Indice

  1. L’apprendistato criminale di Verre (Verrine, 2,1,44-48)
  2. Una summa delle Verrine
  3. Legato in provincia
  4. Le vittime di Verre
  5. A Sicione
  6. A Delo
  7. Non c’è nessuno peggio di Verre
  8. Varietà di registri

L’apprendistato criminale di Verre (Verrine, 2,1,44-48)

Prima di esaminare i reati commessi da Verre durante la gestione della provincia, Cicerone (nella prima orazione dell’Actio secunda) ne ripercorre la carriera politica, dagli esordi fino alla nomina a governatore della Sicilia. I ‘primi passi’ di Verre mostrano già al completo, seppur non ancora pienamente formate, le tendenze criminose che sarebbero divenute manifeste in Sicilia.
Verre si comporta come un vero tiranno che non riconosce nessuna autorità al di sopra della sua. Scopri come tratta i cittadini romani che non godono del suo favore leggendo il brano Gavio di Compsa (Verrine, 2,5,160-163).

Una summa delle Verrine

Quando si macchia dei crimini qui ricordati da Cicerone, Verre è un giovane agli inizi della sua carriera, ma è già ‘in potenza’ il clamoroso imputato del precesso del 70 a.C. Il suo sfacciato modus operandi è già ben definito, così come il corredo di vizi che lo caratterizza (avidità, crudeltà, disprezzo per il sacro, disumanità). Di fatto, l’episodio narrato è un concentrato di tutta l’Actio secunda: il lettore osserva Verre commettere, nel giro di pochi versi, ogni categoria di reato coperta dal ciclo di orazioni: corruzione, abuso di potere, estorsione, furto di opere d’arte, sadismo nel punire e, come oltraggio finale, sacrilegio.

Legato in provincia

Vediamo subito Verre tramare per diventare legato di Dolabella, inviato come governatore in una ricca provincia dell’Asia Minore. Verre sfrutta ogni mezzo – lecito e illecito – per ottenere l’incarico, agendo con brama smodata. Un lettore ingenuo potrebbe prendere cupiditas per ‘ambizione’, ma il seguito mostra che cupiditas va inteso in altro senso: prevedendo le possibilità di rapina offerte dall’incarico, Verre ha agito per autentica ‘avidità’.

Le vittime di Verre

Prima vittima della condotta criminale di Verre è Dolabella stesso, che viene a torto ritenuto responsabile delle ruberie del suo subordinato. Tutte le popolazioni presso cui fa tappa il corteo del propretore vengono immediatamente devastate da Verre, che dimostra tutta la sua rapacità: è come se un tornado si fosse abbattuto sulle sventurate città.

A Sicione

L’oratore, per brevità, fornisce un solo esempio significativo. Nella città greca di Sicione Verre fa torturare, soffocandolo con del fumo fino a ridurlo in fin di vita, un magistrato locale che aveva rifiutato di pagargli una tangente. L’oratore adotta un tono di amara ironia: se si fosse limitato a pretendere dei soldi, Verre avrebbe ancora agito come un normale magistrato romano; è solo la forma, esagerata e ferina, della punizione a destare scandalo. Tra le righe, è denunciato con abilità un sistema fondato sullo sfruttamento delle province e la mutua connivenza dei governanti.

A Delo

Giunto a Delo, Verre si comporta, oltre che da crudele tiranno, anche da empio profanatore di templi. Fa rubare, infatti, un gran numero di opere d’arte dal santuario locale di Apollo, sede di un culto importantissimo per tutto il mondo greco. Con una scelta atta a commuovere il suo uditorio, Cicerone adotta qui la prospettiva dei provinciali derubati, costernati dal sacrilegio ma timorosi di denunciare il misfatto. Se Verre, dunque, sfugge alla punizione umana, non sfugge però a quella divina: la nave su cui ha caricato il frutto delle sue rapine naufraga e le statue sottratte vengono riportate a Delo dai flutti. L’episodio è narrato da Cicerone con toni poetici, adeguati al racconto di un ‘miracolo’: il dio stesso si vendica di Verre scatenando una tempesta provvidenziale che restituisce il maltolto alle vittime.

Non c’è nessuno peggio di Verre

In una serrata sequenza di interrogative retoriche, sempre più violente e infiammate di pathos, Cicerone trae la morale della storia: non esiste al mondo persona più em- 268 Dalle guerre civili all’età di Cesare pia e scellerata dell’imputato, che ha osato profanare il tempio che anche i Persiani, nella loro spedizione contro la Grecia, avevano risparmiato. Verre, insomma, è stato per i provinciali greci un nemico peggiore dei loro tradizionali avversari. Le conseguenze delle sue cattive azioni, d’altra parte, non ricadono solo sui provinciali: è l’intero stato romano a perdere credibilità, con un colossale danno d’immagine. Si spera almeno che, nonostante tutta la sua indifferenza verso la giustizia divina, Verre si penta finalmente delle sue colpe quando sarà condannato al processo: essendo l’Actio secunda pubblicata a processo avvenuto, si tratta di una profezia post eventum con cui Cicerone allude alla propria vittoria.

Varietà di registri

Il brano proposto presenta una grande varietà di registri stilistici: si passa dal sarcasmo pungente alla commozione, con continui innalzamenti e abbassamenti del tono, in accordo con i diversi scopi dell’orazione e le varie emozioni che Cicerone intende suscitare.

Domande da interrogazione

  1. Quali sono le tendenze criminose di Verre evidenziate da Cicerone nei suoi primi passi politici?
  2. Cicerone descrive Verre come un tiranno che non riconosce autorità superiori, mostrando già nei suoi esordi tendenze criminose come avidità, crudeltà e disprezzo per il sacro, che si manifesteranno pienamente durante il suo governatorato in Sicilia.

  3. Come Verre ottiene l'incarico di legato di Dolabella e quali sono le sue motivazioni?
  4. Verre utilizza mezzi leciti e illeciti per diventare legato di Dolabella, spinto da una smodata cupiditas, che va intesa come autentica avidità, prevedendo le possibilità di rapina offerte dall'incarico.

  5. Qual è l'esempio significativo fornito da Cicerone per illustrare la crudeltà di Verre a Sicione?
  6. A Sicione, Verre tortura un magistrato locale soffocandolo con del fumo per non aver pagato una tangente, dimostrando una punizione esagerata e ferina che scandalizza per la sua brutalità.

  7. Come si comporta Verre a Delo e quale è la conseguenza delle sue azioni?
  8. A Delo, Verre ruba opere d'arte dal santuario di Apollo, ma la nave che trasporta il bottino naufraga, restituendo le statue ai loro luoghi d'origine, un evento narrato da Cicerone come una vendetta divina.

  9. Qual è la morale che Cicerone trae dalla storia di Verre e quali sono le sue conseguenze per lo stato romano?
  10. Cicerone conclude che Verre è il più empio e scellerato degli uomini, peggiore dei nemici tradizionali dei greci, e le sue azioni danneggiano l'immagine dello stato romano, sperando che Verre si penta dopo la condanna.

Domande e risposte

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