Concetti Chiave
- L'America Latina ha subito oppressione nel XX secolo a causa di ingerenze straniere e dittature locali, evidenziando un contesto di violenza e repressione.
- Neruda denuncia con forza la brutalità della dittatura di Videla, chiedendo giustizia per i minatori uccisi durante uno sciopero nel 1947.
- La ripetizione dell'espressione "Voglio castigo" sottolinea il forte sentimento di giustizia e la necessità di punire i responsabili delle violenze.
- Le immagini evocative della poesia illustrano l'orrore dell'eccidio, con riferimenti a giovani vittime simbolo di una speranza tradita.
- Il poema si confronta con opere d'arte come quelle di Goya e Guttuso, condividendo il tema della denuncia della violenza ma con un chiaro impegno civile.
Il testo poetico che analizziamo è tratto da
Indice
Oppressione in America Latina
Nel XX secolo, l’America Latina ha conosciuto una continua oppressione imposta dagli stranieri, soprattutto dagli USA e dalle dittature locali. Nel brano poetico selezionato, la vicenda che Neruda racconta è particolarmente crudele. Nel 1947, i minatori delle cave di rame della regione cilena di Bio-Bio,scesero in sciopero. La loro agitazione si protrasse fino all’ottobre dell’anno successivo, quando Videla, il presidente del Cile, ordinò all’esercito di intervenire con la forza: i manifestanti furono dispersi a fucilate, imprigionati nelle carceri militari.
Richiesta di giustizia di Neruda
Il poeta, che già, pubblicamente, aveva lanciato la sua accusa contro la dittatura di Videla, da cui aveva preso le distanze, nel suo scritto si scaglia con veemenza contro i responsabili di quel tragico evento, chiedendone ripetutamente una punizione. Il castigo è giustificato da due elementi: 1) il tradimento del presidente Videla, eletto grazie all’appoggio del poeta stesso e della classe intellettuale, rivelatosi, poi, un dittatore sanguinario 2)la strage stessa che diventò il simbolo di qualsiasi violenza armata contro il popolo inerme.
Puntarono qui i fucili carichi
e ordinarono la strage spietata;
trovarono qui un popolo che cantava
un popolo raccolto per dovere e per amore,
e l’ esile fanciulla cadde con la sua bandiera,
e il giovane sorridente rotolò accanto a lei ferito,
e lo stupore del popolo vide cadere i morti
con furia e con dolore.
Allora, sul posto
dove essi caddero assassinati,
si chinarono le bandiere per bagnarsi di sangue
e per rialzarsi di fronte agli assassini.
Per questi morti, i nostri morti,
chiedo castigo
Per quelli che di sangue cosparsero la patria
chiedo castigo
Per il carnefice che comandò questa morte
chiedo castigo
Per il traditore che salì al potere sul delitto,
chiedo castigo.
Per colui che diede l’ordine dell’ agonia
chiedo castigo
Per quelli che difesero questo delitto
chiedo castigo
Non voglio che mi diano la mano
Intinta nel nostro sangue.
Chiedo castigo.
Non li voglio come ambasciatori
E neppure a casa loro tranquilli,
li voglio vedere qui giudicati,
in questa piazza, in questo luogo.
Voglio castigo
Sentimento di giustizia nella poesia
La poesia è animata da un forte sentimento dui giustizia che non è soltanto un’invocazione, ma anche una necessità impellente, sottolineata dalla ripetizione dell’espressione “Voglio castigo…”, che fra l’altro, costituisce anche l’unico verso dell’ultima strofa.
Nei primi versi della prima strofa, Neruda ricorda l’attacco-tradimento delle forze armate governative contro gli inermi minatori che erano scesi in sciopero Alcune espressioni evocano con forza l’eccidio, quali “Puntarono qui i fucili carichi”, “strage spietata”. Il polo è raccolto per dovere di solidarietà nei confronti dei manifestanti, ma anche di amore per la libertà. Abbiamo poi l’immagine dell’esile fanciulla e giovane sorridente, metafora della speranza, ma che viene delusa perché la fanciulla è “esile” e infatti, immediatamente dopo, essa cade con la sua bandiera e il giovanotto cade ferito rotolando in terra accanto alla ragazza. Una riflessione deve essere fatta a proposito del titolo: i nemici i nemici politici che per consolidare la dittatura non esitato di provocare un massacro delle persone più deboli.
La poesia può essere avvicinata a due dipinti, diversi per lo stile e per l’epoca in cui furono realizzati, ma accomunati per l’angoscia che suscitano . Si tratta de La fucilazione del 3 maggio (1808) di Francisco Goya e de La fucilazione in campagna (1939) di Renato Guttuso. In comune con il testo di Neruda abbiamo la denuncia della violenza che distrugge ogni speranza; tuttavia, nei due dipinti manca l’impegno civile che, invece, è evidente in Neruda.
Domande da interrogazione
- Qual è il contesto storico della poesia di Neruda?
- Qual è il tema centrale della richiesta di giustizia di Neruda?
- Come viene rappresentata la violenza nella poesia?
- Qual è il significato delle immagini della fanciulla e del giovane nella poesia?
- In che modo la poesia di Neruda si differenzia dai dipinti di Goya e Guttuso?
La poesia di Neruda si colloca nel contesto dell'America Latina del XX secolo, caratterizzata da oppressione straniera e dittature locali, in particolare quella di Videla in Cile, che nel 1947 ordinò l'intervento dell'esercito contro i minatori in sciopero.
Il tema centrale è la richiesta di punizione per i responsabili della strage dei minatori, evidenziando il tradimento di Videla e la violenza armata contro un popolo inerme, come sottolineato dalla ripetizione dell'espressione "Voglio castigo".
La violenza è rappresentata attraverso immagini forti come "Puntarono qui i fucili carichi" e "strage spietata", che evocano l'eccidio dei minatori e il dolore del popolo, simbolizzando la brutalità del regime.
La fanciulla e il giovane simboleggiano la speranza e l'innocenza, ma la loro caduta rappresenta la delusione e la brutalità della repressione, evidenziando la vulnerabilità dei più deboli di fronte alla violenza.
A differenza dei dipinti, che denunciano la violenza, la poesia di Neruda incorpora un forte impegno civile, esprimendo non solo l'angoscia per la violenza ma anche una necessità di giustizia e responsabilità nei confronti dei colpevoli.