Concetti Chiave
- Le definizioni psicologiche del dolore sono complesse e variegate, con Ronald Melzak che sottolinea la difficoltà di trovare una definizione soddisfacente a causa della soggettività dell'esperienza.
- Il dolore viene distinto in somatico, causato da stimolazione eccessiva dei recettori, e psichico, caratterizzato da un restringimento della coscienza su temi dolorosi e depressivi.
- La somatizzazione del dolore psichico e la psichichizzazione del dolore somatico evidenziano l'intreccio tra dimensioni fisiche e psichiche del dolore.
- In teologia cristiana, il dolore è visto sia come un'esperienza salvifica che unisce a Dio, sia come una compagnia del Cristo in una prospettiva di speranza.
- Le definizioni teologiche del dolore sono sempre più problematizzate, specialmente riguardo alla sua natura sacrificale e colpevolistica.
Definizioni psicologiche del dolore
Può apparire di interesse proporre le definizioni di dolore che dà la psicologia, o la psicoanalisi. Diversamente dai filosofi, elaborano complesse teorie di sublimazione o di superamento del dolore, nel loro voler essere terapeutico. Ma anche in questo ambito la definizione appare vieppiù problematica. Ronald Melzak, in “L’enigma del dolore”, neurofisiologo, afferma che tra quanti si sono occupati psicologicamente o psicoanaliticamente del problema del dolore, nessuno è riuscito a darne definizione soddisfacente, in una babele semantica poco confortante che dimostra la complessità del fenomeno. La situazione più complessa è dovuta al fatto che il dolore è considerato esperienza assolutamente soggettiva, quindi solo parzialmente universalizzabile. Rimangono delle definizioni generiche, come quella proposta da Galimberti: dolore è quella sensazione di sofferenza che si presenta come risposta soggettiva ad uno stimolo avvertito da un organismo come nocivo o comunque riduttivo del suo benessere. Dal punto di vista psicologico, il dolore è una delle tonalità emotive fondamentali che accompagnano l’esistenza. In altri testi viene definito come azione globale che viene determinata da stimolo dannoso all’individuo, o anche come una sensazione specifica prodotta da stimoli non classificabili con precisione che danno luogo ad alterazioni o lesioni di natura ed entità diverse di vari tessuti del corpo. Quindi dolore per lo più definito come sensazione connessa a stimolo somatico, in sua risposta. Tutte le terapie di carattere psichiatrico sono dunque espressione di questo approccio, un intervento diretto di riequilibrio sullo stimolo somatico stesso. Nocicezione, da nocere, ledere.
Dolore somatico e psichico
Ciò che è filosoficamente interessante da queste definizioni è che data l’ambizione scientifica della psicologia (o pseudoscientifica), non si potranno usare locuzioni come dolore morale o amorale. Esiste una distinzione tra dolore somatico e dolore psichico, con relativi intrecci. Il primo è determinato da eccessiva stimolazione dei recettori, mentre il dolore psichico consiste in un “restringimento del campo di coscienza su temi penosi e depressivi”. Soprattutto tenta di cogliere l’intreccio tra queste due dimensioni, cioè la somatizzazione di dolore psichico o psichichizzazione di dolore somatico. Sempre al confine tra fisico e psichico. Il dolore dunque si configura come un sentire al confine tra queste due dimensioni, in cui non sempre risulta agevole capire quale sia il peso da attribuire alla componente organica o psichica.
Prospettive teologiche sul dolore
Un altro ambito in cui si trovano tentativi di definizione è quello teologico, quasi il più ricco. Nella teologia cristiana, esistono due macro-definizioni, una di carattere “doloristico” e una “relazionale”. Nel primo caso, l’Enciclopedia cattolica ne dà l’accento in ottica salvifica: il dolore, sopportato con amore, aumenta il merito delle azioni e unisce a Dio, rendendo il sofferente più simile al Salvatore, che col dolore della croce vuole redimere il genere umano. Nella riflessione teologica contemporanea, questa definizione è sempre più problematizzata, soprattutto sul suo versante sacrificale e colpevolistico. Dolore frutto della colpa, che accettato porta alla salvezza. La seconda accezione vede invece il dolore come compagnia del Cristo in una prospettiva di speranza altrimenti senza senso. Filosoficamente ripresa nel pensiero di Pareyson.
Domande da interrogazione
- Qual è la difficoltà principale nella definizione del dolore secondo la psicologia?
- Come viene distinta la natura del dolore somatico e psichico?
- Qual è la visione teologica del dolore secondo l'Enciclopedia cattolica?
- Come viene problematizzata la definizione teologica del dolore nella riflessione contemporanea?
La definizione del dolore è problematica poiché è considerata un'esperienza assolutamente soggettiva, rendendo difficile una sua universalizzazione. Ronald Melzak sottolinea che nessuno è riuscito a fornire una definizione soddisfacente, evidenziando la complessità del fenomeno (testo).
Il dolore somatico è causato da un'eccessiva stimolazione dei recettori, mentre il dolore psichico è caratterizzato da un restringimento del campo di coscienza su temi dolorosi e depressivi. Entrambi possono intrecciarsi, rendendo difficile identificare la componente organica o psichica predominante (testo).
Nella teologia cristiana, il dolore è visto in una prospettiva "doloristica" come un mezzo salvifico che, sopportato con amore, aumenta il merito delle azioni e avvicina il sofferente a Dio, rendendolo simile al Salvatore (testo).
La definizione teologica del dolore è sempre più problematizzata, specialmente riguardo al suo aspetto sacrificale e colpevolistico, dove il dolore è visto come frutto della colpa che, se accettato, porta alla salvezza, ma con una crescente critica a questa visione (testo).