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Concetti Chiave

  • Negli anni '80 l'OMS definiva la disabilità come una restrizione della capacità di svolgere un'attività, derivante da una menomazione, e l'handicap come una conseguenza della disabilità.
  • Nel 2001, l'OMS ha aggiornato la definizione di disabilità, evidenziando la sua natura multidimensionale e la necessità di valutare il contesto in cui vive l'individuo.
  • Il movimento per l'integrazione delle persone disabili in Italia ha portato all'abolizione delle strutture segreganti e alla promulgazione della legge quadro del 1992 per l'integrazione scolastica e lavorativa.
  • L'integrazione sociale è influenzata dalla qualità dei servizi socio-sanitari e dalla presenza di barriere architettoniche, oltre che da pregiudizi che possono ostacolare l'amicizia tra disabili e non disabili.
  • La diagnosi funzionale deve considerare le potenzialità oltre alle difficoltà del soggetto, mentre il profilo dinamico funzionale aiuta a stabilire obiettivi di sviluppo e pianificare un piano educativo individuale.

Definizioni di disabilità negli anni 80

Negli anni 80 secondo l’OMS:

• Una menomazione si riferisce a perdite o anormalità che possono essere transitorie o permanenti;

• La disabilità si riferisce a qualsiasi restrizione o carenza (conseguente ad una menomazione) della capacità di svolgere un’attività nel modo o nei limiti ritenuti normali;

• L’handicap è una conseguenza della disabilità e quindi di una patologia.

Qual è l'evoluzione della definizione di disabilità?

Numeroso critiche e revisioni hanno portato l’OMS ad una revisioni di questi termini. Così nel 2001 l’OMS ha pubblicato la nuova “Classificazione internazionale del funzionamento, della salute e disabilità”. La disabilità viene definita come la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, i fattori personali e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive un individuo. Questo sta a significare che essa può essere valutata solo all’interno del contesto in cui la persona svolge le attività quotidiane. La disabilità è quindi multidimensionale, vale a dire che è il risultato complesso dell’interazione di un insieme di fattori.

Storia delle soluzioni per la disabilità

In ogni società ci sono state e ancora ci sono situazioni di disabilità. Le soluzioni nella storia sono state le più varie: in alcuni casi c’è stata un eliminazione fisica diretta, si è tentata l’istituzionalizzazione e coraggiosi percorsi di recupero, fino ad arrivare al momento attuale.
Tra il 1960 e il 1980 si diffuse in Italia, un movimento culturale che promosse l’abolizione di strutture segreganti, la promozione dei diritti della persona con disabilità. L’esito di tale spinta si è tradotta in una riforma della normativa che ha previsto forme di integrazione scolastica e lavorativa (legge quadro del 1992). Per una minoranza l’integrazione sociali in ambiti comuni però si traduce in una sofferenza. Attualmente vi è una maggior consapevolezza dei problemi relativi all’integrazione della persona disabile, e si riconosce che non è sufficiente un cambiamento della normativa se non si verifica anche un cambiamento di mentalità.

Integrazione sociale e barriere

L’integrazione sociale dipende dalla qualità dei servizi socio sanitari presenti e dalle caratteristiche degli ambienti scolastici e lavorativi come la presenza o meno di barriere architettoniche. I fattori che possono costituire altri vincoli all’integrazione sono:

• L’effetto priorità per cui la prima impressione che si ha su una persona è basata soprattutto sulle caratteristiche fisiche del soggetto che porta ad attribuirgli altre caratteristiche;

Le persone tendono a

• ricercare la compagnia di altre persone che possiedono caratteristiche nelle quali possono riconoscersi e per molti risulta difficile trovare elementi di somiglianza con un disabile;

• La deresponsabilizzazione del gruppo. È importante assegnare responsabilità all’interno di un gruppo e bloccare quindi il fenomeno dell’essere spettatori;

• La tendenza ad emarginare situazioni di diversità a causa di pregiudizi o stereotipi.

Legge 517 del 1977 e integrazione scolastica

Il processo di integrazione delle persone disabili è iniziato con l’applicazione della legge 517 del 1977. Prima dall’ora solo i bambini ciechi e sordi avevano diritto all’istruzione. Tutti gli altri soggetti affetti da menomazioni o disabilità erano relegati all’interno di scuole speciali o differenziali. Alle classi differenziali erano iscritti i bambini che presentavano ritardi nello sviluppo cognitivo e per questo si creavano dei percorsi differenti che avrebbero in seguito permesso un rientro nella scuola normale.

L’entrata in vigore di questa legge invece portò:

• Ad abolire le classi differenziali;

• A modificare il sistema di valutazione nella scuola dell’obbligo;

• Istituire la figura dell’insegnante di sostegno.

L’integrazione scolastica ha dimostrato di essere molto più efficace sul piano cognitivo e della socializzazione di un intervento educativo/riabilitativo condotto in strutture speciali e gli stessi compagni di classe ricavano un’opportunità di crescita e sviluppo.

Sfide dell'integrazione scolastica

Il semplice inserimento in classe però non è sufficiente perché vanno superate delle difficoltà che possono incidere negativamente nell’integrazione. Queste difficoltà possono essere:

• La tendenza a ricercare la compagnia e l’amicizia di persone che sono simili a noi. I bambini non dimostrano spontaneamente il desiderio di fare amicizia con altri bambini con caratteristiche fisiche o comportamentali che loro considerano diverse;

• Ai soggetti disabili viene attribuito uno status inferiore rispetto ai loro compagni perché vengono messi in risalto più facilmente i deficit che le capacità residue;

• Gli atteggiamenti degli insegnanti, dei genitori degli altri bambini e degli operatori. Se gli insegnanti e i genitori sono favorevoli all’integrazione anche i bambini assumono comportamenti più tolleranti;

• Programmi orientati ad insegnare ad aiutare, adeguare la comunicazione alle capacità degli altri o individuare le barriere sembrano aumentare il livello di accettazione sociale.

Diagnosi funzionale e profilo dinamico

La diagnosi funzionale deve non soltanto registrare le difficoltà emerse, ma anche le potenzialità del soggetto in ordine agli aspetti:

• Cognitivo (livello di sviluppo raggiunto);

• Affettivo-relazionale (livello di autostima e rapporto con gli altri);

• Linguistico (comprensione, produzione, linguaggi alternativi);

• Sensoriale (deficit alla vista, all’udito e al tatto);

• Motorio-prassico (motricità globale e motricità fine);

• Neuropsicologico (memoria, attenzione);

• Autonomia personale e sociale.

Si invita a redigere anche un profilo dinamico funzionale che è di competenza dell’Unità Multidisciplinare, dei docenti e degli insegnanti di sostegno che dopo un periodo di inserimento indicano, il prevedibile livello di sviluppo e gli obiettivi da porsi. Insieme alla redazione del profilo dinamico funzionale è prevista la redazione del Piano educativo individuale che è a carico della scuola di appartenenza.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la definizione di disabilità secondo l'OMS negli anni '80?
  2. Negli anni '80, l'OMS definiva la disabilità come una restrizione o carenza nella capacità di svolgere un'attività, conseguente a una menomazione, mentre l'handicap era visto come una conseguenza della disabilità stessa.

  3. Come è cambiata la definizione di disabilità nel 2001?
  4. Nel 2001, l'OMS ha rivisto la definizione di disabilità, considerandola come il risultato di una complessa interazione tra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali e ambientali, evidenziando la sua natura multidimensionale.

  5. Quali sono le principali sfide dell'integrazione scolastica per le persone disabili?
  6. Le sfide includono la tendenza a cercare amicizie tra simili, la percezione di uno status inferiore per i disabili e l'importanza degli atteggiamenti positivi di insegnanti e genitori, che possono influenzare l'accettazione sociale.

  7. Quali cambiamenti ha portato la legge 517 del 1977 nell'istruzione per i disabili?
  8. La legge 517 del 1977 ha abolito le classi differenziali, modificato il sistema di valutazione e istituito la figura dell'insegnante di sostegno, promuovendo l'integrazione scolastica come più efficace per la socializzazione e l'apprendimento.

  9. Qual è l'importanza della diagnosi funzionale e del profilo dinamico per le persone disabili?
  10. La diagnosi funzionale deve registrare non solo le difficoltà, ma anche le potenzialità del soggetto, mentre il profilo dinamico funzionale, redatto da un'unità multidisciplinare, aiuta a stabilire obiettivi di sviluppo e il piano educativo individuale.

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