Concetti Chiave
- Il realismo in Italia si distingue in due scuole principali: la scuola di Posillipo a Napoli e un gruppo di artisti a Firenze, noti per riunirsi al caffè Michelangelo.
- Inizialmente, i realisti italiani non espongono le loro opere, limitandosi a discussioni teoriche fino a un'esposizione nel 1862.
- La tecnica della "macchia" è caratteristica degli artisti realisti italiani, che si distaccano dall'uso di disegno o prospettiva, puntando su colori e forme indistinte.
- La macchia napoletana si basa su un'unità cromatica senza disegno, mentre la macchia toscana presenta un leggero disegno e un senso prospettico attraverso chiaroscuri.
- Le opere del realismo toscano mostrano figure e oggetti rappresentati attraverso macchie di colore, senza contorni definiti, mantenendo un uso consapevole del chiaroscuro.
Il realismo in Italia
Il realismo in Italia è simile a quello di Parigi, l’arte diventa lo specchio della realtà e la pittura e la scultura pongono una nuova attenzione al vero. In qualche modo si va a creare una distinzione nel realismo in Italia, perché a partire dagli anni '30 dell’800 si viene a creare una scuola napoletana realista, che viene chiamata scuola di Posillipo mentre negli anni 40 si viene a creare un gruppo di artisti a Firenze che si riuniva in un bar, il caffè Michelangelo. Quindi abbiamo due poli artistici che trattavano il realismo, uno a Napoli e uno a Firenze.
Le critiche iniziali
All’inizio in Italia questi realisti non espongono, ma sono solamente teorici, quindi si incontrano e parlano di ciò che sta accadendo a Parigi, delle opere che sono state fatte, degli ideali di questi nuovi artisti e solamente nel 1862 fanno un’esposizione dove andrà una giornalista della gazzetta del popolo.
La tecnica della macchia
Questa giornalista fa una recensione e parla negativamente di queste opere dicendo che sembrano delle macchie. Sono delle tele incomplete, e ci sono solamente su di esse delle macchie di colore, niente di definito e di completo. Questa giornalista parla di macchia, perché se andiamo ad analizzare questi quadri notiamo che si tratta di macchie in realtà. Gli artisti realisti italiani non utilizzano disegno o prospettiva, si basano su quello che vedono e sono molto attaccati all’ideologia di Barbizon, perché spesso vengono raffigurate delle opere en plein air. Con il passare del tempo questo termine macchia, cambierà visuale e gli stessi artisti si celebreranno come macchiaioli, definendola come una sorta di tecnica che li caratterizzava. Conseguentemente al fatto che abbiamo due scuole, c’erano due tipi di macchie: la macchia napoletana e macchia toscana.
Differenze tra macchia napoletana e toscana
Mentre per la macchia napoletana il disegno doveva essere completamente assente, i colori venivano mischiati sulla tavolozza, per dare questa sorta di sfumatura direttamente sulla tela, nella macchia toscana abbiamo una sorta di disegno, non fatto con delle linee nette, come avevamo visto nel disegno di Daumier, c’è comunque un leggero disegno che il nostro occhio percepisce, in questo caso nell’opera …al sole? Noi vediamo effettivamente che sono raffigurate delle case e riusciamo a percepirle. Mentre se guardiamo l’opera della campagna di Caserta di Giacinto Gigante, capiamo che è una campagna, capiamo che siamo al tramonto, ma cosa si trova sulla terra non è chiaro e definito. La sostanziale differenza è che la macchia toscana aveva un valore anche costruttivo e rimane una sorta di senso prospettico, che viene fatto attraverso dei chiaroscuri e contrasti di luce. Invece nella macchia napoletana c’è una forte unità cromatica e si procede con l’utilizzo semplicemente di colori, senza alcun disegno sottostante.
Esempio di realismo toscano
Questo è un esempio di realismo toscano. Rappresenta queste donne sotto questo pergolato, appunto riusciamo a vedere cosa si intende per macchia: è un conglomerato di colore senza alcun contorno e senza dettagli al di sopra, tant’è che se andiamo ad analizzare queste donne, nessuna ha dei tratti fisionomici delineati, e neanche i capelli che non vengono disegnati capello per capello, ma sono delle macchie di colore marrone o nero. C’è una sorta di linea di contorno ad esempio nella donna col vestito bianco, però non è presente in tutto. C’è anche una sorta di chiaroscuro nella tenda superiore, noi riusciamo a vedere questo andamento della tenda, e questo ci viene dato, non attraverso il disegno, ma attraverso i colori e il chiaroscuro; vediamo infatti che è gialla, con queste venature un po’ sul verdognolo, che ci danno questa sensazione di ombra.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale caratteristica del realismo in Italia?
- Come vennero inizialmente percepite le opere dei realisti italiani?
- Cosa significa il termine "macchia" nel contesto del realismo italiano?
- Quali sono le differenze tra la macchia napoletana e quella toscana?
- Come si manifesta il realismo toscano in un'opera specifica?
Il realismo in Italia si distingue per la sua attenzione al vero, simile a quello di Parigi, e si sviluppa in due poli artistici: la scuola napoletana di Posillipo e il gruppo fiorentino del caffè Michelangelo.
Inizialmente, i realisti italiani non esponevano le loro opere e venivano considerati solo teorici; la prima esposizione avvenne nel 1862, ma fu accolta negativamente da una giornalista che le definì "macchie".
Il termine "macchia" si riferisce a una tecnica pittorica caratterizzata da macchie di colore senza disegno definito, utilizzata dagli artisti realisti italiani, che in seguito si autodefinirono "macchiaioli".
La macchia napoletana si basa su un'assenza totale di disegno e utilizza colori mischiati direttamente sulla tela, mentre la macchia toscana presenta un leggero disegno e un valore costruttivo attraverso chiaroscuri e contrasti di luce.
In un esempio di realismo toscano, le figure femminili sono rappresentate senza dettagli fisionomici, utilizzando macchie di colore per delineare forme e chiaroscuri, come nel caso di una donna sotto un pergolato, dove i colori creano l'illusione di volume e ombra.