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Nella seconda parte, si analizza nel dettaglio il concetto di infinito e di continuità attraverso i principali assiomi e risultati della geometria greca: lo studio delle proprietà dei segmenti, il loro rapporto con la costruzione dei vari insiemi numerici, il concetto di numerabile (insiemi infiniti che possono essere contati) e le conseguenze che tali osservazioni hanno avuto per lo studio della moderna analisi o per la corretta definizione del concetto di infinito ad opera di Cantor e altri matematici moderni.
Nella terza parte si analizzano i metodi di dimostrazione di alcuni famosi risultati dovuti alla geometria e matematica greca, attraverso la costruzione intensiva degli oggetti proposti: l’infinità dei numeri primi, la quadratura del cerchio, la duplicazione del cubo, l’irrazionalità di radice di 2, l’inscrittibilità dei poligoni nelle circonferenze, il calcolo di pi greco.
Infine, nell’ultima parte, si introduce, in breve, il linguaggio logico di base (anch’esso dovuto ai greci e alla filosofia) e la sua costruzione rigorosa (che ha portato alla logica moderna e al “modus Ponens” e “modus Tollens” della logica dimostrativa della matematica moderna) attraverso una serie di esempi classici e l’analisi di famosi paradossi (come ad esempio quello di Achille e la Tartaruga).
La matematica classica
Antonio Maida
1 Breve storia della matematica classica
Una delle prime attività umane fu la pastorizia. Il pastore primitivo trovandosi nella
necessità di contare i capi di bestiame incise su di un tronco d’albero un segno per ogni
capo; era così in grado, non tanto di contare, quanto di verificare se vi fossero capi
equinumerosità numero.
mancanti. La prima intuizione fu dunque la piuttosto che il È poi
plausibile supporre che le prime intuizioni geometriche siano scaturite da osservazioni di
fatti naturali e dall’esigenza di risolvere problemi legati all’attività agricola.
Il più antico documento scritto che c’informa circa le conoscenze matematiche degli
Egizi papiro di Rhind 2000 a.C. egizio
antichi è il risalente al Il sistema di numerazione
usava simboli diversi per le prime potenze del dieci era basato sul principio additivo e non
era noto lo zero. La somma ed inizialmente la moltiplicazione erano eseguite con l’abaco.
Successivamente per quest’ultima si costruirono apposite tavole. La divisione era
considerata come operazione inversa della moltiplicazione e nel caso di divisioni non esatte
s’introducevano frazioni a numeratore unitario. In Geometria gli egizi conoscevano un
modo per determinare l’area del rettangolo e del quadrato e probabilmente la misura di altre
superfici era determinata per decomposizione in poligoni elementari. Nella costruzione di
angoli retti si servivano di una fune chiusa divisa in parti uguali da dodici nodi disposti su
3, 4 5
di un triangolo i cui lati erano e volte la distanza fra due nodi. Era quindi nota la terna
2
<3,4,5>. π=(16/9) =3,16…
pitagorica Consideravano . Vi sono infine documenti nei quali è
descritto un modo per determinare il volume di un tronco di piramide a base quadrata ed
altri volumi.
Sumeri, Mesopotamia 4000 a.C.,
Ai stabilitisi in intorno al è attribuita l’invenzione della
Babilonesi
scrittura. Agli stessi succedettero i la cui civiltà raggiunse l’apice sotto
a.C.)
Nabucodonosor (600 e tramontò con l’invasione della Mesopotamia da parte di Ciro il
1800 a.C.
Grande. È documentato che già prima del i babilonesi avevano acquisito dai
sistema
sumeri nozioni di aritmetica ed algebra. Usavano il di numerazione posizionale
(che si differenzia da quello additivo per il fatto che il valore di una cifra dipende dal posto
occupato) in base 60, poiché mediato dalla misurazione degli angoli. Rappresentavano con
zero.
simboli cuneiformi le prime potenze del dieci, conoscevano il significato e l’uso dello
L’equivocità in tale sistema di numerazione era probabilmente risolta in riferimento al
contesto. Nell’indicare le frazioni ne omettevano i denominatori anticipando in tal modo i
numeri decimali. Conoscevano il significato delle radici quadrate e cubiche per il cui
calcolo si servivano di apposite tabelle. Si occuparono di figure geometriche elementari e si
servivano probabilmente di rudimenti trigonometrici nello studio dei fenomeni celesti.
<3,4,5>. π 3.
Usavano la terna pitagorica Attribuivano a il valore
Indiani sistema
Agli si deve l’invenzione del di numerazione posizionale in base dieci
portato in occidente dagli arabi. Abili calcolatori, manipolavano numeri molto grandi.
Adoperarono quei numeri irrazionali che i greci tratteranno con diffidenza. Operavano su
radici quadrate e cubiche. Inventarono lo zero ed i numeri relativi. Utilizzavano la terna
<5,12,13>.
pitagorica
Maya sistema
I avevano un di numerazione abbastanza collaudato e tali conoscenze
scientifiche da rendere possibile l’organizzazione di un calendario e la costruzione di opere
ingegneristiche che ancora oggi stupiscono.
matematici Mileto, Turchia).
Fra i primi dell’antichità vi è sicuramente (624-547,
Talete
Nei suoi viaggi in Mesopotamia apprese dagli astronomi di quel paese gli studi sui
fenomeni celesti e fu il primo ad intuirne il carattere scientifico, nel senso che i
procedimenti geometrici utilizzati erano astraibili e generalizzabili. La geometria iniziava a
divenire una teoria astratta. Talete non lasciò nulla di scritto ed è tuttavia considerato il
fondatore della geometria intesa come lo studio delle figure private di ogni riferimento
materiale. A lui si devono i primi studi sulla similitudine motivati comunque da esigenze
pratiche. Infatti proprio applicando i suoi metodi Talete sbalordì i contemporanei con la
585
previsione di una eclisse visibile nel in Mileto, con la determinazione dell’altezza delle
piramidi egizie e della distanza di una nave dalla costa.
Samo, Grecia) Crotone.
Quasi contemporaneo è (569-475, che operò a Il nome
Pitagora
di Pitagora e della sua scuola è rimasto legato alla prova dell’omonimo teorema ed alle sue
conseguenze. Lo studio delle terne pitagoriche spinse i pitagorici ad affrontare una
trattazione sistematica dell’aritmetica e dei suoi legami con la geometria. È in particolare
dei pitagorici lo studio sulla commensurabilità e la scoperta, sconcertante per gli stessi, di
segmenti incommensurabili, quali ad esempio il lato e la diagonale del quadrato. Si osservi
punto
a riguardo che nella concezione pitagorica il era un ente che, pur se piccolissimo,
punto
aveva una dimensione. Tale immagine granulare di portava alla convinzione che due
segmenti, in quanto insiemi finiti di punti, fossero sempre commensurabili. La succitata
il
scoperta mise in crisi i pitagorici che si videro costretti ad ammettere a malincuore che
punto è privo di dimensioni. infinitesimo, infinito numero
I conseguenti concetti di e
irrazionale non furono però trattati dai matematici greci bloccati a riguardo dai paradossi
paradosso di Elea, Italia)
dell’infinito del tipo del (490-425, di Achille e la
Zenone
tartaruga, fondato sulla erronea convinzione che la somma di infiniti termini fosse
Clazomene
necessariamente infinita. Solo di (499-428, Turchia) si era
Anassagora
rispetto al piccolo v’è un ancor più piccolo e rispetto al
espresso a riguardo asserendo che
grande v’è un ancor più grande. Successivamente Eudosso ed Archimede daranno un
infinitesimo infinito.
valido contributo alla comprensione dei concetti di ed
Un’altra conseguenza della incommensurabilità fu la falsità del principio pitagorico,
il tutto è maggiore della parte. (1564-
ripreso poi da Euclide, secondo il quale G. Galilei
1642, Pisa), Milano),
sollecitato dal (1598-1647, costruì per primo una
Cavalieri
corrispondenza biunivoca tra gli interi positivi e i quadrati perfetti; costruì una
J. Bolzano
corrispondenza biunivoca tra gli interi positivi e i numeri pari; ed infine Richard Dedekind
Braunschweig, insieme infinito
(1831-1916, Germania) formulò come definizione di
proprio la proprietà di essere equinumeroso ad una sua parte, cioè la negazione del
principio pitagorico. V a.C.
Nell’ambito della matematica precristiana fiorente nel secolo ad Atene e ad
Alessandria in Egitto sono ancora da citare Ippocrate di Chio, Platone, Eudosso di Cnido,
Euclide che insegnava ad Alessandria, Apollonio della scuola euclidea, Archimede che
250 a.C.,
operò a Siracusa intorno al Eratostene direttore della biblioteca di Alessandria ai
tempi di Archimede, ed Aristotele.
Chios, Elementi di geometria
(470-410, Grecia) raccolse negli le conoscenze
Ippocrate
matematiche del tempo e si occupò del calcolo delle aree di figure a contorno curvilineo.
Già in Talete v’era in embrione l’idea che le figure geometriche dovessero pensarsi come
Atene)
figura (427-347, secondo il
enti astratti. E la prima definizione di è di Platone
perfette elementarmente, con riga e compasso,
quale sono solo quelle figure costruibili o
ottenute cioè solo congiungendo punti e riportando segmenti uguali.
Cnido, metodo di esaustione
Ad (408-355, Turchia) si deve il fondato sulla
Eudosso Eudosso,
possibilità di suddividere all’infinito un segmento. Si osservi che in come nei
l’infinito potenziale,
greci eccezion fatta per i platonisti, era inteso come come cioè la
attuale.
possibilità di aggiungere un elemento per volta, e non piuttosto
Elementi, Alessandria,
Nei tredici volumi degli (325-265, Egitto) presenta, caso
Euclide geometria
unico nella matematica premoderna, la prima versione semiassiomatica, la
euclidea GE, della geometria fondata su definizioni, nozioni comuni e postulati, e sulla
teoremi)
deduzione delle proprietà geometriche (i dai postulati. I primi tre postulati euclidei
privilegiano l’uso di strumenti elementari, riga e compasso, come già stabilito da Platone.
Puó interessare una prova dovuta ad Euclide dell’infinità dei numeri primi: se fossero in
p , p , …, p , (p p …p )+1,
numero finito allora sicuramente il numero non essendo primo
0 1 n 0 1 n
p p
poiché è più grande di , dovrà essere divisibile per qualche ; ciò non è possibile essendo
n i
1 il resto di una tale divisione.
Perga, Trattato sulle coniche
Di (262-190, Turchia) è il nel quale vi sono
Apollonio
sorprendenti anticipazioni del calcolo infinitesimale e della geometria analitica. È di
Keplero la scoperta delle orbite ellittiche dei pianeti!
Siracusa)
(287-212, affronta con parziale successo vari problemi fra i quali
Archimede rettificazione determinazione π.
quello della e della di Perviene inoltre al calcolo di aree e
volumi con un metodo (quello meccanico), per lungo tempo ignoto poiché i suoi scritti
1635
andarono dispersi nella biblioteca di Costantinopoli, posto nel dal Cavalieri a base del
calcolo infinitesimale. Sorprende la facilità con la quale Archimede tratta gli infiniti e gli
infinitesimi. Cyrene,
Ad (276-194, Libia) si deve l’invenzione di un metodo geniale per la
Eratostene
misurazione del diametro terrestre, con un errore di appena 100 km per difetto.
Stagira,
(384-322, Grecia) è giustamente considerato il fondatore della logica.
Aristotele
sillogismo universali affermativi (tutti
Il suo esamina quattro tipi di enunciati e cioè gli:
gli uomini sono mortali), universali negativi (nessun uomo è mortale), particolari
affermativi (qualche uomo è mortale) particolari negativi (qualche uomo non è
e
mortale). sillogismi,
Il problema del sillogismo era quello di stabilire, appunto, i le terne
cioè di enunciati l’ultimo dei quali fosse vero non appena lo fossero i primi due, aventi
tutti gli U sono M A non è M
questi ultimi un termine in comune. Ad esempio, da e
A non è U.
consegue Aristotele, spingendosi oltre il sillogismo, si pose il problema di
indagare non solo sulla connessione fra premesse e conclusione di un sillogismo, ma anche
enunciato vero,
sulla verità delle premesse. A riguardo, non definì il concetto di ma stabilì
che gli enunciati veri posti alla base del sillogismo fossero quelli corrispondenti ad un dato
concezione classica
di fatto. La sintesi di tale della verità è espressa dall’equivalenza fra i
“P è vero” “P”. piove
due enunciati e Non v’è dubbio infatti che, ad esempio, è vero se e
solo se piove. Ancora, per Aristotele una teoria doveva essere costruita derivando da
assiomi), regole deduttive,
enunciati veri (gli tramite l’applicazione intuitiva di gli altri
teoremi).
enunciati veri (i L’unica teoria matematica organizzata su basi aristoteliche era la
geometria di Euclide. Le ricerche logiche aristoteliche trassero spunto da vari problemi di
l’antinomia del mentitore,
natura logico-matematica, fra i quali ai quali comunque
Aristotele non era in grado di dare una risposta esauriente.
Il periodo di Roma è caratterizzato dalla decadenza degli studi matematici. Un primo
accenno di ripresa si avrà col disfacimento di Roma e l’affermarsi della cultura araba. Nel
641 d.C. gli arabi distrussero Alessandria ma salvarono le opere della famosa biblioteca
che, portate a Baghdad, furono tradotte e divulgate attraverso le scuole. Nei primi libri in
Baghdad)
arabo di (790-840, è esposto in modo completo il sistema di
al’Khwarizmi
numerazione posizionale su base qualunque. Agli arabi si fa risalire l’algebr