Pag. 1/2 Sessione ordinaria 2017
Seconda prova scritta
Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca
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I024 ESAME DI STATO DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE
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Indirizzo: LI11 SCIENZE UMANE
Tema di: SCIENZE UMANE
La definizione della cultura nella società di massa
PRIMA PARTE
Il candidato, avvalendosi anche della lettura e analisi dei documenti riportati, illustri le sue
considerazioni sul concetto di cultura nella società di massa e ne colga le implicazioni
pedagogiche.
“È chiaro anzitutto che la definizione antropologica di cultura ha un'accezione molto più ampia
di quella con cui la parola viene comunemente usata. Molti ritengono che cultura sia un
[…]
sinonimo di sviluppo o miglioramento tramite l'istruzione e l'educazione. Una persona
«colta», o, più specificamente di «grande cultura», è una persona che si è impadronita di certi
speciali campi di conoscenza (in genere arte, musica, letteratura) e che ha buone maniere. Le
persone che non hanno ricevuto un'educazione in questi campi, oppure quelle che hanno appreso
il loro modo di comportarsi per strada e non nella buona società, sono spesso chiamate «incolte».
Nell'uso antropologico, comunque, queste distinzioni non hanno significato. La cultura non è
limitata a certi speciali campi di conoscenza: comprende tutti i modi di comportarsi relativi a
tutta la gamma delle attività umane. Una particolare impostazione di vita è chiaramente
evidenziabile nel comportamento sia degli Eschimesi che degli aborigeni australiani o dei
Navaho, e questa è altrettanto parte della cultura quanto quella degli europei o americani colti.
La cultura non include soltanto le tecniche e i metodi dell'arte, musica e letteratura, ma anche
quelle usate nel fabbricare vasi, cucire abiti o costruire case. Fra i prodotti della cultura troviamo
tanto i giornali a fumetti e le canzonette quanto l'arte di Leonardo da Vinci e la musica di Bach.
L'antropologo non fa mai uso del contrasto «colto-non colto», perché questa distinzione, comune
nell'uso quotidiano, per lui rappresenta soltanto una differenza nella cultura, non la sua assenza o
la sua presenza”. –
R. L. Beals H- Hoijer, Introduzione all'antropologia culturale, Il Mulino, Bari 1987
“Se la cultura è un fatto aristocratico, la gelosa coltivazione, assidua e solitaria, di una interiorità
“Perché
che si oppone alla volgarità della folla (Eraclito: volete trarmi d'ogni parte o illetterati?
Non per voi ho scritto, ma per chi può capirmi. Uno vale per me centomila, e nulla la folla”),
allora il solo pensiero di una cultura condivisa da tutti, prodotta in modo che si adatti a tutti, e
elaborata sulla misura di tutti, è un mostruoso controsenso. La cultura di massa è l'anticultura.
Ma siccome nasce nel momento in cui la presenza delle masse nella vita associata diventa il
la “cultura di massa”
fenomeno più evidente di un contesto storico, non segna una aberrazione
transitoria e limitata: diventa il segno di una cultura irrecuperabile, di fronte alla quale l'uomo di
cultura (ultimo superstite della preistoria destinato ad estinguersi) non può che dare una estrema
testimonianza in termini di Apocalisse.
