclusa la creazione dei tribuni della plebe.
- Nel 445 a.C., la legge Canuleia abolì il divieto di matrimoni tra patrizi e plebei, segnando un passo importante verso l'uguaglianza sociale.
- I pontefici, tramite il loro controllo delle pratiche religiose e giuridiche, esercitavano un potere significativo, che fu progressivamente limitato attraverso la democratizzazione della giurisprudenza.
- Il III secolo a.C. segnò la fine del monopolio pontificale sulla giurisprudenza con l'accesso dei plebei al pontificato e l'emergere della letteratura latina, riflettendo un consolidamento dello stato giuridico romano.
Evoluzione della repubblica romana
Dopo la fase regia, con la cacciata dell’ultimo re, vi era stata alla fine del VI secolo a.C. l’instaurazione della repubblica; la Costituzione romana aveva poi subito nel corso del tempo una graduale evoluzione, fino a raggiungere la forma tipica e matura della res pubblica, caratterizzata dalla compresenza e dall’interazione di magistrature, Senato e popolo.
Lotte tra patrizi e plebei
Determinanti furono in questo periodo le travagliate vicende delle lotte tra patrizi (gli esponenti delle gentes più antiche) e plebei, che segnarono quasi tutto il V secolo a.C. (la tradizione colloca nel 494 a.C. la prima “secessione” della plebe, una sorta di sciopero durante il quale il plebe abbandonarono la città ritirandosi su un colle e rifiutando di combattere e di lavorare) e si conclusero con la conquista della parità dei diritti civili e politici da parte dei plebei. La plebe ottenne innanzitutto il diritto di eleggere dei propri rappresentanti, i tribuni della plebe, riconosciuti ufficialmente dallo Stato, considerati per legge inviolabili (sacrosancti) e dotati del diritto di veto nei confronti dei provvedimenti presi da altri magistrati, se ritenuti contrari agli interessi della plebe.
Diritti civili e leggi
Sul piano dei diritti civili fu poi significativa l’approvazione nel 445 a.C della legge Canuleia che aboliva il divieto di matrimoni tra patrizi e plebei. Progressivamente i plebei acquistarono anche il diritto di accedere alle magistrature e quindi al Senato: un processo che ebbe una tappa decisiva nella loro ammissione (diritto riconosciuto dalle leggi Licinie Sestie) alla suprema magistratura, il consolato, con l’elezione del primo console plebeo nel 366 a.C.
Potere del patriziato e pontificato
Il patriziato esercitava il proprio potere non solo attraverso le magistrature, ma anche mediante le cariche religiose, in particolare il pontificato. I pontefici, collegio di sacerdoti nominati a vita, custodivano le regole del rituale (ius sacrum, il “diritto sacrale”) e la lista completa delle festività religiose, avevano il compito di ordinare il calendario e dovevano tenere aggiornato l’elenco dei magistrati del popolo romano.
Democratizzazione e giurisprudenza
Avendo la facoltà di decidere su ogni questione riguardante il rapporto uomini-dei, essi erano in grado in qualsiasi momento di bloccare ogni iniziativa dei magistrati. Il processo di democratizzazione dello Stato poteva quindi compiersi solo sottraendo ai pontefici l’esclusivo controllo della scienza giuridica.
Lo studio del diritto, al quale si rivolsero gli interessi sia dei ceti dirigenti sia di quelli emergenti, portò alla progressiva pubblicazione di leggi e formulari che consentivano di limitare l’arbitrio interpretativo dei pontefici: momenti significativi furono la promulgazione delle leggi delle XII Tavole (metà V sec a.C), la pubblicazione nel 304 a.C dello ius Flavianum, promossa da Appio Claudio Cieco e l’usanza di dare pubblici responsi giuridici, introdotta verso la metà del III secolo a.C da Tiberio Coruncanio, il primo pontefice massimo plebeo (un’altra tappa rilevante era stata proprio la votazione nel 300 a.C. della legge che consentiva l’accesso dei plebei al pontefice). Nel III secolo a.C. cessò così il monopolio pontificale della giurisprudenza: non a caso è il momento in cui ha inizio la letteratura latina che nasce proprio quando lo Stato ha raggiunto un suo solido assetto giuridico e costituzionale.
Domande da interrogazione
- Qual è stata la causa principale delle lotte tra patrizi e plebei nella Repubblica Romana?
- Quali diritti civili furono conquistati dai plebei durante la Repubblica Romana?
- Che ruolo avevano i pontefici nel potere patrizio?
- Come si è evoluta la giurisprudenza nella Repubblica Romana?
- Qual è il significato della legge Canuleia del 445 a.C.?
Le lotte tra patrizi e plebei furono determinate dalla ricerca di parità di diritti civili e politici da parte dei plebei, culminando nella prima secessione nel 494 a.C., quando la plebe abbandonò la città in segno di protesta.
I plebei ottennero il diritto di eleggere i tribuni della plebe, riconosciuti come inviolabili e dotati di diritto di veto, e successivamente il diritto di accedere alle magistrature e al Senato, culminando con l'elezione del primo console plebeo nel 366 a.C.
I pontefici, collegio di sacerdoti nominati a vita, esercitavano un potere significativo custodendo le regole rituali e il calendario religioso, e potevano bloccare le iniziative dei magistrati, influenzando così il processo decisionale dello Stato.
La giurisprudenza si è democratizzata con la pubblicazione di leggi e formulari, come le XII Tavole e lo ius Flavianum, che hanno limitato il potere interpretativo dei pontefici, portando alla fine del loro monopolio giuridico nel III secolo a.C.
La legge Canuleia abolì il divieto di matrimoni tra patrizi e plebei, rappresentando un passo significativo verso l'uguaglianza dei diritti civili e contribuendo alla progressiva integrazione dei plebei nella vita politica romana.